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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00137


Atto n. 4-00137

Pubblicato il 6 maggio 2013, nella seduta n. 18

STEFANO - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

la legge n. 148 del 2011, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 138 del 2011, recante "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo", all'art. 1, commi da 2 a 5, prevede la delega al Governo per l'adozione di uno o più decreti legislativi finalizzati alla riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari con obiettivi di risparmi di spesa e di incremento di efficienza e con l'osservanza - tra gli altri - dei seguenti principi e criteri direttivi: "a) ridurre gli uffici giudiziari di primo grado, ferma la necessità di garantire la permanenza del tribunale ordinario nei circondari di comuni capoluogo di provincia alla data del 30 giugno 2011" e "d) procedere alla soppressione ovvero alla riduzione delle sezioni distaccate di tribunale, anche mediante accorpamento ai tribunali limitrofi";

il decreto legislativo n. 155 del 2012, in attuazione del citato art. 1, comma 2, della legge n. 148 del 2011, ha stabilito che "sono soppressi i tribunali ordinari, le sezioni distaccate e le procure della Repubblica di cui alla tabella A allegata al presente decreto". In sostanza, il provvedimento ha decretato la cancellazione (oltre che di 667 uffici dei giudici di pace) di 31 tribunali (non coincidenti con capoluoghi di provincia) e di 220 sezioni distaccate;

nella citata tabella A è ricompresa anche la sezione di tribunale che ha sede in Tricase, per la quale è stato previsto l'accorpamento al tribunale di Lecce;

il citato decreto legislativo ha previsto in via esplicita che le sezioni distaccate di tribunale destinate alla soppressione continueranno ad operare sino al 13 settembre 2013. Ha previsto altresì (art. 8) la possibilità di mantenere a disposizione del Ministero della giustizia per ulteriori cinque anni le strutture di proprietà comunale adibite a servizio degli uffici giudiziari soppressi, che siano state interessate da interventi edilizi finanziati ai sensi dell'art. 19 della legge n. 119 del 1981;

premesso altresì che, a quanto risulta all'interrogante:

il Comune di Tricase, con delibera del Consiglio comunale n. 28 del 25 ottobre 2012, ha manifestato piena e totale disponibilità a mantenere a disposizione dell'Amministrazione della giustizia le strutture del tribunale di Tricase, accollandosi i relativi costi di gestione;

in data 21 febbraio 2013 il Presidente del tribunale di Lecce ha adottato un provvedimento, prot. n. 307, in cui si asserirebbe che, ai sensi dell'art. 9 del decreto legislativo n. 155 del 2012, le udienze fissate dinanzi ad una delle sezioni distaccate tra il 13 settembre 2012 (data di entrata in vigore del decreto legislativo) e la data di efficacia di cui all'art. 11, comma 2 (12 mesi dall'entrata in vigore del medesimo decreto legislativo) sarebbero state tenute presso le sezioni distaccate, mentre le udienze fissate per una data successiva sarebbero state tenute presso la sede centrale dell'ufficio;

tale disposizione comporterebbe che, per i processi già incardinati o fissati presso la sezione distaccata per una data anteriore al 13 settembre 2013, le relative udienze, fino a tale data, dovranno essere tenute presso la sezione distaccata, mentre quelle successive (dal 13 settembre 2013 in poi) dovranno essere tenute presso la sede centrale; comporterebbe altresì che i processi, che devono essere fissati presso la sezione distaccata per una prima udienza futura anteriore al 13 settembre 2013, siano trattati presso la sede centrale: ciò presuppone il coinvolgimento dell'ufficio di Procura e del giudice dell'udienza preliminare; alla fissazione delle modalità applicative di tale direttiva, anche per ciò che riguarda i rapporti con l'ufficio della Procura e del giudice dell'udienza preliminare, dovrebbero provvedere i presidenti delle due sezioni penali;

