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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00077


Atto n. 2-00077 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 1 ottobre 2013, nella seduta n. 114

D'ADDA , MANASSERO , MINEO , PUPPATO , LEPRI , GHEDINI Rita , GATTI , LATORRE , SPOSETTI , RUSSO , ZANONI , FAVERO , ESPOSITO Stefano , VACCARI , CASSON , CIRINNA' , GOTOR , MIRABELLI , PADUA , CANTINI , CALEO , ALBANO , TOMASELLI , FORNARO , FERRARA Elena , RICCHIUTI , LO MORO , CORSINI , SPILABOTTE , ROSSI Gianluca , FEDELI , PEZZOPANE , BORIOLI , AMATI , MATTESINI , PEGORER , SOLLO , ASTORRE , MICHELONI , CHITI , DI GIORGI , CUOMO , PAGLIARI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri, della giustizia e della difesa. -

Premesso che:

con legge n. 107 del 2003 fu istituita la Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli riguardanti crimini nazifascisti commessi nel corso della Seconda guerra mondiale, rinvenuti nel 1994 a palazzo Cesi, sede della procura generale militare, in quello che è stato poi chiamato l'"armadio della vergogna", crimini che hanno causato circa 15.000 vittime,

la Commissione ha concluso i suoi lavori nel febbraio 2006, alla fine della XIV Legislatura, con la trasmissione alle Presidenze delle Camere di allora della relazione finale e della relazione di minoranza;

nonostante il lasso di tempo trascorso (ben sette anni) tutta l'approfondita indagine compiuta dalla Commissione su questa pagina estremamente dolorosa della nostra storia nazionale, insieme alle specifiche proposte e raccomandazioni formulate, non è stata finora oggetto di discussione in Parlamento, se si eccettua un'interpellanza alla fine della XVI Legislatura (2-00477), sottoscritta da tutto il Gruppo parlamentare del PD e qualche interrogazione;

gli atti della Commissione (audizioni, resoconti stenografici desecretati, elenco delle località e delle vittime, relazioni finali) sono stati raccolti e resi pubblici in 4 volumi editi dalla Camera dei deputati, ad esclusione degli atti su cui la Commissione ha posto il segreto funzionale, nonché dei documenti formalmente classificati "riservati" o "segreti" dalle autorità del Governo;

con la legge n.124 del 2007 è stata definita la nuova disciplina del segreto di Stato. Nel 2013 verrà a scadenza il termine di 70 anni previsto dall'art. 19 del codice di deontologia per i dati personali cosiddetti sensibili (provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 8/P/21 del 14 marzo 2001), che consentirà di fare piena luce su tutti gli aspetti di quanto accaduto;

è necessario che l'enorme materiale acquisito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta non vada disperso: i volumi che raccolgono le relazioni e gli atti della Commissione sono in fase di esaurimento, per cui diventa difficile, persino per i ricercatori e gli storici, poterli consultare;

considerato che:

il lungo tempo trascorso dai tragici avvenimenti bellici consente una riflessione obiettiva, non prevalentemente emotiva, sulle stragi del 1943-1945, restituendo alla storia e alla memoria quanto spetta a ciascuna;

il dovere della memoria, che si supporta ricostruendo quanto accaduto, è imposto dall'esigenza di chiudere la vicenda delle stragi con il rispetto che esse meritano e con il risarcimento, almeno morale, ai pochissimi superstiti e ai loro familiari;

la memoria ragionata delle stragi è indispensabile oggi, in un contesto in cui i rigurgiti neofascisti in Europa, l'Italia non fa eccezione, trovano il proprio humus nell'ambiguo e pericoloso revisionismo storiografico, nelle crisi economiche e valoriali della società, sino a posizioni di vero e proprio negazionismo. Diventa sempre più preoccupante la crescita di movimenti di estrema destra, dell'antisemitismo, dell'antislamismo, della xenofobia, dell'intolleranza, delle chiusure di tipo sciovinistico e nazionalistico, di esibizioni purtroppo non ostacolate e di esternazioni sempre più arroganti e violente di simboli e di atteggiamenti revanscisti di stampo nazifascista. Di qui l'esigenza di non dimenticare le aberrazioni e le nefandezze compiute, affinché non venga meno la ricerca della verità storica e delle responsabilità;

