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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00576


Atto n. 1-00576

Pubblicato il 1 marzo 2012, nella seduta n. 684
Esame concluso nella seduta n. 688 dell'Assemblea (08/03/2012)

Note: (Testo 2)

ADAMO , ADERENTI , ALBERTI CASELLATI , ALLEGRINI , AMATI , ANTEZZA , ARMATO , BAIO , BASSOLI , BASTICO , BERTUZZI , BIANCHI , BIANCONI , BIONDELLI , BLAZINA , BOLDI , BONFRISCO , BUGNANO , CARLINO , CARLONI , CASTIGLIONE , CHIAROMONTE , COLLI , CONTINI , DE FEO , DE LUCA Cristina , DELLA MONICA , DONAGGIO , FINOCCHIARO , FIORONI , FONTANA , FRANCO Vittoria , GALLONE , GARAVAGLIA Mariapia , GERMONTANI , GHEDINI , GIAI , GRANAIOLA , INCOSTANTE , LEDDI , LICASTRO SCARDINO , MAGISTRELLI , MARAVENTANO , MARINARO , MAURO , MAZZUCONI , MONGIELLO , NEGRI , PIGNEDOLI , PINOTTI , POLI BORTONE , PORETTI , RIZZOTTI , SBARBATI , SERAFINI Anna Maria , SOLIANI , SPADONI URBANI , THALER AUSSERHOFER , VICARI

Il Senato,

preso atto che:

l'articolo 51 della Costituzione recita solennemente che «Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini»;

l'articolo 117, settimo comma, della Costituzione dispone inoltre che le leggi regionali «rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive»;

la Corte costituzionale ebbe a dichiarare (nella sentenza n. 49 del 2003) che «Le nuove disposizioni costituzionali, [con cui si è riformulato l'art. 51 nei termini suddetti,] (...) pongono dunque esplicitamente l'obiettivo del riequilibrio e stabiliscono come doverosa l'azione promozionale per la parità di accesso alle consultazioni, riferendoli specificamente alla legislazione elettorale». Inoltre, con la più recente sentenza n. 4 del 2010, il Giudice delle leggi ha sottolineato, altresì, che la parità di accesso alle cariche elettive rappresenta una facoltà aggiuntiva, che allarga lo spettro delle possibili scelte elettorali, limitato ad una preferenza, introducendo, solo nel ristretto ambito elettorale, una norma riequilibratrice volta ad ottenere, indirettamente ed eventualmente, il risultato di un'azione positiva. In altri termini, è opportuno garantire l'eguaglianza di opportunità particolarmente rafforzata attraverso disposizioni che promuovano il riequilibrio di genere nelle rappresentanze istituzionali;

nell'ambito di tale mutato contesto ordinamentale, con la sentenza n. 49 del 2003 la Consulta ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale i relazione ad alcune disposizioni introdotte nella legislazione elettorale della Regione Valle d'Aosta, in virtù delle quali le liste elettorali devono comprendere candidati di entrambi i sessi, a pena di inammissibilità;

il riconoscimento del principio di parità tra uomo e donna fa parte anche degli obiettivi dell'Unione europea (UE) e il principio di non discriminazione, ad esso strettamente connesso, è stato rafforzato dai trattati di Amsterdam e di Lisbona. L'ordinamento comunitario deve, nel suo complesso, adottare tutti i provvedimenti necessari per combattere qualsiasi forma di discriminazione fondata sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o il credo, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale, anche in campo politico ed elettorale;

con specifico riferimento alla materia delle pari opportunità fra i sessi nell'accesso alle cariche elettive, si ricorda la Convenzione sui diritti politici della donna, adottata a New York il 31 marzo 1953 (ratificata dalla legge n. 326 del 1967) e la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna, adottata anch'essa a New York il 18 dicembre 1979 (ratificata dalla legge n. 132 del 1985). Tali convenzioni internazionali prevedono per le donne il diritto di votare e di essere elette in condizioni di parità con gli uomini;

considerato che:

il problema della sottorappresentazione delle donne nei luoghi decisionali della politica richiede un intervento urgente, anche di carattere normativo, ancorché in attesa della definizione di un nuovo e diverso sistema di elezione per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica;

la situazione italiana mette in evidenza, infatti, il persistere di una condizione di disparità politica sulla base del genere, che può essere considerato come uno degli indicatori di un basso tasso di democraticità del sistema. La questione non si limita ai dati quantitativi, ma investe la concreta possibilità per una delle componenti della società di incidere sui processi decisionali e di "fare" le politiche. Per il pieno esercizio dei diritti politici, in particolare del diritto elettorale passivo limitato di fatto per le donne, risultano essere fondamentali le modalità di accesso agli organi elettivi ed in particolare i meccanismi di formazione e selezione della rappresentanza e della leadership. La necessità improcrastinabile di risolvere la disuguaglianza rende il dibattito sulle azioni positive in materia elettorale un elemento centrale della riflessione politica sulla democrazia paritaria,

delibera di avviare un percorso volto a promuovere, in tempi rapidi, l'esame, e l'eventuale approvazione da parte dell'Assemblea, di disegni di legge in materia di accesso alle cariche elettive in condizioni di parità tra donne e uomini, nell'ambito della legislazione elettorale, per le circoscrizioni comunali, per i Comuni, per le Città metropolitane, per le Province, per le Regioni a statuto ordinario e speciale laddove non previsto, per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica;

impegna il Governo a sostenere, nel corso dell'esame dei disegni di legge di riforma del sistema elettorale, iniziative parlamentari finalizzate all'introduzione di un principio di non discriminazione che assicuri un'equilibrata rappresentanza di entrambi i generi e consenta il superamento di criteri improntati alla discrezionalità da parte dei partiti.