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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00765


Atto n. 1-00765

Pubblicato il 4 aprile 2017, nella seduta n. 799
Esame concluso nella seduta n. 837 dell'Assemblea (13/06/2017)

STEFANO , URAS , BENCINI , BERGER , CASALETTO , MOLINARI , ORELLANA , ROMANI Maurizio

Il Senato,

premesso che:

nel 2013, al termine di un lungo negoziato svolto per la prima volta secondo la procedura legislativa ordinaria introdotta con il Trattato di Lisbona (art. 294 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea, TFUE), che ha coinvolto Parlamento europeo, Consiglio e Commissione (nel processo di codecisione), si è chiusa la fase legislativa di riforma della politica agricola comune (PAC) 2014-2020;

il pacchetto legislativo sulla PAC 2014-2020 attualmente operativo consta di 7 regolamenti di base, ossia: 1) regolamento (UE) n. 1307/2013 recante norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell'ambito dei regimi di sostegno previsti dalla politica agricola comune; 2) regolamento (UE) n. 1308/2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli; 3) regolamento (UE) n. 1305/2013 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale; 4) regolamento (UE) n. 1306/2013 sul finanziamento, sulla gestione e sul monitoraggio della politica agricola comune; 5) regolamento (UE) n. 1370/2013 recante misure per la fissazione di determinati aiuti e restituzioni connessi all'organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli; 6) regolamento (UE) n. 671/2012 recante modifica del regolamento (CE) n. 73/2009 in ordine all'applicazione dei pagamenti diretti agli agricoltori per il 2013; 7) regolamento (UE) n. 1028/2012 che modifica il regolamento (CE) n. 1234/2007 in ordine al regime di pagamento unico e al sostegno ai viticoltori;

il budget complessivo europeo riferito alla PAC per il 2014-2020 è di 373,43 miliardi di euro, di cui 277,85 miliardi per il primo pilastro e 95,58 miliardi per il secondo pilastro; l'Italia riceverà in totale 41,5 miliardi di euro, di cui 27 miliardi per i pagamenti diretti, 4 miliardi per l'organizzazione comune dei mercati agricoli (OCM) e 10,5 miliardi di euro per lo sviluppo rurale (con un aumento del 6 per cento rispetto alla precedente programmazione) che attivano un contributo nazionale di pari entità per via del meccanismo di cofinanziamento;

i pagamenti diretti della PAC fino al 2020 si articolano in diverse componenti, che sono il frutto delle scelte compiute in Italia: pagamento di base; pagamento ecologico, o greening; pagamento per i giovani agricoltori; pagamento accoppiato; in sostituzione di tutte le tipologie di pagamento, gli agricoltori possono decidere di aderire ad un regime semplificato denominato "pagamento per i piccoli agricoltori";

il "pagamento di base" è la tipologia di pagamento più importante perché solo gli agricoltori che hanno diritto ad esso possono accedere alle altre tipologie di pagamento (ad eccezione del pagamento accoppiato che è svincolato dagli altri pagamenti). La rilevanza del pagamento di base è anche finanziaria, poiché a tale componente è destinato circa il 57 per cento del massimale nazionale dei pagamenti diretti;

il nuovo sistema dei pagamenti diretti porterà ad un abbandono graduale dei riferimenti storici, allo scopo di arrivare ad una distribuzione più omogenea del sostegno per ettaro a livello nazionale; si dovrà procedere verso una convergenza dei pagamenti tra Stati membri (convergenza esterna) e tra gli agricoltori all'interno di ogni Stato membro (convergenza interna); entrambe le convergenze avverranno in modo graduale fino al 2020, e quella interna sarà realizzata in Italia attraverso meccanismi di salvaguardia del valore dei titoli storici;

i "nuovi titoli" (quelli assegnati nel 2015 e relativi al pagamento di base) sono attualmente soggetti al processo di "regionalizzazione", che consiste nella fissazione di un valore del sostegno omogeneo per ettaro con lo scopo di giungere ad attribuire un valore uniforme per tutti gli agricoltori (con riferimento al pagamento di base e al greening), precisamente un valore medio uniforme a livello nazionale;

