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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00835


Atto n. 1-00835

Pubblicato il 27 settembre 2017, nella seduta n. 885

MANDELLI , RIZZOTTI , SCOMA , ROSSI Mariarosaria , FLORIS , SERAFINI , PICCINELLI , SCILIPOTI ISGRO' , VILLARI , BARANI , AZZOLLINI , BOCCARDI , D'AMBROSIO LETTIERI , FUCKSIA , BOCCA , RAZZI , CALIENDO , FASANO

Il Senato,

premesso che:

da 17 anni, ogni 29 settembre, si celebra la "Giornata mondiale del cuore" per la prevenzione e la consapevolezza in ambito cardio-cerebro-vascolare. L'iniziativa è promossa e organizzata dalla World heart federation con sede a Ginevra e in Italia, gli eventi e le attività della Giornata mondiale per il cuore sono coordinati dall'Associazione fondazione italiana per il cuore, unico membro per l'Italia della World heart federation, in collaborazione con Conacuore (Coordinamento nazionale associazioni del cuore) e la Federazione italiana di cardiologia;

a questo proposito, l'ipercolesterolemia è un serio fattore di rischio cardiovascolare (CV) e vi è l'urgenza di costruire un nuovo modello di presa in carico del paziente ad alto rischio, attraverso una più diffusa consapevolezza da parte del sistema sanitario che necessita di nuove modalità per la refertazione dei parametri lipidici da parte dei laboratori clinici ed un'integrazione dei servizi ospedalieri e territoriali;

come da dati ISTAT, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità nei Paesi occidentali. È stato calcolato che il numero di decessi annui attribuibile a cause cardiovascolari è significativamente maggiore di quelli associati a malattie oncologiche. In Italia le malattie cardiovascolari (ictus, ipertensione e malattie ischemiche cardiache e periferiche) sono al primo posto fra le cause di morte che, tradotto in numeri, corrisponde a oltre 220.000 morti nel 2012;

i fattori di rischio associabili alle malattie cardiovascolari sono molteplici; i più importanti sono correlati allo stile di vita e un recente studio italiano (studio CHECK) ha verificato che nella coorte in esame (tra 49 e 70 anni di età), il 15,1 per cento era a rischio cardiovascolare alto e il 19,9 per cento a rischio molto alto. Trasportando i dati sulla popolazione italiana, questo significa 4,68 milioni di soggetti a rischio elevato e 6,17 milioni a rischio molto elevato;

una mole imponente di studi epidemiologici condotti a partire dagli anni '80 dimostrano che la nostra salute si prepara ed è programmata nei nostri "primi mille giorni" di vita e che l'origine delle malattie non trasmissibili complesse, comprese il cancro, le malattie cardiovascolari, l'obesità, il diabete, le malattie degenerative del sistema nervoso e le patologie respiratorie croniche, va ricercata nelle influenze che l'ambiente esercita sul nostro genoma nelle primissime età della vita, dal concepimento al compimento dei primi 2 anni. Questa programmazione, una volta impostata nei "primi mille giorni" è destinata a funzionare per tutto il resto della nostra vita e rende necessario educare fin dalle prime età della vita, e soprattutto gli adolescenti, ad adottare uno stile di vita salutare, in modo che arrivino al concepimento e alla gravidanza in condizioni ottimali, inviando così all'embrione e al feto segnali ambientali corretti;

considerato che:

nel corso di due edizioni del "Progetto Cuore" (1998-2002 e 2008-2012) condotte dall'Istituto superiore di sanità attraverso l'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare / health examination survey (OEC/HES) riguardanti il rischio cardiovascolare globale (ovvero la possibilità di andare incontro a un evento cardiovascolare nei successivi 10 anni) è emerso che i valori medi di colesterolo nella popolazione sono aumentati passando dal 20,8 per cento al 34,3 per cento negli uomini e dal 24,6 per cento al 36,6 per cento nelle donne. Inoltre, il Progetto Cuore mette in evidenza che il controllo dell'ipercolesterolemia è migliorato nell'ultimo decennio, ma risulta tuttavia ancora insufficiente, e permane più adeguato negli uomini: tra questi, i soggetti adeguatamente trattati sono passati dal 13,5 per cento al 24 per cento del totale degli ipercolesterolemici, mentre tra le donne si è registrata una variazione dal 9,6 per cento al 17,2 per cento per la stessa categoria;

