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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05289


Atto n. 4-05289

Pubblicato il 1 giugno 2011
Seduta n. 560

PERDUCA , PORETTI - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

in data 1° aprile 2011, con una circolare a firma del Ministro in indirizzo (prot. n. 1305 del 1° aprile 2011) inerente all'accesso ai centri per immigrati "fino a nuova disposizione", è stato limitato l'ingresso alle strutture di accoglienza e a quelle di detenzione "esclusivamente" a soggetti pubblici (ad esempio organismi internazionali quali Oim, Cri, Amnesty international, Caritas);

dopo interventi in Parlamento e dichiarazioni pubbliche di decine di parlamentari è stata ripristinata la possibilità a individui singoli, come parlamentari europei, deputati e senatori della Repubblica e consiglieri regionali, di avere accesso ai Centri di identificazione ed espulsione (CIE) nonché ai Centri di assistenza per i rifugiati (CARA);

sulla base della menzionata circolare le prefetture hanno negato l'accesso a molti CIE e CARA ad operatori dell'informazione: episodi simili si sono sicuramente verificati al Cie di Roma Ponte Galeria, di Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, di Trapani e di Brindisi;

considerato che:

dopo una fase in cui si sono verificati sbarchi nell'ordine di migliaia di profughi dall'Africa del nord, dalla fine del mese di aprile si è registrata una drastica diminuzione degli arrivi;

alcuni dei centri creati per far fronte all'emergenza nel mese di aprile, come le tendopoli di Trapani Kinisia, Palazzo San Gervasio (Potenza) e Santa Maria Capua Vetere (Caserta), sono stati trasformati in CIE fino al dicembre 2011;

a seguito di visite di parlamentari o di messaggi allarmanti provenienti dall'interno si ha spesso notizia di condizioni al limite della legalità, alle volte corrispondenti al vero altre volte esagerate per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, anche a fini elettoralistici,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda consentire di nuovo agli operatori dell'informazione di poter accedere senza limitazione alcuna ai CARA che sono in attesa del riconoscimento formale di un qualche livello di protezione da parte delle competenti commissioni territoriali;

se non si ritenga ormai inutile limitare l'accesso anche ai CIE, peraltro in parte modificata da accordi verbali ad hoc a seguito di richieste avanzate da molti parlamentari;

se non si ritenga urgente e necessario farsi promotore di una norma di legge che chiarisca finalmente tale argomento, creando quindi un quadro normativo certo che eviti discriminazioni, privilegi o applicazioni arbitrarie di direttive spesso in conflitto con le normative europee relative alla libera circolazione degli individui e le tematiche del rimpatrio volontario.