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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03534


Atto n. 3-03534 (in Commissione)

Pubblicato il 1 marzo 2017, nella seduta n. 773

GATTI , GUERRA , DALLA TOR , STEFANO , LONGO Fausto Guilherme , BENCINI , BIGNAMI , MOLINARI , BATTISTA , PETRAGLIA , VACCIANO , AMATI , ANGIONI , BORIOLI , CASSON , D'ADDA , DIRINDIN , FERRARA Elena , FORNARO , GOTOR , LAI , LO GIUDICE , LUCHERINI , MIGLIAVACCA , PAGLIARI , PEGORER , PEZZOPANE , PIGNEDOLI , PUPPATO , RICCHIUTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'interno. -

Premesso che:

nell'ex area industriale tra i paesi di Rosarno, San Ferdinando e Gioia Tauro, tutti in provincia di Reggio Calabria, sono presenti attualmente circa 4.000 migranti, per lo più uomini africani impegnati nella raccolta degli agrumi;

ad oggi, le uniche forme di accoglienza per questi lavoratori (soluzioni temporanee che sarebbero dovute servire a tamponare l'emergenza subito dopo la rivolta del 2010) sono il campo di container a Rosarno (circa 250 lavoratori) e la tendopoli situata nella seconda zona industriale di San Ferdinando, che ospita, in condizioni di assoluto degrado e in pericolosità, circa 2.000 lavoratori (tra cui anche donne e bambini);

inoltre, nella stessa zona si trovano lavoratori in casolari abbandonati e semi diroccati presenti nelle campagne del territorio e aziende ormai dismesse, che vengono occupate dai lavoratori che sopravvivono senza infissi, senza corrente elettrica, senza servizi igienici e senza acqua;

anche nelle soluzioni alloggiative "ufficiali", la situazione è drammatica: i bagni predisposti in container non funzionano e spesso sono delle latrine scavate nella terra; il cibo viene cucinato in fuochi improvvisati o con fornelli a gas in tende e baracche; l'acqua non viene erogata, se non da due precarie piccole fontane a bordo campo; non è organizzato alcun servizio di raccolta della spazzatura, tanto che i cumuli sono divenuti talmente diffusi attorno al campo da lambire anche le baracche. In tali condizioni, sono rilevanti i rischi per la salute e la sicurezza individuali e collettive;

il quadro si fa ancor più drammatico con l'aumento esponenziale, all'interno dell'insediamento, della popolazione femminile: circa una sessantina di donne, molte delle quali probabilmente vittime di fenomeni di tratta a scopo di prostituzione;

in questa situazione estrema, le proteste sono frequenti e hanno spesso un finale drammatico: da ultimo, a giugno 2016, la morte di un ventenne del Mali, durante un intervento dei Carabinieri, su cui si sta ancora indagando;

la preziosa presenza delle forze dell'ordine non sempre riesce a depotenziare situazioni rischiose e a smantellare le forme di illegalità che in questa situazione prosperano;

considerato che:

nelle prime settimane del 2017, la morsa del freddo e del gelo che ha colpito la piana di Gioia Tauro ha reso ancora più critiche e difficili le condizioni di vita di donne, uomini e bambini che occupano tende, baracche e ricoveri di fortuna;

nella notte del 23 gennaio, un incendio è divampato in una baracca all'interno della tendopoli di San Ferdinando, provocando 3 feriti, tra cui una donna in gravi condizioni; sembrerebbe che le fiamme si siano sviluppate da un piccolo fuoco che era stato accesso dai 3 migranti per riscaldarsi;

inoltre, si apprende dalla stampa locale che, appena un mese prima, un altro incendio aveva causato due feriti e una decina di baracche, tra cui una adibita a chiesa evangelica, erano state ridotte in cenere;

considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti:

il 19 febbraio 2016, presso la Prefettura di Reggio Calabria, era stato firmato il "protocollo operativo in materia di accoglienza e integrazione degli immigrati nella piana di Gioia Tauro", che imponeva un intervento immediato e non rinviabile, mirato non solo a superare le condizioni di criticità e degrado dal punto di vista igienico-sanitario, ma anche a favorire forme di integrazione attraverso la messa in atto di politiche di promozione e sostegno socio-abitativo;

in particolare, la Regione Calabria, in sinergia con Prefettura e Comuni ed in seguito allo stanziamento di 300.000 euro, avrebbe dovuto ripristinare condizioni minime di vivibilità, attraverso l'acquisto di nuove tende e procedere "progressivamente e tempestivamente" alla messa in atto di politiche di promozione e sostegno socio-abitativo;

a quasi un anno dalla sua firma, il contenuto del protocollo è rimasto sostanzialmente lettera morta;

