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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00729


Atto n. 1-00729

Pubblicato il 16 febbraio 2017, nella seduta n. 764

ORELLANA , PUPPATO , DE PIETRO , URAS , MOLINARI , STEFANO , ROMANI Maurizio , BATTISTA , BENCINI

Il Senato,

premesso che:

attualmente le norme riguardanti l'autorizzazione, l'immissione sul mercato, l'impiego e il controllo all'interno dell'Unione europea dei prodotti fitosanitari, così come sono presentati nella loro forma commerciale, sono contenute all'interno del regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009;

più specificatamente, all'articolo 1, stabilisce sia le norme relative all'approvazione delle sostanze attive, degli antidoti agronomici e dei sinergizzanti che sono contenuti nei prodotti fitosanitari o che li costituiscono, sia le norme sui coadiuvanti e sui coformulanti;

l'assetto procedurale complessivo delineato dal regolamento e dai successivi regolamenti di esecuzione si incentra su una serie di elementi, quali la ripartizione del territorio dell'Unione in tre zone (nord, centro e sud) individuate sulla base delle caratteristiche specifiche agro-climatiche dei vari Paesi che ne fanno parte, il coinvolgimento e la collaborazione degli Stati membri appartenenti alla stessa zona, il principio del riconoscimento reciproco in virtù del quale il titolare di un'autorizzazione può immettere il prodotto sul mercato di un altro Stato membro, sempre che le condizioni agricole, fitosanitarie e ambientali siano comparabili nelle regioni interessate, e il ruolo significativo dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) in qualità di organismo scientifico indipendente finalizzato a garantire uniformità e coerenza nella valutazione delle sostanze attive;

il regolamento (CE) n. 396/2005 disciplina le questioni relative ai limiti di legge dei residui di pesticidi nei cibi, nonché i controlli ufficiali sui residui di pesticidi negli alimenti di origine vegetale e animale;

in particolare, all'articolo 3, comma 2, lett. d), fornisce la definizione di livello massimo di residui (LMR), inteso come "la concentrazione massima ammissibile di residui di antiparassitari in o su alimenti o mangimi, fissata a norma del presente regolamento e basata sulle buone pratiche agricole e sul più basso livello di esposizione dei consumatori necessario per proteggere i consumatori vulnerabili";

nell'ordinamento italiano tra le principali norme che disciplinano il settore rileva in particolare il decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150, recante "Attuazione della direttiva 2009/128/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi", che all'articolo 6 prevede l'adozione del piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, adottato successivamente con il decreto interministeriale 22 gennaio 2014;

premesso altresì che:

secondo l'ultimo aggiornamento ISTAT, la situazione relativa ai consumi di prodotti fitosanitari in Italia è complessivamente migliorata; difatti la quantità di pesticidi distribuiti per uso agricolo è andata diminuendo di circa il 10 per cento dal 2010 al 2014, anno in cui si registra un'inversione di tendenza con un aumento dell'uso di prodotti fitosanitari, passando da 118 a circa 130.000 tonnellate rispetto all'anno precedente;

secondo quanto riportato dal dossier del 2017 di Legambiente riguardante l'utilizzo dei pesticidi, nel 2015 i laboratori pubblici, accreditati per il controllo ufficiale dei residui di fitosanitari negli alimenti, hanno analizzato 9.608 campioni (da agricoltura convenzionale) tra prodotti ortofrutticoli, prodotti trasformati e miele a fronte dei 7.132 campioni analizzati nell'anno 2014;

da tali analisi è emerso che la percentuale di campioni regolari del tutto privi di residuo è pari al 62,4 per cento (rispetto al 58 per cento del 2014);

tuttavia, dal 2014 la percentuale di campioni irregolari è salita dallo 0,7 per cento all'1,2 per cento, con una contestuale diminuzione sia della percentuale di campioni regolari con un residuo, sia la percentuale sul multiresiduo, passando rispettivamente dal 18,8 per cento del 2014 al 16,5 per cento del 2015 nel primo caso, e dal 22,4 per cento del 2014 al 19,9 per cento del 2015 nel secondo;

