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Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00542


Atto n. 4-00542

Pubblicato il 24 settembre 2008
Seduta n. 59

CARRARA , BOLDI , DIVINA , MARAVENTANO , GARAVAGLIA Massimo , DEL VECCHIO , SERRA , FOSSON , FILIPPI Alberto , FERRARA , AZZOLLINI , CAGNIN , MURA , MONTI , TORRI , VALLARDI , PASTORE , MAZZARACCHIO , PETERLINI , NESSA , D'AMBROSIO LETTIERI , AMORUSO , COSTA , SPEZIALI , SACCOMANNO , SANTINI , DE ECCHER , BARELLI , DE FEO , SPADONI URBANI , DE GREGORIO , DI STEFANO , D'ALI' , SERAFINI Giancarlo , MALAN , MESSINA , BETTAMIO , CASTRO , FLERES , GALIOTO , BEVILACQUA , DE LILLO , ALICATA , SARO , COLLI , DIGILIO - Ai Ministri della giustizia, dell'istruzione, università e ricerca e del lavoro, della salute e delle politiche sociali. -

Premesso che:

il Comitato nazionale per la farmacovigilanza pediatrica "Giù le Mani dai Bambini" - il quale consorzia 200 enti tra pubblici e privati, incluse undici università e 15 ordini dei medici - ebbe a sollevare sugli organi di stampa il caso di genitori i quali - favorevoli all’uso indiscriminato di prodotti psicoattivi sui minori - qualificandosi come “psicologi” pur non essendo iscritti all’Albo professionale, in Emilia Romagna e non solo, si aggirerebbero per le scuole organizzando corsi a genitori ed insegnanti per propagandare l’uso di metanfetamine e psicofarmaci per sedare bambini distratti ed agitati;

la Procura di Bologna, nella persona del pubblico ministero Luigi Persico, aveva ritenuto di aprire un fasciolo contro ignoti per approfondire le circostanze in questione, dando poi l’altro ieri la notizia di aver avanzato al giudice per le indagini preliminari una richiesta di archiviazione, stante l’assenza di illeciti identificabili con chiarezza a carico delle persone di cui alla segnalazione del Comitato “Giù le Mani dai Bambini”;

pur avendo alla fine di agosto 2008 deciso di procedere all’archiviazione del fasciolo, il pubblico ministero - secondo quanto confermato dallo stesso agli organi di stampa - ha ritenuto opportuno inviare un chiaro monito alle istituzioni scolastiche, e segnatamente alla Direzione generale del Ministero della pubblica istruzione, sottolineando con una comunicazione scritta come in futuro ogni eventuale corso di informazione/formazione su temi afferenti problematiche di comportamento dei minori dovrà essere svolto esclusivamente in presenza di un medico specialista della struttura pubblica, a maggior garanzia delle stesse famiglie;

considerato che:

successivamente alla pubblicazione sui media dell’intenzione del pubblico ministero di chiedere l’archiviazione del fasciolo, un genitore ha anonimamente fatto pervenire al Comitato “Giù le Mani dai Bambini” un nastro contenente la registrazione di una lunga telefonata tra il genitore stesso e la Presidente di una di tali associazioni attive per la promozione dell’uso di prodotti psicoattivi sui minori;

tale nastro, da una prima verifica peritale, risulta autentico, genuino e non frutto di manipolazione;

in tale registrazione, la sedicente esperta si fa chiamare “dottore” dall’interlocutore e discute di “colleghi” dell’Ordine dei medici, ordine professionale al quale non risulta iscritta, parla di psicofarmaci con grande leggerezza e ne spiega gli effetti sul cervello dissertando di genetica e di diagnosi sui bimbi, di fatto invogliando il suo interlocutore ad adottare come terapia sui minori prodotti psicoattivi in quanto “stracollaudati ed utilissimi” e - secondo lei - “usati in passato anche da dentisti e pneumologi”, e conferma sia di avere rapporti stretti con le scuole, dove spiega alle insegnanti “come trattare questi bambini difficili” e dove avrebbe rintracciato “fino a 6 bambini malati per ogni classe”, sia di intercettare genitori a Bologna, Mantova, Ferrara, per convincerli all’uso di psicofarmaci sui bambini;

