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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-04234


Atto n. 4-04234

Pubblicato il 7 dicembre 2010
Seduta n. 470

LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

il gruppo della famiglia Ligresti, Fondiaria-Sai, ha concluso la vendita di due immobili a Milano che avrebbe prodotto una plusvalenza complessiva ammontante a oltre 70 milioni di euro;

l'operazione riguarda il palazzo di Piazza Cordusio, ceduto per 105 milioni di euro con una plusvalenza di circa 55 milioni, venduto alla Sorgente Group, tramite il fondo immobiliare Donatello e l'immobile, sito in via Cambi, zona Lampugnano, venduto per poco più di 63 milioni di euro ad Unicredit Real Estate, per una plusvalenza di circa 15 milioni;

l'annuncio da parte di Fondiaria-Sai dell'avvio delle procedure di vendita ha immediatamente provocato un balzo in avanti del titolo del Gruppo Ligresti a Piazza Affari dopo giorni di sofferenza dovuti alle turbolenze di mercato ma anche alle incertezze sull'aumento di capitale di Premafin, Fondiaria;

l'euforia registrata in Borsa, che ha accolto i titoli Fondiaria, sembrerebbe fuori luogo considerati i 100 milioni di euro di svalutazione messa a bilancio dalla compagnia milanese per la sua quota nella banca Unicredit;

in realtà uno di questi affari di vendita sembra l'ennesima replica di un copione già andato in scena più volte per cui la banca, in questo caso Unicredit, mette i soldi sotto forma di prestiti. Conseguentemente i Ligresti si prendono il grosso degli utili e ai soci di minoranza, quando va bene, restano le briciole;

questo però è l'ultimo capitolo di una storia più lunga, come si apprende dall'articolo di Vittorio Malagutti pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" del 2 dicembre 2010, perché tutta la vicenda «comincia nel dicembre 2006 quando l'Immobiliare Lombarda, una società di Ligresti poi fusa con Fondiaria, compra per 10,7 milioni un'area edificabile a Lampugnano. Il venditore è il Comune di Milano, guidato da Letizia Moratti», e «Ligresti non compra a caso» visto che «a pochi metri di distanza ci sono i palazzoni di un centro direzionale di Unicredit che da tempo progetta di allargarsi»;

si legge ancora nel citato articolo: «ad agosto 2007 la banca all'epoca guidata da Alessandro Profumo paga 12 milioni al gruppo Fondiaria come acconto per l'acquisto dell'immobile che verrà costruito su quell'area» ed inoltre, «a fine 2007, la banca accorda anche un mutuo decennale di 10 milioni che serve a saldare il conto con il Comune di Milano»;

pertanto, ancora prima di costruire il palazzo che dovrà comprare, «Unicredit ha già versato al gruppo Ligresti, tra prestiti e acconti, ben 22 milioni di euro». Il fatto che Ligresti sia anche azionista e consigliere di amministrazione dello stesso Unicredit potrebbe forse essere, come non, una semplice coincidenza;

«la società Crivelli, proprietaria del terreno per conto di Fondiaria, appalta i lavori alla Marcora, un'impresa di costruzioni milanese che fa capo alla famiglia del finanziere», mentre «la progettazione del palazzo viene invece affidata alla Miprav, un'altra azienda di proprietà di Ligresti. Bilanci alla mano si scopre che Crivelli, cioè Fondiaria, ha pagato alla Marcora, cioè Ligresti, 11 milioni nel 2009 e altri 12 milioni quest'anno. Miprav invece ha ricevuto un compenso complessivo di un milione circa. I soldi, ancora una volta, arrivano in gran parte da Unicredit, che ha concesso un altro mutuo da 10 milioni alla Crivelli. Sono tutti affari che corrono sul filo del conflitto d'interessi. C'è un grande gruppo come Fondiaria che versa decine di milioni a società che fanno capo al suo azionista di maggioranza. Proprio per questo niente viene lasciato al caso. Ci sono perizie ad hoc che servono a garantire che gli appalti vengano assegnati a valori di mercato. Sta di fatto che il conto finale, compresi gli interessi sui prestiti di Unicredit, lo paga Fondiaria, quotata in Borsa con migliaia di piccoli azionisti»;

arrivando ad oggi, nei giorni scorsi, come risulta dal citato articolo «Unicredit ha firmato il contratto di acquisto del palazzo di Lampugnano per la somma di 63,5 milioni, con un profitto, come detto, di circa 13 milioni per la compagnia di assicurazioni. Queste risorse fanno più che mai comodo a Fondiaria in rosso di ben 430 milioni nei primi nove mesi dell'anno. La cessione di palazzi e altre attività non basta però a tappare le falle» visto che «la compagnia ha annunciato per i prossimi mesi un aumento di capitale per un massimo di 460 milioni»;

a sua volta «Premafin, la holding dei Ligresti, farà la sua parte sottoscrivendo la sua quota di aumento grazie al sostegno fornito dal gruppo francese Groupama»;

il suddetto riassetto messo a punto nelle settimane scorse deve ancora passare l'esame della Consob;

«le banche sperano vivamente nel via libera della Commissione visto che la sola Premafin è indebitata per 322 milioni e il primo della lista tra i creditori è proprio Unicredit»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza di quali siano i motivi per cui non si sia provveduto a finanziare e rafforzare Fondiaria-Sai senza farle vendere gli immobili considerato che gli intrecci affaristici dei Ligresti con Capitalia e poi con Unicredit che l'ha assorbita sono già costati quest'anno quasi 100 milioni di euro di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria;

quali siano i motivi per cui Premafin interessa tanto alle banche quando sarebbe meglio tutelare il patrimonio, i clienti e i creditori di Fondiaria-Sai;

se il Governo sia a conoscenza dei motivi per cui Groupama entrerebbe in Premafin e non direttamente in Fondiaria-Sai eludendo l'obbligo di procedere all'offerta pubblica di acquisto;

se sia a conoscenza di un eventuale intervento della Consob presso il gruppo Ligresti, al fine di chiedere trasparenza societaria e dei piani industriali;

quali misure urgenti intenda attivare per evitare che i banchieri possano continuare impunemente ad operare favorendo le solite cricche di potere a danno del mercato, delle famiglie, dei depositanti e dei risparmiatori.