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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00312


Atto n. 1-00312

Pubblicato il 28 settembre 2010
Seduta n. 429

SANCIU , PIGNEDOLI , SCARPA BONAZZA BUORA , MONGIELLO , VALLARDI , DI NARDO , PICCIONI , ANDRIA , MONTANI , RANDAZZO , ALLEGRINI , ANTEZZA , COMINCIOLI , BERTUZZI , FASANO , DI GIOVAN PAOLO , MAZZARACCHIO , PERTOLDI , NESPOLI , TEDESCO , SANTINI , DIGILIO , ZANOLETTI , PINZGER , RUSSO

Il Senato,

premesso che:

il settore dell'allevamento ovicaprino, oltre alla sua rilevanza economica, è un'attività che, nel nostro Paese, concentrata prevalentemente nelle zone svantaggiate, costituisce espressione di un'agricoltura sostenibile e multifunzionale, per il fondamentale ruolo di salvaguardia del paesaggio e di ecosistemi sensibili, e della tipicità delle produzioni casearie tradizionali, apprezzate dai consumatori, qualitativamente riconosciute e legate al territorio di produzione;

contribuisce inoltre al mantenimento dell'occupazione con un'alta intensità di manodopera;

il notevole incremento dei costi, in particolare dell'energia e dei mangimi, determina un'ulteriore pressione negativa sugli allevamenti contribuendo ad aggravare la situazione critica sul piano della competitività internazionale;

nell'ultimo quinquennio si è registrata una gravissima perdita di redditività per la crescente diminuzione del prezzo del latte pagato agli allevatori, i cui ricavi risultano ormai inferiori ai costi;

la realtà evidenzia una perdita di potere contrattuale all'interno della filiera anche per la difficoltà di diversificare il prodotto, se non in merito a pochi parametri qualitativi della materia prima che comporta la flessione costante dei consumi nazionali dei prodotti ovicaprini;

anche nel mercato estero, in particolare negli Stati Uniti, la mancanza di efficaci strategie di difesa dell'immagine dei prodotti tipici italiani comporta la tendenza a sostituire con facilità l'acquisto del pecorino romano (95 per cento dell'export di formaggi ovicaprini) con prodotti simili provenienti da altri competitor, criticità che si riverbera su tutta la filiera, come dimostra l'andamento negativo, oramai tendenziale, delle vendite;

il calo delle esportazioni dei formaggi di pecora made in Italy è conseguenza anche della presenza sui mercati internazionali di prodotti di imitazione. Secondo quanto denunciato nei giorni scorsi da Coldiretti la Simest SpA, controllata dallo Stato italiano, istituita per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assisterle nelle attività all'estero, deterrebbe un'importante partecipazione in una società con sede in Romania che, utilizzando latte romeno ed ungherese, produce e commercializza formaggi di pecora che vengono "spacciati" come made in Italy sui mercati europeo e statunitense;

la scarsa integrazione di filiera, con costi più alti e bassa capacità negoziale, rappresenta un evidente svantaggio competitivo sia nei confronti degli acquirenti, macelli e caseifici, più concentrati, sia nei confronti degli operatori esteri meglio organizzati;

è necessario incidere sui fattori che possono aumentare la capacità di aggregazione per sostenere i produttori nella realizzazione di una filiera che elimini le intermediazioni e intensifichi un diretto rapporto con il mercato, anche a vantaggio dei consumatori;

è indispensabile rilanciare su nuove basi il settore della cooperazione, per tutelare gli interessi degli allevatori ed assumere un ruolo da protagonista della fase della commercializzazione, oggi prevalentemente gestita da grossisti che trattano il prodotto alla stregua di una commodity;

la trasparenza della filiera e del mercato e l'informazione del consumatore sono i presupposti per ottenere una maggiore e adeguata redditività degli allevamenti;

la crisi dell'allevamento ovicaprino ha importanti conseguenze in termini di occupazione e di dinamica sociale nelle zone rurali, per l'ambiente e dal punto di vista del patrimonio culturale. Le indennità compensative e gli aiuti per il benessere animale rimangono misure necessarie per remunerare i servizi pubblici non legati al mercato (protezione dell'ambiente, salvaguardia del paesaggio e di ecosistemi sensibili, benessere animale), assicurando stabilità di reddito agli allevatori;

l'allarmante situazione di debolezza del settore agricolo nella filiera è stata sottolineata anche dal Parlamento europeo che ha chiesto alla Commissione europea di "porre rimedio agli abusi di potere da parte dei grandi supermercati che operano nell'Unione Europea";

sono necessari interventi finalizzati a realizzare una filiera ovicaprina agricola italiana per superare le difficoltà che destabilizzano il settore, derivanti dalle dinamiche dei principali fattori di mercato e produttivi, con interventi congiunturali e strutturali,

impegna il Governo:

a) ad adottare interventi di competenza, sia congiunturali che strutturali, tenendo presente in particolare che nell'immediato è necessario realizzare:

1) il ritiro dal mercato del pecorino romano al fine di smaltire gli stocks di prodotto, in coordinamento tra il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e le Regioni, soprattutto Sardegna e Lazio, per un valore complessivo non inferiore a 25 milioni di euro;

