Premesso che:
nel ’95, è stata insediata, praticamente nel centro abitato di Podenzano (Piacenza), la River S.p.A., industria che agli atti della Regione Emilia-Romagna risulta appartenere al settore produttivo “metallurgico-metalmeccanico” ed è classificata “insalubre di 1a classe” per le materie prime utilizzate nel suo processo produttivo di teflonatura (depolimerizzazione del teflon), verniciatura e pulitura dei dischi in alluminio (prima ad umido, ora a secco), la quale usa grosse quantità di solventi e vernici al politetrafluoroetilene (P.T.F.E.);
da subito, gli abitanti accusavano malesseri determinati dalle emissioni provenienti dalla medesima industria, attestati da 200 certificati medico-specialistici dell’Ausl stessa per iperemie agli occhi e alla gola, dispnee e malesseri generali che non hanno suscitato né alcun’indagine epidemiologica, né interventi atti ad impedire il formarsi ed il diffondersi del fenomeno, facendo salire ad oltre 1.300 le giornate con presenza di fenomeni inquinanti, dei quali non si conosce la concentrazione e la qualità delle particelle in essi contenuti poiché in quei frangenti non sono stati analizzati;
fenomeni inquinanti emessi dalla River S.p.A. sono stati appurati dagli stessi enti quando sono intervenuti in zona, dai Carabinieri di S. Giorgio Piacentino e anche certificati nel 2005 dagli agenti della Polizia municipale Val Nure, i quali hanno accusato disturbi alle vie respiratorie nei pochi minuti del loro intervento in centro abitato;
il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) di Roma, nella sua indagine del settembre ’97, avverte come sia ovvio che durante gli episodi di “nube tossica” la quantità di sostanze organiche presenti nell’aria sia superiore ai 200 µg/Nm3, seguita dalle conclusioni del consulente tecnico (C.T.) della Procura di Piacenza, oncologo dr. Morando Soffritti (12 maggio 1998): “In assenza di un monitoraggio ambientale continuo, i segni e sintomi denunciati dai pazienti non possono essere che ritenuti gli “indicatori” veri dell’inquinamento prodotto dalla fabbrica della ditta River”;
una norma del 1912 riguardante le industrie insalubri, ripetutamente aggiornata dal Ministro della sanità (testo unico delle leggi sanitarie), recita: “Le industrie che impiegano fluoro e derivati sono di prima classe e quindi devono essere collocate lontano dalle abitazioni”; le foto aeree riguardanti la zona e introdotte nelle indagini dell’ARPA, mostrano le distanze limitate fra il centro abitato preesistente e l’impianto dell’industria medesima;
dal ’51, la letteratura scientifica informa che la depolimerizzazione del politetrafluoroetilene o teflon, porta sicuramente alla formazione di grandi quantità di polveri nanometriche ritenute le più pericolose per la salute umana e a causa della loro difficoltà di captazione e d’analisi. Negli anni, gli aggiornamenti scientifici sono via via accresciuti, come si evince dal documento del C.T. dei cittadini prof. Antonio Reggiani, di cui si citano alcuni esempi: nell’88, uno studio effettuato a Fano sulla moria di volatili posti accanto ad un’industria con attività simile alla River S.p.A. evidenzia come ad incrementi incontrollati quanto episodici facesse seguito la formazione di notevoli quantità di sostanze derivate dalla degradazione del P.T.F.E. e caratterizzata da elevata tossicità: fluoruro di carbonile. Il quadro autoptico riscontrato sui volatili evidenziava: “Lesioni a carattere congestizio emorragico dei polmoni, lesioni degenerative del fegato e dei reni, lesioni di tipo emorragico delle ovaie, cianosi della cute”; nel ’95, a Taiwan, tre operai contraggono edema polmonare acuto, causato dall’errore di misura delle temperature cui avevano sottoposto il teflon; nel ’96 uno studio della Scuola di Rochester suggerisce che andrebbero rivisti i lavori che collegano gli studi di mortalità alla esposizione a polveri, ponendo più attenzione alle polveri ultrafini; nel 2002, un gruppo di studiosi canadesi dimostra che la