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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00254


Atto n. 1-00254

Pubblicato il 3 marzo 2010
Seduta n. 344

DE FEO , SCARABOSIO , LAURO , SERAFINI Giancarlo , BOLDI , SANTINI , PICHETTO FRATIN , GERMONTANI , NANIA , CANTONI , MONTI , FASANO , SANCIU , PASTORE , IZZO , BARELLI , GALLO , MAZZARACCHIO , MARAVENTANO , PARAVIA , PONTONE , SIBILIA , VETRELLA , RANUCCI , CONTINI , GIORDANO , CALABRO' , QUAGLIARIELLO , SARRO , COSTA , BALDASSARRI , MASSIDDA , DE ECCHER , COLLI , SPADONI URBANI , VILLARI , COMPAGNA

Il Senato,

premesso che:

il problema della depurazione delle acque reflue di gran parte della regione Campania è stato affrontato per la prima volta in maniera organica nell'ambito del progetto speciale n. 3 (PS3) - disinquinamento del Golfo di Napoli della ex Cassa per il Mezzogiorno, varato a seguito dell'onda emotiva provocata dall'epidemia di colera diffusasi a Napoli nel 1973;

l'articolo 8 della legge 10 maggio 1976, n. 319, recante "Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento", e successive modificazioni, prevedeva un piano regionale di risanamento delle acque, che fu approvato dal Consiglio regionale nel 1982;

detto piano regionale di risanamento delle acque considerava l'attuazione completa del PS3 cruciale, sia relativamente alle priorità di intervento che alla localizzazione delle opere da realizzare;

avviata su scala regionale la definizione degli Ambiti territoriali ottimali (previsti dalla legge n. 36 del 1994 relativa al ciclo integrato delle acque), le previsioni e gli accorpamenti impiantistici previsti per i comprensori del PS3 per il disinquinamento del golfo di Napoli sono stati tenuti in conto quali vincoli del sistema da programmarsi;

in base al PS3 venne realizzato gran parte del sistema depurativo comprensoriale regionale ed in particolare gli impianti di Napoli Nord, Acerra, Cuma, Marcianise e Foce Regi Lagni, con relative reti di collettamento;

la gestione dei sistemi depurativi avrebbe dovuto essere affidata ai Consorzi dei Comuni tributari degli impianti, che, tuttavia non erano stati costituiti;

conseguentemente gli impianti rimasero in carico ai costruttori che li avevano realizzati, i quali cominciarono a gestirli chiedendo finanziamenti alla Cassa per il Mezzogiorno;

a seguito di controversie con quest'ultima, l'autorità giudiziaria aveva affidato ai gestori provvisori la custodia delle opere e stabilito gli oneri finanziari necessari per la conduzione degli impianti;

in particolare, l'impianto centralizzato di Cuma è entrato in funzione nel 1983;

detto impianto prevede il trattamento secondario delle acque, mentre solo una modesta aliquota (50 litri al secondo) subisce un ulteriore affinamento della depurazione e i collettori comprensoriali sono stati quasi integralmente realizzati;

considerato che:

nel 1998 il Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti, appositamente investito della competenza sulla tutela delle acque, ha indetto la gara per la concessione ad un soggetto privato della gestione degli impianti;

nel 2000 è stato approvato lo strumento di programmazione e nel febbraio 2002 è stato scelto il promotore;

nel maggio 2002 è stata indetta la gara prevista dalla legge per la scelta dei competitor da opporre al promotore;

finalmente nel 2006 la concessione prendeva l'avvio sotto la gestione di Hydrogest SpA;

il contratto, stipulato dai privati con il Commissariato alle acque, prevedeva investimenti di Hydrogest (nata nel dicembre del 2003 dalla fusione di tre società) per 128 milioni di euro e della Regione per 22 milioni di euro per potenziare i cinque depuratori affidati alla società;

risulta che Hydrogest non avrebbe provveduto alla rifunzionalizzazione degli impianti come stabilito dalla gara di appalto poiché vanterebbe un credito consistente nei confronti dell’ex Commissariato alle acque e poiché quest’ultimo non avrebbe trasferito i proventi della quota per la depurazione che i cittadini pagano ai Comuni;

tale stato di cose avrebbe impedito alla società anche di po­tenziare gli impianti e causato lo sversamento di sostanze non opportunamente trattate lungo le coste campane;

preso atto che:

nel corso dell'audizione svoltasi in Senato presso la 13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) presieduta dal sen. Antonio D'Alì, lo scorso 11 novembre 2009, l'ingegner Ugo Bruni, direttore dell'ATO2 Campania, ha dichiarato che: "circa il 60 per cento delle acque che finiscono in mare è non depurata o depurata in maniera insufficiente";