2) contestualmente favorire la sottoscrizione di un accordo pluriennale tra produttori e acquirenti che abbia come obiettivo l'instaurazione di nuove relazioni industriali fondate su un'equa distribuzione del valore aggiunto e una reale copertura dei costi di produzione;

3) la proroga degli sgravi contributivi nelle zone svantaggiate;

4) la modifica del decreto ministeriale 29 luglio 2009, di applicazione dell'art. 68 del regolamento (CE) 73/2009, prevedendo un maggior impegno di risorse per il settore ovino, come già avviene in molti Paesi comunitari;

5) un intervento di ristrutturazione dei debiti, sia creditizi che previdenziali, in modo da alleggerire la situazione finanziaria degli allevatori e garantire la normale conduzione delle aziende, con agevolazioni per l'accesso al credito di miglioramento e di esercizio;

6) l'istituzione di un tavolo tra Ministero delle politiche agricole e Regioni interessate per la verifica e il controllo costante sul corretto funzionamento delle organizzazioni di produttori e delle organizzazioni comuni riconosciute;

7) l'istituzione di un osservatorio, con la collaborazione dei NAS e dell'Agenzia delle dogane, per il monitoraggio dei flussi di latte, sulla base di sistemi certificati di tracciabilità del latte;

8) richiedere la proroga alla Commissione europea della possibilità di erogare aiuti di Stato a sostegno dell'accesso al finanziamento nell'attuale situazione di crisi finanziaria ed economica, in modo da consentire il ricorso al de minimis che, considerata la crisi economica, è stato elevato dall'Unione europea in via temporanea a 15.000 euro, da utilizzare entro il 31 dicembre 2010;

9) predisporre, d'intesa con le Regioni interessate, un nuovo piano ambientale di mantenimento della produzione ovina, da finanziare attraverso una nuova modulazione dei Piani sviluppo rurale prevedendo un incremento delle indennità compensative e la reintroduzione delle misure per il benessere animale;

b) ad adottare interventi strutturali per lo sviluppo di una filiera ovicaprina agricola italiana e per garantire agli allevamenti, che ne costituiscono il primo indispensabile elemento, un equo reddito dal mercato, riconoscendo il valore aggiunto da essi apportato;

c) ad incentivare l'attivazione dei circuiti commerciali di "filiera corta", la vendita diretta e la priorità nella fornitura a mense collettive, concordando fra i Ministeri delle politiche agricole, dell'istruzione, università e ricerca, e della difesa e le Regioni interessate l'avvio di progetti di educazione alimentare per far conoscere ed incentivare il consumo di formaggi DOP ovicaprini;

d) a rivedere gli interventi sulle energie rinnovabili, per sostenere micro investimenti in grado di garantire "l'autosufficienza" energetica degli allevamenti e sui trasporti, che incidono sensibilmente sulla struttura dei costi del settore ovicaprino;

e) a riproporre la "questione continuità territoriale" a livello europeo, poiché incide significativamente sul costo dei trasporti, introducendo nel frattempo una specifica misura di aiuto che possa azzerare le disuguaglianze competitive delle imprese che non solo operano in zone svantaggiate ma anche nella difficile condizione dell'insularità;

f) a costituire l'Osservatorio dei costi di produzione per rendere consapevoli, attraverso bollettini periodici, i consumatori che gli allevatori producono sottocosto nonostante i prezzi al dettaglio non diminuiscano e gli operatori in ordine alla formazione dei prezzi in tutte le fasi;

g) ad introdurre misure di valorizzazione dell'agnello italiano, nelle sue diverse tipologie;

h) ad adottare un sistema obbligatorio di etichettatura che consenta ai consumatori di distinguere il prodotto proveniente da Paesi terzi, per garantire il diritto all'informazione del consumatore sulla provenienza geografica del prodotto che consuma, sulla data di abbattimento e sulle condizioni di allevamento;

i) a favorire la realizzazione di adeguate strategie di marketing delle produzioni casearie tipiche e di qualità, sui mercati nazionali ed esteri, prevedendo un percorso di valorizzazione di tutti i formaggi ovini al fine di distinguere la determinazione del prezzo da quello del pecorino romano;

l) a rilanciare e innovare l'assistenza tecnica, in funzione del miglioramento della qualità del latte, consentendo agli allevatori di elevare gli standard degli allevamenti ed ottenere una conseguente adeguata remunerazione del prodotto sulla base della effettiva qualità;

m) a verificare la possibilità di introdurre misure di compensazione del reddito per gli allevatori di ovini da latte che, a seguito della soppressione delle misure comunitarie riferite alle restituzioni, all'esportazione e all'aiuto all'ammasso di pecorino romano, non hanno ricevuto, diversamente da altri settori, alcuna misura di accompagnamento;

n) a regolare l'intervento delle società pubbliche o a capitale pubblico, al fine di impedire che società estere partecipate realizzino e commercializzino, soprattutto negli Stati Uniti, produzioni che fanno concorrenza al vero made in Italy o in alcuni casi sostituiscono produzioni italiane con produzioni effettuate in Paesi esteri utilizzando l'immagine del made in Italy.