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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00089


Atto n. 3-00089

Pubblicato il 29 maggio 2013, nella seduta n. 30

STEFANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, per la coesione territoriale, per gli affari regionali e le autonomie e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

il Fondo per lo sviluppo e la coesione (nuova denominazione del Fondo per le aree sottosviluppate) rappresenta lo strumento strategico e operativo privilegiato per dare unità programmatica e finanziaria agli interventi aggiuntivi al finanziamento nazionale, che sono rivolti al riequilibrio economico e sociale tra le diverse aree del Paese;

il Fondo ha carattere pluriennale, in coerenza con l'articolazione temporale della programmazione dei fondi strutturali dell'Unione europea, garantendo l'unitarietà e la complementarietà delle procedure di attivazione delle relative risorse con quelle previste per i Fondi strutturali dell'Unione europea;

la programmazione strategica del Fondo è contenuta nel Documento di indirizzo strategico. Esso è deliberato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), tenendo conto degli indirizzi comunitari, degli impegni assunti nel Programma nazionale di riforma e dei documenti relativi alla Decisione di finanza pubblica, su proposta del Ministro delegato, d'intesa con i Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico, nonché con la Conferenza unificata, entro il mese di ottobre dell'anno che precede l'avvio del ciclo pluriennale di programmazione;

successivamente, gli interventi o i programmi da finanziare sono proposti per l'approvazione al Cipe dal Ministro delegato, d'intesa con il Ministro dell'economia e con gli altri Ministri interessati, nonché con le amministrazioni attuatrici individuate, in coerenza con il Documento di indirizzo strategico e nel limite delle risorse disponibili;

negli scorsi anni si è assistito alla riduzione continua del fondo, a causa di tagli operati dai vari Governi succedutisi, che hanno utilizzato queste risorse finalizzate per fini diversi da quelli istituzionali propri;

la programmazione del Fondo di sviluppo e coesione (FSC) per il 2007-2013, avviata attraverso apposite delibere Cipe approvate a partire dal luglio 2011 e per l'intero anno 2012, è giunta alla fase attuativa vera e propria con la definizione da parte del Ministero dello sviluppo economico dello schema di accordo di programma quadro rafforzato che ne costituisce il requisito di avvio;

tale programmazione ha costituito il giusto riconoscimento del ruolo centrale del Sud nello sviluppo complessivo del Paese anche e soprattutto per un equilibrato superamento della crisi, dal punto di vista non solo economico ma anche sociale e le Regioni del Mezzogiorno sono ancor più impegnate, per i gravissimi problemi economici e occupazionali, soprattutto tra le donne e i giovani, nel proporre dei progetti di investimento;

si tratta di interventi fondamentali per determinare un innalzamento della qualità della vita per le popolazioni del Sud, per il miglioramento delle dotazioni che scontano un notevole gap infrastrutturale rispetto al resto dell'Italia, il cui superamento è essenziale per sostenere la competitività dei sistemi imprenditoriali;

l'eccessiva rigidità del patto di stabilità interno grava come un insormontabile macigno ad impedire il pieno dispiegarsi di questo eccezionale sforzo che rende particolarmente difficile procedere sia agli impegni sia alla spesa finale, equiparando le risorse destinate agli investimenti del FSC, che rappresentano un moltiplicatore di ricchezza, e le spese di natura corrente dei bilanci delle Regioni e degli enti locali;

tale situazione determina un panorama desolante di cantieri sospesi o non ancora aperti, relativi ad opere pubbliche già individuate e finanziate, che superano i 50 miliardi di euro ed in grado di generare occupazione diretta e indiretta per oltre un milione di posti di lavoro;

considerato che:

le risorse del fondo vengono troppo spesso considerate e utilizzate dai Governi centrali come sostitutive di altri interventi a causa dei vincoli crescenti della finanza pubblica e la situazione va sempre più aggravandosi a causa dell'emanazione di recenti provvedimenti che pongono ulteriori e preoccupanti ostacoli al reale ed efficace utilizzo di queste risorse;

allo stato attuale il livello di impegni del nuovo FSC (e dei relativi pagamenti) appare drasticamente condizionato dai vincoli legati al patto interno di stabilità rispetto al quale le risorse del Fondo gravano in misura piena (al 100 per cento);

a quanto risulta all'interrogante da alcune indiscrezioni non ancora confermate nelle sedi ufficiali, la delibera Cipe dell'8 marzo 2013, non ancora pubblicata, ha approvato, senza alcuna condivisione con le Regioni, il termine del 31 dicembre 2013 per l'assunzione delle obbligazioni, giuridicamente vincolanti, ovvero dell'aggiudicazione finale delle opere a valle della conclusione delle gare di appalto, per i progetti finanziati dallo stesso FSC con le delibere Cipe n. 78 e n. 62 del 2011, pena la revoca dei finanziamenti, nonché la proroga di tale termine dal 30 giugno al 30 dicembre 2013 per gli interventi previsti dalle delibere n. 60 e n. 8 del 2012 in materia ambientale (anche in questo caso pena la revoca dei finanziamenti stessi);

a giudizio dell'interrogante il vincolo temporale previsto è particolarmente grave in quanto non determina solo un mutamento delle regole in corso d'opera, ma può causare danni irreparabili poiché si riferisce a progetti che riguardano interventi di natura ambientale, come quelli relativi al settore della depurazione idrica e delle bonifiche, caratterizzati da elevata complessità e da molteplici passaggi valutativi ed autorizzativi che comportano tempi medi di progettazione e di aggiudicazione più lunghi, che vanno da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di due anni;

tale decisione segue analoghi vincoli temporali posti al 31 dicembre 2013 dalle precedenti delibere Cipe per l'assunzione di impegni giuridicamente vincolanti riferiti ad ulteriori interventi di natura ambientale, come quelli del settore idrico e del rischio idrogeologico;

questa decisione, qualora venisse confermata dal Governo in carica, appesantirebbe la già grave situazione dei contenziosi e dei danni erariali tra i diversi soggetti pubblici e privati coinvolti a vario titolo nella progettazione ed aggiudicazione degli interventi e quelli aggiudicati oltre il termine previsto determinando debiti fuori bilancio nelle amministrazioni appaltatrici a causa delle revoche dei finanziamenti;

considerato inoltre che:

la delibera Cipe di cui si tratta è stata approvata dal precedente Governo dimissionario in pieno periodo di prorogatio;

a giudizio dell'interrogante appare evidente che il disegno del precedente Governo, dietro il quale si nasconde tale decisione, e che non opera in discontinuità con una consolidata consuetudine, era quello di avere una pronta disponibilità di fondi da destinare a future misure anticrisi o interventi di carattere emergenziale, andando a reperire risorse laddove è più facile, sottraendole al Mezzogiorno ed impoverendolo sempre più,

si chiede di sapere se il Governo intenda attivarsi urgentemente al fine di rivedere l'approvazione del termine del 31 dicembre 2013, previsto dalla delibera Cipe dell'8 marzo 2013, nonché dalle delibere Cipe precedenti (delibere Cipe n. 78/2012, 8/2012, 87/2012, 60/2012) per l'assunzione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti relative ai progetti previsti, in materia ambientale, del rischio idrogeologico, dei trasporti e universitaria, al fine di evitare di danneggiare imprese, lavoratori e cittadini del Mezzogiorno, già, per altri versi, duramente provati dal perdurare di questa grave crisi economica e sociale, nonché di consentire il reale avanzamento procedurale degli interventi previsti e la conseguente conferma di interventi strategici per la qualità della vita dei cittadini e la competitività dei sistemi imprenditoriali locali.