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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00202


Atto n. 3-00202

Pubblicato il 3 luglio 2013, nella seduta n. 57
Svolto nella seduta n. 80 dell'Assemblea (26/07/2013)

LO GIUDICE , ALBANO , AMATI , BERTUZZI , CAPACCHIONE , CARDINALI , CIRINNA' , D'ADDA , FEDELI , FERRARA Elena , GUERRIERI PALEOTTI , LO MORO , LUMIA , MANASSERO , MARINO Luigi , MATTESINI , ORRU' , PADUA , PAGLIARI , PALERMO , PEZZOPANE , PUGLISI , PUPPATO , RUSSO , SCALIA , SOLLO , SPILABOTTE , TORRISI , VALENTINI , ZANONI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -

Premesso che:

in occasione del 17 maggio 2013, giornata internazionale contro l'omofobia e la transfobia, il Ministro in indirizzo ha invitato le scuole italiane ''a continuare nell'opera quotidiana di costruzione di una comunità inclusiva che riconosce le diversità di ciascuno", ribadendo che "a tal fine è indispensabile contrastare ogni forma di discriminazione, compresa l'omofobia''. Nel suo appello il Ministro ha ricordato le iniziative e le esperienze realizzate dal Ministero, attraverso i siti "noisiamopari" e su "smontailbullo", dove studenti, docenti e famiglie possono trovare materiale informativo e divulgativo e interventi didattici a disposizione per informazioni, oltre a un numero verde antibullismo che offre una prima assistenza in caso di discriminazioni;

a seguito del programma promosso dal Consiglio d'Europa "Combattere le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", per l'attuazione e l'implementazione della raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa CM/REC(2010)5 il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri ha varato la "Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere", predisposta e coordinata dall'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), in collaborazione con le diverse realtà istituzionali, le associazioni LGBT e le parti sociali;

la raccomandazione contiene una parte relativa all'istruzione che recita, al punto 31: «Tenendo nel debito conto l'interesse superiore del fanciullo, gli Stati membri dovrebbero adottare le misure legislative o di altro tipo appropriate, destinate al personale insegnante e agli allievi, al fine di garantire l'effettivo godimento del diritto all'istruzione, senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere; ciò comprende in particolare il rispetto del diritto dei bambini e dei giovani all'educazione in un ambiente scolastico sicuro, al riparo dalla violenza, dalle angherie, dall'esclusione sociale o da altre forme di trattamenti discriminatori e degradanti legati all'orientamento sessuale o all'identità di genere», e, al punto 32: «Tenendo nel debito conto l'interesse superiore del fanciullo, dovrebbero a tale scopo essere adottate misure appropriate a ogni livello per promuovere la tolleranza e il mutuo rispetto a scuola, a prescindere dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Tali misure dovrebbero comprendere la comunicazione di informazioni oggettive sull'orientamento sessuale e l'identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere. Gli Stati membri potrebbero inoltre predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d'azione per promuovere l'uguaglianza e la sicurezza e garantire l'accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione. Tali misure dovrebbero tenere conto del diritto dei genitori di curare l'educazione dei propri figli»;

dal 2009, nel mese di ottobre, in molte scuole italiane si tiene, per iniziativa del Dipartimento per le pari opportunità e del Ministero la "Settimana contro la violenza" una serie di interventi di sensibilizzazione al contrasto alle discriminazioni utile a sollevare il tema, ma per lo più scollegato da una continuativa programmazione didattico-educativa;

considerato che:

gli studi internazionali in materia di contrasto ad ogni forma di discriminazione evidenziano come il periodo dell'adolescenza sia caratterizzato da forme di violenza e intolleranza specifiche, che spesso sfociano in fenomeni di esclusione sociale e di bullismo;

i fenomeni di bullismo a carattere omofobico, come mostrano anche ricerche specifiche realizzate negli ultimi anni in Italia con il contributo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e della Commissione europea, sono diffusi nelle scuole italiane ed hanno una forte incidenza non soltanto sul rendimento scolastico degli studenti vittima di tali vessazioni ma sopratutto sulla loro crescita e serenità psicologica ed emotiva;

il report annuale sull'omofobia in Italia pubblicato da Arcigay informa che un fenomeno diffuso e pervasivo di discriminazione, violenza fisica e psicologica, atteggiamenti di disprezzo e isolamento coinvolge spesso ragazze e ragazzi giovanissimi e per questo sprovvisti degli strumenti culturali e spesso del necessario sostegno sociale e familiare per affrontare uno stigma sociale ingiusto e violento;

i media hanno dato ampio spazio alla vicenda tragica del "ragazzo coi pantaloni rosa", il quindicenne romano che un pomeriggio del novembre 2012 ha scelto di impiccarsi, stanco di subire insulti e prese in giro da parte dei compagni. La punta di un iceberg che solo occasionalmente viene alla superficie: il sedicenne di Arezzo pestato da un coetaneo, i ragazzi del liceo "Vivona" di Roma, insultati e derisi sui social network per avere realizzato un video contro il bullismo, il diciassettenne del liceo "Scotti/Einstein" di Ischia insultato sui muri della scuola in cui si era candidato a rappresentante d'istituto, nello stesso liceo in cui qualche anno fa un altro ragazzo si era impiccato perché messo all'indice dai compagni, lo studente vicentino di 16 anni, vessato da un gruppo di 5 compagni di scuola, o il quattordicenne insultato a Gorizia dai coetanei perché considerato troppo poco "macho";

stanno aumentando le scuole italiane che inseriscono all'interno della propria offerta formativa azioni concrete e progetti didattico-educativi finalizzati a contrastare il disagio provocato da pregiudizi e discriminazioni nei confronti di ragazzi gay, lesbiche o incerti sul proprio orientamento sessuale o sulla propria identità di genere;

negli ultimi anni le scuole italiane, a partire da quelle dell'infanzia, hanno iniziato a confrontarsi con un fenomeno prima ignorato: la presenza fra i banchi di bambini che crescono in famiglie formate da genitori dello stesso sesso e che per questo necessitano una particolare attenzione per un loro inserimento sereno in un ambiente accogliente e inclusivo,

si chiede di sapere:

quali iniziative concrete il Ministro in indirizzo intenda sviluppare per promuovere nella generalità delle scuole italiane un'azione di prevenzione e contrasto al disagio provocato da pregiudizi e discriminazione nei confronti di coetanei gay, lesbiche o incerti sul proprio orientamento sessuale o sulla propria identità di genere;

se siano previste azioni di formazione del personale docente e non miranti a fornire loro strumenti culturali e operativi di intervento, anche utilizzando le competenze specifiche prodotte negli ultimi anni da operatori del settore, esperti, associazioni e le buone pratiche messe in campo da quelle scuole che hanno svolto un'azione pilota in questo campo;

in che modo il Ministero intenda partecipare alla realizzazione dell'asse educazione e istruzione della Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere;

se il Ministro non ritenga necessario affrontare il tema della creazione di un ambiente scolastico informato, accogliente ed inclusivo nei confronti di bambini e adolescenti che vivono in famiglie omogenitoriali o in famiglie allargate, ricostruite, monogenitoriali o comunque non conformi a modelli standardizzati di famiglie cosiddette tradizionali.