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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00204


Atto n. 1-00204

Pubblicato il 21 gennaio 2014, nella seduta n. 170

MATTESINI , ESPOSITO Stefano , BERTUZZI , CANTINI , CARDINALI , CIRINNA' , D'ADDA , DI GIORGI , DIRINDIN , FABBRI , FAVERO , FEDELI , GHEDINI Rita , GIACOBBE , LO GIUDICE , MANASSERO , MARINO Mauro Maria , ORRU' , PADUA , PAGLIARI , PEZZOPANE , PUGLISI , RICCHIUTI , SCALIA , SOLLO , SPILABOTTE , ZANONI

Il Senato,

premesso che:

la Corte europea dei diritti dell'uomo chiamata a giudicare sul ricorso (n. 77/07) contro la Repubblica italiana di Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, ha condannato l'Italia con la sentenza del 7 febbraio 2014;

la Corte di Strasburgo ha stabilito che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre. L'Italia è stata condannata per aver negato a una coppia tale diritto. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici hanno riscontrato una violazione dell'articolo 14 della Convenzione sul divieto di discriminazioni basate sull'appartenenza di genere in combinato disposto con l'articolo 8 concernente il rispetto della vita familiare;

la Corte ha dunque affermato che il nostro Paese «deve adottare riforme» legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata;

considerato che:

la normativa vigente in Italia è ancorata ad una sorpassata concezione della famiglia e permette la conservazione forme di discriminazione anacronistiche rispetto ai principi costituzionali di eguaglianza e di parità tra uomo e donna, nonché situazioni normative distanti dalle acquisizioni ormai realizzate in questa materia nei sistemi giuridici degli altri Paesi europei;

secondo i giudici della Corte di Strasburgo, «se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne»;

il riconoscimento del cognome, infatti, non è solo un dato anagrafico, per quanto importante, ma rappresenta un sostanziale elemento identificativo dell'individuo e una base di riferimento per la tutela dei fondamentali diritti della persona;

rilevato che:

da circa 20 anni nel nostro Paese si parla di libertà di scelta nell'attribuzione del cognome ai figli ma sono forti le resistenze del legislatore a consentire ai genitori tale scelta senza l'imposizione paternalistica di un sistema di attribuzione superato dalla storia e dalle convenzioni internazionali;

all'indomani della sentenza il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta ha dichiarato su "Twitter" che "La Corte di Strasburgo ha ragione. Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo",

impegna il Governo:

1) a promuovere e sostenere le iniziative legislative di immediato recepimento della sentenza della Corte di Strasburgo;

2) a sostenere le proposte di legge volte a promuovere una riforma organica della disciplina dei cognomi dei figli che riconosca la pari dignità delle donne nel contesto di una libera scelta del cognome da attribuire ai figli, che permetta ai genitori, nonché al figlio stesso una volta maggiorenne, di poter optare per entrambi i cognomi dei genitori nell'ordine da loro stessi stabilito, o per un solo cognome.