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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00055


Atto n. 1-00055 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 6 novembre 2008, nella seduta n. 87
Esame concluso nella seduta n. 259 dell'Assemblea (29/09/2009)

Note: (Testo 2)

GASPARRI , QUAGLIARIELLO , D'ALI' , COMPAGNA , AZZOLLINI , ALICATA , ALLEGRINI , AMATO , AMORUSO , ASCIUTTI , AUGELLO , BALBONI , BALDASSARRI , BALDINI , BARELLI , BATTAGLIA , BENEDETTI VALENTINI , BERSELLI , BETTAMIO , BEVILACQUA , BIANCONI , BONFRISCO , BORNACIN , BOSCETTO , BUTTI , CALABRO' , CALIENDO , CALIGIURI , CAMBER , CANTONI , CARRARA , CARUSO , CASELLI , CASOLI , CASTRO , CENTARO , CIARRAPICO , CICOLANI , COLLI , COMINCIOLI , CONTI , CONTINI , CORONELLA , COSTA , CURSI , CUTRUFO , D'AMBROSIO LETTIERI , DE ANGELIS , DE ECCHER , DE FEO , DE GREGORIO , DE LILLO , DELL'UTRI , DELOGU , DI GIACOMO , DI GIROLAMO Nicola , DI STEFANO , DIGILIO , DINI , ESPOSITO , FASANO , FAZZONE , FERRARA , FIRRARELLO , FLERES , FLUTTERO , GALIOTO , GALLO , GALLONE , GAMBA , GENTILE , GERMONTANI , GHIGO , GIORDANO , GIULIANO , GRAMAZIO , GRILLO , IZZO , LATRONICO , LAURO , LENNA , LICASTRO SCARDINO , LONGO , MALAN , MASSIDDA , MAZZARACCHIO , MENARDI , MESSINA , MORRA , MUGNAI , MUSSO , NANIA , NESPOLI , NESSA , ORSI , PALMIZIO , PARAVIA , PASTORE , PERA , PICCIONI , PICCONE , PICHETTO FRATIN , PISANU , PISCITELLI , PONTONE , POSSA , RAMPONI , RIZZOTTI , SACCOMANNO , SAIA , SALTAMARTINI , SANCIU , SANTINI , SARO , SARRO , SCARABOSIO , SCARPA BONAZZA BUORA , SCIASCIA , SERAFINI Giancarlo , SIBILIA , SPADONI URBANI , SPEZIALI , STANCANELLI , TANCREDI , TOFANI , TOMASSINI , TOTARO , VALDITARA , VALENTINO , VETRELLA , VICARI , VICECONTE , VIZZINI , ZANETTA , ZANOLETTI

Il Senato,

premesso che:

lo sviluppo delle aree meridionali rappresenta una priorità, in particolare nell’attuale fase di crisi economica internazionale il superamento della quale presuppone che si riduca il divario territoriale che storicamente ha caratterizzato il nostro Paese;

gli strumenti di intervento in favore dell’economia meridionale, pur riuscendo a garantire il raggiungimento di alcuni importanti obiettivi, si sono rivelati nel complesso insoddisfacenti;

la qualità e l’efficacia degli interventi in favore del Sud si è significativamente ridotta nella stagione dell'intervento ordinario;

è necessario definire una nuova strategia per affrontare la questione meridionale che, superando l’approccio assistenziale e interventista, rappresenti uno stimolo e non un peso per le altre aree del Paese. Una strategia che punti sul recupero spontaneo della competitività del Mezzogiorno, attraverso l’eliminazione di quei fattori - sicurezza pubblica, dotazione infrastrutturale, capitale umano - che rendono meno attraente l’investimento produttivo al Sud;

la strategia di rilancio della competitività meridionale richiede misure con un orizzonte temporale di medio periodo e deve pertanto essere accompagnato da interventi immediati idonei ad attivare sin da subito processi di crescita e sviluppo;

è necessario spostare il baricentro della politica in favore del Mezzogiorno verso incentivi di carattere non discrezionale al fine di ridurre i costi di transazione e di intermediazione che hanno sinora ridotto l’efficacia delle misure adottate. In questa prospettiva, occorre verificare la praticabilità di misure di vantaggio fiscale per le iniziative imprenditoriali nel Mezzogiorno nonché puntare su una forma di contrattazione decentrata in grado di valorizzare le particolari condizioni di contesto vigenti al Sud e di favorire l'occupazione;

nell’immediato, il Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), istituito con la legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per il 2003), rappresenta un’imprescindibile strumento di governo della politica regionale nazionale per la realizzazione degli investimenti nelle aree sottoutilizzate del Paese;