l'Italia ha deciso di attuare una regionalizzazione su base nazionale e di applicare una convergenza (del valore dei titoli collegati al pagamento di base) parziale, conosciuta anche come "modello irlandese": non si raggiunge un valore uniforme per i pagamenti diretti nel 2020, ma a fine periodo nessun titolo potrà avere valore unitario inferiore al 60 per cento del valore medio nazionale e nessun titolo dovrà ridursi di oltre il 30 per cento rispetto al valore di inizio periodo (2015);

il pagamento "greening" è attualmente destinato agli agricoltori (attivi) che beneficiano del pagamento di base e che rispettano sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole: 1) diversificazione delle colture, per i seminativi oltre i 10 ettari di superficie (gli obblighi sono differenziati in funzione dell'estensione fisica dell'azienda agricola); 2) mantenimento dei prati e pascoli permanenti esistenti; 3) istituzione di aree di interesse ecologico (consistono in margini dei campi, siepi, alberi, terreni lasciati a riposo, elementi caratteristici del paesaggio, biotipi, fasce tampone, superfici oggetto di imboschimento, eccetera). Le aree di interesse ecologico (o ecological focus area) si applicano solamente alle superfici a seminativo, quindi sono escluse le colture permanenti (vigneti, uliveti, frutteti, agrumeti), quelle sommerse e i prati permanenti. Si tratta di un vincolo obbligatorio per le aziende con oltre 15 ettari a seminativo che devono destinare il 5 per cento della superficie a seminativo dell'azienda (dal 1° gennaio 2017 la percentuale sarebbe dovuta passare al 7 per cento, ma non sono state avviate le procedure relative);

gli Stati membri che applicano la convergenza interna basata sul modello irlandese, come nel caso italiano, possono calcolare il pagamento verde come percentuale del valore dei titoli di ciascun agricoltore. Le aziende situate totalmente o parzialmente nelle aree coperte dalle direttive "Habitat" (direttiva 92/43/CEE), "Acque" (direttiva 2000/60/CE) e "Uccelli" (direttiva 79/409/CEE) per definizione sono titolate a beneficiare dei pagamenti verdi purché rispettino le "pratiche verdi", a condizione che queste siano compatibili con gli obiettivi delle direttive citate. Le aziende che praticano agricoltura biologica sono anch'esse, per definizione, titolate a ricevere il pagamento verde, ma solo per le unità delle aziende condotte con metodo biologico;

gli effetti del "greening" nell'ambito della nuova PAC 2014-2020 sono stati limitati in Italia rispetto alle attese iniziali, in ragione di un negoziato comunitario che ha premesso di riconoscere e salvaguardare le specificità (colturali e produttive) mediterranee. Le valutazioni attualmente disponibili parlano di una piccola percentuale di aziende agricole, possessori di un terzo della superficie nazionale a seminativi, che sono tenute ad adempiere agli impegni obbligatori. Nel dettaglio, l'incidenza risulta maggiore nel Nord del Paese; soprattutto in regioni come il Piemonte, la Lombardia e l'Emilia-Romagna, dove la dimensione media delle aziende agricole supera i 10 ettari di superficie agricola utilizzata (SAU), il "greening" sta avendo un impatto più rilevante, mentre si registra un'incidenza minore per le aziende del Centro e Sud Italia (che presentano estensioni fisiche mediamente inferiori). Gli impegni risultano meno vincolanti per le imprese a seminativi che già adottano piani produttivi con più colture, mentre pesano di più sulle realtà economiche a indirizzo produttivo specializzato, costringendole a diversificare l'indirizzo colturale. Per tutte le aziende (con oltre 15 ettari di SAU a seminativo) la creazione di aree a "focus ecologico" ha comportato una riduzione delle superfici produttive e, di conseguenza, dei valori economici collegati;

