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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07351


Atto n. 4-07351

Pubblicato il 11 aprile 2017, nella seduta n. 806

PEPE - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute. -

Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel giugno 2016 venivano resi noti i dati dell'attività di ricerca (raccolti dal 2009 al 2015) del dipartimento di scienza della terra dell'Università di Firenze inerenti all'inquinamento da mercurio nel fiume Paglia: "60 tonnellate di mercurio nei sedimenti fluviali del fiume Paglia, 11 kg di mercurio che ogni anno arrivano al Mar Tirreno, concentrazioni elevate di mercurio nei campioni di muscoli dei pesci d'acqua dolce. Oltre il 90 per cento del mercurio ritrovato nei pesci è nella forma metilata, la più pericolosa per la salute umana. Una grande percentuale dei campioni di muscolo di pesce supera le linee guida U.S. EPA 2009 (United States Environment Protection Agency) per il metil-mercurio ai fini della sicurezza per il consumo umano";

a seguito degli allarmanti dati raccolti dall'Università di Firenze, la Regione Umbria inoltrava richiesta di attivazione della normativa sul danno ambientale, ai sensi dell'art. 309 del decreto legislativo n. 152 del 2006, al Ministero dell'ambiente e, attraverso il coordinamento dell'Autorità di bacino del fiume Tevere, le Regioni Toscana, Umbria e Lazio incaricavano le rispettive agenzie di protezione ambientale (ARPA) di elaborare un documento, definito "Piano d'indagine nelle aste fluviali del F. Paglia e del F. Tevere per la verifica dello stato di contaminazione da mercurio", al fine di progettare le specifiche attività del monitoraggio d'indagine, previste dall'art. 8 della direttiva 2000/60/CE, integrate con valutazioni ambientali e sanitarie su suolo, sedimenti e alimenti che investono l'intera piana alluvionale del Paglia e porzione del Tevere a valle, fino alla traversa di Nazzano;

nel Piano di indagine si legge che questo è finalizzato, principalmente, "ad approfondire la presenza del mercurio lungo i corsi d'acqua e proveniente dalle ex miniere del Monte Amiata";

considerato inoltre che:

le miniere del Monte Amiata sono dismesse da oltre 40 anni, e in massima parte bonificate;

l'inquinamento da mercurio è prodotto dalle centrali geotermiche insistenti nell'area sud del Monte Amiata, come risulta dai rilevamenti Arpat della regione Toscana, nonché dal lavoro Basosi - Bravi (pubblicato sul "Journal of Cleaner Production" nel 2014), dalla rivista "Epidemiology and Prevention" del 2012 che riporta lo studio CNR/ARS (Agenzia regionale di Sanità Regione Toscana) risulta estremamente rilevante;

nello specifico secondo i rilevamenti ARPAT Toscana, riportati nella delibera regionale n. 344 del 22 marzo 2010 (pubblicati nel bollettino ufficiale della Regione Toscana n. 13 del 31 marzo 2010, supplemento n. 47), si rileva come: "i fattori di emissione più alti per la quasi totalità degli inquinanti si registrano nell'area geotermica dell'Amiata". Le emissioni ufficiali di mercurio dovute dalla geotermia nella zona amiatina sono state stimate in: 2.083 chilogrammi all'anno fino al 2000; 274 chilogrammi all'anno nel 2007;

secondo il lavoro Basosi-Bravi, che ha esaminato le emissioni di gas incondensabili di fluidi geotermici nel periodo 2002-2009 sull'Amiata (con in funzione, dunque, solo 4 centrali, e non 5 come oggi a seguito dell'apertura di Bagnore 4) risulta che: la quantità di mercurio emessa dalle centrali geotermoelettriche dell'Amiata è pari al 42,5 per cento (cioè circa la metà) delle emissioni di mercurio da tutto il comparto industriale italiano e il 2,1 per cento di tutto il comparto industriale europeo;

nel 2010, con l'introduzione degli abbattitori Amis (abbattimento mercurio idrogeno solforato) le emissioni di mercurio in Amiata erano di circa 404 chilogrammi all'anno. Abbattitori, che è bene precisare, non sono sempre in funzione; infatti, riferendosi solo a Bagnore 3, l'Arpat toscana ha rilevato come, dal 2007 al 2011, in media ci siano state 725 ore anno (circa 10 per cento) con fermo dell'AMIS o blocco del gruppo;

