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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00203


Atto n. 4-00203

Pubblicato il 21 maggio 2013, nella seduta n. 24
Risposta pubblicata

STEFANO - Ai Ministri delle politiche agricole, alimentari e forestali, del lavoro e delle politiche sociali e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -

Premesso che:

un recente rapporto dell'Institution of mechanical engineers (IME), dal titolo "Global food, waste not, want not", riferisce che la metà degli alimenti prodotti nel mondo non arriva sulle tavole, non viene consumato, ma finisce direttamente in discarica;

le cause che producono un tale spreco di alimenti nei Paesi occidentali è dovuto, essenzialmente, alle date di scadenza troppo ravvicinate indicate sulle etichette, mentre, sempre secondo il rapporto IME, lo spreco nei Paesi in via di sviluppo è da addebitare all'arretratezza delle pratiche tecniche e agricole;

le previsioni delle Nazioni Unite stimano che entro la fine del secolo ci saranno altri 3 miliardi di persone da "sfamare";

nei Paesi occidentali quasi un terzo delle colture non viene raccolto per l'incapacità di soddisfare gli standard rigorosi dei venditori "sul loro aspetto fisico";

nei Paesi dell'Unione europea e negli Stati Uniti, il fenomeno degli alimenti sprecati rappresenta la metà degli stock di produzione;

il fenomeno dello spreco degli alimenti è molto impattante sull'ambiente: si pensi, ad esempio, che circa 550 miliardi di metri cubi d'acqua vengono usati in colture che non raggiungono mai il consumatore;

a tale fenomeno si aggiunge anche il "costume alimentare" dei Paesi occidentali, i quali hanno una dieta basata sul consumo eccessivo di carne. Infatti, per produrre un chilogrammo di carne, ci vuole una quantità di acqua che è 25/50 volte superiore a quella necessaria per produrre un chilogrammo di verdure e ortaggi;

sempre secondo il rapporto, la domanda di acqua per la produzione alimentare potrebbe diventare insostenibile già a metà del secolo,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda porre in essere, in campo internazionale, affinché il tema della scarsità delle risorse naturali e, di conseguenza, della quantità dei prodotti alimentari che da esse derivano, sia non solo un mero esercizio di percezione, ma un vero punto nodale da affrontare;

a quanto ammontino, rispetto alle quantità prodotte, gli stock alimentari che in Italia finiscono direttamente in discarica;

se non si ritenga opportuno promuovere, efficacemente, campagne di educazione alimentare sin dalla scuola dell'obbligo;

se non sia opportuno introdurre nei cicli scolastici la materia di educazione alimentare ed educazione alla scarsità delle risorse naturali.