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Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03182


Atto n. 4-03182

Pubblicato il 6 dicembre 2007
Seduta n. 263

ROSSI - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che, per quanto risulta all’interrogante:

con istanza presentata il 10 ottobre 2007 veniva richiesto al Presidente della Repubblica ed al Ministro della giustizia di voler esaminare la situazione del sig. Beccia Vincenzo e di compiere accertamenti opportuni per assicurare il rispetto delle norme nelle vicende processuali che lo vedono coinvolto con altre persone;

il Presidente della Repubblica, con comunicazione protocollo n. 2966/07 UGG.11.2 a firma della dott.ssa Franca Zacco, rispondeva invitando l’istante sig. Beccia Vincenzo a rivolgersi al Consiglio superiore della magistratura per conoscere l’esito della trattazione;

il sig. Beccia ed i suoi colleghi ritengono di aver subito gravi torti nelle vicende di seguito esposte:

la società Syndial Spa, con ricorso in opposizione al precetto ex artt. 615 e 617 del codice di procedura civile, depositato il 6 luglio 2006 e notificato il 19 luglio 2006, chiedeva che il Tribunale di Foggia volesse, previa sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, ove ritenuto tale, fissare l’udienza di comparizione delle parti avanti a sé per ivi sentire e accogliere le seguenti conclusioni: in via preliminare, dichiarare la nullità dell’atto di precetto per mancanza del titolo esecutivo; in subordine e nel merito, ferma restando l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo, dichiarare la nullità del precetto, posto che tra le stesse parti è pendente il procedimento R.G., davanti al Tribunale del lavoro di Milano, giudice dott.ssa Beccarini, diretto alla liquidazione degli importi dovuti in esecuzione della sentenza del Tribunale di Foggia 25 ottobre 2002/28 gennaio 2003; sempre controparte chiedeva in via ulteriormente subordinata di accertare e dichiarare che ai sig.ri Beccia Vincenzo + 7 non competono i pagamenti richiesti e precettati, conseguenti alla suddetta sentenza del Tribunale di Foggia, in particolare per ferie, festività, permessi ROL, TFR, assegni familiari, assegno ad personam, indennità turno, retribuzioni aprile e maggio 1989 e relativa incidenza su interessi e rivalutazione monetaria;

il 10 ottobre 2006 veniva fissata l’udienza per la comparizione personale delle parti e la discussione, con provvedimento depositato il 12 luglio 2006. Tale provvedimento veniva regolarmente notificato il 19 luglio 2006 (con ulteriore istanza ex artt. 669-quater e 700 del codice di procedura civile). La società Syndial Spa, già Singea Spa in liquidazione, facendo riferimento alla suindicata opposizione a precetto con pedissequo decreto, chiedeva che il Tribunale di Foggia, in persona dello stesso giudice dott. Baldi Vincenzo, volesse con decreto sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza del Tribunale di Foggia emessa dalla dott.ssa Papa il 25 ottobre 2002 e depositata il 25 gennaio 2003 (così come è previsto dal diritto processuale del lavoro, art. 429 del codice di procedura civile, comma 1). Il dispositivo era stato letto dal Giudice dott.ssa Papa in udienza, e precisamente in data 25 ottobre 2002, e successivamente è stata depositata la motivazione, così come di regola è previsto dall'art. 430 del codice di procedura civile, parte 1;

la stessa società Syndial chiedeva al giudice dott. Baldi o di inibire l’inizio dell'esecuzione forzata, ovvero di adottare i provvedimenti opportuni, nonché fissare nel minor tempo possibile l’udienza in cui le parti sarebbero dovute comparire a sé;

