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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00234


Atto n. 3-00234

Pubblicato il 15 luglio 2013, nella seduta n. 66

STEFANO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. -

Premesso che:

la crisi finanziaria ha messo in luce le criticità del sistema bancario nazionale e messo in crisi quegli istituti creditizi meno attrezzati a resistere al peso del sostegno al debito pubblico, all'uso disinvolto di strumenti finanziari pericolosi come i derivati e a leggerezze, o peggio colpe, nella gestione da parte di manager poco accorti o, a volte, fraudolenti;

in particolare la banca Monte dei Paschi di Siena, attraverso una dirigenza che operava in un sistema opaco con scelte improntate quantomeno a leggerezza, nei confronti sia del proprio personale che dei risparmiatori, si è trovata sull'orlo del fallimento evitato anche con il concorso di denaro pubblico rappresentato dai miliardi di "Monti - bond" utilizzati;

la banca Monte dei Paschi di Siena, nel piano industriale originario, presentato nel giugno 2012, prevedeva risparmi di bilancio attraverso la riduzione dei costi complessivi nell'arco del triennio 2012-2015 di circa 600 milioni di euro, di cui circa 300 milioni relativi a tagli sul costo del lavoro;

nel dettaglio, l'intervento sugli organici avrebbe dovuto comportare un taglio complessivo di circa 4.600 unità di personale così articolato: 2.360 attraverso l'esternalizzazione del back office mediante cessione ad altre società e la conseguente espulsione dei lavoratori addetti; 510 pensionamenti (alla maturazione del diritto nel triennio); cessione di società del gruppo con riduzione di ulteriori 1.210 addetti; licenziamento di circa 100 dirigenti; 870 uscite naturali e fisiologiche nel triennio; 310 assunzioni fisiologiche; 100 assunzioni di addetti private;

alla riduzione dei 5.050 addetti, quindi, avrebbero dovuto corrispondere 410 assunzioni, per una contrazione finale degli organici di 4.640 unità;

in seguito l'azienda ha modificato la propria posizione, appropriandosi di parte delle controproposte sindacali ed attivando, tramite un accordo separato non firmato da Fisac-Cgil, Sinfub, Dircredito e Silcea, l'utilizzo dell'ammortizzatore sociale di settore, il cosiddetto fondo esuberi, al fine di prepensionare circa 1.000 lavoratori e confermando circa 1.100 esternalizzazioni;

la motivazione della mancata sottoscrizione da parte della Fisac-Cgil è legata al fatto che la controproposta sindacale, nella sua completezza, sarebbe stata in grado di evitare le esternalizzazioni attraverso l'utilizzo integrale per il triennio del fondo esuberi di settore che avrebbe garantito un risparmio di costi equivalente a quello dichiarato dall'azienda, di circa 90 milioni;

tale progetto era fondato sulla consapevolezza che la platea dei lavoratori interessati sarebbe stata molto superiore a quella prevista dall'azienda. Cosa puntualmente verificatasi e che ha fatto registrare, con riferimento al solo 2013, un numero di adesioni al fondo del 70 per cento superiori a quelle preventivate dalla banca;

per fronteggiare i costi relativi all'utilizzo del fondo esuberi la Fisac aveva dichiarato la disponibilità a prevedere contratti di solidarietà tra tutti i lavoratori e la temporanea sospensione di alcuni istituti salariali previsti dal contratto integrativo; ai quali si doveva necessariamente aggiungere un forte e significativo sacrificio da parte del top management attraverso una consistente decurtazione di retribuzioni e bonus;

