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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00190


Atto n. 1-00190

Pubblicato il 5 dicembre 2013, nella seduta n. 147

DI GIORGI , FEDELI , AMATI , ANITORI , BENCINI , BERTUZZI , CANTINI , CAPACCHIONE , CARDINALI , CASSON , CHITI , CIRINNA' , COCIANCICH , CUOMO , D'ADDA , D'ONGHIA , DALLA ZUANNA , DEL BARBA , DIRINDIN , FATTORINI , FAVERO , FERRARA Elena , FRAVEZZI , GAMBARO , GATTI , GUERRIERI PALEOTTI , IDEM , LEPRI , LO MORO , LUCHERINI , MANASSERO , MARGIOTTA , MATTESINI , MATURANI , MINEO , MORGONI , MOSCARDELLI , ORRU' , PADUA , PAGLIARI , PEZZOPANE , PIGNEDOLI , PUGLISI , ROMANO , SANGALLI , SCALIA , SERRA , SOLLO , SPILABOTTE , VATTUONE , VERDUCCI

Il Senato,

premesso che:

nella giornata del 1° dicembre 2013, presso lo "Ye-Life Teresa Moda" sito a Prato in via Toscana n. 63/5, si è sviluppato un terribile incendio, per cause ancora in corso di accertamento, che ha cagionato la morte di 7 persone tutte di nazionalità cinese. La struttura, pur avendo destinazione urbanistica di tipo produttivo, veniva utilizzata anche come dimora del personale. Si è infatti constatata la presenza di locali adibiti a dormitorio in parte crollati a seguito dell'incendio. Per l'accertamento delle cause e delle responsabilità dell'incidente è stato aperto un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Prato;

l'azienda colpita dall'incendio rappresenta una delle 4.000 aziende di confezioni nella provincia di Prato gestite da immigrati cinesi, trasformate anche in dormitorio per un numero non precisato di persone, alcune irregolari, costrette a vivere nei capannoni, lavorando senza soluzione di continuità;

le indagini della Direzione distrettuale antimafia e delle Procure mostrano poi come la rete di produzione e distribuzione dei prodotti tessili del distretto industriale pratese sia, infatti, governata da un racket cinese che fornisce i servizi necessari, configurando, in questo modo, un doppio regime fiscale;

le condizioni di vita degradate e disumane in cui versano migliaia di persone, prevalentemente giovani adulte, che lavorano nell'irregolarità e fuori da ogni tutela richiesta dalla legislazione italiana, impongono un'attenzione specifica nonché una mirata attività di contrasto ad una economia sommersa che altera il sistema competitivo tra le imprese e trae profitto dallo sfruttamento;

rilevato che:

il Presidente della Repubblica ha sottolineato, in una lettera indirizzata al Presidente della Regione Toscana, relativamente alla tragedia di Prato la «necessità di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati», concludendo: «sollecito a mia volta una serie di interventi concertati a livello nazionale, regionale e locale per far emergere da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento - senza porle irrimediabilmente in crisi - realtà produttive e occupazionali che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano»;

il "Patto per Prato sicura 2013" ha rinnovato gli analoghi impegni già presi nel 2007 e nel 2010 ed è stato sottoscritto il 12 ottobre 2013 dalle istituzioni locali quali Prefettura, Regione Toscana, Provincia di Prato, Comune di Prato, nonché dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali alla presenza del Ministro dell'interno;

nel corso dell'informativa sul tragico incendio verificatosi a Prato tenutasi presso la Camera dei deputati il 3 dicembre, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Enrico Giovannini, ha sottolineato che nell'ultimo biennio 2012-2013 sono stati effettuati dal gruppo interforze composto da Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili urbani, Vigili del fuoco, Direzione provinciale del lavoro, INPS, INAIL, ASL, Agenzia delle entrate, ASM di Prato e singolarmente dal locale comando dei carabinieri, dai vigili del fuoco, dalla ASL e dall'ufficio provinciale del lavoro in totale 1.571 controlli. Nel corso del 2012 sono state effettuate 996 ispezioni delle quali circa il 50 per cento hanno coinvolto aziende gestite da cittadini di nazionalità cinese, mentre nel corrente anno sono state finora eseguite 780 ispezioni e anche in questo caso oltre il 50 per cento ha riguardato aziende cinesi. Nel corso del 2012 sono state contestate 1.084 cosiddette maxisanzioni per l'utilizzo di lavoro nero e 674 violazioni sono state finora contestate nel corrente anno. I lavoratori clandestini rinvenuti a lavoro nel corso dello scorso anno sono stati 253, mentre 166 nel corso del 2013. Sono stati adottati 206 provvedimenti di sospensione delle attività produttive nel 2012 e 155 fino allo scorso 31 ottobre;

considerato che:

l'immigrazione cinese in Europa è un fenomeno di notevoli dimensioni che coinvolge, secondo certe stime, più di 700.000 persone che, a loro volta, fanno parte di una vastissima diaspora mondiale. Essa si distingue dalle altre che interessano i nostri Paesi per alcune peculiari caratteristiche, quali una particolare coesione ed una solida identità etnica e culturale, accompagnata da un'estrema vitalità ed intraprendenza economica. Gli studi finora svolti intorno al fenomeno migratorio cinese sottolineano però una difficoltà a determinare modelli o categorie per definire in maniera univoca e generalizzata la diaspora cinese in Europa e nel mondo. Essa assume forme e caratteristiche del tutto particolari secondo i luoghi, mentre, per un altro verso, sembrerebbe essere il diretto prodotto di una medesima cultura;