a ciò il giudice del lavoro dott. Baldi Vincenzo con decreto emesso nello spazio di “due ore”, considerava che, come emerge dagli atti prodotti in uno con l’opposizione a precetto, risulta la pendenza di un giudizio di opposizione a precetto dinnanzi al Tribunale di Milano fra le stesse parti ed in relazione al medesimo oggetto di giudizio, e, visti gli artt. 615 e 618 del codice di procedura civile, sospendeva l’efficacia esecutiva della sentenza del Tribunale di Foggia emessa il 25 ottobre 2002, e rimetteva le parti dinanzi a sé per l’udienza già fissata in data 10 ottobre 2006;

il Giudice del lavoro, non tenendo conto della diversa situazione economica delle parti, sospendeva l’efficacia del pignoramento che era già stato intrapreso dagli istanti;

detto provvedimento di sospensione veniva depositato il 20 luglio 2006 e notificato in data 21 luglio 2006;

va considerato che, mentre il giudice dott. Baldi Vincenzo ha “concesso” la possibilità di proseguire nel pignoramento, del tutto legittimo, con provvedimento emesso nel breve tempo di tredici giorni (provvedimento depositato il 6 luglio 2006 e notificato il 19 luglio 2006), al contrario, lo stesso Giudice, per impedire di pignorare le somme di cui alla sentenza in oggetto, ha emesso un provvedimento depositato il 20 luglio 2006 e notificato in data 21 luglio 2006;

l’avvocato che rappresenta su Foggia la Syndial, Marcello Cordella, alle ore 8.35 del 21 luglio 2006 comunicava telefonicamente all’avv. Rosa Federici di non recarsi più al Tribunale di Manfredonia poiché era stato emesso il provvedimento di sospensione;

vista la gravità del fatto, i lavoratori si recarono immediatamente dal giudice Baldi per chiedergli o di depositare una procedura di urgenza o se di prendere in esame la possibilità di anticipare l’udienza fissata per il 10 ottobre 2006;

il giudice Baldi rispondeva che era inutile presentare qualsiasi istanza, perché dal giorno dopo sarebbe andato in ferie e considerato che sarebbe tornato pochi giorni prima del 10 ottobre 2006, non ne sarebbe valsa la pena;

a tal riguardo, si deve precisare che il giudice Baldi nei giorni seguenti tale dichiarazione si trovava di frequente presso i propri uffici,

l'interrogante chiede di sapere se risulti al Ministro in indirizzo se il giudice Baldi fosse davvero in ferie o in servizio, allo scopo, evidentemente, di evitare che si potesse reclamare tale provvedimento. A giudizio dell'interrogante si dovrebbe concludere in tal caso che non si è voluto affatto prendere in considerazione la gravità dei fatti e, soprattutto, che le motivazioni della Syndial erano tutte infondate e pretestuose;

la stessa Syndial non ha proposto appello a detta sentenza;

appare evidente che detta sospensione veniva decisa sul presupposto della validità ed esistenza di un procedimento pendente tra le stesse parti su Milano,

l'interrogante chiede di sapere se si intenda fare chiarezza su questo procedimento, la cui causa è stata decisa in data 20 settembre 2007;

in forza della sentenza n. 3795 emessa dal Tribunale di Foggia – Sezione lavoro, nella persona del giudice del lavoro – dott.ssa Patrizia Papa, in data 25 ottobre 2002, depositata il 28 gennaio 2003, veniva conferito mandato all’avv. Francesco Borasi del Foro di Milano affinché procedesse alle azioni legali più opportune per spingere la società Syndial Spa, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle somme dovute;

l’art. 431, comma 1, del codice di procedura civile, in ordine all'esecutorietà delle sentenze che pronunciano condanna a favore del lavoratore per crediti derivanti dai rapporti di cui all’art. 409 del codice di procedura civile, dispone che le stesse sono provvisoriamente esecutive e detta esecutività – ex art. 431, commi 3 e 6, del codice di procedura civile – può essere sospesa solo con ordinanza del Giudice di appello o dello stesso Giudice titolare della sentenza;

ciò vale anche per l'illegittima sospensione dell’esecuzione da parte del giudice Baldi;

