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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00190 Testo 2


Atto n. 1-00190 (Testo 2)

(Riformulazione del n. 1-00190)

Pubblicato il 17 dicembre 2013, nella seduta n. 153

DI GIORGI , FEDELI , ZANDA , MARTINI , CHITI , CANTINI , LEPRI , MATURANI , D'ADDA , MANASSERO , VALENTINI , AMATI , SAGGESE , ANITORI , BENCINI , BERTUZZI , CAPACCHIONE , CARDINALI , CASSON , CIRINNA' , COCIANCICH , CUOMO , DALLA ZUANNA , DEL BARBA , DE MONTE , DIRINDIN , D'ONGHIA , FATTORINI , FAVERO , FERRARA Elena , FRAVEZZI , GAMBARO , GATTI , GUERRIERI PALEOTTI , IDEM , LO GIUDICE , LO MORO , LUCHERINI , MARGIOTTA , MATTESINI , MICHELONI , MINEO , MORGONI , MOSCARDELLI , ORRU' , PADUA , PAGLIARI , PEZZOPANE , PIGNEDOLI , PUGLISI , ROMANO , SANGALLI , SCALIA , SERRA , SOLLO , SPILABOTTE , VATTUONE , VERDUCCI

Il Senato,

premesso che:

nella giornata del 1° dicembre 2013, presso lo "Ye-Life Teresa Moda" sito a Prato in via Toscana n. 63/5, si è sviluppato un terribile incendio, per cause ancora in corso di accertamento, che ha cagionato la morte di 7 persone tutte di nazionalità cinese. La struttura, pur avendo destinazione urbanistica di tipo produttivo, veniva utilizzata anche come dimora del personale. Si è infatti constatata la presenza di locali adibiti a dormitorio in parte crollati a seguito dell'incendio. Per l'accertamento delle cause e delle responsabilità dell'incidente è stato aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Prato;

l'azienda colpita dall'incendio rappresenta una delle 4.000 aziende di confezioni nella provincia di Prato gestite da immigrati cinesi. Molte di queste immettono sul mercato abiti e magliette a prezzi stracciati, possibili solo perché dietro quelle produzioni, che possono fregiarsi dell'etichetta made in Italy , c'è un sistema organizzato di illegalità;

le indagini della Direzione distrettuale antimafia e delle Procure hanno mostrato, inoltre, come la rete di produzione e distribuzione dei prodotti tessili del distretto industriale pratese sia incisiva un'azione di controllo di un racket cinese che fornisce i servizi necessari, configurando, in questo modo, un doppio regime fiscale;

l'apparato produttivo di Prato si caratterizza per una sorta di delocalizzazione alla rovescia, tale per cui, nonostante l'alto valore della produzione, sono diffuse forme di sfruttamento dei lavoratori, che, privi di ogni tutela, arrivano anche a percepire solo un euro l'ora. Il relativo distretto rappresenta l'area più ampia di lavoro nero e sommerso che esista nel Nord e Centro Italia;

rilevato che:

il Presidente della Repubblica ha sottolineato, in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Toscana, relativamente alla tragedia di Prato la «necessità di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati», concludendo: «sollecito a mia volta una serie di interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazionali che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano»;

il "Patto per Prato sicura 2013" ha rinnovato gli analoghi impegni già presi nel 2007 e nel 2010 ed è stato sottoscritto il 12 ottobre 2013 dalle istituzioni locali quali Prefettura, Regione Toscana, Provincia di Prato, Comune di Prato, nonché dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali alla presenza del Ministro dell'interno;

