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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00465


Atto n. 1-00465

Pubblicato il 20 settembre 2011
Seduta n. 605

ALLEGRINI , BIANCHI , BIANCONI , BONFRISCO , COLLI , DE FEO , GALLONE , LICASTRO SCARDINO , RIZZOTTI , SPADONI URBANI , VICARI

Il Senato,

premesso che:

l'attuale sviluppo tecnologico consente una crescente diffusione di nuovi strumenti comunicativi, rispetto ai quali le fasce di età dell'infanzia e dell'adolescenza risultano particolarmente sensibili;

rispetto a tali strumenti comunicativi i minori devono essere tutelati nei media sia sotto un profilo soggettivo, attraverso un'adeguata programmazione televisiva, una selezione dei prodotti mediatici destinati al minore in ragione della loro specifica utilità, valutata esclusivamente in funzione del minore, la valorizzazione dell'immagine del bambino che scoraggi pratiche abusive e sia volta a contrastare la considerazione del minore in termini di semplice consumatore, che sotto un profilo oggettivo, con riferimento alla difesa della sua intrinseca dignità di persona "debole", bisognosa di maggiore tutela, rispetto all'adulto, attraverso un'azione di protezione dell'immagine del bambino nei contenuti dei programmi circolanti nel vasto circuito dei media e salvaguardando la sua dignità come soggetto di diritti autonomi (diritto alla riservatezza, tutela dell'incolumità fisica e psichica rispetto a giochi violenti, messaggi mediatici devianti, eccetera);

considerato che:

la Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza ha già presentato osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull'eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente in materia di infanzia e di adolescenza in particolare per assicurarne la rispondenza alla normativa dell'Unione europea ed in riferimento ai diritti previsti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e ratificata con legge 27 maggio 1991, n. 176;

un sano, equilibrato e completo sviluppo mentale, fisico e morale è un diritto del minore riconosciuto dal complesso dell'ordinamento giuridico nazionale e internazionale e la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo rappresenta senz'altro lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

detta Convenzione, in particolare, dopo aver definito all'articolo 1 «bambini» gli individui di età inferiore ai 18 anni, formula espressamente il principio che il fanciullo, in considerazione della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale, necessita di una protezione e di cure particolari. Afferma altresì che l'unità fondamentale della società è l'ambiente naturale per la crescita e il benessere del fanciullo, riconoscendo che il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità, deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, amore e comprensione;

in particolare, la Convenzione di New York sottolinea che:

a) nessun fanciullo può essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione (articolo 16);

b) l'educazione del fanciullo deve avere come finalità quella di: favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali (articolo 29);

c) gli Stati parte riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass media e vigilano affinché il fanciullo possa accedere a un'informazione e a materiali provenienti da fonti nazionali e internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonché la sua salute fisica e mentale; a tal fine, fra l'altro, incoraggiano i mass media a divulgare informazioni e materiali che abbiano una utilità sociale e culturale per il fanciullo e corrispondano allo spirito dell'educazione cui il fanciullo ha diritto, ai sensi del citato articolo 29; incoraggiano altresì la cooperazione internazionale in vista di produrre, di scambiare e di divulgare informazioni e materiali di questo tipo (articolo 17);

d) gli Stati parte favoriscono l'elaborazione di principi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere, sia pure in considerazione del diritto del fanciullo di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni e idee di ogni specie o con ogni mezzo (articolo 17);

e) gli Stati parte riconoscono al fanciullo il diritto a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica, incoraggiando l'organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali (articolo 31);

f) gli Stati parte adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l'uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope (articolo 33);

g) gli Stati parte si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale, adottando in particolare ogni adeguata misura a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire che dei fanciulli siano incitati o costretti a dedicarsi a un'attività sessuale illegale; che dei fanciulli siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali; che dei fanciulli siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale a carattere pornografico (articolo 34);

considerato, inoltre, che:

l'articolo 31 della Costituzione italiana impegna la comunità nazionale, in tutte le sue articolazioni, a proteggere l'infanzia e la gioventù;