il "pagamento per i giovani agricoltori" è stato previsto per promuovere il ricambio generazionale e sostenere le imprese condotte da giovani agricoltori in modo da renderle robuste e competitive. Il pagamento di base accordato ai giovani agricoltori (di età inferiore a 40 anni) al loro primo insediamento viene integrato da un ulteriore 25 per cento per i primi 5 anni di attività. Il suo finanziamento utilizza attualmente l'1 per cento della dotazione nazionale dei pagamenti diretti (può arrivare fino al 2 per cento massimo). Questa disposizione si aggiunge alle altre misure a favore dei giovani agricoltori nel quadro dei programmi di sviluppo rurale 2014-2020;

il "pagamento accoppiato" è stato attivato in Italia assegnando una dotazione iniziale pari all'11 per cento del massimale nazionale dei pagamenti diretti. Nel 2017 tale percentuale viene prevista al 12 per cento e ciò determinerà l'esigenza di ricalcolare il valore dei titoli del pagamento di base e di conseguenza del pagamento greening (che è una percentuale del pagamento di base). Inoltre, il pagamento accoppiato è collegato a un prodotto specifico allo scopo di risolvere gli effetti potenzialmente negativi derivanti da crisi di produzione o di mercato;

il "pagamento per i piccoli agricoltori" è una forma di sostegno semplificata che in Italia detiene (in termini di partecipazione numerica) un ruolo importante, alla luce dell'elevata polverizzazione che caratterizza il sistema produttivo agricolo, e incide nella misura del 10 per cento del massimale nazionale dei pagamenti diretti. La somma massima erogabile per azienda agricola è pari a 1.250 euro;

con la PAC 2014-2020 è stata introdotta la definizione di "agricoltore attivo", il cui obiettivo è quello di far sì che l'aiuto comunitario riguardi esclusivamente gli agricoltori "veri", cioè quelli che svolgono la loro attività in modo prevalente e professionale, escludendo quindi dai pagamenti diretti tutti i soggetti che detengono terreni agricoli ma non sono agricoltori (inseriti in un'apposita "black list" come gli aeroporti, i campi sportivi e ricreativi, i servizi immobiliari, i servizi ferroviari o altro). Sono considerati "attivi per definizione" tutti coloro che ricevono meno di 5.000 euro di pagamenti diretti (anche se presenti nella lista nera). Sono state previste inoltre soglie minime di pagamento per l'accesso ai pagamenti diretti (250 euro per il 2015 e il 2016 e 300 euro dal 2017). Gli Stati membri in molti casi hanno anche integrato questa lista;

l'OCM unica nella riforma della PAC 2014-2020 ha riguardato due obiettivi: il primo relativo ad un maggiore orientamento al mercato e il secondo al rafforzamento della rete di sicurezza per gli agricoltori. Il primo obiettivo contiene le misure relative alle organizzazioni dei produttori (OP) e interprofessionali (OI) e il superamento dei vincoli quantitativi alla produzione (quote), il secondo la razionalizzazione delle misure di intervento e la riserva per il superamento delle crisi di mercato. Il modello di organizzazione delle OP e delle OI ha lo scopo di dare maggiore peso contrattuale alla componente agricola nell'ambito della filiera produttiva. Per quanto riguarda le quote di produzione, il 31 marzo 2015 è terminato il regime delle quote latte (a cui hanno fatto seguito forti pressioni sul prezzo del latte in Italia e in Europa), mentre la chiusura del regime per lo zucchero è in calendario per il 30 settembre 2017; inoltre, nel 2016 si è passati ad un nuovo regime flessibile per quanto attiene ai nuovi impianti per i vigneti, con crescita limitata (per ogni anno) all'1 per cento rispetto al totale della superficie disponibile nell'anno precedente in ogni Stato membro. Gli altri strumenti disponibili nell'OCM hanno poi lo scopo di gestire la volatilità dei mercati; a tal riguardo sono stati confermati sia l'intervento pubblico che gli aiuti per lo stoccaggio privato (con la previsione anche per alcuni prodotti DOP) con regole e modalità differenti per i vari comparti. Per tutelare i redditi degli operatori del settore, rispetto al mercato e agli eventi atmosferici, il fondo di riserva per le crisi di mercato viene finanziato ogni anno tramite un accantonamento delle risorse destinate ai pagamenti diretti (di importo più elevato) attraverso il meccanismo della disciplina finanziaria;