il 26 maggio 2016, è stato sottoscritto, a livello nazionale, il protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura "Cura-legalità-uscita dal ghetto", dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministero dell'interno, dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, dalle Regioni Basilicata, Calabria, Campania e Puglia, dall'Ispettorato nazionale del lavoro, dalle ACLI Terra, dalla Caritas italiana, dalla Croce rossa italiana, da Libera - Associazioni, nomi, numeri contro le mafie, dall'Alleanza delle cooperative italiane, dalla Coldiretti, dalla Confagricoltura, dalla CIA, dalla COPAGRI e dalle organizzazioni sindacali di categoria FLAI Cgil, FAI Cisl e UILA Uil;

in esecuzione dell'articolo 4 del protocollo, è stato attivato un tavolo permanente di coordinamento presieduto dal prefetto di Reggio Calabria, con il compito di monitorare e sollecitare l'attuazione di interventi a favore dei lavoratori agricoli volti a prevenire l'insorgenza di problematiche sanitarie e di ordine pubblico, connesse al lavoro in agricoltura, a promuovere la legalità e la sicurezza nei rapporti di lavoro nel settore, anche mediante la conclusione di appositi accordi, di individuare e diffondere pratiche per la valorizzazione delle aziende impegnate con le organizzazioni sindacali di categoria e le associazioni datoriali, accanto alle istituzioni, nelle attività di prevenzione e contrasto al caporalato, di attivare percorsi di integrazione, anche abitativa, e di inclusione sociale dei lavoratori stranieri;

le parti presenti al tavolo hanno convenuto di individuare iniziative volte a favorire il libero mercato del lavoro nel settore agricolo e a prevenire fenomeni di illegalità nell'intermediazione di manodopera e nel lavoro irregolare, nonché di sottoscrivere una convenzione per definire le funzioni e i compiti di ciascuno;

il 12 dicembre 2016, è stata firmata, presso la Prefettura di Reggio Calabria, la convenzione di cooperazione per il contrasto al caporalato e al lavoro sommerso e irregolare in agricoltura, che recepisce il contenuto del protocollo nazionale del maggio precedente;

rilevato che:

stime sindacali e delle associazioni di volontariato parlano di circa 4.000 lavoratori africani che stazionano nella zona durante i mesi di raccolta agrumicola e olivicola;

la permanenza di tanti lavoratori in condizioni così estreme pare giustificata dal fatto che la stragrande maggioranza dei presenti trovano comunque lavoro (sembrerebbe che ci sia una presenza di caporalato organizzato), e che la loro presenza è legata a periodi specifici;

gli stessi lavoratori si spostano a ondate regolari su tutto il territorio nazionale per le raccolte di diversi ortaggi e frutta;

il 4 novembre 2016, è entrata in vigore la legge 29 ottobre 2016, n. 199, recante "Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo", che all'articolo 9, rubricato "Disposizioni per il supporto dei lavoratori che svolgono attività lavorativa stagionale di raccolta dei prodotti agricoli", recita: "1. Al fine di migliorare le condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa stagionale di raccolta dei prodotti agricoli, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell'interno predispongono congiuntamente, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un apposito piano di interventi, adottato previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9, comma 2, lettera b), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, che prevede misure per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori, anche attraverso il coinvolgimento di regioni, province autonome e amministrazioni locali, delle rappresentanze dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore e delle organizzazioni del terzo settore nonché idonee forme di collaborazione con le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità anche ai fini della realizzazione di modalità sperimentali di collocamento agricolo modulate a livello territoriale. 2. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e il Ministero dell'interno predispongono congiuntamente e trasmettono alle Commissioni parlamentari competenti una relazione annuale sullo stato di attuazione del piano di interventi di cui al comma 1",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo possano fornire informazioni su quale sia il livello e la qualità dell'accoglienza nella zona di Rosarno e come intendano affrontare i problemi denunciati in premessa;

quali iniziative intendano mettere in atto per garantire l'applicazione dei diversi protocolli e delle convenzioni relativamente all'accoglienza e all'integrazione, proponendo soluzioni adeguate al numero dei lavoratori presenti, che disegnino un'accoglienza diffusa in tutto il territorio, garantendo al contempo la sperimentazione di un collocamento agricolo improntato alla trasparenza e alla legalità e un sistema di trasporti capace di raccogliere tutti i lavoratori nei diversi punti di accoglienza e di riaccompagnarli alla fine del lavoro; e se, invece, non si consideri la costruzione di una nuova tendopoli, che potrebbe accogliere un numero molto ridotto (450) di lavoratori stagionali, in contraddizione con una politica di accoglienza ed integrazione;

se non ritengano di attivare nell'area tavoli che coinvolgano gli enti locali, le forze sociali e le associazioni di volontariato e tutti gli altri soggetti previsti, per cominciare a sperimentare fattivamente l'accoglienza necessaria, l'individuazione delle strutture e la loro ristrutturazione, il trasporto nei siti di lavoro, partendo dalla consapevolezza che anche i problemi di ordine pubblico (pur presenti nell'area) si prevengono con un'accoglienza ordinata, processi di integrazione e socializzazione dei lavoratori;

se sia stato predisposto il piano di interventi per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori, previsto dal già citato articolo 9 della legge n. 199 del 2016.