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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00227


Atto n. 1-00227

Pubblicato il 11 marzo 2014, nella seduta n. 205

RANUCCI , GHEDINI Rita , FEDELI , DI GIORGI , SAGGESE , DE BIASI , PUGLISI , RUTA , VATTUONE , ASTORRE , BORIOLI , CANTINI , CASSON , CIRINNA' , CUOMO , ESPOSITO Giuseppe , GUERRIERI PALEOTTI , IDEM , LUCHERINI , MATTESINI , PAGLIARI , PEZZOPANE , SANGALLI , SCALIA , SILVESTRO , SOLLO , SPILABOTTE , VACCARI , FERRARA Elena

Il Senato,

premesso che:

tra le abitudini che contraddistinguono i giovani d'oggi, in particolare durante i fine settimana, vi è l'abuso di alcolici e superalcolici. Da un'indagine del Centro studi investimenti sociali (CENSIS) sulla situazione sociale del Paese, risulta che l'86 per cento circa dei giovani dichiara di aver consumato alcol il sabato sera;

il binge drinking (letteralmente "abbuffata alcolica") è il termine usato oggi per misurare oggettivamente il bere eccessivo e/o a rischio, convenzionalmente indicato come 5 o più unità alcoliche bevute in un'unica occasione. Tale fenomeno si sta diffondendo sempre di più fra i giovani, a partire già dall'adolescenza. Sono state realizzate due indagini qualitative dalla società "Ecletica", in tre città (Torino, Roma e Salerno) e sul web, che hanno dato voce a un campione di 134 adolescenti (15-17 anni) e giovani (22-24 anni) che praticano abitualmente il binge drinking. Dai risultati di tali indagini emerge la differenza in Italia, in base ai dati disponibili, tra le dichiarazioni sugli episodi di ubriacatura (13 per cento dei casi) e quelle relative al binge drinking (35,5 per cento di poco sotto la media europea). Infatti la maggioranza degli intervistati considera in modo significativamente differente l'ubriacasi dall'essere "brilli" e sostiene che bere 5 o più bevande in un'unica occasione non rende ubriachi ma solo "brilli". I risultati della ricerca sono significativi in quanto emancipano la nozione di binge drinking da una caratterizzazione strettamente quantitativa ad una più fenomenologica: il binge drinking rappresenta un momento di passaggio dell'identità collettiva giovanile legata al divertimento con relativa diffusione nei social network, nonché una pericolosa abitudine che può causare gravi danni alla salute;

i ragazzi cominciano a bere già dagli 11 anni. Infatti, secondo i più recenti dati dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), l'età di avvicinamento all'alcol si è abbassata alla soglia dei 12 anni e il primo approccio avviene generalmente in famiglia. Nel 2012 il 66,6 per cento della popolazione di 14 anni e più e il 64,6 per cento della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell'anno. Nel complesso, i comportamenti a rischio nel consumo di alcol (consumo giornaliero non moderato, binge drinking, consumo di alcol da parte dei ragazzi di 11-15 anni) riguardano 7.464.000 persone. Il consumo non moderato da parte dei genitori influenza il comportamento dei figli. Il 17,4 per cento dei ragazzi di 11-17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di alcol ha anch'esso abitudini alcoliche non moderate, mentre tale quota scende al 9,2 per cento tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che bevono in maniera moderata. Tra i ragazzi di 11-15 anni la quota di chi ha almeno un comportamento a rischio è pari al 10,5 per cento senza evidenti differenze di genere;

un altro fenomeno che desta preoccupazione è legato alla diffusione dell'alcolismo tra le giovani donne. Le ragazze, negli ultimi anni, hanno raggiunto i ragazzi nel consumo: tra i 12 e i 17 anni infatti emerge una percentuale di diffusione circa dell'80 per cento rispetto all'altro sesso. Negli ultimi 3 anni, le donne che si sono rivolte a enti e associazioni per cercare di risolvere problemi di etilismo sono infatti aumentate del 76 per cento;

considerato che:

in Europa, un giovane su 4 in età compresa tra i 15 e i 29 anni muore a causa dell'alcol, che rappresenta nei giovani il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica. Secondo una ricerca dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), tra il 40 e il 60 per cento di tutte le morti in Europa, dovute a ferite intenzionali e accidentali, sono attribuibili al consumo di alcol;

quasi sempre gli incidenti stradali mortali sono dovuti a imprudenza, guida sotto l'effetto di sostanze psicotrope quali alcol e droghe o sonnolenza. Distribuzioni incontrollate di alcol concorrono fortemente alla formazione delle cifre citate. Nelle notti del fine settimana, però, i controlli non sono adeguati. Le pattuglie sono poche e i controlli con l'etilometro insufficienti: in Italia solo il 3 per cento circa dei patentati viene controllato con l'etilometro, rispetto al 16 per cento della media europea e al 38 per cento dei Paesi più severi. In Francia si effettuano 7-8 milioni di controlli all'anno; in Spagna, 3-4 milioni, in Italia solo 200.000; su 35 milioni di patentati, significa una probabilità di controllo ogni 175 anni;

rilevato che l'articolo 689 del codice penale, in materia di somministrazione di bevande alcooliche a minori o a infermi di mente, con le modifiche apportate dal decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, prevede che l'esercente di un'osteria o di un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore di 16 anni, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un'altra infermità, è punito con l'arresto fino a un anno. La stessa pena si applica a chi pone in essere una delle condotte, attraverso distributori automatici che non consentano la rilevazione dei dati anagrafici dell'utilizzatore mediante sistemi di lettura ottica dei documenti. Se il fatto è commesso più di una volta si applica anche la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 25.000 euro con la sospensione dell'attività per 3 mesi, se poi dal fatto deriva l'ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna comporta poi la sospensione dall'esercizio,

impegna il Governo:

1) ad adottare misure intese a favorire campagne di sensibilizzazione all'educazione comportamentale, che incrementino la consapevolezza nella popolazione del rischio connesso all'alcol, prevedendo la devoluzione dei proventi delle sanzioni amministrative ad un apposito capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero della salute per essere destinati all'informazione ed all'educazione sanitaria nonché a studi e ricerche finalizzati alla prevenzione della patologia da alcol;

2) ad adottare ogni iniziativa utile volta a coinvolgere l'ambito familiare in stretta connessione con quello scolastico, utilizzando misure specifiche dirette a limitare l'accesso alle bevande alcoliche da parte dei giovani e a ridurre l'esposizione di questi ultimi alla pubblicità del settore, con riferimento anche ai siti internet che esaltano al consumo di alcolici;

3) ad assumere iniziative per contrastare il consumo di alcol, nonché il fenomeno del binge drinking tra i giovani e, in particolare, tra i giovanissimi e gli adolescenti;

4) a sostenere un aggiornamento del sistema normativo, prevedendo sanzioni più gravi in materia di somministrazione di bevande alcoliche a minori di 18 anni, con relativo innalzamento dell'età dei soggetti coinvolti, per l'esercente di un'osteria o di un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, con estensione della previsione anche alla vendita presso supermercati, nonché sanzioni rivolte al maggiorenne che cede ad altri bevande alcoliche o superalcoliche.