la nuova programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 non è più classificata a livello dell'Unione europea in "assi", con l'obbligo di una spesa minima per "asse", bensì secondo "priorità". Le 6 priorità (organizzate su 18 focus area) sono incentrate sul trasferimento di conoscenze, l'innovazione, l'organizzazione delle filiere agroalimentari, la gestione del rischio, la tutela degli ecosistemi, il contrasto ai cambiamenti climatici e la riduzione dell'anidride carbonica, l'inclusione sociale e lo sviluppo economico nelle zone rurali. Gli Stati membri sono stati obbligati a riservare il 30 per cento degli stanziamenti, provenienti dal bilancio UE per lo sviluppo rurale, a determinate misure di gestione delle terre e alla lotta contro i cambiamenti climatici e il 5 per cento allo sviluppo locale di tipo partecipativo, ex approccio "Liason entre actions de développement de l'économie rurale", LEADER;

le novità che caratterizzano il secondo pilastro attengono anche alla governance e alla promozione di un approccio integrato e complementare con la politica di coesione territoriale finanziata attraverso i fondi strutturali, considerato che la programmazione delle politiche di sviluppo regionale e rurale è organizzata sulla base di un quadro strategico comune (QSC) per tutti i fondi strutturali;

i nuovi strumenti di governance introdotti nel secondo pilastro riguardano la "condizionalità ex ante" e la "riserva di perfomance". La prima è finalizzata a garantire alcune condizioni minime (aspetti normativi, amministrativi e organizzativi) per migliorare il raggiungimento e l'efficacia delle azioni poste in essere per le politiche di sviluppo rurale, in quanto l'assenza di una o più condizioni pone lo Stato e le autorità di gestione dei programmi nella condizione di dover definire percorsi e impegni precisi per il loro soddisfacimento, con il rischio del blocco nell'erogazione dei pagamenti comunitari qualora in caso di verifica ex post (2019) venisse appurato il mancato rispetto degli impegni assunti. La seconda, invece, riguarda la capacità dei programmi di raggiungere gli obiettivi, stimolando le amministrazioni responsabili attraverso una premialità da assegnare ai programmi maggiormente performanti e virtuosi (6 per cento della quota complessiva assegnata allo Stato membro);

le ulteriori misure introdotte nel secondo pilastro sono volte a favorire: a) la cooperazione, l'associazionismo e l'integrazione tra gli attori del sistema produttivo agroalimentare, con lo scopo di realizzare gli obiettivi di sistema al fine di superare le debolezze settoriali e favorire la trasparenza dei rapporti della filiera del settore primario; b) la diffusione di strumenti per la gestione del rischio legato alle crisi di mercato o alle calamità naturali (nel dettaglio, oltre a favorire l'assicurazione su tali eventi, vi è la possibilità di stimolare la nascita di fondi mutualistici e di attivare dei fondi per il sostegno dei redditi); c) diffondere l'innovazione e i risultati della ricerca attraverso il partenariato europeo per l'innovazione (PEI), tramite la creazione di un sistema di rete europea, in una logica che coinvolga l'intera Unione. Il PEI si articolerà per Stato membro, in gruppi operativi con il coinvolgimento delle imprese agricole e del sistema della ricerca e della consulenza;

