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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00157


Atto n. 1-00157

Pubblicato il 9 ottobre 2013, nella seduta n. 120

DE CRISTOFARO , CAPACCHIONE , DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , DE PIN , GAMBARO

Il Senato,

premesso che:

vaste aree della Campania, e in particolare i territori a nord di Napoli e a sud di Caserta, hanno subito negli ultimi trent'anni un'autentica, impietosa devastazione, soprattutto per il sistematico smaltimento illegale di rifiuti tossici provenienti dalle industrie del Nord e dal tessuto dell'economia illegale locale;

nella regione Campania è stato rilevato un gravissimo inquinamento ambientale, in particolare per la presenza di diossine e metalli pesanti quali ad esempio l'arsenico, rifiuti tossici con contaminazione delle falde acquifere e probabili ripercussioni su tutta la catena alimentare, e con un possibile aumento delle malattie tumorali, respiratorie e delle malformazioni congenite, come è evidenziato da numerose indagini svolte da medici e giornalisti nel corso degli ultimi anni; l'area a nord di Napoli e quella meridionale della provincia casertana hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di salute pubblica per le infiltrazioni delle organizzazioni criminali nella gestione dei rifiuti;

nel deposito di Taverna del re, un sito al confine tra le province di Napoli e Caserta, sono accatastate oltre 6 milioni di tonnellate di ecoballe, a giudizio dei proponenti del presente atto di indirizzo frutto del disastro perpetrato dalla Fibe-Impregilo nella gestione del ciclo dei rifiuti e motivo di contestazione da parte dell'Unione europea, che ha avviato nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione;

si continua a puntare a chiudere per sempre la stagione dell'emergenza legata ai rifiuti nel peggiore dei modi, ovvero riempiendo ogni invaso, cava, o discarica dismessa, indifferenti a qualunque vincolo, valutazione ambientale o principio di precauzione e costruendo nuovi inceneritori che, oltre a ledere la salute dei cittadini, servono perlopiù ad arricchire le lobby affaristico-criminali;

nel territorio giuglianese sono presenti già 46 discariche (non tutte autorizzate), oltre ad un impianto di tritovagliatura dei rifiuti ed un sito di stoccaggio di ecoballe, e intorno al solo deposito di Taverna del re sono ben 15 le discariche abusive con presenza di rifiuti tossici censite, come riporta l'articolo tratto dal sito internet "Fanpage" del 9 agosto 2013 intitolato "Giugliano: si scaldano i motori della rivolta";

inoltre, per bonificare solo le due discariche Resit occorrerebbero circa 2 miliardi di euro, e, sottolinea il succitato articolo, secondo i periti della procura della Repubblica di Napoli, proprio nella zona di Taverna del re la falda acquifera profonda dal 2064 sarà irrimediabilmente compromessa e l'acqua di conseguenza non sarà più potabile;

come riportato dall'articolo pubblicato dal quotidiano on line "InterNapoli" il 13 settembre del 2013 intitolato "Micillo (M5S) incalza Orlando: "perché approvare bando e poi dirsi disponibile ad alternative?", nelle scorse settimane è stata pubblicata una relazione in cui Mario Di Biase, commissario delegato per le bonifiche, ha sottolineato come adesso, «data l'irrecuperabilità del territorio giuglianese, si debba cercare solo di ridimensionare i danni, per fermare "l'avanzata di percolato e biogas"»;

il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, in un'intervista a "la Repubblica" pubblicata il 22 settembre 2013 dal titolo «Roberti sulla Terra dei fuochi: "Subito la bonifica"», ha dichiarato che sul dramma della Terra dei fuochi avvelenata dai rifiuti tossici la magistratura sta facendo la propria parte, con le inchieste e i processi, ma che adesso bisogna fare scelte ben precise, che non toccano alla magistratura, rispetto a se si vuole lasciar marcire il territorio o se invece non è arrivato il momento di partire con le bonifiche;

nel corso dell'intervista Roberti ha spiegato che attualmente non è solo la camorra ad avvelenare il territorio campano, e che le inchieste hanno fatto emergere le figure di personaggi che non possono essere catalogati come mafiosi, ma recitano un ruolo di primo piano nell'attività di inquinamento: ad esempio piccole imprese calzaturiere e di pneumatici, spesso totalmente illegali, che invece di smaltire rifiuti secondo la legge, li sversano direttamente nei corsi d'acqua, situazione con cui la camorra ha poco o nulla a che fare, oppure, in altri casi, le mafie entrano in scena solo nella seconda fase, quando a loro si rivolgono soggetti esterni alle organizzazioni che trovano più conveniente liberarsi illegalmente dei rifiuti;

