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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05623


Atto n. 4-05623

Pubblicato il 14 luglio 2011
Seduta n. 581

LANNUTTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute. -

Premesso che:

uno studio condotto dall'Istituto di medicina del lavoro della Facoltà di medicina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma ha certificato la presenza di amianto nel palazzo della Rai di viale Mazzini;

il palazzo, costruito nel 1967, ne è un concentrato, come molti degli edifici progettati e realizzati nel secondo dopoguerra: doveva essere moderno, a tratti avveniristico, più simbolo che sostanza. Ora ospita circa 15.000 lavoratori, tra dirigenza, tecnici, ufficio stampa, legale, impiegati vari;

ancora oggi, dopo quasi una anno, l'ingresso principale dell'edificio è sbarrato per operazioni di bonifica, mentre i lavori si sarebbero dovuti concludere in pochi mesi;

i dipendenti lamentano che l'azienda doveva realizzare la bonifica in sicurezza, mentre, al contrario, essi sono stati lasciati tutti dentro e molti di loro riferiscono di aver subito anche delle pressioni per non parlare. Con atti formali i lavoratori hanno chiesto ufficialmente alla Rai di prendere provvedimenti o, quantomeno, di sapere la verità;

dei 15.000 lavoratori oltre cento hanno avuto il coraggio di rivolgersi a un avvocato per citare la televisione pubblica in tribunale, per ottenere quelle risposte ancora chiuse dietro un no comment;

si legge sul sito "Dagospia": «Tutto, come spesso, avvolto nel silenzio, anche perché in un palazzo dove l'immagine è tutto, nessuno vuole perdere per primo la faccia, neanche se in gioco è la propria vita. Neanche se è una questione che va avanti da molti anni. Un articolo del 1998 del Corriere della Sera, recita: "Killer silenzioso alla Rai", e spiega come l'allora direttore generale, Pierluigi Celli, ipotizzava un trasloco a Saxa Rubra, dopo la segnalazione, nel 1994, del consigliere Alfio Marchini, quando il Cda era presieduto da Letizia Moratti. L'oggetto era proprio l'amianto. Niente da fare. E non sono servite neanche le periodiche indagini ambientali (ben due, una nel 2000 e un'altra nel 2007), chiare nel segnalare il progressivo deterioramento dello stabile. "Il problema è che non sanno cosa fare - spiega l'avvocato Gian Nicola Iaricci, legale dei dipendenti -, è una questione di risorse economiche. Voci di corridoio raccontano che la televisione pubblica sta aspettando l'assegnazione dei Giochi Olimpici per ottenere i finanziamenti adeguati". Finanziamenti per trovare una location tra i venti e i sessantamila metri quadri, dislocati intorno al quartiere Prati. Nel frattempo, tutti dentro. Tutti zitti. Chini sulle proprie scrivanie, in attesa che qualcuno, di superiore, decida della loro testa. E vita»;

l'Azienda precisa, in un comunicato, che il problema del rischio amianto è seguito con serietà e responsabilità in piena conformità con la normativa vigente. È inoltre in fase di implementazione un progetto di riallocazione immobiliare che sarà presto sottoposto all'esame del consiglio di amministrazione che prevederà soluzioni definitive. In ogni caso, i lavori di bonifica, periodicamente compiuti, avvengono in totale sicurezza per i dipendenti e sotto il controllo e vigilanza dell'Azienda sanitaria locale competente;

considerato che:

secondo una sentenza del 2008 della Cassazione, il cancro ai polmoni può arrivare a prescindere dalla quantità e dal tempo di esposizione all'asbesto. Basta una fibra, microscopica, ma capace di infilarsi nella pleura. Può restare lì per anni, sorniona, subdola. Poi all'improvviso venire fuori, e in quel momento non c'è più niente da fare;

le ultime stime degli pneumologi italiano recitano cifre da strage: ogni anno 3.000 persone vengono stroncate da patologie maligne correlate proprio all'amianto;

come analizza dottor Roberto Topino, specialista in medicina del lavoro, con l'amianto la storia è sempre la stessa: c'è chi conta i morti e chi dice che non è un problema. I primi sono i medici e i secondi sono spesso politici e datori di lavoro. Un caso emblematico è quello del grattacielo della Rai, che si trova in via Cernaia 33 a Torino;