nel corso dell'informativa sul tragico incendio verificatosi a Prato tenutasi presso la Camera dei deputati il 3 dicembre, il Ministro del lavoro, Enrico Giovannini, ha sottolineato che nell'ultimo biennio 2012-2013 sono stati effettuati dal gruppo interforze composto da Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili urbani, Vigili del fuoco, Direzione provinciale del lavoro, INPS, INAIL, ASL, Agenzia delle entrate, ASM di Prato e singolarmente dal locale comando dei carabinieri, dai vigili del fuoco, dalla ASL e dall'ufficio provinciale del lavoro in totale 1.571 controlli. Nel corso del 2012 sono state effettuate 996 ispezioni delle quali circa il 50 per cento hanno coinvolto aziende gestite da cittadini di nazionalità cinese, mentre nel corrente anno sono state finora eseguite 780 ispezioni e anche in questo caso oltre il 50 per cento ha riguardato aziende cinesi. Nel corso del 2012 sono state contestate 1.084 cosiddette maxisanzioni per l'utilizzo di lavoro nero e 674 violazioni sono state finora contestate nel corrente anno. I lavoratori clandestini rinvenuti a lavoro nel corso dello scorso anno sono stati 253, mentre 166 nel corso del 2013. Sono stati adottati 206 provvedimenti di sospensione delle attività produttive nel 2012 e 155 fino allo scorso 31 ottobre 2013;

considerato che:

l'immigrazione cinese in Europa è un fenomeno di notevoli dimensioni che coinvolge, secondo certe stime, centinaia di migliaia di persone che, a loro volta, fanno parte di una vastissima diaspora mondiale;

anche l'immigrazione cinese in Italia si colloca in questo quadro. Nonostante le prime comunità si fossero insediate in settori tradizionali come quello della ristorazione, all'inizio degli anni '90, l'adattabilità e la flessibilità dell'imprenditoria e della manodopera cinese hanno approfittato della crisi del settore nelle confezioni e nella pelletteria, correlata alla facilità di reperire laboratori lasciati ormai vuoti e macchine semplici a basso costo, sviluppando, in pochi anni, migliaia di piccole imprese, rafforzando, così, la catena migratoria;

a Prato, dalla metà degli anni '90 si è creata una comunità cinese, divenuta nel tempo una delle più nutrite d'Europa insieme a quelle di Londra e Parigi, con il più alto numero di cinesi rispetto al totale dei residenti. Ove si consideri che dalla dichiarazione di emersione 2012 risulta che, dallo stesso territorio sono provenute 928 domande di lavoro domestico e 126 per lavoro subordinato, si può comprendere quanto i provvedimenti di regolarizzazione non siano, finora, riusciti ad intercettare una presenza superiore che rimane nell'anonimato;

da quanto emerge dal "Dossier statistico immigrazione 2013" tra le collettività non comunitarie più numerose presenti sul territorio italiano vi è quella cinese (305.000 persone). Nel dossier del 2012 l'Italia risultava essere lo Stato membro che nell'Unione europea accoglieva le collettività più numerose di cinesi (277.570 soggiornanti nel 2011). Un altro dato da evidenziare è legato ai titolari di imprese cinesi i quali sono concentrati nella fascia di età tra i 25 ed i 40 anni, equamente distribuita tra maschi e femmine;

la vicenda di Prato evidenzia la necessità di tenere insieme le necessarie politiche di integrazione, sociali, scolastiche e sanitarie, con interventi che sviluppino una cultura diffusa della legalità. È necessario promuovere la convivenza con le comunità cinesi nel rispetto dei diritti e dei doveri delle lavoratrici e dei lavoratori, così come delle imprese, sanciti dalla Costituzione italiana, dalla legge e dai contratti collettivi nazionali. Senza tollerare alcuna zona franca nello Stato di diritto, è fondamentale che, contestualmente, si costruisca un dialogo che veda protagoniste le autorità dei due Paesi e coinvolga anche la società civile;

al fine di favorire la riemersione del lavoro illegale e, insieme, proteggere un'economia non più affidata a forme di schiavitù, lo Stato italiano deve rivendicare a sé l'autorità che gli compete in un prezioso territorio come quello toscano e, più in particolare, pratese, trovando con l'interlocutore cinese il compromesso adeguato,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi affinché sia potenziata l'attività ispettiva nel distretto pratese, al fine di combattere lo sfruttamento dei lavoratori e di ripristinare condizioni di parità di accesso al mercato per tutte le aziende;