tali dati ed eventi sono stati fatti emergere negli ultimi anni dal lavoro di magistratura, forze dell'ordine, giornalismo d'inchiesta e comitati locali;

già in passato parte della località La selva, nel Comune di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, area sottoposta a vincolo idrogeologico e naturale, era stata destinata a discarica attraverso lo scavo di una fossa nel terreno priva di ogni rivestimento e di ogni misura igienica o di carattere precauzionale, di dimensioni tali da occupare e ostruire il letto di due corsi d'acqua, Fosso maltempo e il Fosso del pazzo, entrambi tributari del rio Selva;

tra il 1980 e il 1990 ben quattro relazioni geologiche hanno attestato che le rocce sottostanti la discarica sono formate da tufi e da detriti lavici in cui è presente un'alta permeabilità per fessurazione. Poiché i rifiuti vengono sversati nella vallata senza che vi siano sistemi di captazione del percolato né alcuna altra forma di protezione, e il percolato filtra nelle aree sottostanti, le relazioni consigliavano di non alterare l'equilibrio naturale dei luoghi con sbancamenti e movimenti terra;

nel 1985, durante lo scandalo dei fanghi del depuratore di Cuma (Napoli), i consiglieri regionali eletti con la lista Campania civica e Verde denunciarono che i fanghi tossici del depuratore venivano smaltiti nella discarica "La selva", e che la discarica consisteva in una fossa scavata, in netta e palese violazione dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982;

la società «AB&F», che gestiva la discarica in questione, è stata coinvolta in procedimenti penali legati alla questione dei fanghi provenienti dall'azienda «Alto Adige service», al rinvenimento di fusti contenenti liquidi di natura imprecisata, allo scarico abusivo di liquidi con particolare riferimento a scoli industriali, al rinvenimento di fusti contenenti liquidi di natura tossico-nociva della «Morteo-Soprefin» e per la denuncia sporta da Giovanni Martino, un contadino che aveva constatato l'inquinamento del ruscello da fanghi e schiume che non permettevano al bestiame di sua proprietà di abbeverarsi, come rinvenibile nella relazione dei carabinieri del nucleo operativo ecologico (NOE) incaricati dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di effettuare un sopralluogo sulla discarica;

il pretore di Sessa Aurunca impose all'epoca alla USL 15 di effettuare apposite analisi dalle quali è emerso che nella discarica sono stati riversati rifiuti tossici e nocivi;

il primo processo si è celebrato solo 5 anni dopo, il 17 luglio 1990 e Buonamano è stato riconosciuto colpevole per l'imputazione e condannato a 4 mesi di reclusione, oltre a una multa di 1.600.000 lire;

dal rapporto del NOE risalente al 17 marzo 1989, risulta che nella discarica sono state ammassate tonnellate indefinite di rifiuti di ogni genere provenienti da varie regioni italiane e che gli organi preposti istituzionalmente al controllo, benché consapevoli dei reati connessi agli scarichi abusivi di cui ai procedimenti penali, non avevano effettuato i controlli per accertare che infiltrazioni di percolato potessero aver causato irreparabili danni ambientali e di sanità pubblica;

la discarica ha continuato la sua attività, con l'arrivo, ogni notte, di decine di tir con bolle di accompagnamento rivelatesi poi false, fino al 19 marzo 1992, quando il sindaco Capriglione ne ha ordinato la chiusura;

durante alcuni lavori sulla variante della strada statale Appia sono state ritrovate diverse tonnellate di rifiuti tossici (cadmio, tungsteno, asbesto, berillio e vanadio) smaltite abusivamente sotto il manto stradale più di un anno fa, come riporta la rivista on line "Interno 18" nell'articolo "Sessa Aurunca. Variante Appia e discariche locali al vaglio di Legambiente" del 21 maggio 2013;

sempre la procura di Santa Maria Capua Vetere sta indagando sulla ormai dismessa centrale elettronucleare del Garigliano, a pochi chilometri di distanza da Sessa Aurunca, dove sono stoccati circa 3.000 metri cubi di rifiuti a media attività, la cui radioattività dura alcuni secoli e sono sepolti 1.100 metri cubi di rifiuti a bassa attività, oltre ad un'enorme quantità di amianto radioattivo, come riportato dall'edizione on line de "Il fatto quotidiano" in data 8 dicembre 2012 nell'articolo "Disastro ambientale: c'è l'indagine sulla centrale nucleare del Garigliano";

