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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06130


Atto n. 4-06130

Pubblicato il 20 ottobre 2011
Seduta n. 629

DE FEO , SARRO , FASANO , QUAGLIARIELLO , GRAMAZIO , CIARRAPICO , VIESPOLI , POLI BORTONE , SIBILIA , SPEZIALI , PONTONE , SPADONI URBANI , CASELLI , ESPOSITO , MALAN , VALENTINO , LATRONICO - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

la Corte dei conti ha svolto un'indagine conoscitiva (deliberazione 3/2011/G) sulla spesa per la manutenzione del patrimonio archeologico del Paese riferita al triennio 2007-2009;

tale indagine ha riguardato l'insieme delle Soprintendenze in cui è articolato il sistema dei beni culturali, sia quelle ordinarie sia quelle speciali ovvero dotate di particolari forme di autonomia e responsabilità nella gestione, come ad esempio la Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei;

dall'indagine emergono inconfutabilmente le cifre che sono state spese dalla Soprintendenza di Napoli e Pompei per le attività di manutenzione e tutela del patrimonio archeologico (ai sensi dell'articolo 29 del codice dei beni culturali e del passaggio di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004) per gli anni 2007 e 2008, ovvero prima della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo;

tali cifre sono davvero drammatiche (si veda la tabella 11, pagina 38, della relazione conclusiva della Corte dei conti) e testimoniano la quasi totale assenza di interventi da parte della Soprintendenza: infatti per il 2007 sono stati spesi circa 165.000 euro (destinati esclusivamente alla cura del verde) e per il 2008 sono stati spesi circa 266.000 euro, mentre a Roma (altra Soprintendenza speciale, quindi nella stessa condizione giuridico-amministrativa) nel 2007 sono stati spesi per la manutenzione 3.640.310 euro e nel 2008 sono stati spesi 3.668.141 euro;

cifre così scandalosamente esigue per la tutela e manutenzione del patrimonio da parte della Soprintendenza di Napoli e Pompei non sono nemmeno imputabili alla carenza di risorse: infatti nel bilancio 2006 della Soprintendenza risultano giacenze di cassa (cioè risorse immediatamente spendibili) pari a oltre 98 milioni di euro e per il 2007 pari a oltre 74 milioni di euro. Durante la gestione ministeriale dell'on. Buttiglione, nel 2005, il Ministero fu addirittura costretto a rilevare 30 milioni di euro non spesi, destinandoli ad altre strutture;

per avere un altro raffronto si pensi che in poco più di un anno (tra fine 2008 e fine 2009) sia il commissario dell'area archeologica di Roma che quello dell'area archeologica di Pompei, come attestato dalla stessa indagine della Corte dei conti, hanno speso per interventi di manutenzione, conservazione e tutela (ai sensi dell'articolo 29 del codice), e utilizzando solo in alcune occasione le deroghe loro concesse dalla normativa, oltre 17 milioni di euro (cioè un valore economico 100 volte superiore a quello speso dal Soprintendente per l'intera area di Napoli e Pompei);

appare evidente che il patrimonio archeologico, per la sua continua esposizione all'usura del tempo e agli agenti atmosferici, nonché per la sua intrinseca fragilità costitutiva, necessita di costanti e quotidiane cure che almeno per i due anni indagati dalla Corte dei conti (2007 e 2008) a Napoli e Pompei sono certamente mancate e che si sono inevitabilmente tradotte anche in episodi di incuria, abbandono e in qualche caso anche di crollo;

