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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00128


Atto n. 4-00128

Pubblicato il 30 aprile 2013, nella seduta n. 17

NENCINI , STEFANO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

in agro di Galatone (Lecce), precisamente in prossimità della zona industriale di Galatone/Nardò, su un terreno agricolo ubicato in località "Le Rose", esteso per circa 18.000 metri quadri, sono in corso i lavori di realizzazione di una centrale a biogas;

il nuovo impianto avrebbe una potenza elettrica nominale di 854 kW e potenza termica di 2.094 kW. Dovrebbe creare energia elettrica sfruttando il metano che si sprigiona dalla decomposizione di particolari vegetali (mais, loietto, triticale), che verrebbero appositamente coltivati su terreni dell'estensione di 260 ettari (che si trovano tra Nardò, Galatone e Galatina). Questi vegetali, poi, verrebbero fatti confluire nell'impianto di Galatone e fatti decomporre apposta, aiutandosi con letame o liquame bovino-suino, come si legge nella relazione tecnica dell'impianto fatta pervenire al protocollo del Comune di Galatone;

in sede di autorizzazione edilizia sarebbero state completamente trascurate le preoccupanti problematiche inerenti a queste tipologie di impianto e soprattutto le normative urbanistico-edilizie nazionali e regionali vigenti;

coltivare 260 ettari a colture tipo mais, loietto e triticale, in un clima caratterizzato da forte siccità, comporta un enorme consumo di acqua. Per irrigare un solo ettaro di mais servono oltre 3 quintali di acqua al minuto (con il sistema a gocciolatoio che è il più dispendioso in termini economici da realizzare, ma il meno dispendioso dal punto di visto del consumo idrico). Viceversa, in caso di un'irrigazione con il sistema a pioggia (meno costoso da realizzare), i consumi di acqua dalla falda potrebbero addirittura raddoppiarsi;

allo stato attuale non c'è alcuna certezza sull'uso indiscriminato di concimi chimici e pesticidi (visto che il prodotto non è destinato all'alimentazione umana), al fine di aumentare eventualmente la resa di produzione per ettaro delle biomasse. Ciò comporterebbe uno sconvolgimento delle caratteristiche dei terreni interessati alle colture per la centrale, con rischio di inquinamento delle falde acquifere sottostanti;

nella relazione tecnica non sarebbero specificati la percentuale di fertilizzante naturale, né i soggetti competenti a verificare che siano rispettate tutte le garanzie igienico-sanitarie e che non vengano utilizzati altri tipi liquami;

appaiono sostanzialmente disattesi, a parere dell'interrogante, alcuni principi che ispirano la normativa e l'intero decreto legislativo n. 152 del 2006 in materia ambientale, che tutela l'ambiente salubre come fondamentale diritto dell'individuo, prevalente anche rispetto alle esigenze della produzione e del profitto: "La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante un'adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte dei danni causati all'ambiente" (art. 3-ter). La disposizione fa, inoltre, riferimento più volte all'impiego delle "migliori tecniche disponibili" come presupposto per qualsivoglia procedura amministrativa (art. 271, commi 2, 3, 4);

in ambito più generale, a giudizio dell'interrogante verrebbe trascurato il disposto dell'art. 674 del codice penale, che punisce chiunque "provochi emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti";

sotto questo aspetto l'impianto presenta aspetti molto critici, considerando che la biomassa in arrivo (15.000 metri cubi) dovrebbe essere depositata per 30-40 giorni nelle trincee, semplicemente coperta con teli in pvc non stagni, prima del convogliamento nei fermentatori e che il digestato (4.200 metri cubi), costituito dagli scarti che derivano dall'intero ciclo produttivo utilizzati in agricoltura come concimi, dovrebbe sostare per almeno 6 mesi in una vasca scoperta, prima dell'utilizzo in agricoltura. Dalla relazione si evince che sia necessario un tempo così lungo di stazionamento perché la biomassa continuerebbe ad emettere odori molesti per un periodo piuttosto lungo dopo il processo di fermentazione;

