ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03543


Atto n. 3-03543 (in Commissione)

Pubblicato il 2 marzo 2017, nella seduta n. 775
Svolto nella seduta n. 355 della 7ª Commissione (02/05/2017)

MORONESE , LUCIDI , PUGLIA , SANTANGELO , CASTALDI , DONNO , GIARRUSSO , LEZZI , MORRA , PAGLINI , BERTOROTTA , MONTEVECCHI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. -

Premesso che:

il museo provinciale campano di Capua (noto anche come museo campano), fondato dal canonico Gabriele Iannelli nel 1870 ed inaugurato nel 1874, è un museo storico dell'antica Campania (poi di "Terra di lavoro" e oggi compresa nella provincia di Caserta), oltre che uno dei più importanti della regione e d'Italia. Il museo conserva la più importante collezione mondiale di matres matutae, dette anche madri di Capua, provenienti dall'antica Capua, l'attuale territorio del comune di Santa Maria Capua Vetere, e il più grande lapidarium (insieme di epigrafi, steli e lapidi su pietra di epoca sostanzialmente romana) dell'Italia meridionale;

il museo provinciale campano di Capua è di proprietà della Provincia di Caserta; è stato definito da Amedeo Maiuri "il più significativo della civiltà italica della Campania", regione a cui Capua ha dato il nome;

il museo è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito di uno dei tre seggi nobiliari della città;

nel 1874 il museo venne aperto al pubblico e nel 1933 si rese opportuno, per il notevole accrescimento delle collezioni, un suo riordinamento, che fu curato dal professor Amedeo Maiuri;

il 9 settembre 1943 un violento bombardamento aereo si abbatté su Capua riducendola un ammasso di rovine. Mentre il museo seguì le sorti di molti altri edifici rasi al suolo, fortunatamente tutte le collezioni erano state preventivamente messe al sicuro e custodite dal direttore, Luigi Garofano Venosta, e così poterono essere salvate. Il faticoso e lungo lavoro di ricostruzione iniziato nel 1945 fu portato al termine nel 1956, epoca nella quale si riaprirono al pubblico le nuove sale nelle quali le collezioni furono sistemate con i più moderni criteri museografici, tali da far considerare il museo campano tra i più importanti d'Italia e tra i più notevoli d'Europa. Il museo è diviso in due reparti, archeologico e medievale, con annessa un'importante biblioteca; occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un vasto giardino;

considerato che:

l'incompleta riforma delle Province non ha fatto altro che rendere impossibile la gestione dei beni culturali privando di risorse anche il museo campano, patrimonio culturale ed artistico tra i più importanti della Provincia di Caserta; il dissesto finanziario dichiarato dall'ente provinciale fra l'altro non dà alcun margine di prospettive di adempiere economicamente alle esigenze di tenuta e mantenimento del museo;

attualmente il personale e? ridotto a 6 dipendenti, a fronte di una pianta organica di circa 20 addetti previsti, dei cui emolumenti si fa carico la Regione in quanto la Provincia è in dissesto finanziario e ha sospeso da tempo ogni tipo di fornitura di beni e servizi, compreso quello delle pulizie;

considerato inoltre che:

il Consiglio regionale della Campania, VI Commissione consiliare permanente, l'8 febbraio 2017 ha eseguito audizioni informali aventi ad oggetto "problematiche Museo Campano di Capua";

nel corso delle audizioni, che hanno visto il coinvolgimento tra l'altro del presidente emerito del comitato di gestione del museo campano di Capua, di rappresentanti delle amministrazioni locali (tra cui il presidente della Provincia di Caserta, il consigliere comune di Capua), rappresentanti di enti e associazioni ("Le Piazze del Sapere", AISLO Federalberghi) e il professor Maffettone consigliere del presidente della Regione per la cultura, è stata illustrata da più prospettive la situazione problematica della gestione del museo;

inoltre, la consigliera del Comune di Capua Affinito avrebbe reso noto un estratto risalente al 28 agosto 1872 dal quale risulterebbe che il Comune di Capua ha concesso in comodato d'uso gratuito palazzo Antignani alla Provincia;