nell'ambito delle politiche di sviluppo rurale un'altra novità rispetto alla precedente programmazione riguarda l'attuazione, che avverrà tramite un programma operativo nazionale (PON) congiuntamente ai programmi di sviluppo rurale regionali. Lo stanziamento di 18,6 miliardi di euro è destinato all'attuazione dei programmi di sviluppo rurale regionali e 2,2 miliardi di euro sono rivolti a misure nazionali, secondo 4 linee di intervento: "gestione del rischio" (1,640 miliardi), "infrastrutture irrigue" (300 milioni di euro), "biodiversità animale" (200 milioni di euro) e "rete rurale nazionale" (100 milioni di euro). Nella programmazione 2007-2013 la gestione del rischio faceva parte del primo pilastro della PAC (art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009), invece nella programmazione attuale 2014-2020 rientra in un PSR nazionale (la fase di discussione relativa alla PAC del post 2020 prevede un ritorno della gestione del rischio nell'ambito del primo pilastro). La misura "gestione del rischio" prevede meccanismi e strategie tali da renderla applicabile in tutto il territorio nazionale, anche attraverso l'attivazione di un "fondo mutualistico" e delle misure di sostegno al reddito (income stabilization tool, IST);

il "piano irriguo", che fa parte del PON, sta assumendo una notevole rilevanza a seguito degli eccessi di pioggia o la scarsità di acqua che in questi ultimi anni hanno colpito, ripetutamente, l'agricoltura italiana. La misura prevede interventi alle strutture irrigue e non alla bonifica ambientale in senso lato, in quanto non possono essere posti a carico del settore agricolo. La misura "biodiversità animale" (informazioni, banche dati, controlli utili alla selezione) consente di finanziare il programma nazionale per la gestione dei "libri genealogici" e il "miglioramento genetico". La riorganizzazione del sistema allevatoriale rispetta il principio di separazione fra le attività di miglioramento della biodiversità, poste a carico nazionale, da quelle di consulenza da attività poste a carico regionale;

considerato che:

attualmente è in discussione la revisione di medio termine (mid-term review) della PAC, che dovrebbe concludersi entro fine anno per diventare operativa dal 2018, e il prossimo ottobre si svolgerà il G7 dell'agricoltura;

il contesto in cui intervengono questi fattori è ad oggi caratterizzato dall'instabilità dei mercati, della volatilità dei prezzi e da un crescente disequilibrio tra domanda e offerta che impongono una rimodulazione della PAC stessa;

questo processo di revisione, partito nel settembre 2016 con la proposta di regolamento "omnibus" (COM (2016) 605 final) da parte della Commissione, ed attualmente in essere, dovrà concludersi entro la fine del 2017. Più specificatamente, all'interno del regolamento omnibus, che contiene principalmente proposte di riforma che riguardano temi collegati al quadro finanziario pluriennale (QFP), il capitolo agricolo è affrontato agli articoli 267-270, dove sono presenti le proposte di riforma per i più importanti regolamenti della PAC e le modifiche più importanti sono collegate ai pagamenti diretti, all'OCM unica e allo sviluppo rurale;

per quanto riguarda ai pagamenti diretti agli agricoltori, le principali novità investono: l'agricoltore attivo, in quanto viene prevista una maggiore flessibilità per gli Stati membri rispetto al regime attuale, nei confronti di quali criteri gli agricoltori dovranno dimostrare per essere considerati "attivi"; inoltre, dal 2018 è possibile per gli Stati membri rendere opzionale la figura dell'agricoltore attivo; il pagamento per giovani agricoltori, riguardo al quale viene eliminato il tetto massimo di ettari ammissibili al pagamento (90 in Italia) nell'ambito del sostegno specifico per i giovani agricoltori; tale limite può essere mantenuto solo nel caso in cui si renda necessario per il rispetto del massimale finanziario previsto per il pagamento per i giovani agricoltori (2 per cento); i pagamenti accoppiati. In ragione di un contesto di mercato caratterizzato da crisi ricorrenti e da elevata volatilità dei prezzi, gli Stati membri possono optare di "disaccoppiare" il sostegno accoppiato evitando quindi di mantenere i livelli di produzione;

riguardo all'organizzazione comune dei mercati agricoli, si registrano proposte di modifica relative a: aiuti nel settore ortofrutticolo, per i quali si prevede di inserire le attività di coaching all'interno delle misure di crisi dei programmi operativi del settore ortofrutticolo rendendole finanziabili al 100 per cento; aiuto finanziario nazionale (AFN) per il quale sono previste alcune novità per il calcolo del livello degli aiuti in ambito nazionale e l'eliminazione dell'opzione di richiedere il rimborso dell'AFN all'Unione europea;