nella telefonata la sedicente psicologa/medica attacca duramente l’Azienda sanitaria locale di Bologna (centro di eccellenza della neuropsichiatria) accusata - a suo dire - “di non dare gli psicofarmaci ai bambini”, e che pure questa signora afferma di gestire un non meglio precisato centro di assistenza dove i bambini con disturbi del comportamento “possono essere portati durante la settimana per monitoraggio e per fare il lavoro che va fatto”, sostituendosi quindi all'Azienda sanitaria locale che secondo lei “non garantisce i risultati” (dell’autorizzazione e del convenzionamento di tale presunto centro non vi è traccia alcuna);

che sempre nel corso della telefonata la sedicente psicologa nomina l’Azienda sanitaria locale di San Donà di Piave ed alcuni medici compiacenti di quella struttura in relazione a quello che appare come un grave illecito, ovvero il contrabbando dall’estero verso l’Italia - avvenuto fino a meno di due anni fa - di metanfetamine utilizzate poi per sedare bambini distratti ed agitati, quando nel nostro Paese - in carenza di stringenti linee guida approvate solo quest’anno - l’uso di questi prodotti era tassativamente vietato, in quanto erano classificati nella stessa tabella di cocaina ed eroina;

come risulta da documenti ancora ieri pubblicati su siti Internet istituzionali, incluso il Comune di Bologna - questa signora si qualifica come psicologa senza esserlo e senza risultare negli elenchi del corrispondente Albo professionale, la cui iscrizione è per legge dello Stato obbligatoria per l’esercizio di questa professione;

oltre all’associazione rappresentata da questa signora, in Italia ne operano almeno altre tre, che usano metodi analoghi, ponendo in essere strategie organizzate per convincere genitori ed insegnanti ad adottare molecole psicoattive per tentare di risolvere il disagio di comportamento dei minori anche in tenera età;

Emilia Costa, professore emerito di psichiatria (1a Cattedra di psichiatria dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e Primario di psicofarmacologia al Policlinico Umberto I° di Roma) ha commentato sugli organi di stampa nazionali la registrazione telefonica in questione, rilevando che le informazioni fornite sono ”un'accozzaglia di dati medici del tutto parziali e rilasciati con grande leggerezza e faciloneria, ai limiti del ridicolo”, e affermando che “è gravissima la mancanza di abilitazione di questi soggetti che indirizzano di fatto i percorsi terapeutici dei genitori pur non essendo medici” ed aggiungendo che “questi genitori che si improvvisano sponsor di un prodotto così delicato come uno psicofarmaco o hanno un comportamento disturbato o hanno un comportamento criminale”;

è giunta in queste ore notizia che – probabilmente alla luce di tutto quanto sopra – la Magistratura di Bologna ha deciso di riaprire l’inchiesta che era in fase di archiviazione,

si chiede di sapere:

aquali iniziative il Ministro della giustizia intenda intraprendere al fine di assumere le più opportune informazioni presso la Procura competente circa la delicata situazione prospettata, affinché - nel pieno rispetto della libertà d’azione della Magistratura, ed in considerazione dell’avvenuta riapertura del fascicolo - venga garantita alla cittadinanza una pronta risposta a tali censurabili comportamenti, i quali pongono gravemente a rischio l’incolumità psicofisica dei bambini italiani;

quali iniziativa il Ministro dell'istruzione, università e ricerca intenda intraprendere per garantire l’immediato blocco in tutta Italia delle attività nella scuola di qualunque associazione di stampo privatistico la quale - sostituendosi di fatto al Servizio sanitario nazionale - propagandi direttamente o indirettamente l’uso di delicati prodotti psicoattivi sui minori con comportamenti problematici, inducendo al consumo di molecole psicoattive in età pediatrica;

se il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali non ritenga di avviare con la massima sollecitudine un’ispezione presso l’Azienda sanitaria locale di San Donà di Piave, per verificare la veridicità delle informazioni contenute nella registrazione telefonica, dalla quale si evincerebbero presunte attività illecite - nel recente passato - finalizzate a garantire ad alcuni genitori l’approvvigionamento all’estero di metanfetamente il cui uso all’epoca - in assenza di precise linee guida del Ministero stesso - era tassativamente vietato in Italia, e l’eventuale perdurare ad oggi di tali negligenze sanitarie riguardo ad altre patologie dell’infanzia.