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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00092


Atto n. 1-00092

Pubblicato il 27 giugno 2013, nella seduta n. 52
Esame concluso nella seduta n. 221 dell'Assemblea (02/04/2014)

DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , GAMBARO

Il Senato,

premesso che:

l'articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, ha introdotto sostanziali modificazioni normative nella disciplina relativa alle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare;

in particolare, è stato stabilito che il divieto di ricerca ed estrazione entro i limiti territoriali non si applichi ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 128 del 2010, facendo pertanto salvi, in modo retroattivo, i procedimenti autorizzativi già in corso;

il citato art. 35 del decreto-legge n. 83 del 2012 consente inoltre di non sottoporre al regime di valutazione d'impatto ambientale (VIA) le attività autorizzate dagli uffici territoriali di vigilanza dell'Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi, finalizzate a migliorare le prestazioni degli impianti di coltivazione di idrocarburi, compresa la perforazione;

le attività di estrazione di idrocarburi in mare presentano un elevato livello di rischio ambientale, attinente sia alle modalità tecniche di trivellazione e alle sostanze chimiche impiegate per controllare i processi, che al rischio di sversamenti nel corso della manutenzione degli impianti e del trasporto dei materiali estratti;

i permessi di ricerca di idrocarburi in itinere interessano zone costiere di assoluto rilievo ambientale e paesaggistico, fra le quali la costa Teatina, il canale di Sicilia, le isole Tremiti e la costa della Sardegna in prossimità di Arborea;

attualmente risultano attive o in itinere nelle acque territoriali di competenza del nostro Paese 34 richieste di ricerca per oltre 16.000 chilometri quadrati, 3 istanze di prospezione per un'area di 45.000 chilometri quadrati, 13 permessi di ricerca già rilasciati per 5469 chilometri quadrati e 8 istanze di concessione per altri 732 chilometri quadrati;

si è recentemente svolta a Venezia la "Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche", al termine della quale le Regioni promotrici hanno votato un ordine del giorno unitario che invita il Parlamento italiano ad adottare una nuova regolamentazione delle attività di estrazione, finalizzata a tutelare prioritariamente le risorse marine, anche in coerenza con le nuove disposizioni dell'Unione europea;

il Parlamento europeo ha votato il 21 maggio 2013 la risoluzione legislativa in prima lettura sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione nel settore degli idrocarburi, voto con il quale si avvia a compimento il procedimento per l'adozione del nuovo regolamento;

tale proposta di regolamento prevede sostanziali innovazioni normative in materia di autorizzazione delle attività estrattive, prevenzione degli incidenti, responsabilità per il danno ambientale e cooperazione fra gli Stati membri dell'Unione europea,

impegna il Governo:

1) a sospendere l'iter di tutte le autorizzazioni per nuove attività di prospezione e coltivazione di giacimenti di idrocarburi nel Mediterraneo in attesa della definitiva approvazione e dell'entrata in vigore del nuovo regolamento in materia in corso di adozione in sede di Unione europea, accogliendo inoltre la richiesta formulata in tal senso dalla Conferenza internazionale delle Regioni adriatiche e ioniche;

2) a promuovere un'iniziativa legislativa di propria competenza finalizzata ad escludere ogni forma di deroga al divieto di effettuare prospezioni nello spazio di 12 miglia dalla costa e all'obbligo di procedere nel corso dell'istruttoria alla valutazione d'impatto ambientale, prevedendo inoltre il divieto di procedere in assenza del parere favorevole da parte degli enti locali e delle Regioni interessate;

3) a tutelare in via prioritaria le aree di reperimento di parchi costieri e marini e di aree marine protette, escludendo quindi preventivamente l'avvio di nuove istruttorie per impianti e attività di ricerca in tali zone di primario interesse ambientale.