riguardo alla parte del regolamento omnibus relativa allo sviluppo rurale si riportano (tra le altre) le seguenti proposte di modifica: 1) giovani agricoltori: si prevede di assicurare una maggiore flessibilità agli Stati membri in modo da favorire processi di insediamento dei giovani in agricoltura, in particolare quando l'ingresso non è in forma individuale; 2) gestione del rischio: in questo ambito rientrano le proposte più significative contenute nel capitolo agricolo del regolamento omnibus. In particolare, con la proposta di introdurre strumenti di stabilizzazione del reddito (IST) settoriali e l'abbassamento della soglia di perdita (dal 30 al 20 per cento) per l'accesso al rimborso; 3) strumenti finanziari: le modifiche riguardano la semplificazione delle regole per l'utilizzo degli strumenti finanziari nell'ambito dello sviluppo rurale e l'armonizzazione con altri fondi strutturali e di investimento europei; 4) ammissibilità delle spese: i progetti riferiti ad eventi catastrofici nelle aree rurali o collegati ai rifugiati saranno eleggibili dalla data dell'evento e non dal momento in cui avviene la modifica al programma o l'adozione del provvedimento;

ulteriori modifiche, essenzialmente di carattere finanziario, sono previste inoltre per il regolamento specifico su finanziamento, gestione e monitoraggio della PAC;

recentemente è stata avviata la consultazione pubblica "Modernizzazione e semplificazione della politica agricola comune" lanciata dalla Commissione europea, il cui obiettivo dichiarato è quello di interagire con il maggior numero possibile di attori interessati al futuro della PAC in vista della sua revisione, anche al fine di comprendere quali sono gli ambiti più importanti e su cui probabilmente dovrà essere costruita la futura legittimazione sociale della PAC (da cui passa anche la salvaguardia della dotazione finanziaria dedicata);

nella fase di riforma in atto (con il regolamento omnibus) e nella consultazione pubblica sulla PAC, risulta di fondamentale importanza pensare ad un'agricoltura che riaffermi la sua funzione principale di produrre alimenti e che sia capace di dare reddito agli agricoltori, migliorare la qualità della vita nelle aree rurali, valorizzare il lavoro costruendo nuova e buona occupazione, produrre eticamente garantendo la sicurezza alimentare ed il benessere degli animali, assicurare la salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio, anche promuovendo l'uso delle fonti di energia rinnovabili, sulla base di una loro corretta regolamentazione e pianificazione, mantenere una forte diversificazione produttiva e multifunzionalità dei servizi offerti, con una connotazione di qualità legata ai prodotti e al territorio, promuovendo forme efficaci ed efficienti di gestione dei rischi, non solo produttivi ma anche di mercato,

impegna il Governo:

1) a prevedere una semplificazione delle regole e delle soglie fisiche del greening, che sono di difficile applicazione da parte degli agricoltori e controllabilità per le istituzioni preposte;

2) a procedere alla rivalutazione del beneficio ambientale che le pratiche collegate all'attuale greening possono garantire per il sistema agricolo e ambientale dell'Unione europea, in quanto la diversificazione viene considerata meno efficace di altre pratiche (ad esempio la rotazione colturale), e a valutare la possibilità di inglobare alcuni obblighi (evidentemente rivisti) nell'ambito di quella che è attualmente la condizionalità prevista per il ricevimento dei pagamenti diretti;

3) a rendere maggiormente coerenti le disposizioni dei pagamenti agroambientali con la parte greening dei pagamenti diretti, andando a superare quindi il rischio di sovrapposizioni operative dovute alla presenza degli interventi a valenza ambientale sia nel primo che nel secondo pilastro della PAC, e conseguire pertanto l'obiettivo di razionalizzare gli strumenti ambientali disponibili e massimizzare l'efficacia delle risorse investite sulla componente ambientale;

