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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00486


Atto n. 2-00486 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 25 ottobre 2017, nella seduta n. 905

CATTANEO , MANCONI , FERRARA Elena , SANGALLI , COMPAGNA , ROMANI Maurizio , DAVICO , AIELLO , ALBANO , AMATI , AMIDEI , ANGIONI , ANITORI , ARRIGONI , AURICCHIO , BARANI , BATTISTA , BELLOT , BENCINI , BIANCO , BIANCONI , BIGNAMI , BILARDI , BISINELLA , BLUNDO , BOCCHINO , BORIOLI , BROGLIA , BRUNI , BUEMI , CALEO , CAMPANELLA , CANTINI , CAPACCHIONE , CARDINALI , CARRARO , CASSINELLI , CHITI , CIRINNA' , COCIANCICH , COMAROLI , CONSIGLIO , CONTE , CORSINI , D'ADDA , DALLA TOR , DALLA ZUANNA , D'AMBROSIO LETTIERI , DE BIASI , DE PIETRO , DE PIN , DI GIACOMO , DI GIORGI , DI MAGGIO , DIRINDIN , ESPOSITO Lucia , FASIOLO , FATTORINI , FAVERO , FILIPPIN , FLORIS , FORMIGONI , FORNARO , FRAVEZZI , GAMBARO , GIACOBBE , GIANNINI , GINETTI , GIOVANARDI , GUERRA , GUERRIERI PALEOTTI , ICHINO , LIUZZI , LO GIUDICE , LONGO Fausto Guilherme , LUCHERINI , MALAN , MANASSERO , MANDELLI , MARIN , MARINO Mauro Maria , MARTINI , MASTRANGELI , MATTEOLI , MATTESINI , MATURANI , MAURO Mario , MAZZONI , MICHELONI , MILO , MORGONI , MOSCARDELLI , MUCCHETTI , ORELLANA , ORRU' , PADUA , PAGANO , PAGLIARI , PAGNONCELLI , PALERMO , PERRONE , PICCOLI , PIGNEDOLI , PUGLISI , PUPPATO , RANUCCI , RAZZI , RICCHIUTI , RIZZOTTI , ROSSI Gianluca , ROSSI Mariarosaria , RUSSO , SCALIA , SERAFINI , SILVESTRO , SPILABOTTE , STEFANI , STEFANO , SUSTA , TOMASELLI , TORRISI , VACCARI , VACCIANO , VALDINOSI , VALENTINI , VERDUCCI , VOLPI , ZANONI , ZIZZA , GOTOR , IDEM , LO MORO , MIGLIAVACCA - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -

Premesso che:

in data 23 ottobre 2017 è giunta conferma della notizia della condanna a morte del dottor Ahmadreza Djalali, medico ricercatore iraniano di 45 anni, pronunciata dal giudice del Tribunale rivoluzionario iraniano, Abolghasem Salavati;

il dottor Ahmadreza Djalali ha meno di 20 giorni per proporre ricorso avverso la sentenza;

la motivazione della condanna alla pena capitale risiederebbe nella "collaborazione del medico ricercatore con lo stato di Israele". Tuttavia, è la stessa attività di ricerca scientifica portata avanti dal dottor Djalali, incentrata soprattutto sul ruolo dell'ospedale nelle catastrofi e sulla sicurezza degli ospedali quando esposti a rischi diversi, nonché nella formazione dei professionisti che operano nella risposta ai disastri, a richiedere il confronto tra diverse realtà internazionali nella pianificazione ospedaliera, perché si possa arrivare ad una sintesi per la loro migliore risposta, in caso di esposizione a una condizione di disastro;

è lo stesso Djalali a dichiarare che, come riportato dall'articolo di "Nature" intitolato "Iranian scholar sentenced to death" pubblicato il 23 ottobre 2017, a firma del dottor Michele Catanzaro, pur essendo stato più volte avvicinato dai servizi segreti e militari iraniani, egli non solo non ha mai coltivato gli interessi di Israele o di qualsiasi altro Stato, ma ha sempre rifiutato ogni tipo di coinvolgimento in attività che non fossero squisitamente accademiche;

la condanna giunge nell'ambito di una lunga detenzione iniziata il 24 aprile 2016, svoltasi nel carcere di alta sicurezza Evin di Teheran, nel corso della quale il dottor Djalali ha condotto scioperi della fame e della sete per ribadire la propria innocenza e affinché gli fosse garantito un giusto processo;

l'accademico Ahmadreza Djalali è stato docente e ricercatore in Medicina dei disastri presso l'università del Piemonte orientale, presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, nonché presso la Vrije Universiteit di Brussel. La sua attività di ricerca gode di molti meriti e riconoscimenti nella comunità scientifica internazionale, motivo per cui era spesso chiamato a tenere dei seminari in vari Paesi. Qualunque sia il suo passaporto, Djalali è oggi un ricercatore sequestrato al suo lavoro e alla sua vita, in attesa di essere giustiziato;

a partire dall'Italia e dalla Svezia è necessario che i Paesi che traggono continui benefici dalla libera comunità della ricerca diano dei segnali chiari e intransigenti a quelli dove le libertà fondamentali latitano o vengono ogni giorno disattese;

la condanna a morte di un ricercatore, di chi non coltiva altro che la conoscenza, deve essere vissuta dalla comunità internazionale come un attacco portato al cuore del nostro modello di convivenza;

un ricercatore recluso e in predicato d'esecuzione è un fatto inaudito, che deve essere vissuto dalla comunità degli Stati al pari di un'aggressione al corpo diplomatico o ad un soldato in servizio di peacekeeping,

si chiede di conoscere quali iniziative il Governo italiano abbia adottato nei mesi scorsi, come dichiarato dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano il 23 ottobre 2017, e quali ulteriori passi intenda tempestivamente adottare alla luce dell'aggravarsi della situazione, sia attraverso la propria sede diplomatica, sia coinvolgendo le istituzioni europee ed in particolare l'alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, per scongiurare l'esecuzione della sentenza di messa a morte e restituire alla libertà il dottor Ahmadreza Djalali.