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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00542


Atto n. 1-00542

Pubblicato il 7 febbraio 2012, nella seduta n. 670
Esame concluso nella seduta n. 671 dell'Assemblea (08/02/2012)

GASPARRI , QUAGLIARIELLO , SCARPA BONAZZA BUORA , SANCIU , PICCIONI , COMPAGNA , DI STEFANO , MAZZARACCHIO , NESPOLI , SANTINI , ZANOLETTI , SARO , DE ECCHER , SPADONI URBANI

Il Senato,

premesso che:

secondo uno studio Coldiretti/Eurispes, circa il 33 per cento della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati deriva da materie prime agricole straniere, trasformate e commercializzate con il marchio made in Italy, per un fatturato stimato in 51 miliardi di euro;

sono passati in mani straniere marchi storici dell'agroalimentare italiano per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nell'ultimo anno, anche per effetto della crisi che ha reso più facili le operazioni di acquisizione nel nostro Paese, soprattutto di prodotti simbolo dell'Italia e della dieta mediterranea, come l'olio, il vino, le conserve di pomodoro;

il legame con il territorio ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi e continua a generare profitti per le multinazionali che importano materie prime estere senza l'obbligo di evidenziare in etichetta l'origine geografica, come avviene per un prodotto simbolo del made in Italy, quale la pasta di grano duro;

nel contempo si utilizzano finanziamenti pubblici per sostenere la produzione all'estero di prodotti che fanno concorrenza a quelli italiani, sfruttando l'italian sounding;

le imprese agricole e agroalimentari italiane devono inoltre confrontarsi con l'ampiezza e la pervasività che sta assumendo il fenomeno del falso made in Italy, per cui il volume di affari connesso a condotte illegali o a pratiche commerciali scorrette nel settore agroalimentare è di tale rilievo da poter parlare dello sviluppo di vere e proprie agromafie, che fatturano almeno 12,5 miliardi di euro all'anno;

i danni ai cittadini italiani sono ingenti e di diversa natura, dal grave pericolo per la salute dei consumatori all'alterazione del mercato agroalimentare, dallo sfruttamento del lavoro nero all'attuazione di pratiche estorsive, costringendo gli operatori onesti ad approvvigionarsi dei mezzi di produzione da soggetti vicini alle organizzazioni criminali;

la recente operazione della squadra mobile di Caserta e del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Roma, che ha portato all'emissione di provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di elementi del clan dei Casalesi e di altre organizzazioni mafiose, ha evidenziato il tentativo di conquistare il controllo monopolistico dei trasporti su gomma e della commercializzazione all'ingrosso di prodotti ortofrutticoli sull'asse Sicilia-Campania-Lazio;

l'aumento del 200 per cento dal campo alla tavola dei prezzi della frutta e verdura, con danni gravissimi per i bilanci dei consumatori e delle imprese agricole, è conseguenza anche di queste infiltrazioni della malavita nelle attività di autotrasporto;

la legge 3 febbraio 2011, n. 4, approvata all'unanimità dalla 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato in sede deliberante e dalla XIII Commissione permanente (Agricoltura) della Camera dei deputati in sede legislativa, sull'etichettatura dei prodotti alimentari, che impone l'"indicazione del luogo di origine o di provenienza" di prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, è uno strumento indispensabile per garantire una maggiore informazione e sicurezza dei cittadini, ma anche per tutelare le imprese che investono nel vero made in Italy;

la mancata attuazione di tale legge comporta un'asimmetria informativa per prodotti di largo consumo, quali pasta, latte a lunga conservazione e formaggi, carne di maiale, frutta e verdura trasformate, derivati del pomodoro, che costituiscono parte essenziale del regime alimentare delle famiglie e incidono in misura rilevante sulla bilancia dei pagamenti,

impegna il Governo:

1) a dare immediata attuazione per i prodotti alla citata normativa sull'obbligo dell'indicazione dell'origine, ponendo in essere le attività amministrative necessarie alla effettiva applicazione;

2) a sostenere ed accelerare la costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori, affiancandosi alla grande distribuzione e ai negozi di prossimità, integrando la rete già attiva delle oltre 5.000 imprese agricole che effettuano la vendita diretta e dei mille mercati degli agricoltori presenti su tutto il territorio nazionale;

3) a verificare il corretto utilizzo delle risorse pubbliche assegnate alla Simest SpA in funzione del sostegno ad iniziative realmente utili all'economia del Paese ed alle imprese che valorizzano le specificità del territorio;

4) a prevedere aliquote ridotte dell'imposta municipale unica (IMU) per gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti, per i quali i terreni ed i fabbricati strumentali costituiscono beni essenziali per l'esercizio dell'attività agricola e per la produzione del reddito;

5) a sostenere le imprese agricole nell'attuale fase di crisi con provvedimenti efficaci per la riduzione dei costi di produzione, con particolare riferimento ai costi energetici e del gasolio utilizzato nelle coltivazioni sotto serra.