depolimerizzazione termica dei polimeri fluorurati è molto complessa e porta alla produzione di prodotti molto stabili che hanno un effetto ambientale globale (aria ed acqua) e interferiscono sull’effetto serra; nel 2004 l’E.P.A. (Ente di protezione ambientale statunitense) multa la Du-Pont per un prodotto utilizzato (PFOA- probabile cancerogeno impiegato nella sintesi del teflon che persiste per circa 4 anni nel sangue dei soggetti esposti) alla quale chiede nel 2006 l’eliminazione del 95% delle sue emissioni entro il 2010, conclamando sia i rischi cui incorrono le popolazioni che vivono intorno a questi impianti, sia che i problemi della depolimerizzazione del teflon non sono solo di ambiente di lavoro, ma di ambiente in generale;
uno studio del prof. Redi dell’Università di Pavia effettuato nel ’98 per conto della Provincia di Piacenza, avverte che l’impianto utilizzato dalla River emette materiale corpuscolato e sostanze allo stato gassoso di diversa natura: sostanze organiche volatili (SOV), sostanze alcaline, aldeidi ed ovviamente composti fluorurati indicati tra le 275 sostanze più pericolose per la salute dell’uomo. Lo studio condotto per circa due mesi su una colonia di topi posti in zona “Colombaia” (negli spazi privati di un’abitazione sita di fronte all’industria) riporta una moria acuta nell’ultima settimana che riduce gli individui da 16 a 9; l’esame autoptico presenta “segni emorragici diffusi a livello del distretto gastrovascolare ed intestinale, come se la causa fosse dovuta all’ingestione di sostanze emolitiche”, che ricollega al quadro autoptico riscontrato nell’88 a Fano. L’analisi autoptica dei topolini ancora in vita mostra “lievi segni emorragici diffusi a livello del distretto respiratorio”. Nella stessa abitazione muoiono oltre 35 canarini e la persona che li accudisce deve ricorrere alle cure del pronto soccorso per i forti malesseri causati dalle esalazioni provenienti dall’industria medesima, dove gli veniva diagnostica dispnea di natura da determinare. Gli animaletti, posti più volte a disposizione delle autorità competenti, nel caso di specie non hanno interessato nessuno;
l’ACGIH (Agenzia di riferimento per i valori limite d’esposizione dell’uomo) dichiara: “Depolimerizzazione del Politetrafluoroetilene: non siamo in grado di fornire alcun limite data la pericolosità dei composti che si liberano e le difficoltà analitiche”;
l’Istituto Superiore di Sanità, sin dal ’99, avverte: “La formazione delle Polveri ultrafini della depolimerizzazione del teflon avviene a temperature superiori a 350°C”. Le temperature che si osservano nel fascicolo River variano da 410° a 480°C, poiché autorizzate dalla Provincia fino ad un limite di 480°/490°C, che sarebbe superiore a quello di sicurezza dei manuali tecnici (Patty’s Industrial Hygiene and Toxycology) e delle schede di sicurezza delle materie prime (P.T.F.E.-Fluoruri). I primi anni addirittura non esisteva neppure il controllo delle temperature d’esercizio;
la River S.p.A. è stata autorizzata ad emettere in centro abitato da otto camini di raffreddamento di soli 10 metri d’altezza benché essi fossero privi di sistemi d’abbattimento e di monitoraggio continuo, e in tale contesto l’azienda si limita ad inviare semestralmente la documentazione e la certificazione d’autocontrollo;
non è ancora risolto il problema delle polveri nanometriche della depolimerizzazione del teflon, attività svolta dalla River, tuttora misurate come “parametro aspecifico (mg/m3) materiale particellare”, che non si riferisce ad una singola sostanza ma ad un insieme di sostanze (in questo caso il raggruppamento di tutte le polveri uscenti dal camino), nonostante sia stato confermato dalle misure delle micropolveri eseguite dall’ARPA durante l’indagine 2005 che utilizzando filtri di porosità inferiori a quelli previsti dalla legge (di 0,8 e 0,45 micrometri) vi sia una maggiore concentrazione in emissione delle micropolveri di minore dimensione e un dato superiore al valore limite autorizzato di 2,1 mg/mc;
