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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00128


Atto n. 1-00128

Pubblicato il 5 maggio 2009
Seduta n. 198

BIANCONI , ALLEGRINI , COLLI , LICASTRO SCARDINO , CONTINI , DE FEO , GALLONE , GERMONTANI , SPADONI URBANI , BOLDI , BONFRISCO , MALAN

Il Senato,

premesso che:

da molti anni l'Italia denuncia il deterioramento della condizione delle donne afghane, così come di tante donne di religione e cultura islamica dovunque risiedano, vittime di violenze e soprusi e spesso private dei più elementari diritti di libertà;

il 13 aprile 2009 si è assistito all’uccisione, da parte di sicari talebani, di Sitara Achakzai, consigliere provinciale a Kandahar con delega per i diritti delle donne, ma l’elenco delle donne assassinate anche in altri Paesi islamici si allunga quotidianamente, donne uccise solo perché colpevoli di militare in politica o semplicemente di lavorare o di studiare, ma, nonostante la diffusione di video in cui si vedono queste donne maltrattate, lapidate e uccise nelle zone tribali dell’Afghanistan, non ci sono state idonee manifestazioni di solidarietà;

le truppe alleate presenti sul territorio afghano non riescono purtroppo a contrastare ovunque i gruppi di estremisti che, specialmente nelle province più lontane da Kabul, continuano a riaffermare con forza il loro potere, soprattutto su chi è più debole ed indifeso, come le donne, costrette a tornare alle pessime condizioni di vita di un tempo;

la maggioranza delle donne afghane vive indossando nuovamente il burqa e per le bambine, che abitano nei villaggi, è diventato quasi impossibile continuare a frequentare le scuole, mancando un’adeguata protezione da parte dei militari, specie nelle parti più remote del territorio afghano;

è di questi ultimi giorni la notizia dell’approvazione della legge, momentaneamente sospesa dal Presidente dell’Afghanistan Karzai di fronte alle vibrate proteste internazionali, che di fatto legalizza lo stupro all’interno della famiglia sciita ed al riguardo bisogna tener presente che spesso si tratta di mogli giovanissime, bambine sottratte alla propria famiglia di origine, maltrattate o fatte sposare, per debiti contratti dalla famiglia, con uomini molto più anziani di loro;

a causa di questa legge le mogli sciite non avranno più alcuna tutela: infatti, l’articolo 132 della disposizione, firmata nel marzo 2009 dal presidente Hamid Karzai, stabilisce che le mogli debbano assecondare i desideri sessuali dei mariti e si prevede che un uomo debba avere “un rapporto con la moglie almeno una volta ogni quattro notti a meno che non sia indisposta”. Tale legge permette anche un tacito consenso ai matrimoni con le bambine, e proibisce alle donne di uscire di casa senza l’autorizzazione del marito;

l’indignazione di tutto il mondo occidentale per la difficile condizione delle donne afghane è unanime, anche alla luce della promessa di voler affrontare questo grave problema che il presidente Karzai ha fatto ai Governi che da tempo contribuiscono con la presenza dei propri contingenti militari a portare avanti, sia pure tra mille difficoltà, il processo di pace in Afghanistan ed a contrastare le barbarie dei talebani,

impegna il Governo:

ad intraprendere, sia singolarmente, sia di concerto con tutti i Paesi dell’Unione europea, le più opportune iniziative affinché il Governo afghano si impegni concretamente a garantire effettivamente i diritti delle donne, partendo dalla modifica della legge citata in premessa, che per ora è stata solamente sospesa, e che rappresenta non solo un atto lesivo della dignità della donna, ma anche una palese violazione dei diritti umani;

ad inviare gli aiuti umanitari necessari a migliorare le condizioni di vita delle donne afghane e dei loro figli, verificando che vengano effettivamente consegnati a chi ne ha bisogno;

a sostenere con finanziamenti e protezione militare le organizzazioni di donne locali che forniscono alloggio, aiuto e istruzione alle donne in difficoltà;

a proseguire, con ogni mezzo, nella denuncia di situazioni di violazione dei diritti umani, a maggior ragione quando sono le leggi di uno Stato a sancirne la legittimità;

ad istituire una Commissione per verificare le reali condizioni in cui vivono in Italia le donne di religione e cultura islamica, per avere dati certi e poter intervenire con rapidità, quando non vengano rispettati i diritti di libertà garantiti a tutti dalla Costituzione italiana.