la legge 6 febbraio 2006, n. 38 (Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet), che ha novellato la legge n. 269 del 1998 (Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù), ha avuto il pregio di dotare il nostro Paese di una legislazione all'avanguardia in materia di repressione di fenomeni collegati all'abuso sessuale di minori a mezzo Internet, costituendo ancora oggi una significativa pietra miliare nel quadro giuridico dei Paesi industrializzati avanzati;

con l'articolo 19, detta legge ha istituito (art. 14-bisdella legge n. 269 del 1998) il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet con il compito di raccogliere tutte le segnalazioni, provenienti anche dagli organi di polizia stranieri e da soggetti pubblici e privati impegnati nella lotta alla pornografia minorile, riguardanti siti che diffondono materiale concernente l'utilizzo sessuale dei minori avvalendosi della rete Internet, nonché i gestori e gli eventuali beneficiari dei relativi pagamenti. È previsto quindi (art. 14-ter) l'obbligo per i fornitori dei servizi resi attraverso reti di comunicazione elettronica di segnalare al Centro, qualora ne vengano a conoscenza, le imprese o i soggetti che, a qualunque titolo, diffondono, distribuiscono o fanno commercio, anche in via telematica, di materiale pedopornografico. I fornitori di connettività alla rete Internet, poi, al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro, sono obbligati (art. 14-quater) ad utilizzare gli strumenti di filtraggio e le relative soluzioni tecnologiche conformi ai requisiti individuati con decreto del Ministro delle comunicazioni. È in attuazione di queste norme che è stato successivamente emanato il decreto del Ministero delle comunicazioni 8 gennaio 2007, recante "Requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio, requisiti che i fornitori di connettività alla rete Internet devono utilizzare, al fine di impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia";

la stessa legge n. 38 del 2006 ha inoltre istituito (art. 20) presso il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri l'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile, cui la legge assegna il compito di acquisire e monitorare i dati e le informazioni relativi alle attività, svolte da tutte le pubbliche amministrazioni, per la prevenzione e la repressione della pedofilia;

per quanto riguarda in particolare, poi, la tutela dei minori in relazione ai contenuti veicolati dai mezzi di comunicazione, il quadro normativo vigente si caratterizza per una predominanza del principio dell'autoregolamentazione, piuttosto che per la presenza di disposizioni restrittive o repressive. Il Codice di autoregolamentazione TV e minori, approvato il 29 novembre 2002 (e successivamente ridenominato nel 2007 Codice di autoregolamentazione media e minori), nasce da un impegno delle imprese televisive per migliorare la qualità delle trasmissioni dedicate ai minori, per aiutare le famiglie ed il pubblico più giovane ad un uso corretto della televisione e per sensibilizzare chi produce i programmi al rispetto delle esigenze dei minori;

l'articolo 34 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, il testo unico della radiotelevisione, ha sancito sul piano normativo l'obbligo per le emittenti televisive ed i fornitori di contenuti di osservare le disposizioni a tutela dei minori previste dal Codice: in caso di violazione di questi obblighi, sono previste sanzioni amministrative che vanno da 25.000 a 350.000 euro, nonché, nei casi più gravi, la sospensione dell'efficacia della concessione o dell'autorizzazione per un periodo da 3 a 30 giorni;

considerato, infine, che:

anche l'Unione europea riconosce nella protezione dei minori da contenuti nocivi per il loro sviluppo psichico e morale un interesse pubblico fondamentale, nel cui rispetto deve esplicarsi il diritto alla libertà di espressione; tale obiettivo deve essere perseguito dagli Stati membri con l'adozione di adeguate misure, come stabilito dalla direttiva cosiddetta "Televisione senza frontiere" (89/522/CEE) e come confermato dalla direttiva "Servizi Media e Audiovisivi" (2007/65/CEE);

