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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00152


Atto n. 1-00152

Pubblicato il 3 ottobre 2013, nella seduta n. 117

STEFANO , DE PETRIS , CERVELLINI , PETRAGLIA , BAROZZINO , DE PIN , GAMBARO , MASTRANGELI

Il Senato,

premesso che:

l'art. 66 del decreto-legge n. 1 del 24 gennaio 2012, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività (legge sulle liberalizzazioni), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 24 marzo 2012, disciplina le modalità di dismissione dei terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola e, specificatamente, il comma 1 così recita: "entro il 30 giugno di ogni anno, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto di natura non regolamentare da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, anche sulla base dei dati forniti dall'Agenzia del demanio nonché su segnalazione dei soggetti interessati, individua i terreni agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato non ricompresi negli elenchi predisposti ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85, nonché di proprietà degli enti pubblici nazionali, da alienare a cura dell'Agenzia del demanio mediante procedura negoziata senza pubblicazione del bando per gli immobili di valore inferiore a 100.000 euro e mediante asta pubblica per quelli di valore pari o superiore a 100.000 euro. L'individuazione del bene ne determina il trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato";

il comma 3 del citato art. 66 stabilisce le procedure di alienazione dei terreni, al fine di favorire lo sviluppo dell'imprenditorialità agricola giovanile a cui viene riconosciuto il diritto di prelazione ai giovani imprenditori agricoli, così come definiti dal decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185;

le Regioni, le Province e i Comuni, anche su richiesta dei soggetti interessati, possono vendere, per le finalità e con le modalità disciplinate dal comma 1 dell'articolo 66, i beni di loro proprietà agricoli e a vocazione agricola, con la possibilità di conferire all'Agenzia del demanio mandato irrevocabile a vendere; successivamente alla vendita l'Agenzia del demanio provvede al versamento agli enti territoriali, già proprietari, dei proventi derivanti dalla vendita al netto dei costi sostenuti e documentati;

le stime dell'Agenzia sui terreni pubblici riferiscono dati che evidenziano una quantità di ettari di terreni di proprietà dello Stato, delle Province e dei Comuni, di considerevole entità;

secondo tali stime gli ettari di proprietà statale ammontano a 5359 (valore stimato in 78,3 milioni di euro), mentre la quota di terreni che sono attribuiti in proprietà agli enti locali rappresenta il 98 per cento del totale della superficie quantificata in 1,3 milioni di ettari corrispondenti a 760.000 unità con una netta prevalenza di beni direttamente appartenenti ai Comuni che costituiscono la quota dell'82 per cento;

da un dossier recentemente pubblicato dalla CIA (Confederazione italiana agricoltori), in collaborazione con il CENSIS, sull'agricoltura italiana, si evince che le imprese create tra il 1990 e il 2000 si sono ridotte sensibilmente (17,1 per cento), le aziende più giovani, nate dopo il 2000, sono invece cresciute significativamente (15 per cento), arrivando a rappresentare quasi il 40 per cento delle imprese agricole e agroalimentari. La crisi economica ha comportato un rinnovamento di tutto il settore agricolo, sostituendo l'impresa tradizionale con nuovi e più competitivi modelli aziendali. Infatti, per quanto riguarda la nuova generazione di giovani imprenditori agricoli i dati indicano che il 10 per cento dei conduttori ha meno di 40 anni, con punte nel nord-ovest del 13,4 per cento e nelle Isole del 12,3 per cento. Tra gli imprenditori agricoli, 25-40enni, il 45,3 per cento è diplomato e l'11,2 per cento è laureato, e, tra quanti decidono di intraprendere l'attività agricola prima dei 25 anni, il 65,3 per cento ha un diploma superiore e il 5,2 per cento è già laureato. A ciò, si aggiunge che la dimensione media delle imprese è cresciuta tra il 2010 e il 2012, mentre le imprese senza addetti hanno registrato una significativa contrazione (7,9 per cento) e quelle fino a cinque addetti hanno visto ridurre di misura la propria base. È cresciuto esponenzialmente il numero delle imprese più strutturate, ossia del 18,4 per cento quelle con 10-19 addetti, del 37 per cento quelle con 20-49 addetti e addirittura del 60,9 per cento quelle con più di 50 addetti. La crescita della dimensione media ha interessato tutte le aree del Paese, e in particolare la Sicilia e la Sardegna, dove l'incremento è stato dell'82 per cento, passando da 5 a 9,1 ettari in media. Tra il 2008 e il 2011 sono aumentati del 4,2 per cento i produttori agroalimentari di qualità (denominazione di origine protetta, indicazione geografica protetta, specialità tradizionale garantita), soprattutto nelle regioni del Sud (21,6 per cento). Nello stesso periodo le aziende agrituristiche autorizzate sono cresciute di quasi 4.000 unità, passando da 18.480 a 20.413, registrando un aumento del 10,5 per cento in 5 anni. Da ultimo, il contributo dei beni agricoli all'export italiano potrebbe essere del 6 per cento nel periodo 2014-2016;