la frutta si conferma il comparto in cui si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari con uno o più residui, difatti, il 19,6 per cento dei campioni presenta un solo residuo di pesticida, mentre il 38,8 per cento dei campioni analizzati rientra nella categoria del multiresiduo, con casi non trascurabili in cui sono state rilevate fino a un massimo di 21 sostanze attive nello stesso campione;

con multiresiduo si intende la compresenza di più residui di pesticidi nel medesimo campione alimentare, un evento che, come dimostrato da numerosi studi, potrebbe ingenerare l'interazione di più sostanze all'interno del corpo umano, provocando effetti additivi o addirittura sinergici tali da provocare dei danni, anche irreversibili, all'organismo;

tra le sostanze attive più frequentemente rilevate nei campioni analizzati si trovano il Boscalid, il Clorpirifos, l'Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazolo, elementi che possono essere rintracciati nelle matrici alimentari e nei loro prodotti derivati;

i risultati analitici provenienti da diverse regioni italiane, su campioni di origine italiana e estera, mostrano la compresenza di multiresiduo e irregolarità negli stessi campioni. Emblematico è il caso delle foglie di tè verde proveniente dalla Cina con 21 residui in un campione di cui 6 superano il limite (Buprofezin, Imidacloprid, Iprodione, Piridaben, Triazofos, Acetamiprid), un campione di semi di cumino siriano con 14 residui, di cui 9 superano il limite (Carbendazim, Esaconazolo, Imidacloprid, Miclobutanil, Profenofos, Propiconazolo, Tiametoxam, Triazofos, Acetamiprid). Un altro campione di semi di cumino dall'India risulta irregolare per il superamento del limite di legge consentito per il Metalaxil;

in generale uva, fragole, pere e frutta esotica (soprattutto banane) sono le più colpite dalla presenza di residui di pesticidi. In particolare, per quanto riguarda l'uva, la Sardegna è la regione in cui tale prodotto risulta essere l'alimento con la massima percentuale di multiresiduo riscontrata. La Lombardia, anche in considerazione di in un numero di campionature particolarmente elevato, è la regione con il maggior numero di irregolarità: 61 i campioni irregolari, di cui 18 sono anche dei multiresiduo;

secondo la normativa europea nella determinazione del LMR occorrerebbe tener conto dei possibili effetti cumulativi, additivi e sinergici tra le sostanze, tuttavia a nessuna delle sostanze attualmente approvate è stato applicato tale principio;

difatti, ad oggi, il limite massimo di principio attivo definito dal parametro LMR resta stimato in base ai test effettuati su un singolo principio attivo, senza considerare la presenza di più principi attivi in uno stesso alimento e le possibili interazioni nell'organismo;

giova ricordare che uno dei principali meccanismi per consentire la confrontabilità di sostanze con tossicità differente è quello basato sul principio della "tossicità equivalente", ricavato a partire dall'individuazione di alcuni parametri, i quali permettono di calcolare una concentrazione unica confrontabile con i limiti tabulati. Tale sistema di valutazione è attualmente impiegato per le diossine (una classe di composti organici eterociclici);

considerato che:

da decenni numerosi studi scientifici hanno ampiamente dimostrato la diretta correlazione tra l'esposizione ad alcuni pesticidi e l'insorgenza di gravi patologie quali tumori, disturbi neurologici e malattie neurodegenerative. Particolarmente allarmanti sono inoltre i possibili rischi per la salute associati all'esposizione agli "interferenti endocrini", un eterogeneo gruppo di contaminanti diffusi nelle catene alimentari e nell'ambiente, accomunati dalla capacità di alterare l'equilibrio ormonale;

inoltre, l'esposizione a tali sostanze durante la gravidanza e l'allattamento può causare gravi danni al feto (soprattutto nella fase dello sviluppo cerebrale) e al bambino per bioaccumulo nel latte materno;