il 24 agosto 2013 un'intervista al collaboratore di giustizia Carmine Schiavone trasmessa dal canale televisivo satellitare SKY TG24 ha svelato come, nel corso di audizioni in Commissione ecomafie nel 1997, siano stati rivelati i luoghi esatti dove la camorra ha interrato l'immondizia più pericolosa, tra cui cassette di piombo con materiale nucleare proveniente dal Nord Europa come riportato anche dall'articolo «Schiavone: "ho detto dove sono i rifiuti tossici, non bonificano perché costa troppo"» pubblicato sull'edizione on line de "Il fatto quotidiano" del 31 agosto 2013;

secondo il suo racconto, Schiavone avrebbe consegnato alla commissione d'inchiesta documenti ed appunti con l'indicazione delle società coinvolte, delle targhe dei mezzi usati e dei luoghi degli smaltimenti;

le deposizioni del collaboratore di giustizia, che ha anche affermato di essere stato presente ad un sopralluogo interrotto per la presenza di livelli di radioattività troppo alti, sono perfettamente coerenti con quanto negli ultimi anni affermato dall'altro pentito del clan dei Casalesi Gaetano Vassallo e tuttora secretate, così che non è possibile accertare quanto e cosa fu realmente detto, se non per quanto (poco) risulta dalle relazioni finali della commissione pubblicate nel 2001;

nei giorni scorsi le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia hanno portato il nucleo operativo dei Carabinieri di Casal di Principe (Caserta), i tecnici dell'Arpac e dei Vigili del fuoco di Caserta a compiere scavi per cercare rifiuti tossici in un terreno in via Sondrio, sulla circonvallazione esterna di Casal di Principe;

a circa 10 metri di profondità da almeno una ventina d'anni, in un terreno di proprietà privata riconducibile, secondo gli investigatori, ad una società immobiliare, erano stati seppelliti fanghi di natura industriale e materiale ferroso, come riporta l'articolo dell'edizione on line de La Repubblica «Rifiuti tossici, trovati fusti a Casal di Principe» del 17 settembre 2013;

in un terreno confinante, già sequestrato, nel luglio 2011 un collaboratore di giustizia fece trovare altri rifiuti industriali, di fronte ad una ludoteca particolarmente frequentata da bambini, come riportato anche da TGCOM 24 nell'articolo "Casal di Principe, rifiuti vicino a una ludoteca" del 18 settembre 2013;

il 25 settembre sono partite operazioni analoghe anche a Qualiano, in provincia di Napoli nella zona lungo la circumvallazione esterna, non distante da Giugliano (Napoli) e in località Ponte Riccio, zona dove negli anni '70 era operativa una discarica, poi dismessa, come riporta l'edizione on line de "la Repubblica" del 25 settembre 2013 nell'articolo «Rifiuti tossici si ritorna a scavare ma stavolta a Qualiano»;

pochi giorni prima, a metà agosto era stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando per la realizzazione dell'inceneritore di Giugliano, come riporta l'edizione on line de "Il Mattino" del 16 agosto 2013 nell'articolo "Napoli rifiuti, pubblicato il bando per il termovalorizzatore di Giugliano", destinato a bruciare le ecoballe fuori norma stoccate tra Giugliano, Villa Literno (Caserta), Caivano (Napoli) ed altri siti in Campania;

al momento non è stabilita la quantità di rifiuti che l'inceneritore brucerà quotidianamente;

proprio a Giugliano, in particolare nella zona di Casacelle, il 22 settembre si è sviluppato un vasto incendio che ha bruciato materiali di risulta abbandonati abusivamente in quella che è una vera e propria discarica a cielo aperto, come riporta l'articolo "Terra dei fuochi - vasto incendio a Giugliano, in fiamme rifiuti abbandonati in una discarica a cielo aperto. Paura per gli abitanti della zona", pubblicato il 22 settembre 2013 dal quotidiano on line "Telecapri news";

nello stesso giorno un incendio doloso, il quarto in un mese e mezzo, ha bruciato le 60.000 ecoballe depositate nel sito di stoccaggio di Toppa infuocata, a Fragneto di Monforte, in provincia di Benevento, provocando lo sgombero delle case investite dalla nube tossica;