è necessaria una strategia unitaria nella programmazione degli interventi che permetta di realizzare una politica regionale nazionale coerente con i principi e le regole comunitarie e di conseguire una maggiore capacità di spesa in conto capitale, condizione essenziale per soddisfare anche il principio di addizionalità, scaturente dagli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea;

la legge 24 dicembre 2003, n. 350 (legge finanziaria per il 2004), nel rimodulare le modalità applicative del fondo, al fine di un maggiore equilibrio tra incentivi e investimenti a favore di questi ultimi, ha affidato al FAS l’obiettivo di accelerare la spesa in conto capitale, prevedendo che questo sia incluso tra i criteri che presiedono alla rimodulazione delle risorse. In particolare, per gli interventi infrastrutturali ha stabilito che la loro attuazione avvenga secondo le procedure previste dagli accordi di programma quadro, con priorità per gli interventi nei settori della sicurezza, dei trasporti, della ricerca, dell’acqua e del rischio idrogeologico;

la legge 27 dicembre 2006, n. 296, attribuiva alla programmazione settennale del FAS, su base programmatica settennale, 64 miliardi di euro da destinare ad interventi, per l’85 per cento in favore del Mezzogiorno, anche attraverso il co-finanziamento e i programmi a valere sui fondi strutturali 2007-2013;

i maggiori provvedimenti finanziari e di politica economica emanati nel 2008 dal Governo in carica impongono di affrontare il tema della riduzione di risorse relative al FAS e delle modalità e finalità del relativo utilizzo, già sottolineato dai Presidenti delle Regioni in sede di confronto sulla cosiddetta “manovra d’estate”, di cui al decreto-legge n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008;

in quella sede il Governo aveva condiviso la richiesta avanzata dalle Regioni di attivare un tavolo di confronto per ogni aspetto riguardante il FAS, così come previsto anche dalle disposizioni normative e programmatiche riguardanti il fondo; per altro verso, i dati più recenti relativi allo stato di utilizzo delle predette risorse relative al periodo di programmazione conclusosi nel 2007 rendono evidenza della permanenza di ritardi ed inefficienze nella capacità di spesa da parte delle Regioni; recenti provvedimenti normativi hanno più volte richiesto l’utilizzo di risorse giacenti sul FAS mai utilizzate;

premesso altresì che:

la crisi finanziaria in atto a livello mondiale sta mettendo a dura prova le capacità delle finanze pubbliche dei maggiori Paesi occidentali, circostanza che appare dimostrare, a posteriori, la correttezza della scelta di mettere “in sicurezza” il bilancio pubblico italiano, operata con il decreto-legge n. 112 del 2008;

buona parte dei richiamati tagli sono destinati ad iniziative egualmente localizzate e quindi risultanti in beneficio dei territori meridionali;

il FAS, per sua natura, può essere ridotto e ricostituito in base a quelle che sono le necessità di erogazione effettiva della spesa precedentemente solo programmata in sede di stanziamenti; l’efficacia di tale processo dipende dalla tempestiva attuazione dell’articolo 6-quater, nonché degli articoli 6-quinques e 6-sexies, del decreto-legge n. 112 del 2008, essenziali per recuperare ingenti risorse finanziarie che restano non impegnate e destinate effettivamente ad interventi di sviluppo e rilancio economico-sociale,

impegna il Governo:

a predisporre un Piano per il Mezzogiorno che concentri l’attenzione sui fattori critici che riducono la competitività del Mezzogiorno;

a predisporre un provvedimento che, contemporaneamente al decollo del federalismo fiscale, agevoli fiscalmente le iniziative imprenditoriali del Mezzogiorno;

a confermare i principi generali di riparto delle risorse tra Mezzogiorno e Centro Nord (rispettivamente 85 e 15 per cento), già affermati dall’articolo 6-quater del decreto-legge n. 112 del 2008, nonché, per quelle destinate agli investimenti pubblici in infrastrutture materiali e immateriali secondo le procedure fissate dalla legge n. 208 del 1998, il consolidato criterio di distribuzione tra amministrazioni centrali e Regioni (pari rispettivamente al 20 e all'80 per cento), al contempo ponendo in essere tutte le misure ritenute idonee, in accordo con le Regioni stesse, a garantire il più sollecito ed efficiente uso delle risorse di cui al FAS;

a garantire che le risorse disponibili siano orientate alla finalità della riduzione del divario economico tra le diverse aree del Paese, dando priorità alla necessità di recuperare tale divario con tutte le misure ritenute più idonee;

a portare a termine tempestivamente il processo di ricognizione e riprogrammazione delle risorse finanziarie di cui agli articoli 6-quater, 6-quinques e 6-sexies del decreto-legge n. 112 del 2008, occorrente per la concentrazione su interventi di rilevanza strategica nazionale delle misure finalizzate allo sviluppo effettivo ed attento alle diverse peculiarità territoriali delle diverse aree del territorio nazionale.