Premesso che:
risulta da organi di stampa che in data 14 giugno 2007 è avvenuta, per la seconda volta, a seguito di un banale incidente (arpionamento) la rottura di uno dei quattro cavi elettrici sottomarini ad alta tensione dell’Enel, di un collegamento elettrico tra Cuma, sulla terraferma, e Lacco Ameno, nell’isola di Ischia. All’interno di ogni cavo c’è un canale riempito di olio in pressione, con una sezione di 18 millimetri. I predetti cavi costituiscono una linea elettrica mai autorizzata alla posa e all’esercizio ma mantenuta, per un “presunto” fabbisogno energetico dell’isola d’Ischia, con il tacito consenso di diverse autorità;
la società privata Enel Spa mantiene, da oltre 15 anni, quattro cavi ad alta tensione con olio fluido senza concessione di demanio pubblico in un’area marina protetta. Il fabbisogno energetico dell’isola d’Ischia è soddisfatto da cinque cavi a media tensione, alimentati ad “anello”, provenienti dalla stazione di Torregaveta. Cavi che non danno problemi all’ambiente marino poiché, a differenza della linea ad alta tensione mai autorizzata all’esercizio, sono privi di olio fluido;
a quantità di olio fluido introdotto nei serbatoi della Stazione primaria di Lacco Ameno, per compensare la fuoriuscita in mare a seguito della rottura del cavo Enel nel periodo giugno-dicembre 2007, è stata di circa cinque tonnellate che hanno interessato il dominio bentonico e pelagico dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno” (Gazzetta Ufficiale n. 85 del 14 aprile 2008);
la rottura del cavo Enel ha causato la dispersione di olio fluido in mare e su altre matrici biologiche quali: il sedimento marino, l’arenile, il biota, il pesce con relativo inquinamento da Policlorobifenili (PCB), Idrocarburi policiclici aromatici (IPA), Alchil benzene lineare (Idrocarburi aromatici), dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno” e dell'ecosistema più importante del mar Mediterraneo indicato come "habitat prioritario" nell'allegato I della direttiva Habitat (dir. n. 92/43/CEE) costituito dalle Praterie di Posidonia oceanica;
l’inquinamento ha interessato la costa nord dell’isola di Ischia nei comuni di Casamicciola e Lacco Ameno;
vi è stato quindi un inquinamento marino da PCB, IPA e Alchil benzeni lineari, solo in parte accertato dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania (Arpac) dell’Area marina protetta “Regno di Nettuno” e nell'ecosistema delle Praterie di Posidonia Oceanica;
non sono state eseguite, seppur richieste, analisi sulle acque e sul sedimento marino finalizzate al rilevamento di sostanze tossiche quali gli Alchil benzeni linerai XN R10-20/21-38, (Tab 1-4, ai sensi del decreto legislativo n. 152 del 2006, Tab. 1/B, parte terza, punto 4, con obbligo di segnalazione al Ministero dell'ambiente) degli IPA e dei PCB;
permane, a distanza di circa un anno dall’incidente, il rischio di contaminazione da PCB e Alchil benzeni lineari e IPA delle acque e dei sedimenti lungo i litorali da Casamicciola e Lacco Ameno dell’Area marina protetta;
la Capitaneria di porto di Napoli ha consentito (per la seconda volta in pochi anni dell’anno 2000) che nell’Area marina protetta “Regno di Nettuno” e nell'ecosistema delle Praterie di Posidonia oceanica cavi elettrici, privi di obbligatori titoli per la posa e il loro mantenimento e in assenza di regolari autorizzazione per il loro esercizio, fossero la causa di un inquinamento industriale da sostanze tossico-nocive;
a fronte di tale disastro ambientale certificato dall’Arpac, pare non vi sia stato alcun iter di programmazione per la bonifica e la messa in sicurezza della zona a tutela della salute pubblica e dell’ecosistema più importante del mar Mediterraneo. Si consentono al contrario, ancora oggi, la balneazione e le regolari attività di pesca e soprattutto il mantenimento dei quattro cavi ad elevatissimo rischio ambientale privi delle necessarie autorizzazioni all’esercizio e da oltre 15 anni privi di concessione demaniale;
ad oggi risulta che nessuna amministrazione competente relativamente al demanio marittimo occupato dall’Enel ha rilasciato concessione per l’occupazione e/o il mantenimento dei quattro cavi ad olio fluido con PCB,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno intraprendere iniziative di competenza per la messa in sicurezza di emergenza dell’ambiente marino ai sensi dell’art. 240 del decreto legislativo n. 152 del 2006, quali interventi di bonifica intenda attivare e quali iniziative per la valutazione di interventi inibitori per la pesca e la balneazione e il rispetto delle normative inerenti le concessioni demaniali, i titoli abilitativi all’esercizio e le attività non consentite in Area marina protetta;
se non intenda intimare agli organi competenti la rimozione di opere di provata pericolosità e già causa di inquinamento marino in un’Area marina protetta e nell'ecosistema più importante del mar Mediterraneo indicato come "habitat prioritario".