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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03664


Atto n. 3-03664 (in Commissione)

Pubblicato il 12 aprile 2017, nella seduta n. 807

MORONESE , TAVERNA , CAPPELLETTI , GIARRUSSO , PUGLIA , CASTALDI , LEZZI , SANTANGELO , MANGILI , DONNO - Ai Ministri della salute, dell'interno e per gli affari regionali. -

Premesso che la legge 14 agosto 1991, n. 281, recante "Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo", vieta la soppressione e l'utilizzo per la sperimentazione di cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture, di cui al comma 1 dell'articolo 4 (canili e gattili sanitari, rifugi pubblici e privati), senza operare alcun riferimento al crescente fenomeno del maltrattamento e della "deportazione" degli animali, nonché alla inidonea regolamentazione della procedura di affido dei servizi relativi alla cura e custodia dei medesimi e di una migliore gestione e garanzia di trasparenza dell'anagrafe canina;

considerato che:

l'accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003 in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy, all'art. 4, ha previsto che: "Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e il Ministero della salute si impegnano, ciascuno per quanto di competenza, ad introdurre misure dirette a ridurre il fenomeno del randagismo mediante: a) l'introduzione del microchips, come unico sistema ufficiale di identificazione dei cani, a decorrere dal 1° gennaio 2005; b) la creazione di una banca dati informatizzata, su base regionale o provinciale, che garantisca la connessione con quella di cui alla lettera c) del presente articolo; c) l'attivazione di una banca dati nazionale istituita presso il Ministero della salute, intesa come indice dei microchips, inviati dalle singole anagrafi territoriali";

le Regioni sono tenute all'istituzione dell'anagrafe canina presso i comuni o le unità sanitarie locali, nonché a stabilire le modalità per l'iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore;

l'ordinanza 6 agosto 2008 del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, concernente misure per l'identificazione e la registrazione della popolazione canina, all'art. 3, ha previsto che "Con provvedimento da sancire in sede di Conferenza Stato-regioni, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente ordinanza, definisce le modalità tecniche ed operative per assicurare l'interoperatività della banca dati canina nazionale con le anagrafi canine regionali";

la banca dati nazionale e, di concerto, quelle territoriali consentono la sola individuazione dell'animale di cui si conosce il codice del microchip, in tal modo rendendo impossibile verificare le condizioni e le peculiarità di tutti gli animali ivi presenti;

ad avviso degli interroganti la normativa in materia di banca dati manifesta una evidente carenza in fatto di trasparenza, consentendo al veterinario, libero professionista, il collegamento in banca dati regionale anagrafe canina esclusivamente per la prima iscrizione del cane identificato e per il contestuale rilascio al proprietario del cane della cedola identificativa; in tal modo, privando il cittadino della possibilità di partecipare/controllare attivamente la formazione e l'aggiornamento delle stesse banche dati;

considerato inoltre che:

nel rapporto "Zoomafia 2016" realizzato dalla LAV (Lega anti vivisezione) è riportato che "ogni mese nei Paesi comunitari vengono «movimentati» circa 46 mila cani, ma solo nella metà dei casi è possibile la tracciabilità, cioè ricostruire il percorso che li ha portati dalla nascita al destinatario";

nel medesimo rapporto, si evidenzia che "centinaia di migliaia di animali d'affezione (circa 300.000) ogni anno vengono commercializzati illegalmente attraverso l'Europa con un gravissimo impatto sulla salute e il benessere degli animali coinvolti, e grossi rischi per la popolazione";

considerato altresì che:

la legge n. 281 del 1991 prescrive per i comuni, singoli o associati, e le comunità montane il solo obbligo di provvedere al risanamento dei canili comunali esistenti; a parere degli interroganti viene così a mancare una normativa armonica atta a garantire una reale verifica della popolazione canina/felina da parte delle istituzioni di riferimento;

le procedure atte a garantire l'aggiudicazione dei servizi relativi al "ricovero, cura e mantenimento dei cani randagi in canile rifugio" si sono spesso rivelate non in grado di individuare strutture realmente idonee alla cura degli animali da affezione;

in provincia di Caserta molte associazioni animaliste hanno evidenziato l'inidoneità della disciplina finalizzata a tutelare gli animali, in particolare in alcuni canili;

risulta agli interroganti che il canile "La Sfinge" con sede a Marigliano, e la "Dog's Town" con sede a Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, negli ultimi tempi starebbero ottenendo l'aggiudicazione di appalti fuori regione, con prezzi economici più vantaggiosi, pur non garantendo sempre un servizio idoneo a tutela degli animali coinvolti; lo stesso canile "La Sfinge", in provincia di Napoli, risulterebbe coinvolto in diversi processi penali nell'ambito di reati di maltrattamento di animali;

considerato infine che:

alcune Regioni hanno tentato di arginare le citate lacune normative, evidenziando al contempo anche i problemi derivanti da una scarsa trasparenza in materia, tra queste la direttiva Lazio n. 43 del 2010, "Direttiva per il coordinamento delle funzioni amministrative e sanitarie in materia di animali d'affezione e di prevenzione del randagismo", nella quale è richiesta ai canili/gattili sanitari e ai canili rifugio la garanzia delle procedure che assicurino informazioni su carico e scarico degli animali, nonché schede cliniche di ogni animale e referti di morte sottoscritti dal direttore sanitario;

a giudizio degli interroganti la divergenza normativa derivante da un frazionamento su base regionale, in quanto la legge nazionale non ha garantito un'armonizzazione in materia, ha comportato una mancanza di linee-guida atte a guidare l'operato delle autorità competenti e ad arginare il fenomeno dell'incuria dell'animale,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle problematiche esposte circa il randagismo e la cura degli animali da affezione su tutto il territorio nazionale;

se, nei limiti delle rispettive attribuzioni, intendano attivarsi presso le sedi di competenza, affinché siano accertate le eventuali irregolarità relative alle condizioni di permanenza e di affidamento dei servizi di ricovero, cura e mantenimento dei cani randagi nei canili di rifugio;

se intendano adoperarsi, con iniziative di competenza, per garantire l'ossequio dei diritti degli animali coinvolti, nonché l'adempimento, a carico di regioni ed Asl, dell'osservanza della normativa in materia di anagrafe canina e banca dati nazionale;

se intendano promuovere iniziative finalizzate a garantire una maggiore trasparenza nella procedura di schedatura degli animali da affezione presso i rifugi e le strutture a tal fine istituite, consentendo la contestuale partecipazione del cittadino nella verifica della popolazione canina/felina presente in tali contesti;

se intendano sollecitare le amministrazioni coinvolte, affinché sia garantito il rispetto dei criteri di aggiudicazione dell'appalto, così come definiti dal Codice degli appalti (di cui al decreto legislativo n. 50 del 2016), ovvero in base del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa individuata con il principio del miglior rapporto qualità/prezzo o dell'elemento/prezzo o del costo, seguendo un criterio di comparazione costo/efficacia, quale il costo del ciclo di vita, conformemente all'articolo 96;

quali iniziative, anche di carattere normativo, intendano intraprendere, al fine di prevedere criteri di esclusione da inserire nell'ambito delle procedure di gara per quelle società, o enti che siano stati colpiti da provvedimenti di interdizione o di sospensione di autorizzazione per la gestione degli animali o i cui soggetti responsabili siano stati condannati anche in primo grado per reati di maltrattamenti agli animali.