il 28 gennaio 2005 l’avv. Francesco Borasi, procuratore degli opposti Beccia Vincenzo + 8, in esecuzione al mandato conferitogli, procedeva alla notifica dell’atto del precetto alla Syndial Spa, intimando alla stessa il pagamento di 375.280,80 euro, unitamente alla sentenza che non era munita di formula esecutiva;

il 10 febbraio 2005, sempre l’avv. Borasi incaricava gli Ufficiali giudiziari di Milano di procedere ad esecuzione forzata, visto il mancato pagamento delle somme;

sul verbale di pignoramento mobiliare all’uopo redatto era fissata la data del 17 febbraio 2004 quale giorno in cui la sentenza sarebbe stata munita di formula esecutiva;

l’ufficiale giudiziario incaricato, attestando il falso (poiché nell’atto di pignoramento appare la data dell’apposizione della formula esecutiva, e precisamente il 17 febbraio 2004), procedeva in data 7 marzo 2005 all'esecuzione forzata presso gli uffici della Syndial e dichiarava che nessuno era presente in quanto al momento erano tutti in pausa pranzo;

nessun’altra esecuzione è mai stata effettuata nei confronti della società Syndial nella sede di Milano, e precisamente in San Donato Milanese alla piazza Boldrini 1;

la formula esecutiva alla sentenza in oggetto non è stata mai apposta fino alla data dell'8 giugno 2006, così come si rileva dagli atti depositati e dalle memorie della società Syndial;

la memoria difensiva è stata depositata tardivamente dalla Syndial, poiché il ricorso in opposizione al precetto è stato notificato alla società convenuta il 27 gennaio 2005, mentre il precetto è stato notificato agli istanti il 17 gennaio 2005. Pertanto l’opposizione era tardiva, poiché doveva essere depositata, ai sensi degli artt. 615 e 617 del codice di procedura civile, entro cinque giorni dalla notifica, e non dieci, come poi è avvenuto;

tale tardività, a giudizio dell’interrogante, doveva essere rilevata d'ufficio dal Giudice del Tribunale di Milano dott.ssa Beccarini, ai sensi della C. 25 luglio 1989 n. 6468, così da non dare la possibilità alla società Syndial di prendere altro tempo. Il giudice avrebbe dovuto applicare subito la sentenza favorevole ai lavoratori, poiché il termine dei cinque giorni era perentorio. Nella memoria di costituzione della Syndial, a firma dell’avv. Cavaliere Domenico e dell’avv. Scornajenghi, si dice espressamente: “In via preliminare dichiarasi la nullità del precetto per mancata notificazione del titolo esecutivo”. Sia l’avv. Scornajenghi del Foro di Milano sia il procuratore di Foggia avv. Marcello Cordella confermano tali dichiarazioni nei propri ricorsi in opposizione;

a tal riguardo appare evidente che il procedimento R.G. 661/05 sez. lavoro pendente presso il Tribunale di Milano e definito con sentenza R.G. 661/2005 è, a giudizio dell’interrogante, nullo poiché è nullo il precetto opposto. Su tale vicenda è stata depositata denunzia-querela in data 13 ottobre 2006 presso la Procura presso il Tribunale di Milano sia contro l’avv. Borasi sia contro gli Ufficiali giudiziari incaricati;

sull'effettiva validità della sentenza della dott.ssa Papa del Tribunali di Foggia del 25 ottobre 2002, per tutte si indica la sentenza della Corte suprema di cassazione – Sezione lavoro n. 478 del 19 gennaio 1999 che recita testualmente: “il lavoratore [che] ottenga sentenza di annullamento del licenziamento e di condanna al pagamento della retribuzione spettantegli fino alla effettiva reintegra, senza specificazione in cifra dell’importo dovuto, può procedere all’esecuzione forzata senza necessità di munirsi di un decreto ingiuntivo che quantifichi in lire la retribuzione". La sentenza della dott.ssa Papa condannava la società convenuta al risarcimento del danno conseguente all’illegittimo licenziamento del 28 dicembre 1987 in favore di ciascun ricorrente, liquidandolo per ognuno nell’ammontare delle mensilità maturate e non corrisposte dalla 6a mensilità successiva al suddetto recesso fino all’effettiva reintegra, avuto riguardo all’ammontare dell’ultima retribuzione globale di fatto percepita, con rivalutazione ex art. 429, e 150 att. del codice di procedura civile e interessi sulle somme via via rivalutate di diritto al soddisfo;

