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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00419


Atto n. 4-00419

Pubblicato il 25 giugno 2013, nella seduta n. 49

BAROZZINO , DE PETRIS , DE CRISTOFARO , STEFANO , CERVELLINI , PETRAGLIA , URAS , DE PIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

il 28 giugno 2013 la Federazione impiegati operai metallurgici (Fiom-Cgil) ha indetto uno sciopero nazionale di 8 ore per porre all'attenzione del Governo la grave crisi produttiva ed occupazionale del settore dell'automotive;

la mancanza di politiche attive del Governo e le scelte del management del gruppo Fiat, delle aziende dei veicoli commerciali, dei camion, degli autobus, del movimento terra e del motociclo stanno cancellando l'intera filiera dell'indotto, della componentistica e dei servizi in Italia;

la produzione dei veicoli nel periodo 2007-2012 è scesa del 56 per cento nell'auto, del 25 per cento nei veicoli commerciali, del 35 per cento per gli autocarri, del 66 per cento per gli autobus e del 60 per cento per rimorchi e semirimorchi;

a queste cifre vanno sommati i dati che riguardano le filiere che sono travolte dalla mancata produttività del settore, in particolare per coloro che lavorano per la componentistica Fiat; in tal modo i costi della crisi sono interamente pagati dalle lavoratrici e dai lavoratori, perché mentre le imprese delocalizzano le produzioni, in Italia gli stabilimenti vengono chiusi: ogni giorno sono aperte procedure di ammortizzatori sociali o di chiusure di interi stabilimenti;

considerato che:

per quanto riguarda in particolare il settore degli autobus per il trasporto pubblico, in Italia circolano circa 19.000 autobus per il servizio urbano e circa 27.113 autobus in ambito extraurbano;

l'età media del parco autobus circolante è di 11,19 anni per l'urbano e 11,95 anni per l'extraurbano, contro la media europea di 7 anni. L'aumento dell'età degli autobus, oltre a determinare una spirale recessiva in termini di qualità di servizio e domanda di trasporto, impatta notevolmente anche sui costi delle aziende ed in particolare sulla manutenzione;

sotto il profilo dei livelli di emissione il 52 per cento dei veicoli sono euro 0,1,2, vale a dire caratterizzati da fattori inquinanti di PM10 quattro volte più elevati rispetto agli autobus nuovi;

secondo i dati forniti dalle case costruttrici, nel 2012 la produzione nazionale di autobus ha raggiunto le 489 unità, rispetto alle 2.206 del 2001, alle 2.065 del 2010, alle 823 del 2011, anno in cui i volumi di produzione sono calati bruscamente a causa della chiusura di uno degli stabilimenti dell'Iveco, l'Irisbus;

secondo studi del settore si stima che al fine di raggiungere l'obiettivo di portare l'età dei mezzi su gomma a livello europeo di 7 anni, è necessario provvedere all'acquisto di almeno 3.400 autobus nei prossimi 10 anni, con una previsione di spesa di circa 7,5 miliardi di euro;

l'Italia è sottoposta a procedura d'infrazione da parte dell'Unione europea, per aver omesso di provvedere, per diversi anni consecutivi, affinché le concentrazioni PM10 nell'aria non superassero i valori limite fissati;

le grandi multinazionali della componentistica che lavorano per il gruppo Fiat non investono negli stabilimenti italiani perché non esiste un piano industriale che garantisca i volumi produttivi nel prossimo futuro, a fronte di una carenza strutturale dell'intero settore ed in particolare di quello dei mezzi di trasporto per i servizi pubblici, dell'ammodernamento e della riconversione ecologica di quello esistente;

negli stabilimenti ancora attivi la crisi viene usata dalle imprese per derogare alle leggi e ai contratti, lo sfruttamento degli impianti comporta l'aumento dei ritmi e delle cadenze produttive, si riducono i minimi e si rende variabile il salario fisso, si riduce il riconoscimento del trattamento dei periodi di malattia e si aumentano gli straordinari e il comando dell'impresa sulla prestazione lavorativa,

si chiede di sapere se il Governo non intenda: convocare un tavolo nazionale dell'automotive per salvaguardare la capacità produttiva e l'occupazione, in Italia, anche con il blocco dei licenziamenti; presentare, confrontandosi con le parti sociali, un piano nazionale dei trasporti pubblici e privati; garantire investimenti sui prodotti innovativi ed ecosostenibili; promuovere e incentivare l'utilizzo dei contratti di solidarietà e della riduzione degli orari di lavoro per incrementare l'occupazione.