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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00650


Atto n. 1-00650

Pubblicato il 6 giugno 2012, nella seduta n. 737

BIANCHI , VIESPOLI , TOMASSINI , ASTORE , BERSELLI , BAIO , BIANCONI , BIONDELLI , BOSONE , CASTIGLIONE , CHIAROMONTE , CONTINI , DI GIACOMO , FIORONI , FOSSON , GRAMAZIO , RIZZI , RIZZOTTI , BEVILACQUA , BUTTI , CALIGIURI , CARLONI , CASELLI , CASTRO , CIARRAPICO , CORONELLA , CURSI , DE ANGELIS , D'AMBROSIO LETTIERI , DEL VECCHIO , DE FEO , DE LUCA Cristina , FERRARA , FLERES , GALLONE , GARAVAGLIA Mariapia , GERMONTANI , GHIGO , IZZO , LEDDI , LICASTRO SCARDINO , MANTICA , MORRI , NEGRI , POLI BORTONE , RAMPONI , SARRO , SBARBATI , SPADONI URBANI , SPEZIALI , VICECONTE , ZANOLETTI , MALAN

Il Senato,

premesso che:

parlare oggi di un ruolo attivo degli anziani nella società diventa di fondamentale importanza se si considera che l'invecchiamento della popolazione mondiale e il calo del tasso di natalità (che in Italia è pari a zero) sono fonte di stress sui sistemi di welfare di molti Paesi, soprattutto di quelli a ricco e medio reddito. Nel 2008 le persone al mondo con più di 60 anni erano 766 milioni. Nel 2030 saranno 1.400.000. La Commissione europea prevede che entro il 2050 il tasso medio europeo di dipendenza degli anziani sarà attorno al 50 per cento. Ciò significa che se oggi, in Europa, ci sono circa 4 persone in età attiva per ogni persona over 65, nel 2050 saranno solo due;

il variegato e sofferto mondo degli anziani sembra oggetto di propositi tanto retorici e ripetitivi quanto poveri di realizzazioni concrete;

sono ben note le iniziative dell'ONU che negli ultimi decenni ha studiato le straordinarie dimensioni mondiali dell'invecchiamento e ha elaborato "piani di azione" e "principi" fondati su indipendenza, partecipazione, cura, auto-realizzazione e dignità: ma nessun programma concreto per la valorizzazione degli anziani nella vita sociale, produttiva, economica e culturale si è realizzato;

l'auspicata "società per tutte le età" non decolla se non nei propositi di una certa élite socio-culturale, nonostante le sofferenze degli anziani aumentino nei Paesi in via di sviluppo, dove si combatte e dove rivoluzioni e terrorismo mietono ogni giorno decine di vittime;

né sembra diffondersi particolarmente il valore di un'autentica solidarietà, quella che ogni uomo può e deve dimostrare nei confronti di ogni altro individuo, solidarietà della quale l'anziano rappresenta oggetto di attenzione ma anche, e forse soprattutto, soggetto attivo capace di offrire quanto di unico è ancora in grado di dare;

da un recente rapporto realizzato dal gruppo "The european house-Ambrosetti" e dalla fondazione "Socialità e ricerche" emerge che nel nostro Paese le persone over 65 sono circa 11 milioni; di queste il 30 per cento, quindi 3 milioni, sono persone che potrebbero ancora lavorare e quindi continuare a creare ricchezza per se stessi e per la collettività, con chiare ricadute positive sul nostro welfare. Grande è il fermento creato dal processo di cambiamento demografico in atto in tutto il mondo e mentre un tempo le politiche per gli anziani erano focalizzate essenzialmente sui bisogni, oggi l'accento si pone sui diritti e sulle risorse dell'anziano e sulla sua concreta partecipazione alla vita comunitaria;

il concetto dell'active ageing non è nuovo. Già nel 1999 l'Organizzazione mondiale della sanità aveva promosso l'anno internazionale dell'anziano con programmi di sviluppo, dedicati alla massima realizzazione delle potenzialità mentali, fisiche, sociali ed economiche degli anziani;

l'allungamento della vita media porta con sé un inevitabile aumento di patologie croniche; tra queste, quelle cardio-circolatorie, l'ipertensione, i tumori, l'obesità, il diabete; con costi diretti ed indiretti elevati. In Italia si stima che la spesa sostenuta ogni anno in terapie e cure per le suddette malattie si aggiri attorno ai 40 miliardi di euro, negli USA ai 700 miliardi di dollari;

per mettere insieme questi due grandi aspetti dell'invecchiamento, bisogna attuare politiche di integrazione lavorativa e di inclusione socio-culturale degli anziani, da una parte, e politiche sanitarie sulla longevità e qualità della vita in salute, dall'altra. A tale proposito la Commissione europea ha reso questi temi una priorità per tutti gli Stati membri al fine di incoraggiarli verso soluzioni innovative per sviluppare una medicina più personalizzata possibile e servizi socio-sanitari di alta qualità, migliorando al contempo i sistemi sanitari e di cura. I rappresentanti dell'"High level steering group on active and healthy ageing" (cioè il Gruppo direttivo di alto livello per l'invecchiamento attivo e in salute) della Commissione europea sostengono la necessità di visioni politiche a lungo termine (20, 30 anni), ben oltre singoli mandati politici, perché l'emergenza obesità e le malattie che ne conseguono devono insegnare ad attuare misure di prevenzione già prima della nascita di un individuo. L'obiettivo finale che il gruppo europeo si prefigge di raggiungere entro il 2020 è quello di aumentare la durata della vita senza disabilità di almeno due anni. La medicina dunque elabora nuove strategie per risolvere il problema di una popolazione che vive sempre più a lungo ma con qualità di vita scadente;

un'arma in più per migliorare la qualità della vita della popolazione anziana potrebbe essere sicuramente la telemedicina, ovvero l'insieme di tutti quei sistemi che consentono la diagnosi, la consulenza, il monitoraggio, la cura a distanza dei pazienti, che però riguarda ancora un numero marginale di cittadini. Il telecontrollo di malati cronici o anziani è presente nel 13 per cento dei casi, mentre sono quasi inesistenti gli altri servizi: la telecompagnia (2 per cento), ossia la possibilità di assistere a distanza, non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche sociale, anziani o più in generale persone sole, e la teleriabilitazione, fanalino di coda con appena l'1 per cento delle strutture sanitarie;

considerato che scopo principale dell'iniziativa comunitaria è di promuovere la salute delle persone, sia in età adulta che nella senescenza, attraverso una rete di collaborazione con enti ed istituzioni presenti nel territorio. Il tutto per garantire un invecchiamento attivo ed in salute attraverso analisi degli aspetti del cambiamento biologico, psicologico e sociale; attraverso interventi di informazione che mirino a contribuire alla formazione di una mentalità comune, scardinando anacronistici luoghi comuni a vantaggio del concetto che il "diversamente giovane" ha un'importanza socio-culturale rilevante, in linea con il tema dell'Unione europea, che oltre tutto ha dichiarato il 2012 come l'anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà generazionale,

impegna il Governo ad attivarsi a livello nazionale affinché i propositi comunitari fin qui enunciati possano trovare fattiva esecuzione, allo scopo precipuo di giungere ad una forma di "invecchiamento attivo ed in salute", tenendo conto della larga porzione di popolazione che ormai appartiene alla cosiddetta terza età.