la sentenza del Tribunale di Foggia costituisce valido titolo esecutivo che non abbisogna di ulteriori interventi del giudice diretti all’esatta quantificazione del credito;

devono considerarsi “elementi certi e positivi contenuti nel titolo” i dati, pur non menzionati in sentenza, assunti dal giudice come certi ed oggettivamente già determinati, anche nel loro assetto quantitativo, perché così presupposti dalle parti e non controversi, e pertanto acquisiti al processo, sia pure per implicito;

il giudice Baldi, trattenendo il dispositivo sino al 20 settembre 2007, a giudizio dell’interrogante, ha impedito di fatto agli istanti di poter riproporre azione esecutiva nei confronti della Syndial Spa. Infatti, sia la data del deposito sia l’ordinanza che dichiarava la cancellazione dal ruolo della causa sono datate 28 giugno 2007, e non sono state lette in udienza e sono state trasmesse all’avv. Cordella il 20 settembre 2007;

la sentenza è stata depositata con due timbri il 18 settembre e il 19 settembre 2007. Il deposito, che a norma di legge deve essere letto all’udienza di discussione, non solo non è stato letto ai ricorrenti, ma, pur in presenza della sollecitazione del Presidente del Tribunale di Foggia avvenuta in data 7 luglio 2007 dietro richiesta dei ricorrenti, il dott. Baldi rifiutava di dare una copia del dispositivo, rispondendo al Presidente che era oberato di lavoro. Inoltre, gli scriventi sollecitavano invano il dott. Baldi in altra occasione, e precisamente in data 12 settembre 2007. Infatti, anche in questa occasione, il giudice Baldi rispondeva che avrebbe provveduto, senza dare altre notizie;

solo il 20 settembre 2007 era “possibile” per i ricorrenti avere copia della sentenza a Milano dall’avv. Scornajenghi, che dichiarava la litispendenza tra le parti, e che sostanzialmente aveva fatto perdere un anno di tempo agli scriventi, salvando la Syndial da un pignoramento certo. A tal riguardo, appare opportuno precisare che all’udienza del 21 giugno 2006 dinanzi al giudice di Milano dott.ssa Beccarini è stata sollevata la gravissima questione della nullità, sia dall’avv. Rosa Federici che dai lavoratori ricorrenti;

appare evidente, a giudizio dell’interrogante, che il magistrato dott. Baldi Vincenzo, in spregio a tutte le norme processuali sul lavoro e nel mancato rispetto dei termini di cui agli artt. 430, 1a parte, e 429 del codice di procedura civile, ha deliberatamente non prodotto il dispositivo che deve essere necessariamente letto in udienza;

inoltre, tale mancato rispetto può comportare a carico del giudice la responsabilità disciplinare;

il perseverare in tale comportamento ha causato gravissimi danni ai lavoratori, alcuni dei quali gravemente malati, e in particolare uno invalido civile al 100% con assistenza continua ed attualmente ricoverato in istituto, notizia che è stata depositata con documento in data 14 giugno 2006; altri ancora hanno riportato gravissimi danni fisici, subendo interventi di bypass ao-coronarico,

si chiede di sapere se, nell’ambito di propria specifica competenza, il Ministro in indirizzo non ravvisi, nei fatti sopra esposti, inadempienze o reati contemplati dalle vigenti leggi, e se non intenda promuovere un’inchiesta ministeriale.