l'edificio è stato costruito negli anni '60. All'epoca i grattacieli venivano realizzati utilizzando grandi quantità di amianto con funzione di coibente ed insonorizzante. L'amianto veniva applicato a spruzzo sulle strutture portanti e sulle pareti. Prima si spruzzava una colla a base di lattice e successivamente veniva spruzzato l'amianto in polvere fibrosa per uno spessore di circa tre centimetri. La quantità di impasto di amianto applicato era di circa sette chilogrammi per metro quadro di infisso;

gli operai che lavoravano all'applicazione dell'impasto di amianto hanno riferito che durante la realizzazione del grattacielo, nubi di amianto si disperdevano in via Cernaia. L'applicazione dell'amianto in polvere era evidentemente molto pericolosa, non solo per chi aveva effettuato la lavorazione, ma anche per chi avrebbe di seguito soggiornato nei locali con quel tipo di coibentazione, perché l'amianto restava debolmente adeso alle superfici delle pareti e tendeva a staccarsi;

la pericolosità dell'amianto è nota da tempo e sono noti anche i costi ingenti delle bonifiche. Uno per tutti il caso dello storico palazzo Berlaymont di Bruxelles, che ospita gli uffici della Commissione europea. Il palazzo era stato costruito negli anni '60 sul terreno che ospitava la canonica dell'Ordine di Sant'Agostino, proprietà del convento delle "Dame di Berlaymont", da cui l'origine del nome tuttora utilizzato. La sua struttura a stella, considerata rivoluzionaria, costituiva all'epoca una prodezza tecnica: la grandiosa struttura era in effetti sospesa per mezzo di tiranti d'acciaio a delle travi che si posavano sul corpo centrale in cemento armato. Il palazzo era destinato ad ospitare 3.000 funzionari. Nel 1991, data la grande quantità di amianto presente nella struttura metallica, si è reso necessario smantellare il palazzo e mettere in cantiere la sua ristrutturazione completa, durata 13 anni (quattro più del previsto) e costata circa 600 milioni di euro (quasi 1.200 miliardi di lire);

la soluzione migliore è evidentemente la bonifica totale dell'amianto, ma spesso si preferisce lasciare in sede il pericoloso materiale effettuando controlli periodici sullo stato dei manufatti e misurando la dispersione nell'aria delle fibre di amianto. In genere i rapporti periodici sulla dispersione di fibre sono molto rassicuranti: il materiale risulta in buono stato e la concentrazione di fibre di amianto nell'aria è nei limiti di legge;

non esiste un limite sanitario di dispersione di fibre al di sotto del quale il rischio di ammalarsi di un tumore da amianto venga scongiurata. L'Organizzazione mondiale della sanità ha più volte ricordato che ogni esposizione ad amianto, indipendentemente dalla concentrazione nell'aria, va evitata;

la legge previene il rischio di ammalarsi di asbestosi (accumulo di amianto nei polmoni) ma non evita il rischio di contrarre un tumore da amianto, rischio esistente anche per chi ha inalato, nel tempo, piccole quantità di fibre di amianto. Va detto che la Rai ha sempre effettuato scrupolosi controlli degli ambienti di lavoro, ma, restando l'amianto nella struttura, è stato inevitabile che i dipendenti vivessero in un ambiente dove comunque l'amianto era presente, anche se a norma di legge. Il riscontro di alcuni casi di tumore da amianto (all'interrogante risultano tre casi) tra coloro che hanno lavorato nel grattacielo dimostra quanto era già noto da decenni e cioè che la prevenzione ottimale è quella che prevede la bonifica totale dell'amianto,

si chiede di sapere:

quali siano i rischi ai quali sono stati e sono tutt'ora sottoposti i 15.000 dipendenti che lavorano presso la sede principale della Rai;

se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui nessuno dei dirigenti Rai ha mai dato seguito alle richieste formali dei dipendenti;

quali siano i motivi per cui, ad oggi, dopo quasi un anno di cantiere, i lavori di bonifica della sede principale della Rai non siano ancora stati conclusi;

quali iniziative, alla luce delle precisazioni dell'azienda, il Governo intenda intraprendere al fine di verificare la correttezza e l'efficacia degli interventi di bonifica attualmente in atto;

se non ritenga che il proseguire delle attività di bonifica lasciando i dipendenti dentro la sede della Rai possa mettere in pericolo la salute dei lavoratori e, di conseguenza, quali urgenti iniziative intenda assumere per garantirne la sicurezza.