l'azienda, come scritto sopra, ha fatto propria la parte relativa alla tranche 2013 del fondo esuberi e, a seguito del numero di domande ricevute, ha inviato in prepensionamento più di 1.600 lavoratori. Per far fronte ai costi del prepensionamento ha mutuato un altro punto della proposta sindacale con l'utilizzo di un contratto di solidarietà che prevede 6 giornate di riduzione d'orario annua non retribuita, per 3 anni, per tutti i lavoratori; a questo ha aggiunto una forte riduzione del 23 per cento dell'accantonamento relativo al TFR, che si aggiunge al già pesante sacrificio sopportato dai dipendenti, sempre sul TFR, in ambito di rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro;

a questo si aggiunge il sostanziale e permanente azzeramento della contrattazione integrativa aziendale con sacrifici economici e normativi notevolissimi, come la riduzione del 20 per cento del salario per molte figure professionali;

nel frattempo anche il licenziamento dei dirigenti ha subito un'accelerazione attestandosi, in questo momento, alla cifra di 160 unità;

l'azienda ha così operato su vari fronti: il fondo esuberi, i licenziamenti, i contratti di solidarietà, la decurtazione del TFR e l'azzeramento della contrattazione integrativa, senza peraltro annullare, come richiesto dalla Fisac, il ricorso alle esternalizzazioni;

la fase attuale è caratterizzata, da parte dell'azienda, dalla ricerca di società esterne con le quali effettuare l'operazione di esternalizzazione. Operazione complessa perché riguarda attività prettamente bancarie e che quindi prevedono l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro credito a tutti i lavoratori espulsi. Inoltre i lavoratori sono oggi dislocati su più sedi presenti su tutto il territorio nazionale: Siena, Firenze, Roma, Lecce, Mantova, Milano, Padova, eccetera, e quindi risulta difficile immaginare una società, che non sia una grossa banca, capace di assorbire lavoratori provenienti da così tante sedi decentrate;

considerato che:

il ricorso all'esternalizzazione altro non sarebbe che l'avvio di licenziamenti mascherati da spostamenti di sede in quanto i lavoratori interessati sono assegnati in località distanti fra di loro parecchie centinaia di chilometri;

la Banca d'Italia ha emanato recentemente una circolare che aggiorna le disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche in materia di sistema dei controlli interni, sistema informativo e continuità operativa e che sottopone le esternalizzazioni nel credito al controllo ed all'autorizzazione della stessa Autorità;

è ancora possibile riaprire la trattativa, utilizzare il fondo esuberi, se necessario, per il 2014 e 2015 ed evitare totalmente l'esternalizzazione, accompagnando tale scelta con il significativo e drastico taglio dei compensi del top management, che non solo non sono ancora stati decurtati ma neanche resi noti;

riconsiderando le richieste, più che praticabili e concrete, avanzate dalla parte sindacale, che mostrano di poter ottenere un risparmio probabilmente più alto dei complessivi 90 milioni di euro richiesti dall'azienda, senza espellere alcun lavoratore, si raggiungerebbe sicuramente il risultato positivo in termini economici per l'azienda,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dello sviluppo del piano industriale della banca Monte dei Paschi di Siena e dell'andamento concreto delle trattative tra azienda e sindacati;

se risulti se le strade finora intraprese siano economicamente valide e costituiscano un'equa garanzia per i lavoratori interessati, con particolare riferimento all'esternalizzazione, tenendo conto che viceversa si tratterebbe della precarizzazione certa del posto di lavoro e della condizione lavorativa, in quanto un lavoratore uscito dal processo produttivo in prepensionamento costituisce un risparmio certo e definitivo per l'azienda, mentre un lavoratore esternalizzato comporterà un risparmio solo teorico e parziale perché per la lavorazione che prima veniva svolta all'interno della banca domani la stessa dovrà comunque pagare un canone all'ipotetica società fornitrice del servizio;

quali iniziative concrete di competenza intendano attuare nella vicenda del salvataggio dell'azienda, già fortemente sostenuta da risorse pubbliche per tali fini, sia a garanzia di tali risorse impiegate ma, più in generale, a garanzia dei risparmiatori e dei lavoratori della banca Monte dei Paschi di Siena.