è emerso inoltre che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo avrebbe preparato un protocollo d'intesa che sarebbe stato sottoposto alla Regione Campania, alla Provincia di Caserta e al Comune di Capua;

considerato altresì che:

ai sensi dell'art. 34 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 agosto 2014, n. 171, recante "Regolamento di organizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo", i poli museali regionali e gli uffici di livello dirigenziale non generale sono articolazioni periferiche della Direzione generale musei che assicurano sul territorio l'espletamento del servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione degli istituti e dei luoghi della cultura in consegna allo Stato o comunque affidati in gestione allo Stato, ivi inclusi quelli afferenti agli istituti di cui all'articolo 30, comma 2, lettera a), e comma 3, provvedendo a definire strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, in rapporto all'ambito territoriale di competenza, e promuovono l'integrazione dei percorsi culturali di fruizione e, in raccordo con il segretario regionale, degli itinerari turistico-culturali;

con nota n. 94520 dell'11 ottobre 2010, il Comune di Caserta, in qualità di soggetto capofila, ha provveduto a trasmettere alla Giunta regionale della Campania la dichiarazione di intenti, stipulata in data 27 aprile 2009 tra gli enti fondatori, per la costituzione del sistema museale "Terra di Lavoro" di Caserta. Gli enti fondatori sono: 1) Comune di Caserta, museo civico d'arte contemporanea; 2) Comune di Maddaloni, museo civico; 3) istituto scolastico "Michelangelo Buonarroti" di Caserta, museo Michelangelo; 4) Comune di Piedimonte Matese, museo civico "Raffaele Marocco"; 5) Comune di S. Pietro Infine, museo della memoria;

con delibera n. 81 del 6 marzo 2012 la Giunta regionale ha attribuito lo status di museo di interesse regionale al museo campano, di proprietà dell'amministrazione provinciale di Caserta;

la Regione Campania con decreto dirigenziale n. 60 del 13 maggio 2016, in attuazione dei principi contenuti nella legge regionale n. 12 del 2005, ha stabilito le funzioni e le competenze della Regione rispetto al "sistema museale associativo" e, con il successivo regolamento n. 5/2006, ha stabilito le modalità, le condizioni e i requisiti previsti in tema di promozione, costituzione e sviluppo dei sistemi museali, tematici o territoriali. Successivamente la Regione, con nota n. 94520 dell'11 ottobre 2010, ha preso atto della dichiarazione d'intenti stipulata in data 27 aprile 2009 tra gli enti fondatori, per la costituzione del sistema museale "Terra di Lavoro" di Caserta;

in base alle notizie di stampa, l'impossibilità finanziaria di gestire il museo ha comportato la chiusura del portale principale, per cui non è possibile l'accesso diretto al cortile dove spicca l'epigrafe di T. Mommsen, con la statua del dio Volturno e tante altre testimonianze archeologiche dell'antichità;

considerato infine che il museo campano non è stato incluso nell'ambito della gestione del polo museale della Campania,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, alla luce del suo indiscusso valore culturale e artistico, non ritenga opportuno intraprendere iniziative al fine di includere il museo campano tra i siti di interesse nazionale o, in subordine, nell'ambito delle competenze del polo museale della Campania;

se effettivamente sia stato predisposto il protocollo di intesa, e se sia stato sottoposto agli enti coinvolti e quali siano le finalità dello stesso;

se non intenda chiarire l'effettiva titolarità del museo campano, considerato che in alcuni documenti risulterebbe essere del Comune di Capua, mentre, in altri documenti ufficiali, della Provincia di Caserta;

se non ritenga necessario sollecitare l'amministrazione regionale responsabile territorialmente, anche alla luce del fatto che il museo campano è stato dichiarato nel 2012 museo di interesse regionale, ad assumere le opportune iniziative per garantire la gestione ordinaria del museo;

se non ritenga doveroso individuare risorse aggiuntive da destinare per la gestione ordinaria del museo campano in particolare al fine di implementare il personale in servizio, almeno in misura pari alla dotazione organica;

se non ritenga opportuno attivarsi presso le amministrazioni coinvolte affinché: siano avviate collaborazioni con i giovani laureati e ricercatori in beni culturali della scuola "Vanvitelli", indirizzandoli presso biblioteche e musei, nonché percorsi per tirocinanti e volontari che intendano formarsi e offrire un proprio contributo collaborativo; venga garantita la funzionalità? del museo campano di Capua, anche inserendolo all'interno del sistema museale regionale nonché nell'ambito di itinerari archeologici, eventualmente abbinandolo con la reggia di Caserta.