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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00083


Atto n. 1-00083 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 20 gennaio 2009
Seduta n. 127

BERSELLI , GASPARRI , QUAGLIARIELLO , ALICATA , ALLEGRINI , AMATO , AMORUSO , ASCIUTTI , AUGELLO , AZZOLLINI , BALBONI , BALDASSARRI , BALDINI , BARELLI , BATTAGLIA , BENEDETTI VALENTINI , BETTAMIO , BEVILACQUA , BIANCONI , BONFRISCO , BORNACIN , BOSCETTO , BUTTI , CALABRO' , CALIGIURI , CAMBER , CANTONI , CARRARA , CASELLI , CASOLI , CASTRO , CIARRAPICO , CICOLANI , COLLI , COLLINO , COMPAGNA , CONTI , CONTINI , CORONELLA , COSTA , CURSI , CUTRUFO , D'ALI' , D'AMBROSIO LETTIERI , DE ANGELIS , DE ECCHER , DE GREGORIO , DE LILLO , DELL'UTRI , DELOGU , DI STEFANO , DIGILIO , DINI , ESPOSITO , FAZZONE , FERRARA , FIRRARELLO , FLERES , FLUTTERO , GALIOTO , GALLO , GALLONE , GAMBA , GENTILE , GERMONTANI , GHIGO , GIORDANO , GIULIANO , GRAMAZIO , GRILLO , IZZO , LATRONICO , LAURO , LICASTRO SCARDINO , LONGO , MALAN , MASSIDDA , MAZZARACCHIO , MENARDI , MESSINA , MORRA , MUGNAI , MUSSO , NANIA , NESPOLI , ORSI , PALMIZIO , PARAVIA , PASTORE , PICCIONI , PICCONE , PICHETTO FRATIN , PISANU , POLI BORTONE , PONTONE , POSSA , RAMPONI , RIZZOTTI , SACCOMANNO , SAIA , SALTAMARTINI , SANCIU , SANTINI , SARO , SARRO , SCARABOSIO , SCARPA BONAZZA BUORA , SCIASCIA , SERAFINI Giancarlo , SIBILIA , SPADONI URBANI , SPEZIALI , TANCREDI , TOFANI , TOMASSINI , TOTARO , VALDITARA , VALENTINO , VETRELLA , VICARI , VICECONTE , VIZZINI , ZANETTA

Il Senato,

premesso che:

Cesare Battisti, già leader dell’organizzazione terroristica denominata “proletari armati per il comunismo”, è stato condannato all’ergastolo con distinte sentenze definitive, oltre che per banda armata, rapina a mano armata, lesioni gravissime e violazioni della disciplina sulle armi, per l’esecuzione materiale dell'omicidio del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, avvenuto a Udine il 6 giugno 1978, e dell'omicidio dell’agente di Polizia Andrea Campagna, avvenuto a Milano il 19 aprile 1978, nonché per la partecipazione, nel corso di una rapina a mano armata, all’uccisione di Lino Sabadin, avvenuta a Mestre il 16 febbraio 1979, e per l’ideazione della rapina a mano armata avvenuta nello stesso giorno a Milano, nel corso della quale fu ucciso Pierluigi Torregiani e fu ferito in modo totalmente invalidante il figlio, Alberto;

il Battisti non ha finora scontato neanche parzialmente la pena inflittagli, in quanto rifugiatosi dal 1990 in Francia, dove ha potuto beneficiare per quasi quindici anni della sostanziale protezione garantita dalla cosiddetta “dottrina Mitterand” – vale a dire dalla tolleranza fondata su una malintesa definizione di crimine politico offerta ai terroristi italiani, prima dal Governo socialista francese e poi da quelli ad esso succedutisi, fino ad anni molto recenti – ed ha avuto modo di ricostruirsi una vita ed un’attività lavorativa in ambito culturale che gli hanno fruttato amicizia e sostegno in ambienti intellettuali francesi, e tutto ciò senza aver mai espresso pubblicamente il minimo pentimento o la minima distanza critica rispetto alle sue scelte giovanili di sovversione armata e ai lutti e alle sofferenze che da essi sono derivati;