nel corso dell'audizione svoltasi presso la stessa sede il 22 dicembre 2009 l'ingegner Bruno Orrico, dirigente della Protezione civile della Regione Campania, ha dichiarato che: "nell'ambito di un project financing relativo a taluni impianti di depurazione, sono state avviate, a fine 2006, opere pubbliche che dovrebbero completarsi nell'arco di quindici anni, le quali riguardano la rifunzionalizzazione degli impianti esistenti e il loro adeguamento alla normativa ambientale. Tali lavori sono necessari poiché, dopo oltre venticinque anni di esercizio, anche a causa della mancata manutenzione straordinaria, gli impianti devono essere adeguati per quanto riguarda le opere civili e meccaniche";

l'ingegner Orrico ha, inoltre, auspicato che "entro il mese di maggio del prossimo anno (2010) possano essere realizzati gli interventi minimi necessari a rendere funzionali gli impianti" e ha assicurato che "risorse finanziarie adeguate sono disponibili";

considerato che nel luglio 2009 l'inquinamento nei golfi di Gaeta e Napoli e parte del golfo di Salerno è giunto al punto da configurare un vero e proprio disastro ambientale, con divieto di balneazione lungo oltre il 60 per cento della costa;

diverse Procure campane avrebbero aperto fascicoli di indagine e nominato periti al fine di accertare il livello di inquinamento delle acque;

considerato, inoltre, che:

il quotidiano "Il Mattino" del 27 febbraio 2010 riporta che: «Nel disastro accertato della gestione della cosa pubblica la Corte dei conti mette il dito nella piaga di altre disfunzioni e servizi. Dal "pessimo stato della viabilità in Campania" alla "cattiva manutenzione degli impianti di depurazione delle acque" e al "mancato controllo sugli scarichi abusivi"»;

lo stesso quotidiano "Il Mattino" il 28 febbraio 2010 riporta che l'Assessore regionale all'agricoltura Gianfranco Nappi riguardo alle sponde dei primi 500 metri di lagno recuperato (a fronte di 57 chilometri di striscia verde che va da Nola a Castelvolturno lungo la direttrice principale dei Regi Lagni), ha affermato che: «In Germania hanno impiegato 10 anni per recuperare un ambiente inquinatissimo, qui contiamo di fare la stessa cosa nel medesimo tempo»;

il medesimo articolo prosegue riportando che: «Il primo nucleo dell'intervento si estende per circa 6.000 metri quadrati che fanno parte di un parco di esteso su di un'area di oltre 30.000 metri quadrati. "Ora abbiamo qualcosa di bello che però dobbiamo difendere e conservare dai nuovi scempi", incalza il sindaco Tommaso Esposito. Il progetto che Regione, 24 Comuni del Napoletano e del Casertano, Arpac e Consorzio di bonifica del Basso Volturno hanno messo in cantiere nei mesi scorsi è stato finanziato con 50 milioni di euro di cui solo 11 sono già stati stanziati per la bonifica dei canali borbonici e la piantumazione degli alberi»;

preso atto che:

negli ultimi tempi si sono tenuti numerosi incontri tra i rappresentati delle istituzioni, degli enti locali interessati e di alcune associazioni a conclusione dei quali non è stata ancora intrapresa alcuna azione risolutiva;

la carica batterica nelle acque è altissima, il degrado aumenta vieppiù a causa del lungo periodo di cattiva gestione e sono visibili anche a occhio nudo le acque reflue e le alghe tossiche che tingono il mare di marrone;

l'analisi dei piccoli crostacei ha rivelato la forte presenza di agenti inquinanti;

il turismo sul litorale Domitio è diminuito del 70 per cento e le spiagge campane hanno ottenuto da La Goletta Verde solo bandiere nere;

allo stesso modo il flusso dei visitatori presso le aree archeologiche della regione è calato da 6.700.000 a 5.700.000 persone, quasi del 14 per cento, così come è diminuito il conseguente numero di coloro i quali hanno fruito delle strutture alberghiere;

tale stato di cose ha gravemente leso l'economia della regione Campania, mettendo in ginocchio l'intero settore turistico;

la prossima stagione estiva è ormai alle porte,

impegna il Governo ad attivarsi, nell'ambito delle proprie attribuzioni, presso gli enti di competenza affinché individuino un'alta personalità di riconosciuta professionalità in materia, anche nell'ambito della stessa Protezione civile, cui demandare l'intera gestione e ogni compito utile a garantire sia un'efficace manutenzione che un efficiente funzionamento degli impianti di depurazione dell'intera costa campana, e mettano a disposizione strumenti idonei e necessari finanziamenti, incluse le risorse dell'Unione europea, al fine di risolvere la grave situazione che affligge la costa campana e che rischia di contaminare anche le aree circostanti.