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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00411


Atto n. 3-00411 (con carattere d'urgenza)

Pubblicato il 8 ottobre 2013, nella seduta n. 119
Svolto nella seduta n. 339 dell'Assemblea (23/10/2014)

DE PETRIS , STEFANO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. -

Premesso che:

nel mese di giugno 2013 in alcuni comuni della provincia di Pordenone sono stati seminati campi di mais utilizzando sementi geneticamente modificate del tipo Mon810, in assenza del provvedimento autorizzativo prescritto dall'art. 1 del decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212;

i promotori delle semine hanno ritenuto di avvalersi della pronuncia della Corte di giustizia europea dell'8 maggio 2013 (causa C-542/12) per aggirare l'obbligo di ottenere preventivamente l'assenso dell'autorità nazionale competente;

in data 12 luglio 2013 i Ministri in indirizzo hanno sottoscritto congiuntamente un decreto che vieta in via cautelativa, sull'intero territorio nazionale, la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810, provvedimento adottato ai sensi dell'articolo 34 del regolamento (CE) n. 1829/2003 che consente agli Stati membri di adottare misure d'emergenza qualora sia manifesto che prodotti geneticamente modificati possano comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l'ambiente;

nelle motivazioni citate nel decreto è richiamato il dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), con particolare riguardo al possibile impatto delle colture geneticamente modificate sugli imenotteri parassitoidi specialisti, sulle popolazioni di lepidotteri non bersaglio, e all'eventualità che si possano sviluppare "parassiti secondari potenzialmente dannosi per altre colture";

è inoltre richiamato il parere dell'ISPRA del 30 aprile 2013, nel quale si evidenzia il rischio per le popolazioni di lepidotteri non target e non si esclude la possibilità di un impatto negativo sugli organismi acquatici sensibili alle tossine CrY1Ab;

l'art. 2 del decreto-legge 22 novembre 2004, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2005, n. 5, prescrive che le colture convenzionali, biologiche e transgeniche siano praticate "senza che l'esercizio di una di esse possa compromettere lo svolgimento delle altre" e che "l'introduzione di colture transgeniche avviene senza alcun pregiudizio per le attività agricole preesistenti e senza comportare per esse l'obbligo di modificare o adeguare le normali tecniche di coltivazione e allevamento";

nonostante il decreto interministeriale del 12 luglio abbia stabilito il divieto di coltivazione e nonostante il rischio di danno ambientale e contaminazione delle colture agricole prefigurato nelle ricerche condotte da enti pubblici citate a supporto del decreto stesso, le coltivazioni di mais Mon810 in provincia di Pordenone non sono state soggette, nel periodo intercorso dalla semina al 23 settembre 2013, ad alcun provvedimento restrittivo o cautelativo da parte delle autorità regionali e locali, al fine di prevenire il contatto con le colture limitrofe e la circolazione di pollini contaminanti anche a lunga distanza, in particolare nella fase di fioritura delle piante;

in assenza di qualunque accorgimento o prescrizione tecnica cautelativa a carico delle colture di mais Mon810 non si può escludere che si possano già essere determinati o siano in fase di avvio i danni potenziali all'ambiente, alla biodiversità e alle colture limitrofe paventati negli studi del CRA e dell'ISPRA;

in data 23 settembre il direttore del Corpo forestale del Friuli-Venezia Giulia, dottor Massimo Stroppa, ha emesso un'ordinanza, in attuazione dell'art.11-bis della legge regionale n. 5 del 2011, che prevede alcune prescrizioni riguardanti la sola fase di raccolta per i campi di mais Mon810 coltivati nel comune di Vivaro;

tale provvedimento afferma, fra l'altro, che "alla luce di tale quadro normativo e giurisprudenziale, la messa in coltura di mais iscritto nel catalogo comune europeo sia da considerarsi libera", omettendo di citare ed ignorando gli effetti del decreto interministeriale del 12 luglio scorso in merito al divieto vigente per la messa in coltura del mais Mon810;

l'ordinanza del direttore del Corpo forestale regionale presenta pertanto, a giudizio dell'interrogante, profili di illegittimità per eccesso di potere, falsità dei presupposti ed inosservanza della legge;

l'ordinanza non prevede inoltre alcuna prescrizione per la gestione del prodotto geneticamente modificato successiva alla fase di raccolta, mentre invece si deve provvedere al sequestro, alla messa in sicurezza e all'eventuale smaltimento delle derrate di mais ogm al di fuori della filiera zootecnica ed alimentare;

non sono stati ad oggi rese note dalla Regione le risultanze di eventuali monitoraggi ambientali condotti nell'area interessata dalle colture transgeniche,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario ed urgente disporre, con il supporto dei servizi operativi di propria competenza, un approfondito monitoraggio ambientale nell'area della provincia di Pordenone interessata dalla presenza di coltivazioni non autorizzate di mais geneticamente modificato del tipo Mon810;

se non ritengano altresì necessario ed urgente adottare, ai sensi dell'art. 304 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, misure cautelari urgenti per prevenire il danno ambientale, con particolare riferimento al sequestro dei campi coltivati e delle derrate di mais eventualmente raccolte;

quali misure sanzionatorie permanenti intendano adottare a supporto del divieto di coltivazione su tutto il territorio nazionale del mais Mon810 introdotto dal decreto interministeriale del 12 luglio 2013.