un ulteriore grave problema dovuto alle centrali alimentate a biogas è rappresentato dal fatto che i digestori non riescono a neutralizzare completamente i batteri presenti, soprattutto quelli termoresistenti. Motivo di preoccupazione non marginale, anche perché, attraverso numerosi studi ed esperimenti, alcuni ricercatori del Centro ricerche produzioni animali stanno valutando tutte le conseguenze a livello di proliferazione collaterale di batteri da parte di simili centrali. In Germania addirittura alcuni ricercatori hanno associato l'epidemia di Escherichia coli dell'estate 2011, che ha causato 18 morti e le migliaia di casi di botulismo osservato negli animali tra l'estate 2011 e l'inizio del 2012, con l'uso del digestato delle centrali a biogas come fertilizzante per le colture destinate all'alimentazione umana e animale;

sarebbe scorretto, sotto l'aspetto scientifico prima che ambientale, ignorare o sottovalutare l'impatto delle emissioni che fuoriescono da queste tipologie di impianto. Pur trattandosi di biogas, si deve mettere in conto un sensibile peggioramento della qualità dell'aria dovuto a: formaldeide; idrocarburi e metano; diossine in tracce; polveri pm10. Questo dato va valutato non solo in assoluto ma soprattutto rispetto alla grave situazione epidemiologica del Salento, con riferimento in particolare alle patologie polmonari. A ciò si aggiunga che in caso di pluralità di iniziative simili vi è un effetto cumulativo che aumenta in senso esponenziale il rischio per la salute pubblica;

inoltre, la Provincia di Lecce ha approvato con deliberazione del consiglio n. 36 del 23 aprile 2004 il "Programma di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico" (PEP), in attuazione del decreto legislativo n. 112 del 1998. In tale documento si valuta che "allo stato attuale, in assenza di strumenti di pianificazione e persistendo un esubero di produzione (…) appare ingiustificato ogni ulteriore insediamento di centrali elettriche sul territorio provinciale e regionale. Possono richiedere una deroga a tale indirizzo gli impianti che fanno ricorso a fonti rinnovabili, per il notevole valore aggiunto, in termini socio-economici ed ambientali, che si associa a tali produzioni; ciò però a patto che tali fonti vadano a sostituire equivalenti fonti fossili, e non ad aggiungersi ad esse, perpetuando una scriteriata politica di esuberanza dell'offerta";

nella zona interessata vi sono anche insediamenti residenziali a distanza inferiore di un chilometro;

nel progetto non sembra sufficientemente illustrato come avvenga il trattamento dei reflui dell'impianto;

al fine di impedire la costruzione del nuovo impianto, si è costituto un comitato spontaneo di cittadini (comitato cittadini-associazioni ambientaliste-industriali di Galatone-Nardò - via Garibaldi, 44 - 73044 Galatone), che ha raccolto 523 sottoscrizioni ed ha già avanzato istanza urgente al sindaco per la sospensione dei lavori, che però è stata completamente disattesa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, sia a conoscenza dei fatti e se siano previsti particolari interventi da parte dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale e della Asl per controllare, dati i gravi profili igienico-sanitari ed ambientali, che siano rispettate tutte le normative vigenti;

se siano stati fatti studi preventivi al fine di valutare la disponibilità di acqua dalla falda per il futuro del territorio interessato, soggetto a siccità;

se siano state predisposte analisi chimico-fisiche del terreno ospitante la centrale e dell'acqua in falda prima che l'impianto entri in funzione, in modo da confrontare periodicamente le eventuali alterazioni dei valori chimico-fisici durante il ciclo di vita della centrale;

se esista un soggetto preposto al controllo del liquame utilizzato e del trattamento dello stesso nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie;

se si conoscano tutte le conseguenze delle dispersioni dei fumi in ogni situazione meteorologica e l'impatto delle emissioni nel contesto di un generale peggioramento della qualità dell'aria nella provincia di Lecce;

se siano noti il tipo e il recapito finale di tutti gli scarichi e i residui dei processi produttivi.