lo scopo di un approccio mirato all'ottimizzazione di diagnosi e terapie è certamente quello di ridurre morbilità e mortalità cardiovascolari indotte dall'ipercolesterolemia, ma anche la riduzione dei costi sanitari per il Servizio sanitario regionale e quindi per il Servizio sanitario nazionale;

un recente studio realizzato sul database italiano Core/CINECA (datawarehouse ARNO) ha stimato, in un ampio campione di popolazione generale (oltre 2,9 milioni di soggetti), i costi diretti sanitari correlati ad un evento cardiovascolare;

un caso di SCA (sindrome coronarica acuta), di CVD (ictus-TIA) o di rivascolarizzazione coronarica costa al SSN italiano rispettivamente 14.871 euro, 9.537 euro o 25.079 euro per un paziente senza particolari comorbilità; se tra le comorbilità è invece presente il diabete, il costo per evento aumenta del 14 per cento per la SCA, del 10 per cento per CVD e del 60 per cento in caso di rivascolarizzazione coronarica;

il rapporto SDO 2014 sui ricoveri ospedalieri, rilevati sul territorio italiano, ha mostrato che le ospedalizzazioni di qualsiasi tipo (acuti, DH e lungodegenza) per malattie cardiovascolari rappresentano il 12 per cento di tutti i ricoveri, il 13,3 per cento di tutte le giornate di degenza e il 17,3 per cento della remunerazione teorica, ovvero un costo per il SSN di circa 5 miliardi di euro all'anno;

sono circa 20 i miliardi di euro spesi ogni anno in Italia per queste patologie (tra costi diretti e indiretti) e dell'impatto socio-economico, con particolare riferimento al mondo del lavoro. In Italia tali costi diretti delle malattie cardiovascolari per il Servizio sanitario nazionale sono di circa 16 miliardi di euro all'anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti calcolati principalmente come perdita di produttività. I costi indiretti non comprendono solo la produttività, ma anche le spese sostenute dal sistema previdenziale che è responsabile di fornire prestazioni assistenziali e previdenziali a tutte le persone affette da patologie e che eroga pensioni di inabilità ed assegni di invalidità;

considerando le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) la spesa in Italia dal 2009 al 2015 risulta essere rispettivamente di 4,7 miliardi di euro (669 milioni di euro in media all'anno) corrispondente al 23 per cento, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e di 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro in media all'anno) pari al 19 per cento, su un totale di spesa per pensioni di invalidità (Mennini et al., CEIS Sanità - Centre for Health Economics and Management (CHEM) dell'Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con la banca dati INPS),

impegna il Governo:

1) a valutare la possibilità di pianificare un piano per la lotta alle dislipidemie, poiché le conseguenze cliniche del mancato o intempestivo riconoscimento della patologia cardiovascolare o di un trattamento terapeutico intempestivo o inefficace rappresentano un pericolo di vita per il paziente e un costo molto significativo a livello nazionale;

2) a prevedere l'inserimento automatico del valore del colesterolo LDL nel referto di laboratorio ogni volta che vengano richiesti e refertati i valori di colesterolo totale, HDL e trigliceridi;

3) a valutare l'adozione nei laboratori d'analisi di modalità di refertazione (come da documento di consenso SIBIOC) tali da richiamare l'attenzione dei clinici ("alert") sui valori elevati di colesterolo che necessitano di ulteriori approfondimenti clinico-diagnostici (colesterolo totale maggiore di 310 milligrammi per decilitro; colesterolo LDL maggiore di 190 milligrammi per decilitro);

4) ad implementare gli screening appropriati, anche attraverso la sensibilizzazione di tutti i medici, per una prioritaria identificazione dei pazienti con ipercolesterolemia familiare tra i consanguinei di primo grado di pazienti che hanno avuto eventi cardiovascolari precoci e nei soggetti con valori elevati di colesterolo totale (colesterolo totale maggiore di 310 milligrammi per decilitro; colesterolo LDL maggiore di 190 milligrammi per decilitro);

5) a valutare la promozione di attività di informazione, educazione ed empowerment del cittadino;

6) a considerare un piano di promozione di attività di informazione ed educazione sul medico, in particolare il medico di medicina generale, per l'adozione di strumenti o raccomandazioni per il controllo e il conseguente miglioramento dell'aderenza alla terapia (compliance) da parte del paziente e conseguente empowerment del paziente stesso;

7) a promuovere programmi di screening e prevenzione, attraverso i servizi di analisi di prima istanza erogati dalla rete delle farmacie di comunità, per una tempestiva identificazione dei soggetti affetti da ipercolesterolemia ed un assiduo controllo degli stessi.