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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00641


Atto n. 4-00641

Pubblicato il 25 luglio 2013, nella seduta n. 79
Risposta pubblicata

FABBRI , ASTORRE , BENCINI , CIRINNA' , GRANAIOLA , PAGLIARI , PEZZOPANE , PUGLISI , SOLLO , VILLARI , FATTORINI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. -

Premesso che:

i bronzi dorati da Cartoceto di Pergola (Pesaro e Urbino) sono un gruppo statuario equestre di bronzo dorato di epoca romano-imperiale, che rappresenta una delle scoperte archeologiche più interessanti degli ultimi 50 anni;

dopo il loro ritrovamento, avvenuto in frazione Cartoceto di Pergola nel giugno 1946, i bronzi dorati sono stati oggetto di un continuo, acceso e ripetuto dibattito tra il Comune e la Provincia di Ancona e il Comune di Pergola, affrontato anche in sede giurisdizionale, in ordine alla loro collocazione territoriale;

in particolare, il tribunale amministrativo regionale delle Marche, con sentenza n. 10151 del 28 marzo 2003, aveva accolto il ricorso del Comune e della Provincia di Ancona per l'assegnazione dei bronzi dorati al polo museale delle Marche, ritenendo la Convenzione sul pendolarismo del 27 luglio 2001 stipulata tra gli enti locali vincolante per l'amministrazione statale e giudicando insufficientemente istruito e motivato il provvedimento del 31 gennaio 2002 adottato dall'onorevole Vittorio Sgarbi, in qualità di Sottosegretario di Stato per i beni culturali;

la convenzione sopra citata del 2001, stipulata tra il Ministero per i beni e le attività culturali, la Soprintendenza archeologica per le Marche, la Regione Marche, la Provincia di Ancona, la Provincia di Pesaro e Urbino, il Comune di Ancona e il Comune di Pergola, prevedeva il pendolarismo dell'importante reperto (6 mesi a Pergola, 6 mesi ad Ancona). Tale convenzione non fu però firmata dal Ministro per i beni e le attività culturali proprio per l'impraticabilità dovuta all'estremo rischio delle operazioni;

con il successivo citato provvedimento del 31 gennaio 2002, adottato dal sottosegretario Sgarbi, è stata decisa, per assicurare la tutela del bene, l'assegnazione a tempo indeterminato dei bronzi a Pergola, ritenendo inammissibile la convenzione sul pendolarismo, perché i continui spostamenti avrebbero potuto mettere a rischio l'integrità del gruppo scultoreo;

contemporaneamente la vicenda dei bronzi di Cartoceto continuava ad evolversi anche sul piano giurisdizionale. La sentenza di primo grado del TAR Marche del 2003 è stata, infatti, impugnata dal Comune di Pergola con ricorso al Consiglio di Stato che, con sentenza n. 3066 del 19 giugno 2008 ha respinto le richieste del Comune e della Provincia di Ancona, assegnando il gruppo scultoreo al museo di Pergola, in considerazione del fatto che quest'ultimo "ha lo stesso buon livello di efficienza di quello di Ancona", e soprattutto perché la Convenzione sul pendolarismo non poteva essere considerata valida, essendo carente della firma del competente Ministero per i beni culturali che mai sottoscrisse l'accordo;

successivamente, il Comune e la Provincia di Ancona hanno presentato ricorso per la revocazione della sentenza del Consiglio di Stato n. 3066 del 19 giugno 2008. Il Consiglio di Stato, con la sentenza del 23 novembre 2011, ha accolto i ricorsi presentati dalle amministrazioni di Ancona, confermando la sentenza di primo grado del TAR Marche del 2003 e disponendo che gli enti interessati, ovvero le Province di Ancona e Pesaro Urbino e i Comuni di Pergola e Ancona, «dovranno lealmente collaborare al fine di individuare una soluzione allocativa», in coerenza con quanto previsto nell'accordo del 27 luglio 2001;

considerato che:

il Comune di Pergola, anche in base ad un decreto del ministro Ronchey del 30 giugno 1993, aveva realizzato, presso l'ex convento di San Giacomo, messo a disposizione dall'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino, una sede configurata quale centro operativo museale alle dipendenze delle Soprintendenze per i beni ambientali e architettonici, per i beni archeologici e per i beni artistici e storici delle Marche, con impegno finanziario notevole;

la sede museale è stata realizzata secondo i più moderni accorgimenti scientifici che hanno determinato alti costi di realizzazione e determinano notevoli costi di gestione;

il Comune di Pergola e l'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino hanno garantito in tutti questi anni la gestione del museo di Pergola con iniziative ed aperture al pubblico e riconosciuto successo di visitatori;

si sono svolti numerosi e qualificati programmi di valorizzazione culturale con oneri a carico esclusivo del Comune e dell'amministrazione provinciale;

il Ministro pro tempore per i beni culturali, Alberto Ronchey, con decreto del 30 giugno 2003, aveva riconosciuto il museo dei Bronzi di Pergola quale sede staccata del Museo archeologico regionale;

più volte il Ministero era intervenuto per evitare la soluzione del pendolarismo ed evitare rischi per uno dei più importanti reperti archeologici nazionali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non ritenga doveroso intervenire, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare una delle più importanti scoperte archeologiche del nostro patrimonio artistico culturale e garantire, coerentemente ai provvedimenti richiamati, la stabile permanenza del complesso bronzeo di Cartoceto nella sua sede naturale del museo di Pergola, assicurando, altresì, che ogni eventuale intesa tra gli enti coinvolti sia adottata nell'interesse esclusivo dell'opera, evitando i rischi connessi a continui spostamenti.