nel campo specifico della tutela dei minori nei media la Commissione ha adottato il 10 marzo 2010 la "Direttiva 2010/13/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, relativa al coordinamento di determinate disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti la fornitura di servizi di media audiovisivi (direttiva sui servizi di media audiovisivi)". Si tratta di un atto normativo di grande rilievo, in quanto estende le norme di protezione dei minori, precedentemente riservate ai programmi televisivi, ai servizi di media audiovisivi a richiesta in rapida espansione, in particolare su Internet;

anche il programma "Safer Internet 2009-2013", stabilito con la decisione n. 1351/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, è volto a promuovere un uso più sicuro di Internet e di altre tecnologie di comunicazione, in particolare a favore dei bambini, e a lottare contro i contenuti illeciti e i comportamenti dannosi in rete;

tra gli ultimi atti rilevanti adottati dalla Commissione europea spicca la comunicazione recante il "Programma dell'Unione europea in materia di diritti dei minori" (COM (2011)60), presentata il 15 febbraio 2011, che propone una speciale azione di supporto agli Stati membri, volta a potenziare la prevenzione, a rendere i minori più responsabili e partecipi per poter beneficiare al massimo delle tecnologie on line, e a contrastare il cyberbullismo, l'esposizione a contenuti dannosi e altri rischi connessi alla navigazione in rete, specie tramite il citato programma "Safer Internet";

preso atto che:

nella lotta alla pedopornografia su Internet la Commissione ha dato vita alla coalizione finanziaria europea contro la pedopornografia in Internet, finanziata dallo stanziamento di 427.000 euro deciso il 3 marzo 2009 con la quale si intende contribuire ad individuare e proteggere le vittime, a localizzare e arrestare i criminali (pedofili e quanti traggono profitto dalla vendita delle immagini) e, soprattutto, a confiscare i proventi di tali attività criminose. Sarà così impedito l'acquisto di materiale pedopornografico con carte di credito;

la convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale del 25 ottobre 2007 (Convenzione di Lanzarote), infine, entrata in vigore il 1° luglio 2010, è il primo strumento internazionale con il quale si prevede che gli abusi sessuali contro i bambini siano considerati reati. Oltre alle fattispecie di reato più diffuse in questo campo (abuso sessuale, prostituzione infantile, pedopornografia, partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici), la Convenzione di Lanzarote disciplina anche i casi di grooming (adescamento attraverso Internet) e di turismo sessuale;

in tema di lotta alla pedopornografia le priorità ritenute a livello nazionale e internazionale di rilievo sono: assicurarsi che siano sviluppati e definiti i processi d'identificazione delle vittime; attuare un sistema di monitoraggio con il sostegno delle parti coinvolte nei sistemi di pagamento su Internet e ostacolare l'aspetto commerciale di tali attività in espansione; aiutare i fornitori di servizi finanziari (più in particolare le società di carte di credito, le banche ed altri fornitori di servizi di pagamento) e i fornitori di servizi Internet o di posta elettronica a combattere l'utilizzazione illecita dei loro sistemi al fine di acquistare immagini pedopornografiche, promuovendo procedure di governance e modificando opportunamente i termini e le condizioni applicabili; coinvolgere i fornitori di servizi finanziari, le banche e i fornitori di servizi Internet nell'elaborazione di strategie coordinate, permettendo infine alle autorità preposte all'applicazione della legge di rintracciare ed arrestare i criminali che approfittano della diffusione;

rilevato che:

i media nella loro generalità possono mettere in circolazione contenuti mediatici (programmi televisivi, immagini, audio, audiovideo, chat, giochi) e, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie di trasmissione e allo sviluppo della convergenza dei media stessi (televisione, Internet, terminali mobili di videofonia), diffondere con un'enorme facilità anche tra ragazzi e adolescenti contenuti nocivi per il loro sviluppo psicofisico e morale e contenenti un alto grado di invasività (in particolare del mezzo televisivo) nella vita individuale e familiare del bambino e dell'adolescente;

