Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00664


Atto n. 4-00664

Pubblicato il 15 ottobre 2008
Seduta n. 73

PORETTI , PERDUCA - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:

il signor Gian Piero Buscaglia, dal 1981 al 2002, è stato dipendente amministrativo nella Polizia di Stato italiana, prima ad Imperia, poi ad Alessandria; attualmente ha in corso la causa contro il proprio licenziamento;

dal 1981 al 1987 Buscaglia denuncia a numerosi alti funzionari della Polizia il verificarsi di irregolarità gravi, relative ad esempio al trasporto di armi ed esplosivi (secondo quanto verificato da Buscaglia un imprenditore - cui la Procura di Savona proporrà in seguito il soggiorno obbligato per mafia - paga le tasse governative per il rilascio di esplosivo e non per i rinnovi: oltre al curioso favore economico, risulta così sempre intestatario della quantità iniziale di tritolo per sparo mine e non delle quantità acquistate successivamente). Individua inoltre alcune evidenti anomalie nella tenuta di appalti dell'Istituto autonomo case popolari (IACP);

nel 1987, in seguito alle gravi minacce subite e dopo vani tentativi di trovare appoggio negli alti dirigenti della Polizia e nel sindacato, chiede il trasferimento alla Questura di Alessandria;

alla Questura di Alessandria, dopo qualche anno di tranquillità, viene trasferito nel 1991 in una sede in costruzione: per tre anni sarà l'unico inquilino di un secondo piano, senza telefono, senza macchina da scrivere; accanto otto stanze vuote, una piena di spazzatura davanti al suo ufficio;

nel 1993, anche in seguito alle gravi violazioni dei diritti subiti sul luogo di lavoro in una storia ormai ultra-decennale, si separa dalla moglie e dai figli;

nel 1996 gli viene notificato un nuovo trasferimento alla Stradale. Ora delegato sindacale dell'Usi, oppone ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Contro questo grave atto Buscaglia chiede nuovamente aiuto ai sindacati. In seguito a una breve malattia di soli 4 giorni, subisce non solo la prevista visita fiscale ma anche quella collegiale di idoneità al servizio, di solito riservata alle lunghe assenze; il datore di lavoro, anziché limitarsi a chiedere alla Azienda sanitaria locale un giudizio di idoneità, lancia insinuazioni sul suo carattere e sulla vita privata; il medico che presiede la commissione della Azienda sanitaria locale ha così il pretesto per portare l'esame sul piano psichiatrico;

dal 1997 ad oggi è stato chiamato dal suo datore di lavoro e dai giudici, per ben 12 volte, a sostenere una perizia psichiatrica;

in tutte le visite sostenute è risultato idoneo alla propria attività lavorativa e, in un solo caso, rifiutandosi di sostenere l'ennesima visita, è stato giudicato non idoneo, sulla base di risultanze documentali;

in alcuni casi le visite sono state ripetute per ragioni puramente burocratiche di «competenza territoriale»;

dal novembre 1997 la notizia delle ripetute perizie si diffonde al di fuori dell'ambito lavorativo e sui giornali, e contro il «marchio psichiatrico» Buscaglia si rivolge invano al Garante della privacy;

dal 1998 Buscaglia, per protestare contro le continue perizie, dopo aver tentato la via istituzionale per rivendicare le proprie ragioni, adotta metodi di protesta eclatanti ma assolutamente innocui: espone cartelli, striscioni, produce e diffonde volantini, sciopera, rifiuta di essere nuovamente visitato; in alcuni casi, a fini puramente dimostrativi e di fatto autodenunciandosi, viola alcune disposizioni regolamentari e di legge per protestare contro la «persecuzione psichiatrica»; la situazione scivola però sul piano penale quando espone un cartello in ufficio con scritto «Abusi in corso», appeso fuori dall'orario di lavoro e recante l'elenco delle perizie; ciò gli procura una denuncia per interruzione di pubblico servizio. I soli reati di violenza contestati a Buscaglia sono connessi alle sue presunte resistenze e lesioni arrecate nei confronti dei poliziotti intervenuti a impedire le sue solitarie manifestazioni;

stando agli atti processuali, il 13 giugno 1999 avrebbe opposto resistenza e arrecato lesioni a ben sei poliziotti, tre la mattina e tre il pomeriggio; il tutto da solo, senza armi proprie e improprie e strumenti contundenti; per queste imputazioni, viene in un caso assolto, e nell'altro condannato in primo grado a quattro mesi e mezzo malgrado i referti medici presentati (ben tre) attestino che il signor Buscaglia sia l'unico protagonista uscito «lesionato» dall'episodio; gli agenti di polizia interrogati giustificano le percosse come difesa da una supposta aggressione;

sempre stando agli atti processuali, il 14 ottobre 1999 Buscaglia oppone resistenza a sette poliziotti ed è nuovamente accusato di lesioni, procurate anche in questo caso senza alcuna arma o strumento contundente, tranne la ruota posteriore della bicicletta del Buscaglia, contro la quale un agente avrebbe urtato la gamba procurandosi ferite lacero-contuse; per questa imputazione, Buscaglia viene nuovamente condannato in primo grado a quattro mesi e mezzo di reclusione;

nel gennaio 2000 il caso Buscaglia viene portato all'attenzione del Parlamento con l'interrogazione 4-17765 del senatore Ripamonti, alla quale seguono articoli e interviste;