a seguito del mutamento di orientamento nella politica francese nei confronti dei brigatisti espatriati, intervenuto nel corso di questo decennio, e della disponibilità manifestata dal Governo di Parigi ad accogliere la richiesta di estradizione in Italia del Battisti, questi, il 14 agosto del 2004, si è reso irreperibile;

nel marzo del 2007 è stato individuato e arrestato a Rio de Janeiro, e il Ministro della giustizia italiano pro tempore ha immediatamente richiesto la sua estradizione;

il Trattato di estradizione firmato tra la Repubblica italiana e la Repubblica federale brasiliana il 17 ottobre 1989 prevede, quale unico limite all’estradizione derivante dalla tipologia di pena inflitta, esclusivamente la pena capitale – stabilendo, all’articolo 4, che, nel caso in cui il fatto per il quale l’estradizione è richiesta sia punibile con la pena di morte, l’estradizione può essere concessa solo se la parte richiedente dà assicurazione che la pena capitale non verrà inflitta o eseguita – e, ciò nonostante, il Governo italiano, di ciò richiesto dalla Procura generale del Brasile, aveva dato assicurazione che l’ergastolo non sarebbe stato scontato integralmente e che la carcerazione di Battisti non avrebbe superato i trenta anni;

sulla base di tale assicurazione, nel aprile 2008 la Procura generale aveva dato parere favorevole all’estradizione;

nel mese di novembre il Comitato nazionale per i rifugiati, organo del Ministero della giustizia brasiliana competente a valutare le richieste di asilo politico, aveva respinto la richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato politico avanzata dai legali del Battisti al fine di evitare l’estradizione;

considerato che:

il 15 gennaio 2009 il Ministro della giustizia brasiliano, Tarso Genro, ha respinto la richiesta di estradizione presentata dal Governo italiano;

tale decisione appare sorretta da motivazioni a dir poco sconcertanti. Si afferma, infatti, che il rifiuto di estradizione troverebbe fondamento, in primo luogo, nella lettera b) dell’articolo 3 del Trattato di estradizione, che impedisce l’estradizione qualora il fatto per il quale essa è domandata sia considerato dalla parte richiedente reato politico (e non si comprende come l’omicidio premeditato o la rapina a mano armata possano mutare di natura ed essere definiti reati politici unicamente perché commessi a fine di terrorismo o al fine di finanziare un’organizzazione eversiva, ciò che rende del tutto incongruenti i paragoni formulati da esponenti del Governo brasiliano con il rifiuto dell’estradizione di ex dittatori opposto in altre circostanze), e, in secondo luogo, nella lettera c) dello stesso articolo 3 che impedisce l’estradizione qualora la parte richiesta abbia serie ragioni per ritenere che la persona di cui viene richiesta l’estradizione possa essere sottoposta ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, religione, sesso, nazionalità, lingua, opinioni politiche o condizioni personali o sociali, con ciò dando udienza ai farneticanti timori espressi da Battisti per la propria vita in caso di estradizione in Italia;

il Governo brasiliano non è purtroppo nuovo a simili decisioni, come dimostra il caso delle richieste di estradizione di Achille Lollo e Pietro Mancini, implicati nella strage di Primavalle,

espressa la più viva deplorazione per la decisione del Governo brasiliano, ed in particolare per le sue motivazioni, che suonano gravemente offensive nei confronti di un Paese di elevata civiltà giuridica e di consolidato costume democratico come l’Italia, e nei confronti dell’equità, della trasparenza e del garantismo del nostro sistema giudiziario,

impegna il Governo a fare tutto quanto in suo potere per ottenere dal Brasile una revisione di tale aberrante decisione e per garantire - a tutela sia del principio della certezza della pena, sia dei diritti umani dei familiari delle persone assassinate e di chi porta ancora sul proprio corpo le conseguenze dei delitti per i quali è stato condannato Cesare Battisti - che questi possa essere ricondotto in Italia in modo da scontare la pena inflittagli.