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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00809


Atto n. 1-00809

Pubblicato il 11 luglio 2017, nella seduta n. 855

URAS , FLORIS , STEFANO , DE PETRIS , SIMEONI , ROMANI Maurizio , MUSSINI , MOLINARI , VACCIANO , BENCINI

Il Senato,

premesso che:

l'amianto è un minerale naturale costituito da fasci di fibre molto fini, tanto che in un centimetro lineare si possono allineare fianco a fianco 335.000 fibrille di amianto;

questo materiale ha una elevatissima resistenza termica, nonché eccezionali proprietà di resistenza al fuoco, di isolamento termico ed elettrico e facilità di lavorazione, di resistenza agli acidi ed alla trazione, inoltre è facilmente mescolabile ad altre sostanze come il cemento, ed è dotato di elevate capacità fonoassorbenti;

tali proprietà, legate ad un basso costo di produzione, hanno fatto dell'amianto un materiale estremamente versatile, utilizzato per la fabbricazione di oltre 3.000 prodotti. Ha trovato largo utilizzo nei campi dell'edilizia, dell'industria e dei trasporti, sotto forma di innumerevoli manufatti. La grande diffusione del minerale nelle sue diverse forme, la sua versatilità, unita ad alcune scoperte importanti, quale ad esempio quella del mischiare cemento e amianto, hanno portato ad una sua grande diffusione senza che chi lo estraesse, la producesse e lo commercializzasse si chiedesse se il suo impiego avrebbe potuto portare problemi di salute agli operatori impiegati dalla sua estrazione, alla sua produzione, alla sua messa in opera, fino alla sua riduzione a forma di rifiuto. Inoltre, anche quando a partire dal 1900 si cominciò a constatare la sua pericolosità, si continuò nella produzione anche quando, negli anni 1960-1980, le evidenze di malattia e morte per gli esposti furono importanti e precise;

è dimostrato che la pericolosità dell'amianto consiste nella capacità che il materiale ha di rilasciare fibre inalabili dall'uomo. I materiali più pericolosi sono quelli contenenti amianto friabile, il cemento-amianto (o eternit) che ha una pericolosità più bassa fino a che non libera fibre in seguito ad qualunque sollecitazione: meccanica, eolica, da stress termico, dilatamento di acqua piovana. Per questa ragione, il cosiddetto amianto friabile, che si può ridurre in polvere con la semplice azione manuale, è considerato più pericoloso dell'amianto compatto, che, per sua natura, ha minore tendenza a liberare fibre;

l'esposizione alle fibre di amianto è associata a malattie dell'apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). Esse si manifestano dopo molti anni dall'esposizione: da 10 - 15 per l'asbestosi ad anche 20 - 40 per il carcinoma polmonare ed il mesotelioma;

l'asbestosi è stata correlata per prima all'inalazione di fibre d'amianto, si manifesta per esposizioni medio-alte ed è, quindi, tipicamente una malattia professionale che, attualmente, è sempre più rara, ma che ha provocato il maggior numero di decessi, mentre il carcinoma polmonare, che è il tumore maligno più frequente, si verifica anche per esposizioni a basse dosi, anche se maggiore, è l'esposizione, più probabile è la sua manifestazione. Ed ancora più elevata è la sua incidenza, se associata al fumo di tabacco;

il mesotelioma della pleura è fortemente associato alla esposizione a fibre di amianto anche per basse dosi. Quindi, anche se le esposizioni negli ambienti di vita sono di norma inferiori a quelle professionali, ciò nonostante non sono da sottovalutarne gli effetti; infatti, nel corso degli anni, sono stati accertati casi riferibili sia ad esposizioni professionali limitate nell'entità e nella durata sia ad esposizioni al di fuori dell'ambito professionale (come, per esempio, per gli abitanti in zone prossime ad insediamenti produttivi, per i conviventi o per i frequentatori di lavoratori esposti);

è stato calcolato che l'amianto miete in Italia circa 4.000 vittime ogni anno;

considerato che:

nel nostro Paese, il maggior utilizzo è avvenuto negli anni che vanno dal 1960 al 1990 e già nel 1983, con la direttiva 83/477/CEE, si vietava anche in Italia l'applicazione dell'amianto spruzzato in edilizia. Solo con la legge n. 257 del 1992 e successive modificazioni, viene definitivamente vietata anche l'attività di estrazione, importazione ed esportazione, produzione e commercializzazione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto;

a venticinque anni dalla legge n. 257 del 1992 che lo metteva al bando, l'amianto è ancora molto diffuso, sotto diverse forme, su tutto il territorio nazionale. In particolare, secondo dati diffusi da Legambiente, gli edifici pubblici e privati contenenti amianto sarebbero più di 188.000, mentre i siti industriali dislocati su tutto il territorio nazionale e altre strutture contenenti la pericolosa fibra sarebbero 6.913;