altrettanto nefasti sono gli effetti che l'impiego di tali sostanze determina sull'ambiente, dalla contaminazione e impoverimento dei suoli all'inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei che, secondo quanto indicato dai dati dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, interessa in particolare la pianura padano-veneta;

particolarmente allarmante è l'utilizzo del glifosato, un principio attivo presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio;

nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate e il trend nei prossimi anni è destinato a crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate;

l'International agency for research on cancer (IARC), organo dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in un documento pubblico ha definito l'erbicida come "probabile cancerogeno per l'uomo", classificandolo nel gruppo 2A in relazione alla pericolosità per la salute umana. Tale documento evidenzia una forte correlazione epidemiologica tra l'esposizione al glifosato e il linfoma non-Hodgkin;

oltre alla probabile azione oncogena, il glifosato, come risulta da numerosi studi, sembra agire anche come interferente endocrino, perturbando molteplici e delicate funzioni cellulari;

a livello europeo le autorizzazioni sul glifosato sono caratterizzate da un susseguirsi di proroghe; difatti la Commissione europea ne aveva già richiesto il rinnovo per 15 anni dopo la scadenza a dicembre 2012, senza però ottenerne il via libera per il mancato raggiungimento della maggioranza tra i 28 membri dell'Unione europea;

in attesa del documento conclusivo dell'ECHA (Agenzia europea per la chimica) sull'impatto del glifosato sulla salute umana e sull'ambiente, previsto entro la fine di novembre 2017, la Commissione europea ha deciso, alla fine di giugno 2016, di prorogare di altri 18 mesi l'autorizzazione all'uso del glifosato, anche se ha contestualmente chiesto agli Stati membri di limitarne l'uso nei luoghi pubblici;

a tal fine il Ministero della salute, con apposito decreto adottato il 9 agosto 2016 ha disposto la revoca di autorizzazioni all'immissione in commercio e modifica delle condizioni d'impiego di prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva "glifosate", in attuazione del regolamento di esecuzione (UE) n. 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016,

impegna il Governo:

1) ad adoperarsi in tutte le opportune sedi europee al fine di:

a) adottare quanto prima una specifica regolamentazione riguardante l'impiego di più principi attivi in agricoltura, basata su una concreta valutazione degli effetti non solo cumulativi ma, soprattutto, sinergici dei residui dei pesticidi negli alimenti;

b) implementare una revisione complessiva del modello di gestione del rischio, con riferimento a due specifici parametri di difficile valutazione: le buone pratiche agricole (BPA) e la dose giornaliera accettabile (DGA);

2) ad avviare quanto prima un processo di razionalizzazione e rafforzamento delle norme interne regolanti la materia, con specifico riferimento alla calendarizzazione dei trattamenti e delle procedure per il contenimento dei fenomeni di deriva, adottando altresì misure finalizzate in particolare allo sviluppo e all'utilizzo di metodi per valutarne gli effetti aggregati, cumulativi e sinergici;

3) a limitare quanto più possibile l'utilizzo e il commercio del glifosato, continuando ad implementare il "piano nazionale glifosato zero" e rafforzando in particolare le misure atte a regolamentarne l'utilizzo, con specifico riferimento ai tempi, alle dosi e alle modalità di impiego;

4) ad adottare le necessarie misure al fine di incentivare la diffusione dell'approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, garantire raccolti adeguati e gestire il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali;

5) a promuovere un'adeguata informazione e sensibilizzazione dei consumatori, provvedendo altresì a rendere noto quanto realizzato nell'ambito del piano d'azione nazionale sull'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari;

6) ad assicurare il continuo aggiornamento del piano per il controllo ufficiale per la ricerca dei residui di fitofarmaci negli alimenti, ottimizzando la ricerca dei residui di fitofarmaci anche con criteri innovativi di valutazione dei risultati e diffondendo metodi per la ricerca delle sostanze attive di nuova autorizzazione.