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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00399


Atto n. 1-00399

Pubblicato il 30 marzo 2011, nella seduta n. 530
Esame concluso nella seduta n. 535 dell'Assemblea (06/04/2011)

Note: (Testo 2)

BIANCONI , BIONDELLI , RIZZOTTI , CHIAROMONTE , BASSOLI , CALABRO' , RIZZI , ASTORE , CASTIGLIONE , FOSSON , ADERENTI , BAIO , PORETTI , TOMASSINI , GASPARRI , QUAGLIARIELLO , SACCOMANNO , D'AMBROSIO LETTIERI , MARINO Ignazio , DI GIACOMO , SPADONI URBANI , CARLINO , LANNUTTI , CAFORIO , MASCITELLI

Il Senato,

premesso che il carcinoma alla mammella colpisce in Italia una donna su otto, con 40.000 nuovi casi registrati ogni anno, rappresentando il tumore più frequente nel sesso femminile e la prima causa di mortalità per tumore per le donne;

considerato che:

l'aumento della frequenza del carcinoma mammario deriva principalmente da un drastico cambiamento delle condizioni di vita della donna rispetto alle sue caratteristiche biologiche e fisiologiche, cambiamento legato in gran parte al minor numero di gravidanze nonché ad una minore durata dell'allattamento;

l'incidenza di questo tumore ha registrato un aumento negli anni recenti, accompagnato però da una diminuzione della mortalità, grazie alla diagnosi precoce e all'utilizzo di migliori terapie integrate;

obiettivi paralleli sono quindi la crescita della consapevolezza al problema nella popolazione femminile (e non solo) e la diminuzione delle disuguaglianze nella diagnosi e nella cura a livello territoriale, con particolare riguardo alla diagnosi precoce dei tumori al seno e all'individuazione del percorso terapeutico migliore;

in questa ottica, la prima cura è rappresentata dalla diagnosi precoce, il cui strumento principale - e tuttora insostituibile - è costituito dalla mammografia: ciò implica il ruolo attivo delle strutture del Sistema sanitario nazionale che, attraverso i programmi di screening, invitano le donne a sottoporsi all'esame, e rende altresì necessario un controllo di qualità sulle apparecchiature e la preparazione degli operatori;

otto donne su dieci nel Nord Italia dichiarano di essersi sottoposte almeno una volta all'esame mammografico; al Sud Italia, invece, questo accade solo per due donne su dieci;

anche l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha lanciato il suo allarme, poiché il tasso di mortalità in caso di tumore al seno, fra gli Stati membri dell'Unione europea a 25, è oltre il 50 per cento, e il tasso delle mastectomie, eseguite anche in casi di tumori in fase precoce, differisce fra gli Stati membri fino al 60 per cento; sempre secondo l'OMS, lo screening può ridurre la mortalità, nelle donne tra i 50 e i 69 anni, fino al 35 per cento, mentre i primi studi segnalano come lo screening eseguito anche sulle donne tra i 40 e i 49 anni comporti una sensibile riduzione del tasso di mortalità;

tenuto conto che:

la complessità della malattia del cancro della mammella e le sua diffusione hanno fatto sì che, negli ultimi anni, si facesse strada la consapevolezza della necessità di una decisa presa di posizione a favore del trattamento multidisciplinare;

il trattamento di questo tipo di tumore deve essere basato su un approccio sempre più multidisciplinare, in cui chirurgia, radioterapia e terapie farmacologiche risultino integrate;

è ampiamente dimostrato che trattare il cancro alla mammella in centri multidisciplinari aumenta la possibilità di sopravvivenza;

considerato che:

la risoluzione del Parlamento europeo del 5 giugno 2003 ("Cancro al seno") prevede di fare della lotta al tumore al seno una priorità della politica sanitaria di tutti gli Stati membri: in particolare, tale risoluzione raccomanda che tutte le pazienti con carcinoma mammario siano curate da una équipe multidisciplinare, e invita gli Stati membri a sviluppare una rete capillare di centri di senologia dedicati, certificati e multidisciplinari, in base ai requisiti di Eusoma (European society of mastology);

la risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2006 ("Cancro al seno nell'Unione europea allargata"), nel ribadire quanto affermato nella precedente risoluzione del 2003, pone l'anno 2016 quale obiettivo temporale affinché gli Stati membri siano pronti a garantire la realizzazione, a livello nazionale, di unità di senologia multidisciplinari (cosiddette Breast Units) secondo i predetti requisiti;

rilevato che:

secondo i requisiti Eusoma, riconosciuti nell'ambito dell'Unione europea, tutte le unità (Breast Units) devono avere identiche caratteristiche strutturali ed organizzative: in particolare, rispettare standard qualitativi minimi nell'assistenza e nella ricerca, attraverso mezzi di accreditamento e monitoraggio continui, nonché trattare in un anno un numero minimo di 150 nuovi casi;

i centri di senologia devono disporre di un team di operatori dedicati, ovverosia un team di operatori sanitari che dedicano una parte prevalente del loro lavoro al tumore al seno (per esempio radiologi che refertano almeno 1.000 mammografie all'anno, chirurghi che eseguono almeno 50 interventi al seno per anno);

in particolare, il centro di senologia deve inoltre poter disporre, per definizione, di un team completo di altri operatori dedicati: alcuni considerati obbligatori, come l'oncologo medico, il radioterapista, il chirurgo plastico, l'anatomopatologo e il personale infermieristico; altri definiti "portatori di valore aggiunto", quali lo psicologo, il genetista, il riabilitatore e l'esperto di medicina complementare;

ciascuna Breast Unit deve garantire, quindi, la multidisciplinarietà e la specifica formazione in senologia dei singoli specialisti coinvolti nella diagnosi, terapia e follow-up delle pazienti affette da carcinoma mammario;

la collegialità e la multidisciplinarietà sono gli elementi portanti di un approccio che garantisce alle donne colpite dalla malattia il massimo della competenza, riducendo al minimo il rischio di errore nel processo terapeutico e allontanando sempre più le donne dal rischio di essere trattate in reparti ospedalieri che non dispongono né di sufficiente esperienza, né di tecnologie adeguate, né di operatori competenti: vince la squadra e non il singolo professionista, è questa l'inversione culturale delle Breast Units;

i principali centri di senologia devono inoltre disporre di un efficiente laboratorio di anatomia patologica, cui anche i centri minori possano inviare i campioni asportati, quale premessa indispensabile per un'ottimale programmazione terapeutica, in quanto sedi ideali per le cosiddette bio-banche, cioè depositi per la conservazione prolungata di campioni biologici umani: in particolare tali strutture hanno lo scopo di rendere possibile, anche a distanza di anni dal primo intervento, l'esecuzione di nuovi test biologici messi via via a disposizione dalla ricerca scientifica e di disporre quindi, per le pazienti che devono affrontare una ricaduta della malattia, di informazioni aggiuntive sulla possibilità di utilizzare nuovi farmaci in precedenza non disponibili,

impegna il Governo:

1) con riferimento alla diagnosi precoce:

a) a promuovere idonee campagne di informazione volte a diffondere il più possibile l'importanza della diagnosi precoce - che proprio in questo tipo di cancro fa la differenza tra la vita e la morte - attraverso la massiccia adesione ai programmi di screening;

b) a migliorare la qualità dei programmi di screening già attivati;

c) ad elevare progressivamente il range di età delle donne coinvolte nei programmi di screening, dagli attuali 50-70 anni alla fascia di età compresa tra i 50 ed i 74 anni;

d) a supportare la sperimentazione di nuove modalità di diagnosi precoce per le donne più giovani (per quanto riguarda la fascia di età 40-50 anni, o almeno con riferimento alla fascia di età 45-50 anni);

e) ad introdurre progressivamente per le donne sotto i 40 anni specifici criteri di selezione predittiva basati sui fattori di rischio (gravidanze, allattamento, casi di tumore al seno in parenti di primo grado, obesità), oltre alla mammografia;

f) a promuovere specifici programmi di formazione degli operatori;

2) con riferimento alle unità multidisciplinari di senologia:

a) ad invitare le Regioni a ridurre l'utilizzo dei centri di senologia che non superano la soglia dei 150 casi trattati all'anno richiesti a livello europeo e a promuovere interventi di sostegno al fine di realizzare nel Paese un numero adeguato di unità di senologia con certificazione di qualità Eusoma, secondo un livello minimo di almeno una Breast Unit certificata ogni 1-2 milioni di abitanti;

b) a verificare ed eventualmente a disporre una revisione dei relativi DRG, nell'ottica di un DRG di percorso;

c) ad avviare ogni idonea iniziativa nell'ambito dell'Unione europea volta a sostenere la realizzazione in tutti gli Stati membri di unità multidisciplinari per la cura del tumore alla mammella entro il 2016;

d) a sostenere, in particolare, l'impiego del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (FESR) nei nuovi Stati membri per costruire le infrastrutture sanitarie necessarie per effettuare lo screening mammografico e creare le unità mammarie specializzate.