la televisione, il mezzo di comunicazione più tradizionale (ormai anche il più desueto nella quotidianità e nella vita sociale dei minori, in particolare degli adolescenti, ma anche quello più seguito tanto da assurgere, talora, al ruolo di baby sitter), presenta una scarsa o insufficiente protezione della fascia di programmazione riservata ai minori, un livello qualitativo molto basso dei contenuti della programmazione televisiva, in particolare quella della televisione generalista, tanto che appare necessario definire efficacemente la funzione del servizio pubblico radiotelevisivo e rivisitare complessivamente il ruolo della televisione in genere affinché diventi da (attuale) veicolo di contenuti spesso dannosi per i minori a portatrice di modelli educativi;

per una migliore programmazione televisiva andrebbero coinvolti in maniera sinergica famiglia, scuola e gli stessi soggetti in età evolutiva e occorrerebbe prevedere campagne scolastiche per un uso corretto e consapevole del mezzo televisivo al fine di stimolare la funzione educatrice e culturale originaria cui molte famiglie sembrano aver abdicato, in questo più che in altri campi;

un gravissimo pericolo cui sono esposti i minori nella fruizione dei programmi televisivi è costituito dalla rappresentazione gratuita della violenza, che si riscontra non solo nei contenuti dei film e della fiction televisiva, ma anche nella cronaca nera e giudiziaria;

allo stesso modo, l'uso del turpiloquio, l'eccesso di erotismo, il giustizialismo superficiale ed emotivo di certi programmi giornalistici, le modalità di presentazione delle stesse notizie di cronaca nei telegiornali, ma anche le pubblicità costituiscono modalità di comunicazione altamente dannose per i minori;

il consumo eccessivo di televisione, infine, negli ultimi 10 anni, ha favorito nei minori un peggioramento delle abitudini alimentari, una forte radicalizzazione degli atteggiamenti negativi; modifiche nella percezione e soddisfazione del proprio corpo; una crescente abitudine alla violenza, alla competizione, all'uso della forza; un incipiente uso di bevande propedeutiche all'alcool; l'insorgere di problematiche legate all'obesità e a disturbi del comportamento; la dipendenza da tabacco, droghe, farmaci;

anche l'uso, o abuso, di altri mezzi di comunicazione (tra questi spicca la presenza assolutamente pervasiva di Internet) genera distinte problematiche a danno dei minori: l'uso improprio dell'informazione fornita dalla rete, l'impatto della pubblicità ivi presente, il livello qualitativo dei contenuti della rete, soprattutto la quotidiana consumazione in rete di crimini a danno dei minori che si realizza attraverso il mercato della pedopornografia via Internet. In primo luogo, la nocività di un uso non corretto di Internet nasce dal fatto che il flusso sconfinato e caotico di informazioni che proviene dalla rete richiede di essere codificato e selezionato secondo capacità di elaborazione ed organizzazione dei dati di cui normalmente i minori non dispongono;

per promuovere un utilizzo più sicuro di Internet da parte dei minori, a livello di Unione europea sono state avanzate molte proposte: l'istituzione di un numero verde europeo per indicare le fonti di informazione disponibili e i sistemi di filtraggio; il raggruppamento in rete degli organismi di autoregolamentazione per valutare l'efficacia dei codici di condotta; l'introduzione di sistemi di filtraggio con simboli di riconoscimento comuni o messaggi di avvertimento riguardanti la fascia d'età, tali da orientare gli utenti a valutare il contenuto dei servizi in linea; una maggior sensibilizzazione dei genitori, degli insegnanti e dei formatori nell'apprendere e nell'insegnare l'uso delle nuove tecnologie;

per quanto concerne la pedopornografia, in particolare, la caratterizzazione sovranazionale di Internet, dovuta all'assenza di confini geografici e alla presenza di una pluralità eterogenea di operatori, rende molto difficile il tentativo di regolamentare fenomeni quali l'adescamento a fini sessuali, le immissioni incontrollate di contenuti pornografici o di contenuti che istigano alla violenza, il "bombardamento" di finestre pubblicitarie non richieste, eccetera;