il giorno successivo (22 febbraio 2013), il Presidente del tribunale di Lecce ha adottato un altro provvedimento, prot. n. 320/13, in cui si asserirebbe che, al fine di dare graduale attuazione alle disposizioni di cui al decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, riguardante la soppressione delle sezioni distaccate, la presidenza avrebbe ritenuto di operare, per il momento, il trasferimento, presso la sede centrale dell'ufficio, della trattazione dei procedimenti del settore civile della sezione di Campi Salentina ai sensi dell'art. 48-quinquies, comma secondo, dell'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto n. 12 del 1941. Per quanto concerne la sezione distaccata di Tricase - settore penale - il trasferimento della trattazione dei relativi affari presso la sede centrale di Lecce, che pure si sarebbe ritenuto di operare, sarebbe stato conseguenza, oltre che del disegno di dare graduale attuazione alla normativa in materia di soppressione delle sezioni distaccate, anche della valutazione conseguente all'assenza dall'ufficio - prevista per un lungo periodo di tempo - del giudice togato, dottoressa Pia Verderosa. Con il provvedimento con il quale sarebbero state stabilite le modalità del trasferimento presso la sede centrale degli affari come sopra indicati sarebbero state dettate, altresì, disposizioni riguardanti i procedimenti futuri. Ciò sarebbe stato comunicato per gli effetti di cui al comma 2 dell'art. 48-quinquies del citato ordinamento giudiziario;

gli atti richiamati sarebbero stati gravati di impugnativa innanzi al TAR di Lecce da un folto gruppo di avvocati operanti sul territorio e dallo stesso Ente comunale di Tricase, siccome ritenuti pregiudizievoli dei rispettivi interessi diretti ed indiretti;

la stessa Amministrazione comunale di Tricase avrebbe lamentato detta lesione, avendo adottato: lo specifico atto consiliare n. 28 del 25 ottobre 2012, dinanzi richiamato, con il quale ha deliberato piena e totale disponibilità a mantenere a disposizione dell'Amministrazione della giustizia le strutture del tribunale di Tricase, accollandosi i relativi costi di gestione; lo specifico atto giuntale n. 85 del 5 aprile 2013, con il quale - vista la nota del 4 aprile 2013, pervenuta dalla Presidenza del tribunale di Lecce, con la quale, paventando la sussistenza di oggettive ragioni organizzative e funzionali tali da rendere impossibile tale accorpamento, nella possibilità che il Ministero della giustizia possa disporre in via eccezionale, ai sensi dell'art. 8 del decreto-legislativo n. 155 del 2012, che gli attuali immobili di proprietà comunale continuino ad essere adibiti a servizio delle sezioni distaccate soppresse anche dopo il 13 settembre 2013, invita il Comune a comunicare la sua posizione rispetto all'impegno di assumere le relative spese di gestione e manutenzione - ha deliberato con voti favorevoli ed unanimi di comunicare al tribunale di Lecce la piena e totale disponibilità del Comune a mantenere a disposizione dell'Amministrazione della giustizia l'immobile sede della sezione distaccata del tribunale e, altresì, comunicare la piena e totale disponibilità dello stesso Comune ad accollarsi i relativi costi di gestione e manutenzione. Ciò a tutela, per legge - art. 13 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 -, degli interessi della propria cittadinanza e del proprio territorio;

considerato che:

la programmata riforma della "geografia giudiziaria", che entrerà in vigore il 13 settembre 2013 (fatti salvi i provvedimenti anticipatori di cui innanzi), sta provocando un terremoto sul sistema giustizia e su tutti gli operatori del diritto (dai dipendenti degli uffici, passando per gli avvocati, fino a giungere agli stessi magistrati);

i numeri più eclatanti riguardano, oltre alle giornate di sciopero già proclamate dall'OUA (Organismo unitario Avvocatura), le quattordici (destinate ad aumentare notevolmente) ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale delle questioni di legittimità costituzionale delle disposizioni innanzi richiamate. La discussione delle prime due questioni è stata anticipata in questi giorni dalla Consulta al 2 luglio 2013;

