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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00107


Atto n. 1-00107

Pubblicato il 18 marzo 2009, nella seduta n. 174
Esame concluso nella seduta n. 186 dell'Assemblea (01/04/2009)

D'ALI' , POSSA , CURSI , ALICATA , CORONELLA , DELL'UTRI , DIGILIO , FLUTTERO , GALLONE , NANIA , NESSA , ORSI , VICECONTE , ASCIUTTI , BARELLI , BEVILACQUA , FIRRARELLO , VALDITARA , DE ECCHER , SERAFINI Giancarlo , SIBILIA , BALDINI , DE FEO , MALAN , IZZO , VETRELLA , PISCITELLI , BOSCETTO , CASOLI , CARUSO , PICCONE , COMPAGNA , GIULIANO , POLI BORTONE

Il Senato,

rilevato come da anni la Commissione europea, nei suoi documenti (ad esempio nella risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2009) e nelle sue comunicazioni (ad esempio nelle comunicazioni espresse dai suoi dirigenti nel corso dell'incontro tra i presidenti delle Commissioni parlamentari Energia ed ambiente degli Stati membri tenutosi a Praga nei giorni 11-12 febbraio 2009), costantemente dia per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici (e tra questi soprattutto all’anidride carbonica prodotta dall’uso dei combustibili fossili);

considerato come questa assoluta certezza costituisca l'essenziale fondamento delle azioni della Commissione, volte a promuovere presso i Governi dei Paesi membri la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto e del cosiddetto Accordo 20-20-20, tutte miranti, anche attraverso la fissazione di gravosi e vincolanti obiettivi da conseguire da parte dei singoli Stati entro il periodo 2008-2012 e successivamente entro il 2020, ad un drastico cambiamento della politica energetica finalizzato all’ottenimento di una rilevante riduzione delle emissioni di anidride carbonica;

sottolineato come una siffatta nuova politica energetica, e in particolare nel caso di eccessive ed affrettate forme di incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili, potrebbe produrre un rilevante aumento del costo dell’energia termica e soprattutto dell’energia elettrica, con pesanti conseguenze sulla capacità competitiva internazionale degli Stati membri dell’Unione, in mancanza del coinvolgimento di importanti Paesi industrializzati e in via di sviluppo;

osservato come la Commissione europea indichi costantemente nei suoi documenti come obiettivo “strategico” dell’azione dell’Unione europea per il presente secolo il limite di 2° C all’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre al suolo, rispetto ai livelli dell’era preindustriale (si veda, ad esempio, nel 2007, la comunicazione della Commissione “Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a + 2 gradi Celsius - La via da percorrere fino al 2020 e oltre”);

osservato come la Commissione europea mostri ancor oggi di condividere pienamente la “Relazione Stern sull’economia del cambiamento climatico” dell’economista Nicholas Stern, elaborata nel 2006, ricca di previsioni di catastrofici sconvolgimenti climatici con gravissime conseguenze economiche che avverrebbero nei prossimi decenni ove le emissioni in atmosfera di anidride carbonica prodotte dall’uomo non venissero drasticamente ridotte nell’immediato futuro;

considerato che l'anno 2009 si prospetta come decisivo per l'eventuale proseguimento di quest'ultimo indirizzo, in considerazione degli eventi internazionali che avranno luogo principalmente in Italia (G8) ed a Copenhagen (COP 15 - dibattito su Kyoto post-2012);

apprezzata la posizione espressa dal Governo italiano nel vertice del dicembre 2008 a Bruxelles, che ha condotto il Consiglio dei Capi di Governo dell'Unione europea ad approvare una clausola di eventuale revisione da trattarsi nel marzo 2010 a seguito degli esiti del vertice mondiale di Copenhagen,

impegna il Governo:

ad intervenire con urgenza presso la Commissione europea ed anticipatamente presso i Paesi partecipanti al G8 (eventualmente anche a quelli partecipanti al G8 + 5 e al G20):

a) per segnalare come una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non creda che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 °C) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica; ad esempio, nella relazione di minoranza depositata l’11 dicembre 2008 presso la Commissione Ambiente e lavori pubblici del Senato degli Stati Uniti d’America sono riportate le dichiarazioni di ben 650 scienziati di livello internazionale, scettici nei confronti della teoria dell'attribuzione del riscaldamento globale in atto alle attività umane (in contrapposizione ai 52 che hanno redatto la Sintesi per decisori politici dell’allarmistico Rapporto 2007 sul cambiamento climatico dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change, panel in cui peraltro molti altri membri si dichiarano scettici circa questa attribuzione);