il sindaco Raffaele Caputo ha denunciato le inaccettabili condizioni del sito, a cui mancano illuminazione e sorveglianza ed il cui sistema automatico di autospegnimento non ha mai funzionato, come riporta l'articolo "In fiamme 60.000 ecoballe nel beneventano" pubblicato dall'edizione di Napoli del quotidiano on line "la Repubblica" il 24 settembre 2013;

il 26 settembre, il Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale (Nipaf) del comando provinciale di Napoli in località Sanganiello, «terra dei fuochi», Comune di Caivano, hanno individuato una discarica interrata, contenente 60 fusti da 25 litri di vernici e solventi usati per le automobili, sepolti ad un metro e mezzo di profondità. Su un contenitore è incisa la scritta «Milano». Più in profondità, a 4 metri, ci sono le morchie, sostanze gommose impregnate di solventi. Con gli scavi riemergono anche blocchi di calcestruzzo e di pavimentazione stradale, manufatti che contengono amianto, mattonelle e scorie di attività industriali;

la Convenzione di Arhus dichiara indispensabile il coinvolgimento e la sensibilizzazione attraverso l'educazione ambientale per assicurare a tutte le generazioni presenti e future il diritto a vivere in un ambiente pulito e salubre;

firmata da 39 Paesi e dall'Unione europea in Danimarca il 25 giugno 1998, la convenzione stabilisce che il cittadino ha diritto ad essere informato, a partecipare, ad essere coinvolto e consultato nelle scelte ambientali che lo riguardano;

anche l'Unione europea ha stabilito che l'incenerimento è una tecnica obsoleta e che dovranno man mano essere spenti tutti gli impianti presenti nel mondo, mentre numerose ricerche scientifiche (ad esempio quelle del professor Stefano Montanari e di Paul Connett) hanno dimostrato che tutti gli inceneritori provocano danni irreversibili alla salute a causa dell'emissione di diossine e nanoparticelle che senza alcun filtro finiscono direttamente nei polmoni della cittadinanza e nel ciclo biologico delle terre in questione, e quindi anche nella catena alimentare;

il continuo stato di emergenza in cui si trovano i territori a nord di Napoli, di cui si parla in tutto il mondo, ci richiama all'ineludibile responsabilità di avviare politiche capaci di consentire una rapida e definitiva uscita dall'emergenza mediante politiche di ciclo virtuoso dei rifiuti seguendo tasselli propedeutici l'uno all'altro,

impegna il Governo:

1) a far partire immediatamente la messa in sicurezza e, in tempi brevi, una bonifica completa delle aree comprese tra i siti di interesse nazionale in Campania e, per quanto di competenza e in raccordo con le regioni, una bonifica completa di quelle aree che, nel corso degli ultimi anni, sono diventate uno "sversatoio", con discariche di "tal quale", roghi tossici, discariche abusive, cemento inquinato e terreni avvelenati;

2) ad assumere iniziative per la celere istituzione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di cui all'articolo 12, comma 11, del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, al fine di monitorare l'incidenza dell'inquinamento provocato dai rifiuti tossici e radioattivi sulla popolazione e sull'ambiente;

3) a svolgere immediatamente analisi a tappeto nel vasto territorio interessato, a cominciare da quello indicato dai vari collaboratori di giustizia come luogo di sversamento dei rifiuti tossici da parte della criminalità organizzata e anche relativamente alle falde acquifere;

4) ad avviare rapidamente la perimetrazione dei terreni interessati da coltivazioni e da allevamenti nelle aree coinvolte dallo sversamento dei rifiuti tossici, al fine di consentirne la conversione in agricoltura "no food";

5) a rendere pubblici i nominativi delle società coinvolte a qualsiasi titolo nella produzione, trasporto e/o smaltimento illecito di materiali tossici, oggetto di una indagine della DDA di Napoli in parte attualmente in corso;

6) a nominare, come richiesto già da tempo dal presidio permanente Taverna del re, una commissione di esperti trasversali, con la presenza anche di medici, per studiare un metodo di smaltimento delle ecoballe che non peggiori il già altissimo livello di inquinamento del territorio giuglianese;

7) a sviluppare azioni lungimiranti e concrete per la riqualificazione del paesaggio e finalizzate alla restituzione di una dignità di questi luoghi;

8) a prendere adeguate iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, per raggiungere in tempi brevi gli obiettivi di riduzione dei rifiuti e di implementazione della raccolta differenziata.