da ogni parte si è evidenziato come la disciplina della "geografia giudiziaria" non possa rientrare in una manovra che si prefigge la stabilizzazione finanziaria ed il contenimento della spesa pubblica, che, peraltro, pare non ottenere alcun risparmio dalla soppressione di sedi giudiziarie (soprattutto se indiscriminata) e, al contrario, sembra generare nuovi costi per traslochi, indennità per il trasferimento dei magistrati, nuova edilizia giudiziaria, nonché incrementare disagi e costi per i cittadini;

per restare al caso di Lecce, è stato previsto che l'avveramento del nuovo assetto giudiziario comporterà un aumento dell'800 per cento per i soli costi relativi alle notifiche ed ai pignoramenti calcolati in base alla distanza chilometrica (fonte: "Italia Oggi", 15 aprile 2013);

a conferma dell'oggettiva impossibilità, per il tribunale di Lecce, di farsi carico, in una situazione già di collasso ed inadeguatezza degli spazi in godimento, dell'accorpamento di altre sezioni distaccate, depone il grido d'allarme lanciato dallo stesso Presidente del tribunale, il quale non ha esitato a certificare detto stato di emergenza e ad attivare la procedura di deroga ex art. 8 del decreto legislativo n. 155 del 2012;

tale situazione preoccupa anche le istituzioni sovranazionali, posto che lo stesso Vice Presidente vicario del Parlamento europeo, Gianni Pittella, ha denunciato in una nota come con l'accorpamento delle sedi distaccate i Tribunali siano costretti a rinviare a lungo le cause pendenti peggiorando la posizione dell'Italia, già "in cima alla lista nera della giustizia negata in Europa" (Asca del 9 gennaio 2013);

considerato inoltre che:

il Ministero della giustizia ha, nei giorni scorsi, emanato delle stringenti linee guida sulla dismissione degli immobili con il fine dichiarato di procedere "nel più breve tempo possibile alla totale dismissione delle strutture ove sono attualmente allocati tutti gli uffici soppressi";

la soppressione delle sedi giudiziarie periferiche (rispetto ai capoluoghi di provincia) si tradurrà, a parere dell'interrogante, in un notevole depauperamento di quella che si potrebbe chiamare "infrastrutturazione civile" della comunità regionale, determinando la congestione e la paralisi delle strutture del centro maggiore e la desertificazione delle cittadine intermedie, con un processo che va esattamente nella direzione contraria a quella desiderabile e promessa dall'art. 5 della Costituzione (si ricordi il ricorso per questione di legittimità costituzionale promosso dalla Regione Friuli Venezia Giulia e pubblicato nella Gazzetta Ufficialen. 3 del 16 gennaio 2013);

è evidente come la concentrazione nel solo capoluogo di provincia porti inevitabilmente alla produzione di fenomeni di grave disagio per i cittadini, con conseguente rischio anche eteroindotto di "denegata giustizia", considerato che, secondo la giurisprudenza costituzionale, l'oggettiva difficoltà di esercizio del diritto equivale a negazione del medesimo;

a tale proposito basti pensare - sempre in termini di ricadute negative in relazione ai costi - a quanto sarà costretto a sborsare lo Stato per i risarcimenti - già consistenti - a causa dell'irragionevole durata dei processi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, al fine di scongiurare i paventati e a parere dell'interrogante quantomai verosimili rischi di paralisi del sistema giustizia, intenda sospendere le già emanate Linee guida ed avviare una pausa di riflessione, che ripari alla cancellazione di oltre mille sedi giudiziarie, prevista a giudizio dell'interrogante in modo estemporaneo e poco meditato, anche attraverso la proroga del termine di operatività delle sede sopprimende;

se non intenda, nel frattempo, istituire un tavolo di concertazione, rappresentativo di tutte le categorie coinvolte (Ministero, magistrati, avvocati, personale dell'Amministrazione della giustizia, Associazione nazionale comuni italiani, Unione delle province d'Italia, Regioni), che, attesa la delicatezza della materia in questione, riesca, in tempi rapidi, ad individuare ed eliminare le reali sacche di inefficienza e sprechi sulla base di criteri oggettivi predeterminati, peraltro già individuati dall'ordinamento giudiziario di cui al regio decreto n. 12 del 1941, così evitando cancellazioni che all'interrogante appaiono insensate e generalizzate.