4) a procedere ad una semplificazione dell'attuale sistema dei pagamenti diretti, in particolar modo riguardo all'individuazione dei valori di sostegno (all'interno delle componenti) e in cui il pagamento possa essere reso più efficace rispetto agli obiettivi di tutela reddituale, sicurezza alimentare e produzione di beni pubblici;

5) a rafforzare e sostenere la figura dell'agricoltore attivo, sia come elemento di selettività (ed efficienza) per ciò che attiene all'utilizzo delle risorse pubbliche, che come elemento di legittimazione sociale degli aiuti PAC, sempre più al centro del dibattito perché ritenuti una rendita ingiustificata per una parte della società civile, affinché la destinazione delle risorse finanziarie a chi vive esclusivamente di agricoltura (rivedendo in parte anche gli strumenti dedicati) possa contribuire ad attualizzare il ruolo dell'agricoltore e salvaguardare il bilancio agricolo in Europa;

6) a sostenere gli strumenti di gestione dei rischi, al fine di contribuire alla stabilizzazione dei redditi degli agricoltori italiani, sempre più alle prese con forti pressioni competitive e di volatilità dei prezzi;

7) a sostenere le azioni riguardo alla gestione dei rischi contenute nella proposta omnibus (IST settoriali e riduzione della soglia di perdita per l'accesso al rimborso), e valutare l'estensione di tali previsioni anche agli strumenti diversi dagli IST settoriali, quali assicurazioni, IST generali e fondi mutualistici per le emergenze ambientali;

8) a favorire il ruolo sociale e ambientale dei sistemi agricoli europei, poiché il rafforzamento (economico) degli agricoltori può determinare effetti positivi che superano l'ambito settoriale e possono produrre benefici sociali ed ambientali sempre più richiesti dalla collettività, attraverso anche una rivisitazione degli strumenti di sostegno agli investimenti, superando in tal modo regole spesso obsolete e non in grado di rispondere alle esigenze di innovazione di cui una agricoltura moderna necessita;

9) ad agevolare la transizione tra l'attuale e la futura programmazione delle aree rurali attraverso meccanismi che possano evitare momenti di blocco dei finanziamenti pubblici (come avvenuto in passato), poiché lo sviluppo delle aree rurali, sarà sempre più un elemento centrale nella promozione di processi di sviluppo locale, e la possibilità di sostenere attivamente processi di crescita agricoli, multifunzionali, culturali, ambientali, eccetera, tenderà a rappresentare sempre più un vantaggio competitivo per le aree rurali in grado di saper programmare e attuare percorsi di sviluppo in linea con le evoluzioni dello scenario di riferimento e con il quadro delle politiche comunitarie;

10) a contribuire alla riduzione degli squilibri di mercato, attraverso la possibilità di rafforzare la posizione degli agricoltori nella filiera agroalimentare, evitando casi al limite della legalità, in quanto la progressiva riduzione del sostegno pubblico garantito dalla PAC dovrà infatti sempre più essere bilanciata da strumenti (organizzativi, di mercato, informativi, di trasparenza, di gestione del rischio, eccetera) in grado di far sì che la posizione di price-taker dell'agricoltore non arrivi a determinare processi di chiusura e disattivazione aziendali, con evidenti implicazioni negative per le aree rurali e la salvaguardia ambientale;

11) a rafforzare le tutele disponibili a difesa dei lavoratori agricoli, al fine di evitare casi di mancato rispetto dei diritti del lavoratore e cercare di collegare il rispetto del lavoro ad una migliore valorizzazione di mercato dei prodotti agricoli, prevedendo espressamente tra i sistemi di qualità alimentare certificazioni quale il marchio etico et similia;

12) a favorire un più alto livello di ricambio generazionale, attraverso meccanismi di accompagnamento alle startup e di tutoraggio continuo delle imprese agricole a conduzione giovanile cui si associno politiche di contesto che migliorino l'attrattività delle aree rurali;

13) a creare sinergia tra le politiche ambientali la cui attuazione è delegata agli agricoltori e le politiche di sostegno alla competitività aziendale e dei sistemi agroalimentari, superando la visione antitetica tra tutela dell'ambiente e sviluppo economico.