appare inoltre illuminante richiamare alcune delle attività di cui gli interroganti sono a conoscenza che, invece, sono state poste in essere dalla Soprintendenza in quello stesso periodo (compreso fra gli ultimi mesi del 2006 e giugno 2008), dedicando loro risorse umane e finanziarie ingenti: un progetto del valore di 15 milioni di euro denominato "Pompei experience", consistente nella realizzazione di una sala cinematografica sotterranea dove proiettare l'eruzione distruttiva del Vesuvio con soprastanti di circa mille metri quadri di spazi commerciali da scavare in prossimità dell'area d'ingresso di Porta Marina (il Consiglio di amministrazione, su impulso della soprintendente Maria Rosaria Salvatore e del commissario, ha revocato la delibera); la realizzazione di nuovi depositi, uffici del personale e magazzino presso Porta Nola del valore di 3.796.100 euro sbancando completamente la collina che era stata l'area dei depositi di scavo borbonici (in corso di realizzazione); la realizzazione di ulteriori edifici provvisori in acciaio "corten" (i cosiddetti archeomostri, purtroppo molto ben visibili sia da dentro la città archeologica che dal viale principale della città moderna) da destinare a spogliatoi e servizi igienici per il personale, adagiati su una pesantissima soletta di cemento armato e realizzati in piena area archeologica (una sezione della Regio I non ancora scavata) e privi inevitabilmente delle fognature, dell'allaccio idrico e di quello elettrico. Costo: oltre 2 milioni di euro. Attualmente l'opera non risulta ancora terminata; l'amministrazione comunale ne ha più volte chiesto lo smontaggio (avendo rilasciato una autorizzazione temporanea all'opera) in quanto essa non è mai entrata in servizio per i suoi enormi problemi strutturali; il soprintendente Giuseppe Proietti e il commissario hanno approvato nel luglio 2010 una delibera che ne prevede lo smontaggio e la collocazione in altro sito compatibile in termine di impatto paesaggistico e strutturale; infine la realizzazione delle nuove biglietterie del valore di 2.940.000 di piazza Anfiteatro mai aperte al pubblico, mai entrate in funzione perché addirittura prive degli allacci ai servizi elettrici e di fognatura e oggetto di rilievo da parte della Regione Campania;

in quel periodo era in carica un soprintendente con la pienezza dei poteri, il dottor Pietro Giovanni Guzzo (in carica sino all'estate 2009), e hanno ricoperto la carica di direttore generale per l'archeologia del Ministero la dottoressa Anna Reggiani (sino a luglio 2007) e il dottor Stefano De Caro (da agosto 2007 a novembre 2010);

è assolutamente lecito supporre che anche negli anni precedenti vi sia stata un'assoluta carenza di interventi manutentivi, vista la quantità enorme di giacenze di cassa accumulate ogni anno dalla Soprintendenza così come certificate dallo stesso Ministero per i beni e le attività culturali e rispettivamente: 2002, giacenze pari a oltre 65 milioni di euro; 2003, oltre 72 milioni di euro; 2004, oltre 78 milioni di euro; 2005, oltre 87 milioni di euro; 2006 giacenze pari a oltre 98 milioni di euro;

queste cifre mostrano da sole due cose molto evidenti ribadite del resto, di recente, anche dallo stesso Ministro: 1) alla Soprintendenza di Napoli e Pompei (come in molte altre parti d'Italia) in questi anni non sono affatto mancate le risorse finanziarie; 2) vi è stata una palese e colpevole incapacità di utilizzare al meglio le risorse innanzitutto per le attività primarie di manutenzione, conservazione e tutela proprio da parte dei vertici della Soprintendenza (i quali per 15 anni, sino al 2009, tra l'altro, sono sempre rimasti inalterati) e hanno dedicato ingenti risorse ad altri scopi. Al riguardo, ad oggi vi sono perduranti segnali che indicano lo stallo dei lavori a Pompei, dopo la fine del commissariamento, e non per mancanza di fondi: in cassa della Soprintendenza già al 31 dicembre 2010 si sono accumulati 29 milioni di euro non spesi, che sarebbe invece urgente usare, magari nella manutenzione ordinaria per arrestare il degrado progressivo della città antica le cui case, da decenni in abbandono, hanno bisogno di coperture, tetti e grondaie e le acque di canalizzazioni. Unici interventi di manutenzione in atto sono quelli stabiliti e finanziati con 2 milioni di euro, nel capitolo di manutenzione ordinaria dalla gestione commissariale. Di fronte ai nuovi finanziamenti, ottenuti grazie all'azione efficace del Governo sui fondi europei, pari a 105 milioni di euro, appare inadeguata la capacita dell'attuale vertice della Soprintendenza a compiere tutti i necessari provvedimenti amministrativi e contabili,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover promuovere ogni iniziativa (anche di carattere giudiziario) volta ad accertare il profilo delle responsabilità riguardo alle mancate spese per la conservazione, manutenzione e tutela di competenza della Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei dall'anno 2000 in poi e in particolare per il periodo certificato dalla Corte dei conti;

se non ritengano di dover accertare anche le responsabilità della competente Direzione generale per l'archeologia, la quale in virtù del vigente regolamento di organizzazione ha il dovere di esercitare la vigilanza sulla Soprintendenza e che ben doveva essere informata della grave situazione che emerge dall'indagine della Corte dei conti, poiché ha, tra l'altro, anche il dovere di approvare i bilanci della stessa Soprintendenza;

se non ritenga opportuno ripristinare l'autonoma Soprintendenza di Pompei, separandola dalla Soprintendenza archeologica di Napoli.