è già in corso nel Paese una serie di ricerche per la creazione di un "atlante delle stragi" ed è stato realizzato un accordo tra l'Associazione nazionale partigiani d'Italia (ANPI) e l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia sulle stragi del 1943-1945 al fine di raggiungere almeno un'esaustiva obiettività storica. Tale ricerca, peraltro, allo stato non risulta dotata di tutti i mezzi necessari per compiere un'opera veramente conclusiva, che chiuda una pagina oscura come questa;

rilevato che occorre quindi fare i conti definitivamente, ma con dignità, con un evento terribile della storia del Paese, di farlo non per spirito giustizialista o di vendetta, né per suscitare sentimenti antitedeschi, ma per contribuire a costruire una comune e civile cultura della memoria nell'Europa democratica di oggi, tanto auspicata da chi ha combattuto per la libertà, perché non abbia a ripetersi la catastrofe umanitaria della Seconda guerra mondiale con tutti i suoi massacri, l'indicibile Shoah, radicando nella coscienza delle nuove generazioni i valori alti della Costituzione repubblicana nata dalla lotta di Liberazione;

considerato inoltre che:

con la sentenza del 3 febbraio 2012 la Corte internazionale di giustizia de L'Aia ha accolto il ricorso della Germania contro le sentenze di tribunali italiani, che affermavano il principio del risarcimento delle vittime delle stragi da parte anche della Repubblica federale di Germania, motivando tale decisione in base al principio di diritto internazionale comunitario per cui uno Stato sovrano non può essere soggetto alla giurisdizione di un tribunale straniero, senza possibilità di deroghe;

questa tesi, in astratto, può avere anche un fondamento nell'esigenza di evitare menomazioni della sovranità di uno Stato, ma in concreto finisce per equiparare alle azioni belliche i crimini veri e propri contro l'umanità, che vanno al di là delle atrocità purtroppo connaturate ad ogni guerra;

la necessità di una deroga al principio dell'immunità degli Stati rispetto alle giurisdizioni straniere è stata più volte affermata dalla giurisprudenza italiana ed in particolare dalle Sezioni unite della Corte di cassazione (sentenza n. 5004 del 2004, ordinanza n. 14201 del 2008 ed ancora sentenza del 22 ottobre 2008 della prima sezione penale);

tuttavia, anche alla luce dell'intervenuta sentenza de L'Aia resta aperta una strada: quella delle intese tra i due Stati, per le quali occorre l'esplicazione di una precisa volontà politica da entrambe le parti. Occorre pertanto che lo Stato italiano non consideri chiusa, con un nulla di fatto e senza alcuna misura concreta, la questione dei risarcimenti delle vittime e dei loro familiari, ed esperisca a tal fine tutte le possibili vie politiche e diplomatiche;

infatti, sulla base della stessa decisione de L'Aia, le sentenze emesse dai tribunali italiani restano valide per la parte che riguarda l'affermazione della responsabilità penale e civile dei singoli, per cui, se non è possibile svolgere azioni nei confronti del Governo tedesco, è possibile comunque ottenere giustizia nei confronti dei colpevoli;

in ogni caso, accanto e prima dei risarcimenti, molto importanti per le vittime, per i loro familiari e per tutti coloro che hanno subito danni dalle stragi, occorrono azioni riparatorie, occorre attuare cioè quella che viene ormai definita come la giustizia riparativa, mettendo in atto azioni positive di memoria attiva, di riflessione comune. Il valore simbolico va oltre quello meramente patrimoniale;

l'Italia è il Paese che meno di altri ha fatto i conti con i crimini del nazifascismo, come Lutz Klinkhammer, autore di vari saggi sull'occupazione tedesca in Italia, ha più volte affermato, perché, al di là dei casi Kappler e Reder, tanti altri criminali di guerra hanno beneficiato di un'amnistia occulta;

ne costituiscono prova il ridottissimo numero dei processi celebrati nel dopoguerra, l'insabbiamento delle istruttorie e gli stessi indugi registratisi, anche dopo l'apertura dell'armadio della vergogna, nel mandare avanti i processi. Va da sé che le indagini, gli accertamenti, le istruttorie per molte delle stragi nazifasciste sono rimasti fermi per molti anni. Questo ha prodotto enormi difficoltà, ritardi nell'acquisizione delle prove e per lo svolgimento dei processi a distanza di tempo, quando le prove stesse svaniscono e le testimonianze vengono progressivamente a mancare;

non può essere sottaciuto il comportamento omissivo né è possibile ignorare le negligenze e le responsabilità di alcuni procuratori militari dell'epoca, che non inviarono alle Procure territoriali competenti i fascicoli, impedendo così l'esercizio dell'azione penale attraverso lo strumento antigiuridico e abnorme dell'archiviazione provvisoria nonostante l'identità e la residenza degli autori risultasse negli atti, e con il trattenimento di 270 fascicoli con un non luogo a provvedere. La Commissione parlamentare di inchiesta ha avuto più volte modo di riscontrare tali negligenze anche dopo il rinvenimento dell'armadio;

di qui la ferma decisione dell'ANPI nazionale, successore a pieno titolo di chi ha combattuto per la libertà, come ha stabilito l'ordinanza 19 aprile 2010 del Tribunale di Verona, confermata poi dalla sentenza dello stesso Tribunale del 6 luglio 2011, depositata il 4 ottobre 2011, nel procedimento contro Wankler ed altri, di costituirsi come parte civile in tutti i processi ancora in itinere ed in quelli eventuali riguardanti le stragi nazifasciste;