particolarmente preoccupanti sono i dati degli ultimi cinque o sei anni sulla crescita delle forme di abuso sui minori legate ad Internet, come la pedofilia, la pornografia infantile e il turismo sessuale (strettamente legato alla pedofilia on line): colpisce soprattutto il costante aumento dei clienti e consumatori italiani di pedofilia on line, "consumo" che si attua quotidianamente e diffusamente attraverso lo scambio di immagini e video pedopornografici nei programmi cosiddetti peer to peer, ovvero quelli che connettono i computer degli utenti direttamente fra loro senza intermediari;

la strategia di lotta alla criminalità pedopornografica dovrebbe puntare a disarticolare le organizzazioni criminali che sfruttano i bambini per produrre materiale pedopornografico, partendo da un'azione capillare volta a rintracciare gli enormi flussi finanziari legati a questo turpe commercio che transitano da e per l'Italia, uno dei Paesi maggiori consumatori al mondo di pedopornografia;

nella lotta alla pedofilia on line, infatti, appare del tutto insufficiente la norma come strumento nazionale di contrasto ad un fenomeno assolutamente sopranazionale, che si alimenta proprio della dimensione di assenza di confini spaziali attraverso l'uso della rete e corrispondentemente dell'inadeguatezza della norma nazionale a valicare i confini (incredibilmente ristretti) della sovranità nazionale;

i social network e, in particolare, il nuovo modello comunicativo di preadolescenti e adolescenti rappresentato dalle chat, oltre a costituire una pericolosa occasione di esposizione dei minori all'azione di pedofili o adescatori in rete, consentono ai minori (a partire da un'età di 9-10 anni) di avere un contatto estremamente prematuro con la sessualità, che tende ad invertire il normale percorso delle loro capacità relazionali;

i siti e i blog pro-ana, nonché tutti quei contenuti e messaggi della rete che interferiscono sull'identità corporea del minore diffondendo modelli di alimentazione e/o di vita che incidono negativamente sulla salute fisica del minore finendo, in alcuni casi (come in quello di alcuni blog pro-ana), per trasmettere un messaggio deviante in termini di salute psico-fisica e di crescita e formazione dell'autostima adolescenziale, aggiungono ulteriori contenuti di natura implicitamente sessuale, che indicano un determinato modello fisico-estetico come sessualmente attraente, attraverso la proposizione di immagini non direttamente pornografiche ma decisamente ammiccanti alla sessualità;

anche la telefonia mobile e i videogiochi, modificando i tempi della comunicazione interna alla famiglia e inducendo i minori a cercare nuove aree di comunicazione e di svago, in campi che i genitori spesso non sono in grado di dominare (Internet, videogiochi, terminali di videofonia e messaggistica), sono potenzialmente in grado di danneggiare la salute psichica e il benessere generale del minore;

rilevato, infine, che un approccio organico alla tutela del minore nel suo rapporto con i mass media alla luce dell'evoluzione tecnologica implica peraltro che non solo i bambini, ma anche i loro genitori, insegnanti e formatori, imparino ad utilizzare al meglio i servizi audiovisivi nelle forme evolutive, come raccomanda anche l'Unione europea,

impegna il Governo:

a promuovere politiche idonee a favorire lo sviluppo di relazioni fra i giovani maggiormente mediate anche con l'ausilio di media che siano effettivi strumenti di crescita culturale e relazionale e non di riduzione delle capacità comunicative dei minori;

a promuovere la correzione o ad attivarsi affinché non siano trasmessi contenuti nocivi per i minori nei media rivalutando l'entità delle sanzioni previste e prevedendo la possibilità di procedere all'oscuramento dell'emittente resasi responsabile di gravi episodi di diffusione di contenuti altamente lesivi della tutela dei minori;

prevedere misure idonee che consentano a ciascun telespettatore di denunciare eventuali violazioni dei codici di autoregolamentazione ad un numero dedicato, ed effettuare uno screening di quali siano i contenuti che offendono il telespettatore medesimo;