da uno studio di Coldiretti, il settore primario potrebbe creare nuove opportunità di lavoro per oltre 200.000 persone;

uno dei temi da affrontare con urgenza è quello dell'eccessivo costo della terra in alcune aree del Paese, si pensi che nelle zone di produzione più celebri si arriva a pagare un ettaro di vigneto fino a mezzo milione di euro, mentre in altre aree, cosiddette marginali, un ettaro di terra ha un costo relativamente basso. In verità, le aree che presentano un prezzo inferiore, oltre al grado di feritilità che è il dato principale, andrebbero sistematizzate con tecniche agronomiche ad hoc, alquanto costose, con cui rendere il terreno interessato coltivabile e logisticamente accessibile. Per poter fare ciò, al giovane imprenditore agricolo bisogna consentire l'accesso al credito, il debito ripartito su periodi più lunghi di quelli attuali, tassi di interesse bassissimi, e l'operazione socio-economica "terra ai giovani" andrebbe inquadrata in un corollario-quadro con precise linee guida normative al fine di avviare, in maniera organica e sistematica, prima la ricognizione e, successivamente, l'alienazione dei terreni di proprietà dello Stato, al fine di conoscere la reale consistenza numerica delle aree demaniali e stabilire un prezzo dei terreni calmierato;

non manca l'interesse di investitori stranieri per l'acquisizione di aziende o corpi fondiari di una certa rilevanza situati in zone particolarmente pregiate. Il rischio è che i fondi d'investimento, ubicati in paradisi fiscali, possano fare incetta di quei fiori all'occhiello dell'agroalimentare made in Italy, con ripercussioni economiche che andrebbero ulteriormente a falsare i valori monetari dei terreni. Si avvierebbe, così, una spirale speculativa della terra che potrebbe depotenziare un settore strategico per l'economia italiana, qual è quello primario, che sta toccando il record storico di 34 miliardi di fatturato,

impegna il Governo:

1) ad avviare congiuntamente al sistema delle Regioni e delle Province autonome, all'Associazione dei Comuni italiani e all'Unione delle Province italiane, un tavolo tecnico-operativo al fine di monitorare la reale consistenza numerica dei terreni nella disponibilità dello Stato e degli enti territoriali e, conseguentemente, classificarne i valori economici;

2) a provvedere quanto prima all'emanazione del decreto di natura non regolamentare previsto dal comma 1 dell'art. 66 del citato decreto-legge del 24 gennaio 2012, n. 1, al fine di consentire la pubblicazione del primo elenco di beni demaniali a vocazione agricola da locare o alienare, con diritto di prelazione per i giovani imprenditori agricoli;

3) a convocare la conferenza unificata di cui all'art. 8 del decreto legislativo del 28 agosto 1997, n. 281, allo scopo di raggiungere un'intesa con le Regioni e le Province autonome e gli enti locali, finalizzata alla definizione di direttive omogenee per l'attuazione dell'art. 66, comma 7, del citato decreto-legge per quanto attiene ai beni immobili a vocazione agricola di proprietà dei suddetti enti;

4) a sottoscrivere con l'Associazione bancaria italiana un protocollo d'intesa con cui definire modalità e procedure semplificate per consentire l'accesso al credito ai giovani imprenditori del settore primario che saranno protagonisti dell'operazione socio-economica "terra ai giovani";

5) a istituire un fondo di rotazione attraverso cui sostenere l'acquisto e/o l'affitto dei terreni da parte dei giovani con l'erogazione di mutui a tasso agevolato sulla base di una valutazione della sostenibilità dei progetti di impresa che i giovani dovranno presentare per accedere al sostegno del fondo di rotazione;

6) ad individuare e a proporre alle Regioni e alle Province autonome modalità per un'integrazione tra le forme di sostegno agli investimenti, soprattutto nel sottoprogramma per i giovani, dei programmi di sviluppo rurale 2014-2020 e l'accesso alla terra dei neo-imprenditori agricoli in attuazione della citata legge n. 27 del 2012.