2) ad assicurare la tempestiva apertura di un tavolo di concertazione che affronti, con tutte le istituzioni pubbliche, con le associazioni di categoria e i sindacati, quella che risulta ormai essere realtà extranazionale ed extralegale di sfruttamento e schiavitù nel cuore dell'Italia, promuovendone la trasformazione in un una grande occasione di crescita, di sviluppo e di integrazione per il distretto pratese, ma anche per la Toscana e l'Italia tutta che, per tale via, potrebbe addirittura costituire il più grande e potente distretto delle confezioni d'Europa;

3) a rafforzare e implementare ogni iniziativa utile affinché sia garantito il pieno rispetto dei diritti di lavoratrici, lavoratori e imprese, così come prescritti dalla Costituzione, dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro, nel pieno rispetto del principio di reciprocità, ormai noto principio di giustizia commutativa a livello internazionale nei rapporti tra Stati nazionali sovrani;

4) ad aggiornare il sistema normativo e di governo dell'immigrazione favorendo percorsi di ingresso e di soggiorno regolare dei cittadini extracomunitari, rafforzando il sistema delle intese con i Paesi d'origine nonché prevedendo un'agenzia nazionale per l'immigrazione che analizzi le tendenze e i flussi migratori, al fine di incoraggiare i canali legali e un maggiore raccordo tra spinte migratorie, necessità dei comparti economici e integrazione socio-economica degli immigrati;

5) a sviluppare un piano di integrazione dei cittadini extracomunitari che coinvolga le diverse comunità radicate sul territorio nazionale nonché le imprese che occupano prevalentemente manodopera straniera e quelle promosse dagli stessi immigrati, sostenendo il notevole impegno assunto dagli enti locali, nella direzione di una maggiore conoscenza delle regole e delle tutele che sovrintendono il mercato del lavoro, nonché di uno scambio interculturale che, mediante iniziative di mediazione, realizzi maggiore sicurezza;

6) a predisporre un piano nazionale straordinario, efficace ed effettivo, di contrasto al lavoro nero e sommerso, nel quale si prevedano misure concrete in grado di conciliare misure di carattere giuslavoristico, fiscale e industriale, insieme a disposizioni normative volte all'integrazione della comunità cinese, così come delle altre comunità di nazionalità straniera presenti sul territorio italiano, nel nostro tessuto economico e sociale;

7) ad assicurare una costante attività di monitoraggio delle dinamiche e dei fenomeni che si realizzano nei territori fortemente interessati dall'insediamento di comunità di immigrati, al fine di prevenire situazioni di emergenza sociale, di garantire la legalità e di promuovere azioni di risanamento strutturale anche attraverso la riqualificazione urbanistica delle aree più degradate;

8) a favorire l'implementazione di un impianto normativo in tema di locazione di capannoni industriali che preveda obblighi in capo alla proprietà, conferenti, relativi alla vigilanza sul vincolo di non alterazione delle strutture per finalità diverse da quelle commerciali o produttive;

9) ad adottare ogni iniziativa utile volta a promuovere e sostenere, nelle opportune sedi negoziali dell'Unione europea, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza dei prodotti di consumo del 13 febbraio 2013 (COM(2013) 78), che, finalizzata a porre rimedio alla posizione di svantaggio dell'Unione europea rispetto ai suoi partner commerciali, tra l'altro, all'articolo 7, già approvato da parte della commissione mercato interno del Parlamento europeo in data 17 ottobre 2013, prevede l'indicazione di origine obbligatoria e risponde alla necessità di individuare dove un prodotto è stato fabbricato ai fini della sua piena tracciabilità e, quindi, di una maggiore responsabilizzazione di autorità di controllo e produttori.