a procedere al superamento del modello di autoregolamentazione delle imprese esercenti, che pure ha la sua utilità, con la previsione di una governance di tutte le nuove tecnologie - non solo la televisione - al fine di realizzare una tutela unica e onnicomprensiva dei minori, che si ispiri a valori condivisi da tutte le forze sociali e politiche ed altamente protettivi del benessere psicofisico dei minori medesimi;

a promuovere azioni positive volte a regolamentare le aree sinora rimaste scoperte nel sistema di tutela dei minori nei mezzi di comunicazione e in particolare le modalità di presentazione dell'informazione televisiva per gli adulti, trasmessa in fasce orarie attualmente accessibili anche ai minori, eventualmente ridefinendo l'articolazione di tali fasce orarie in modo da tenere conto della nuova organizzazione familiare e della nocività di certi messaggi di violenza indiretta, veicolati in particolare dai servizi di informazione giornalistica;

ad attivarsi al fine di ampliare le competenze in capo all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni al fine di includervi la vigilanza sui contenuti di Internet ed un più incisivo potere sanzionatorio e ad inasprire le sanzioni attualmente previste a carico dei fornitori di servizi televisivi che violano i divieti di pubblicità per minori o le regole che disciplinano la cosiddetta fascia protetta per i minori nella programmazione televisiva, prevedendo espressamente la sanzione dell'oscuramento o, in alternativa, una sanzione che produca un sicuro effetto deterrente;

a vigilare anche sul livello qualitativo dei programmi televisivi, soprattutto per quanto riguarda la televisione commerciale, attualmente esclusa dal controllo di qualità concordato con il servizio pubblico e a rafforzare, per la televisione del servizio pubblico, le azioni positive volte al raggiungimento di questo obiettivo, perché la televisione torni ad essere veicolo di progresso culturale e non solo di intrattenimento, eventualmente procedendo alla redazione di apposite linee-guida culturali ed educative a specifico vantaggio dei minori;

ad intraprendere le opportune negoziazioni a livello internazionale per concludere accordi volti ad impegnare gli Stati aderenti a investire risorse umane e tecnologiche dirette a identificare prioritariamente i minori sfruttati per la produzione di materiale pedopornografico, favorendo la creazione di una banca dati internazionale - o di una forma di archivio condiviso - contenente i volti dei bambini abusati che compaiono quotidianamente su Internet; a promuovere la creazione a tal fine di appositi coordinamenti interforze fra polizie del maggior numero possibile di Paesi per sconfiggere la piaga della pedopornografia on line e dei connessi fenomeni dell'abuso sessuale su minori e della prostituzione minorile;

a promuovere, nelle idonee sedi internazionali ed europee (ONU, UE, Consiglio d'Europa), l'introduzione, anche in ordinamenti stranieri, dei reati di turismo sessuale e di pedofilia culturale, cui appare strettamente legato il consumo di pedopornografia; la predisposizione di programmi per il recupero psicologico e sociale a livello mondiale dei bambini vittime di abusi sessuali finalizzati alla produzione di immagini pedopornografiche; la conclusione di accordi fra le banche di ogni Paese per il controllo del circuito dei pagamenti con carta di credito, attraverso il quale vengono quotidianamente acquistate le immagini pedopornografiche;

a sostenere, in sede europea, tutte le iniziative e le azioni comunitarie volte a promuovere la sicurezza dei minori in rete e nei nuovi mezzi di comunicazione, sul modello del piano «Safer Internet plus programme»;

a promuovere l'introduzione nelle scuole di ogni grado dell'insegnamento obbligatorio di un'attività di conoscenza ed elaborazione critica dei contenuti dei media che possa segnatamente qualificarsi come una vera e propria educazione all'uso dei media (vecchi e nuovi), accompagnata da un'attività di aggiornamento e informazione di genitori e docenti sull'uso delle nuove tecnologie con specifico riferimento ai rischi che possono derivare ai minori in questo campo e agli strumenti atti a preservarli da tali minacce;

a promuovere ogni intervento legislativo atto a garantire la tutela dello sviluppo psicologico e culturale dei minori in relazione al ruolo sempre crescente dei media nella nostra società.