b) per sottolineare in merito come le previsioni climatologiche a lungo termine, attualmente effettuabili nei migliori centri di ricerca del mondo, siano ben lontane dall’essere affidabili, non essendo ancora sufficientemente conosciuti gli effetti climatici dovuti ad importanti elementi della fisica terrestre, quali ad esempio nuvole, vulcani, oceani, eccetera, nonché gli effetti climatici delle variazioni cosmiche e solari, e non essendo stati adeguatamente sperimentati gli estremamente complessi modelli di calcolo utilizzati per tali previsioni;

c) per rimarcare altresì come non sia ancora affatto chiarita la dipendenza della temperatura media dell’atmosfera terrestre al suolo dalla concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera (le analisi dei ghiacci antartici hanno dimostrato che nell’ultimo milione di anni la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera ha seguito con ritardo di anni ed anni le variazioni di temperatura dell’atmosfera terrestre al suolo, è stata cioè effetto e non causa delle variazioni di tale temperatura); e come inoltre l’effetto serra dell’anidride carbonica sia già in rilevante saturazione alle attuali concentrazioni;

d) per osservare che, se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici:

e) per suggerire che, piuttosto che avviare un costosissimo e probabilmente velleitario sforzo di mitigazione del riscaldamento globale in atto, più proficuo potrebbe essere destinare le risorse disponibili, inevitabilmente limitate, all’adattamento a tale riscaldamento e alla promozione di interventi sul territorio finalizzati all'efficienza energetica, all'edilizia ecovirtuosa, all'eliminazione dell'inquinamento ambientale da emissioni nocive e così via;

f) per sottolineare che gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca, sui quali si deve invece fare un grande sforzo epocale, poiché dalla ricerca possono venire soluzioni straordinariamente importanti per la soluzione del problema del buon utilizzo delle risorse disponibili nel pianeta;

g) per segnalare che il livello dell’acqua negli oceani non sta aumentando a ritmo preoccupante, che i ghiacciai basati su terraferma nelle calotte polari non si stanno sciogliendo, che il numero e l’intensità dei cicloni ed uragani tropicali non sta aumentando, che negli ultimi dieci anni la temperatura media al suolo dell’atmosfera terrestre non risulta aumentata, che secondo gli oceanografi non vi è alcun rischio di blocco della corrente del Golfo, che negli scorsi mesi si è riformata la calotta polare nella stessa estensione di venti o trenta anni fa;

h) perché si valuti se l’inserimento del 10 per cento di biocarburanti nel combustibile per autotrazione (obiettivo vincolante da conseguire entro il 2020) sia idoneo a determinare veramente una riduzione di emissione di anidride carbonica nell’atmosfera come quella prevista, non compensando nell'ipotesi negativa il rischio di aumenti del prezzo di alcune derrate agricole e di ulteriore deforestazione di foreste tropicali ricche di biodiversità;

a mantenere la linea espressa a Bruxelles di revisione del Protocollo di Kyoto;

ad ottenere in sede di revisione del Protocollo, alla luce delle considerazioni di cui in premessa:

a) una minor cogenza degli obiettivi quantitativi e temporali, escludendo, quindi a maggior ragione, ogni possibilità di loro inasprimento;

b) una complessiva nuova scrittura del Protocollo stesso anche in funzione del coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, senza l'intervento dei quali, il Protocollo, quand'anche teoricamente efficace, diverrebbe sostanzialmente inutile e penalizzante per i pochi sottoscrittori;

c) un accordo per un più razionale ed equilibrato utilizzo delle risorse disponibili a livello europeo e mondiale finalizzato al miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini del pianeta;

ad intervenire immediatamente presso la Commissione europea per evitare che su una tematica di enorme complessità, portata ed incertezza scientifica come quella dei cambiamenti climatici, la Commissione stessa assuma atteggiamenti dogmatici e sia al contrario sempre pienamente aperta alle nuove conoscenze che la scienza, nel suo progressivo approfondimento delle questioni, non mancherà di apportare anche su questa problematica;

a far sì che:

a) l'Italia e l’Unione europea promuovano la costituzione di un centro d'eccellenza per l'approfondito dibattito scientifico in materia, che conforti o smentisca sulla fondatezza e sulla certezza della teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo e sull’efficacia delle misure proposte in seno al Protocollo di Kyoto, in particolare con riferimento al rapporto costi/benefici e che costantemente aggiorni il dato scientifico ed i risultati della ricerca in tema di climatologia

b) fermo restando l'obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dell’Europa da fonti esterne e non rinnovabili e di ridurre gli utilizzi diseconomici dell’energia, l’Unione europea tenga conto degli esiti di tale dibattito nella determinazione della propria politica ambientale ed energetica.