considerato inoltre che con un comunicato del 7 febbraio 2012, pubblicato sul sito del Ministero degli affari esteri, rendeva noto che il Ministro pro tempore Giulio Terzi, al termine di un incontro alla Farnesina con le associazioni dei familiari delle vittime, aveva detto che «L'Italia avvierà con la Germania un ''percorso di consultazione'' per risolvere la questione dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi naziste». Secondo il Ministro, difatti, se è vero che «il tribunale internazionale dell'Aja [con la sentenza del 3 febbraio 2012] aveva dato ragione a Berlino, affermando che l'Italia non aveva riconosciuto l'immunità garantita alla Germania dal diritto internazionale», tuttavia «la sentenza ha sì ''confermato un principio di diritto internazionale'', ma allo stesso tempo la ''decisione della Corte incoraggia i due paesi ad approfondire le modalità attraverso cui alcuni fatti specifici, alcune categorie particolari debbano essere rispettate in termini di risarcimento dei danni e soprattutto del riconoscimento della memoria»;

in conclusione del comunicato il Ministro assicurava che il Governo intendeva ''assistere in ogni modo possibile le associazioni delle vittime'' e alle famiglie aveva voluto ''riaffermare la grande solidarietà di tutte le istituzioni e autorità italiane per la sofferenza di questi gruppi così numerosi di persone, di cittadini, di vittime che hanno pagato con la vita questa ondata di barbarie che si è abbattuta in Italia ed in Europa durante la seconda guerra mondiale"»;

seppure una memoria condivisa dei due Paesi sia ancora da ricostruire, a giudizio degli interpellanti, l'importanza dell'atto compiuto dal Presidente della Repubblica tedesca che va a Marzabotto e chiede scusa non è irrilevante, anche se non ancora definitivo e calato nella concretezza delle cose da fare. Lo stesso vale per l'intervento di Martin Schultz a Sant'Anna di Stazzema: una certa disponibilità ufficiale e formale si scontra con resistenze e contraddizioni sostanziali,

si chiede di sapere:

se il Governo italiano voglia effettivamente avviare con la Germania un ''percorso di consultazione'' per risolvere la questione dei mancati risarcimenti per le vittime italiane delle stragi naziste, e se vi siano ad ora risultati già conseguiti;

in quale modo e con quali tempi si stia adoperando, perché vengano rimossi gli ostacoli esistenti sul piano dei risarcimenti e delle azioni civilistiche di esecuzione sui beni dei colpevoli, ovunque si trovino, e come proceda il lavoro avviato con la Repubblica federale di Germania per raggiungere un'intesa su una forma di risarcimento in termini economici alle vittime e loro familiari nonché un'intesa su forme di giustizia riparativa;

quali iniziative intenda assumere in relazione a quanto acquisito e proposto dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle cause dell'occultamento dei fascicoli ritrovati nell'armadio della vergogna e se intenda, dando seguito alla presente interpellanza, sollecitare un'ampia discussione alla Camera e al Senato, perché il Parlamento abbia piena contezza di tutto il materiale raccolto dalla Commissione nella sua integrità e delle conclusioni cui essa è pervenuta;

se e quali iniziative intenda promuovere perché sia assicurata la piena accessibilità al materiale, dal momento che molti documenti restano "riservati" o "segreti";

se intenda in particolare rimuovere il segreto di Stato anche sugli elenchi nominativi dei "presunti" criminali di guerra, nonché sulla documentazione della Nato in suo possesso relativa alle stragi;

se intenda altresì accelerare le procedure relative al riordino di tutti i fondi archivistici, siano essi depositati presso l'Archivio centrale dello Stato o presso gli archivi del Ministero degli affari esteri e del Ministero della difesa relativi alle stragi nazifasciste: il mancato riordino di alcuni di tali fondi costituisce un ostacolo di fatto alla conoscenza ed all'approfondimento di momenti cruciali della storia nazionale, da parte dell'opinione pubblica e degli studiosi;

se intenda promuovere l'istituzione, eventualmente in collaborazione con la Repubblica federale di Germania, di una fondazione per la memoria e la storia delle stragi e dei crimini nazifascisti compiuti negli anni 1943-1945, che persegua le seguenti finalità: 1) ricostruzione degli eventi relativi ad ogni strage ed eccidio, classificazione dei materiali con riferimento alla data, al luogo e alla tipologia del reato denunciato, presunto o accertato dalla magistratura; 2) istituzione dell'archivio nazionale di tutte le stragi, degli eccidi e delle vittime dei crimini nazifascisti compiuti negli anni 1943-1945; 3) creazione di una "mappa" delle stragi nazifasciste al fine di conseguire un quadro storicamente valido e completo delle stesse; 4) promozione di ricerche storiche, studi ed iniziative territoriali anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri;

se, infine, intenda compiere un atto di riparazione morale nei confronti delle vittime delle stragi nazifasciste avvenute in Italia ed all'estero anche a partire dalla rimozione degli ostacoli frapposti nel nostro Paese all'accertamento della verità.