ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00010


Atto n. 1-00010

Pubblicato il 2 aprile 2013, nella seduta n. 7

FERRARA Elena , ZANONI , MANASSERO , BORIOLI , ESPOSITO Stefano , FAVERO , FORNARO , DIRINDIN , FISSORE , MARINO Mauro Maria , LEPRI , ALBANO , AMATI , BIANCO , BUBBICO , CARDINALI , CHITI , CORSINI , CUOMO , FEDELI , FINOCCHIARO , GATTI , GINETTI , GUERRIERI PALEOTTI , IDEM , LO MORO , MATTESINI , MATURANI , SPOSETTI , PIGNEDOLI , PINOTTI , PUPPATO , TOMASELLI , VATTUONE

Il Senato,

premesso che:

il patto di stabilità interno è stato introdotto dalla legge 23 dicembre 1998, n. 448, al fine di coinvolgere gli enti territoriali nel processo di risanamento della finanza pubblica nel contesto dei vincoli europei del patto di stabilità e crescita;

l'obbligo delle Regioni e degli enti locali a partecipare alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica ha assunto, di recente, valenza costituzionale con la nuova formulazione dell'articolo 119 della Costituzione, operata dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1, volta ad introdurre il principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale, il quale articolo, oltre a specificare che l'autonomia finanziaria degli enti territoriali (Comuni, Province, città metropolitane e Regioni) è assicurata nel rispetto dell'equilibrio dei relativi bilanci, prevede al contempo che tali enti siano tenuti a concorrere ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea;

nonostante le successive riscritture della disciplina applicativa, l'impostazione del patto di stabilità interno ha fatto progressivamente emergere con evidenza gravi inefficienze nel funzionamento delle regole di contenimento finanziario in termini di riduzione degli investimenti locali e di acclarata insostenibilità degli obiettivi che si sommano alla drastica riduzione delle risorse trasferite ai Comuni;

a peggiorare la situazione, è intervenuta, a partire dal 2013, l'inclusione nel patto di stabilità dei Comuni con popolazione compresa tra i 1.000 e i 5.000 abitanti;

si registra una corale e unanime dichiarazione di impossibilità da parte dei rappresentanti dei Comuni rientranti nella fascia fra 1.000 e 5.000 abitanti a rispettare le nuove regole in considerazione della diversa gestione contabile;

a fronte dell'introduzione del patto di stabilità tali Comuni si troveranno ad applicare ulteriori tassazioni, tagli a servizi sociali e/o aumenti dei costi dei servizi sociali erogati, oltre alla riduzione della capacità di investimento già rilevata dai Comuni più grandi soggetti al patto;

i Comuni sino a 5.000 abitanti sono impegnati in un processo storico di trasformazione istituzionale che prevede la gestione obbligatoria associata di tutte le funzioni fondamentali e pertanto, in prospettiva, sono impegnati a realizzare forme associative stabili quali l'unione di Comuni: appare, quindi, ancor più irragionevole sottoporre i singoli Comuni a nuove regole che peraltro sono apertamente, e con determinazione, messe in discussione per i Comuni sopra i 5.000 abitanti;

le assegnazioni statali destinate ai Comuni sono diminuite negli ultimi 3 anni di 6.450.000.000 euro, mentre il contributo finanziario richiesto si è progressivamente accresciuto nonostante il comparto sia in avanzo e presenti risultati positivi. Ciò determina una situazione finanziaria di assoluta insostenibilità;

il sistema dei Comuni è indubbiamente il livello istituzionale più esposto sia sul versante dell'impoverimento dei nuclei familiari e delle relative richieste di sostegno ed intervento sociale, sia sul versante del sistema produttivo, ed in particolare in relazione alla drastica riduzione degli investimenti pubblici e della difficoltà di effettuare i pagamenti conseguenti ad obbligazioni contrattuali assunte;

è indispensabile adottare con effetto immediato (prima che siano approvati i bilanci) provvedimenti che concretamente possano consentire il mantenimento di servizi indispensabili alle comunità;

tali misure sono divenute ormai improcrastinabili, poiché il contesto economico, produttivo, occupazionale e sociale del nostro Paese presenta indici di costante e allarmante peggioramento che evidenziano uno stato di recessione che colpisce gravemente famiglie e sistema produttivo,

impegna il Governo ad adottare, con la massima sollecitudine, apposite misure volte ad escludere l'applicazione delle regole del patto di stabilità interno per i Comuni ricompresi nella fascia demografica fra i 1.000 e i 5.000 abitanti.