la legge n. 257 del 1992 obbligava le Regioni ad adottare entro 180 giorni dalla sua approvazione il Piano regionale amianto, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati;

fra le regioni che hanno approvato il Piano regionale, la Sardegna si è posta l'anno 2023 come data entro cui completare le operazioni di bonifica. Nonostante la prossimità del termine suddetto, secondo i dati forniti dalla Regione Sarda, la presenza dell'amianto sul suolo isolano, pubblico e privato, è attualmente di circa 184.000 tonnellate. Secondo dati resi noti dalla Regione nel 2016, nell'isola sono stati censiti 2029 siti contenenti questa fibra, di cui 1.341 edifici pubblici o aperti al pubblico e 688 relativi a siti produttivi attivi o dismessi;

in particolare, ad oggi ben 395 scuole sarde contengono amianto. Di queste, 72 sono state bonificate, mentre 323 ancora aspettano interventi. I dati forniti dalla Regione Sarda indicano che almeno 850.000 sardi (quindi circa la metà della popolazione totale sarda) risiedono e/o lavorano in luoghi nei quali la presenza dell'amianto è certificata e pervicacemente protratta. È stato, altresì, calcolato che, ai ritmi con i quali si sta procedendo, complici i costi elevati di smaltimento, ci vorranno 330 anni per eliminare completamente l'amianto dall'isola;

gli stabilimenti industriali ex Enichem di Ottana (Nuoro), di Porto Torres, il sito del polo di Assemini e della Saras chimici hanno operato per diversi decenni utilizzando l'amianto e, secondo i dati ufficiali relativi alle bonifiche del sito, ammontano a circa 140 le tonnellate di amianto estratto nei diversi reparti del solo stabilimento di Ottana. Anche negli altri siti citati risulta che ci sia stata negli anni una forte presenza di amianto, con la conseguente esposizione degli operai che vi lavoravano. Ad oggi, sono numerosi i casi accertati di lavoratori dell'ex Enichem di Ottana e degli altri siti citati deceduti o affetti da patologie asbesto correlate;

attualmente, la quasi totalità degli ex lavoratori affetti da patologie asbesto correlate non possono accedere ai benefici previdenziali e alla tutela sanitaria; infatti, delle oltre 400 domande presentate in Sardegna all'Inail, soltanto 3 ad oggi sono state accolte; inoltre, le spese relative agli esami diagnostici e di laboratorio, nonché le visite e le terapie specialistiche necessarie per la cura delle patologie asbesto correlate sono a carico dei lavoratori;

considerato, inoltre, che:

a tutt'oggi, il sito di Ottana e i siti dell'ex Enichem di Porto Torres, del polo di Assemini e della Saras chimici non risultano inclusi tra i siti contaminati dall'amianto, censiti dal Ministero della salute e che, con sentenza del 31 maggio 2017, a favore del signor Salvatore Garau, la Corte dei conti ha dichiarato certa e provata l'esposizione qualificata ad amianto (oltre le 100 ff/l e ultra decennale) subita sia nelle installazioni e infrastrutture militari sia a bordo delle unità navali militari, confermando la tesi che "tutto il personale militare e civile imbarcato su navi o sommergibili militari è stato esposto a medesimo qualificato rischio amianto";

complessivamente, la legislazione vigente in materia di amianto è, ad oggi, complessa, a tratti inefficace ed inadeguata,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi perché lo stabilimento dell'ex Enichem di Ottana e i siti dell'ex Enichem di Porto Torres, del polo di Assemini e della Saras chimici vengano inclusi tra quelli già individuati dagli atti di indirizzo ministeriale;

2) ad adottare ogni atto necessario per includere i lavoratori di Ottana e degli altri siti esposti all'amianto già individuati nell'ambito del territorio regionale sardo o che risultino da successive azioni di verifica ambientale e/o sanitaria;

3) ad attivarsi, con la massima urgenza, per verificare l'attuale livello di contaminazione da amianto nei siti, predisponendo, ove necessario, gli opportuni interventi di bonifica;

4) a portare a compimento tutto quanto stabilito dal Piano nazionale amianto scaturito dalla conferenza nazionale di Venezia del 2012;

5) ad intervenire in campo previdenziale, per riconoscere indennizzi a coloro ai quali non sono stati riconosciuti i cosiddetti benefici previdenziali perché andati in pensione prima del 1992, oppure perché esposti per un periodo inferiore a 10 anni, sanando la situazione, con un apposito atto di indirizzo governativo ed inoltre perché venga eliminato il termine di decadenza per i congiunti degli ex esposti, in particolare le vedove, che si trovano in grave difficoltà economiche.