nell'aprile 2002 si arriva alla dodicesima ed ultima perizia che sancisce di nuovo «la piena capacità di intendere e volere», la non pericolosità e la capacità di stare in giudizio; ma a maggio dello stesso anno arriva il preavviso di licenziamento;

dopo i due arresti cui si è accennato, Buscaglia subisce perquisizioni domiciliari e personali e gli è imposto obbligo di firma: ogni giorno esce dalla caserma di Polizia di Stato per andare in quella dei Carabinieri. È in una di queste occasioni che viene informato della richiesta di cambio di cognome ai propri figli. La notizia è riportata con evidenza dai giornali locali con un ulteriore e irreparabile danno all'immagine;

intanto Buscaglia viene isolato e pesantemente discriminato sul posto di lavoro; non gli vengono più affidate pratiche e non gli viene più richiesto alcun tipo di attività professionale; per protesta, Buscaglia rifiuta di restare sul posto di lavoro per non lavorare, e viene denunciato per assenteismo; il 15 settembre 2002 viene licenziato;

nel 2003 e nel 2004 il «caso Buscaglia» approda in Consiglio regionale del Piemonte con due interrogazioni presentate dal gruppo radicale; nella risposta alla seconda interrogazione l'Assessore alla sanità Galante scrive «non ho problemi ad affermare che il numero di visite e di perizie psichiatriche commissionate è anomalo»;

nell'aprile 2004 il «caso Buscaglia» giunge al Parlamento europeo grazie ad una interrogazione a prima firma dell'eurodeputato radicale Olivier Dupuis;

nel dicembre 2007 ha avuto inizio ad Alessandria il processo che vede Gian Piero Buscaglia chiedere il reintegro contro il licenziamento ingiustamente subito; a tutt'oggi Buscaglia si ritrova privo di lavoro e di pensione;

ad avviso degli interroganti le continue convocazioni per visite psichiatriche sono state di tutta evidenza uno strumento di intimidazione, utilizzato nei confronti di un dipendente fastidioso, che negli anni di attività lavorativa ha attuato veementi proteste contro gravi ingiustizie nei suoi confronti;

questa vicenda, qui riassunta nei suoi passi salienti, vede indubbiamente il suo inizio nei primi anni '80, quando Buscaglia, da poco assunto alla Questura di Imperia, da zelante neofita, finisce, svolgendo le proprie funzioni, con il venire a conoscenza di episodi poco chiari e di irregolarità. Buscaglia invece di far finta di nulla tenta di porre all'attenzione dei suoi superiori tali vicende ricevendo il consiglio di starne alla larga. La Liguria vive in quegli anni le vicende dell'infiltrazione mafiosa negli appalti e nella politica e, successivamente, nei primi anni '90 scoppia il caso dei funzionari di polizia collusi con la Massoneria e la nuova P2;

di tutta evidenza appare agli interroganti che le gravissime azioni di mobbing subite da Buscaglia, ad Imperia (prima) e ad Alessandria (dopo), nel disinteresse delle istituzioni e dei sindacati, sono conseguenti al rifiuto di Buscaglia di uniformarsi e chiudere gli occhi;

al cittadino Buscaglia spetta non solo il reintegro ma una vera e propria riabilitazione sociale della propria immagine;

il 28 maggio 2008 il Tribunale di Alessandria ha dichiarato l'illegittimità del licenziamento di Gian Piero Buscaglia e ha ordinato la reintegrazione nel posto di lavoro con ricostituzione della posizione previdenziale e versamento dei relativi contributi;

a tale sentenza è stato presentato appello in data 13 settembre 2008 con la prima udienza fissata per il 16 dicembre 2008;

un'interrogazione sul caso Buscaglia (4-06180) a prima firma del deputato radicale Bruno Mellano, rimasta senza risposta, è stata presentata nella parte finale della XV Legislatura,

si chiede di sapere:

quale sia il giudizio del Ministro in indirizzo su questa vicenda paradossale e tragica;

se si ritenga sia normale che un cittadino venga convocato per ben dodici volte a sostenere una perizia psichiatrica, senza che costui abbia commesso alcun crimine, né abbia manifestato sintomi clinicamente significativi di incapacità o di disturbo psichico;

se non si ravvisi una grave lesione della libertà e dei diritti umani e civili del cittadino Buscaglia, colpito, senza alcun motivo, da un «marchio psichiatrico» che difficilmente potrà essere cancellato;

se non si ravvisi nel comportamento del datore di lavoro (amministrazione civile del Ministero dell'interno) l'intento di colpire un cittadino solo per il suo comportamento «non ortodosso» e non perché vi fossero davvero le condizioni che facessero presupporre la necessità di perizie psichiatriche;

se la «psichiatrizzazione» del signor Buscaglia e la ricorrente verifica di una ipotizzata infermità mentale - peraltro, sulla base dell'esito delle stesse perizie, del tutto ingiustificata - non costituisca una forma di deliberata intimidazione e condizionamento di un dipendente e una grave violazione dei suoi diritti civili ed umani;

se questo tipo di persecuzione non lasci perlomeno supporre che non sia stato semplicemente ed esclusivamente il comportamento professionale o l'antipatia soggettiva del Buscaglia, ma che vi siano ragioni reali ben diverse e più gravi a giustificare un accanimento eclatante tanto nelle forme quanto nella sostanza;

se non si ritenga infine che al cittadino Buscaglia, per le gravi violazioni subite, le istituzioni, lo Stato, debbano in modo inequivocabile chiedere scusa, riconoscendo la violazione dei diritti e il mancato sostegno.