considerato che:

il mercurio è l'unico metallo liquido a temperatura ambiente, è un composto molto volatile e in aria lo si ritrova prevalentemente in fase di vapore (95 per cento del totale in vapore). Questa specie ha un tempo di resistenza di circa un anno e può, quindi, raggiungere lunghe distanze fino a depositarsi al suolo per via secca o per via umida;

secondo il professor Andrea Borgia: "L'inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche è assolutamente rilevante per quanto attiene alla contaminazione delle acque fluviali (…) È possibile fare un calcolo approssimativo del mercurio emesso - questa quantità è sottostimata in quanto non vengono considerate le emissioni durante i fuori servizio degli impianti - in base ai dati disponibili. Secondo i dati Enel nel 1996, le emissioni di mercurio erano pari a 2611 kg/anno. Nella DGR Regione Toscana, la n. 344, si ricava che le centrali di Piancastagnaio emettono mercurio nella quantità di 1969 kg/anno nel 2000; 749 kg/anno nel 2003; 914 kg/anno nel 2005; 740 kg/anno nel 2007; 248 kg/anno nel 2013. Il totale emesso negli anni 1969-1999 è di 37,894 tonnellate, a cui si aggiungono le emissioni dal 2000 al 2016, per un totale di 52,559 tonnellate. Questa quantità di Mercurio immessa nell'ambiente è esorbitante";

che l'inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermiche sia assolutamente rilevante per quanto concerne la contaminazione delle acque fluviali, lo dimostra la contaminazione da mercurio del fiume Cecina, situato nell'area geotermica nord della Toscana, che drena i torrenti dell'area geotermica, e nei cui pressi non vi è alcuna miniera di mercurio (il divieto di mangiare pesce al mercurio pescato nel fiume Cecina risale al 2002);

dato atto che:

l'attenzione per l'emissione e il trasporto degli inquinanti atmosferici ha assunto negli ultimi anni estrema rilevanza, soprattutto per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali;

vi è ampia normativa nazionale, comunitaria ed internazionale che richiede, al fine di migliorare ulteriormente la protezione della salute umana e dell'ambiente, il monitoraggio e lo studio dei meccanismi di impatto dell'inquinamento atmosferico sugli ecosistemi acquatici e terrestri sia a scala regionale che globale;

nello specifico, la normativa nazionale, comunitaria ed internazionale richiede, al fine di controllare e ridurre le emissioni di origine antropica nell'aria di piombo (Pb), cadmio (Cd) e mercurio (Hg), in quanto metalli pesanti nocivi, studi che dedichino particolare attenzione ai processi di combustione, ai processi industriali, alle attività vulcaniche e particolari attività microbiche che determinano emissioni nell'atmosfera di inquinanti che, anche in seguito a trasformazioni chimiche, vengono trasferiti dall'atmosfera al suolo e alle acque con deposizioni, provocando effetti dannosi sull'ambiente;

valutato che:

secondo i dati riportati, risulta necessario operare esami e campionamenti in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento (miniere e centrali geotermoelettriche) così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato;

ai sensi dell'art. 1 della legge n. 241 del 1990 "L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza (...), nonché dai principi dell'ordinamento comunitario";

ampliare il piano di indagine all'inquinamento da mercurio prodotto dalle centrali geotermoelettriche presenti nell'area porterebbe a compiere uno studio più completo ed esaustivo, in grado di distinguere tra le varie fonti di inquinamento, così da attribuire a ciascuna di esse la paternità di distribuzione di mercurio e poter intervenire in modo efficace e mirato,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

e, qualora quanto esposto risponda a verità, se ritengano di intervenire per ampliare il piano di indagine in oggetto con: analisi della vegetazione (erbe commestibili e non, muschi, licheni, frutta) anche intorno alle aree delle centrali geotermiche, per un'area di almeno un chilometro, particolarmente a valle di periodi secchi, per quanto riguarda il mercurio; incremento del numero delle sostanze da analizzare in modo da includere gli inquinanti più comunemente emessi dalla centrali geotermiche, tra cui Ammoniaca, Boro, Arsenico e Antimonio; almeno due punti di prelievo sul fiume Fiora e sul fiume Ente, sull'altro versante del monte Amiata, interessati sia dalla presenza delle ex-miniere che delle centrali geotermiche di Bagnore 3 e Bagnore 4.