anche l'immigrazione cinese in Italia si colloca in questo quadro. Nonostante che le prime comunità si fossero insediate in settori tradizionali come quello della ristorazione, all'inizio degli anni '90, l'adattabilità e la flessibilità dell'imprenditoria e della manodopera cinese hanno approfittato della crisi del settore nelle confezioni e nella pelletteria, correlata alla facilità di reperire laboratori lasciati ormai vuoti e macchine semplici a basso costo, sviluppando, in pochi anni, migliaia di piccole imprese, rafforzando, così, la catena migratoria;

a Prato, dalla metà degli anni '90 si è creata una comunità cinese, divenuta nel tempo una delle più nutrite d'Europa insieme a quelle di Londra e Parigi, con il più alto numero di cinesi rispetto al totale dei residenti. Ove si consideri che dalla dichiarazione di emersione 2012 risulta che, dallo stesso territorio sono provenute 928 domande di lavoro domestico e 126 per lavoro subordinato, si può comprendere quanto i provvedimenti di regolarizzazione non siano, finora, riusciti ad intercettare una presenza superiore che rimane nell'anonimato;

l'INPS ha, nei mesi scorsi, rilasciato una procedura informatica condivisa con tutti gli operatori proprio sul lavoro irregolare, che consente di seguire nel tempo le persone che vengono scoperte come irregolari, denunciate e che magari, poi, riemergono in altre imprese;

da quanto emerge dal "Dossier statistico immigrazione 2013" tra le collettività non comunitarie più numerose presenti sul territorio italiano vi è quella cinese (305.000 persone). Nel dossier del 2012 l'Italia risultava essere lo Stato membro che nell'Unione europea accoglieva le collettività più numerose di cinesi (277.570 soggiornanti nel 2011). Un altro dato da evidenziare è legato ai titolari di imprese cinesi i quali sono concentrati nella fascia di età tra i 25 ed i 40 anni, equamente distribuita tra maschi e femmine;

la tendenza delle comunità cinesi a rinchiudersi in se stesse ha reso assai difficile promuovere processi di integrazione, mentre ha prodotto, di fatto, una separatezza che, in più parti del Paese, ha dato vita a vere e proprie "Chinatown". A ciò ha certamente contribuito una vera e propria barriera linguistica dovuta alla forte distanza tra la lingua cinese e le lingue occidentali. Inoltre, i cinesi hanno una concezione dello Stato e della legge profondamente diversa dalla nostra poiché privilegiano il concetto dell'autorità e della gerarchia. Questi ostacoli hanno impedito una dinamica positiva di relazione e di scambio interculturale e, nei gruppi cinesi, hanno favorito l'affermazione di regole e comportamenti interni, fino a giustificare fenomeni di sfruttamento di cui, nell'ambito lavorativo, si sono avvantaggiate anche le committenze italiane,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative volte a reprimere, anche con sanzioni penali che incidano sull'organizzazione, sul prodotto e sui profitti economici delle imprese, lo sfruttamento della manodopera cinese ed ogni altra forma di speculazione che intervenga nella catena migratoria cinese verso l'Italia;

2) ad adottare misure intese a favorire percorsi di migrazione regolare dei cittadini extracomunitari cinesi che entrano e vivono in Italia, anche in considerazione della difficoltà oggettiva ad intervenire mediante procedure di regolarizzazione nonché mediante azioni di allontanamento degli irregolari dal territorio nazionale;

3) a promuovere la realizzazione di un progetto di integrazione specifico per i cittadini extracomunitari cinesi che vivono in Italia, utile ad impedire la ghettizzazione familiare e comunitaria e a favorire programmi di mediazione e di inserimento sociale, con ciò sostenendo il notevole impegno assunto dagli enti locali;

4) a favorire interventi legati alla tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro anche attraverso un'implementazione delle misure di carattere ispettivo da parte degli enti a ciò preposti e a incrementare le risorse assegnate all'attività ispettiva, che hanno subito negli anni una costante e sensibile riduzione nel più ampio programma di riduzione della spesa pubblica;

5) ad assicurare una costante attività di analisi e monitoraggio delle dinamiche e dei fenomeni che si realizzano nei territori fortemente interessati dall'insediamento di immigrati cinesi, al fine di prevenire situazioni di emergenza sociale, di garantire la legalità e di promuovere azioni di risanamento strutturale anche attraverso la riqualificazione urbanistica delle aree urbane;

6) a favorire l'implementazione di un impianto normativo in tema di locazione di capannoni industriali che preveda obblighi in capo alla proprietà, relativi alla vigilanza sul vincolo di non alterazione delle strutture per finalità diverse da quelle commerciali o produttive;

7) a vincolare le case di moda alla completa esposizione dei contratti di sub-fornitura;

8) a rivedere le norme di sicurezza dei prodotti in termini evolutivi, segnatamente quelli tessili, onde arginare il flusso di tessuti, importati dall'Asia, non sicuri e privi delle necessarie indicazioni sulla composizione del prodotto impiegati nei cicli di lavorazione di innumerevoli unità produttive come quella teatro della strage pratese.