i pericolosissimi fluoruri sono presenti nelle autocertificazioni ‘96 della stessa River (nn. 2577-2578-2579 e 2580), in camini privi di sistemi d’abbattimento e monitoraggio in continuo e due certificazioni (2578-2579) sono relative ad una “linea silicone” della quale non è stato chiarito l’iter autorizzativo, mentre molto tempo dopo (2005) è stato trovato un composto fluorurato in un campione d’aria (un sacco di tedlar da 10 litri posto in depressione prelevato dai cittadini accanto ad un’abitazione sita in via Araldi 38) nei momenti di presenza fenomeno emesso dalla River, sicuramente un intermedio che potrebbe venire dalla depolimerizzazione del teflon o da alcune vernici. Nell’ultima indagine dell’ARPA (anno 2005), questi composti estremamente tossici non sono stati trovati, ma questo non dà certezza che i fluoruri realmente non ci siano poiché le schede tecniche avvertono della loro formazione dal riscaldamento sopra i 350°C del politetrafluoroetilene e le temperature di cui al fascicolo River vanno da 410° a 480°C. Secondo il prof. Reggiani, questi composti hanno limiti d’esposizione molto bassi e assai sotto i limiti di rilevabilità dello strumento FTIR impiegato nell’indagine medesima;
si riscontrano risultati preoccupanti a seguito delle indagini più importanti di cui agli atti pubblici del fascicolo River che sinteticamente si elencano, peraltro eseguite dopo notevoli modifiche impiantistiche:
1) documento ARPA del 21 settembre 1996: a) superamenti di parametri autorizzati; b) si evidenzia il problema degli otto raffreddatori, per i quali l’ARPA aveva addotto “il raffreddamento dei materiali avviene in una fase in cui ci possono essere anche rilasci di inquinanti (sostanze organiche e materiale particellare) così come peraltro in alcune condizioni operative è risultato visibile; c) la presenza di dosi massicce d’inquinanti “non normati” (monossido di carbonio fino a 1.300 mg/Nm3, insieme ad acido cloridrico ed aldeidi eccetera); d) irregolarità negli impianti;
2) le risultanze dell’indagine CNR del giugno ’97 (che ha comportato la condanna dell’industriale per violazione dell’art. 674 del codice di procedura penale poi prescrittasi), hanno portato in auge un problema ambientale rilevante che come di seguito evidenziato in altre perizie si è trascinato nel tempo. Il CNR appurava “un’elevata concentrazione di sostanze davanti alla porta centrale del capannone dove sono presenti le linee di teflonatura e verniciatura, in quella posizione la concentrazione era maggiore di quella riscontrata nel camino principale”, maggiormente specificata laddove l’ente medesimo afferma “un rilevante contributo alle emissioni odorose nella zona provenivano dalle aperture dello stabilimento (finestre e portoni) attraverso la formazione di bolle d’aria contenenti le sostanze cosiddette odorigene che si spostavano spinte dai reflui di vento nell’ambiente circostante”. Quantità massicce di inquinanti “non formali” (dosi massicce di monossido di carbonio come al punto precedente) si andavano ad aggiungere a tutto il resto;
3) l’indagine ARPA “incidente probatorio del settembre ’98” chiesto dalla Procura di Piacenza ha rivelato, nonostante la disattivazione di ben 4 linee qualche mese prima dichiarata, diversi superamenti di parametri “formali” e a constatare, tra l’altro, che il fenomeno odoroso rilevato può trovare giustificazione nei valori di concentrazione misurati delle sostanze proprio nel momento in cui si manifesta l’anomalia. Nella tabella 3.3 dove sono riportate tali concentrazioni, si può constatare tra l’altro che i valori alle immissioni sono di gran lunga più significativi di quelli alle emissioni e concentrati in percentuali molto più rilevanti tra il portone ovest di accesso alle linee di produzione e il muro di cinta rispetto ad altre zone esterne allo stabilimento, richiamando l’attenzione sulla situazione evidenziata un anno prima dal CNR. Questo importante e inoppugnabile documento non è stato “letto” in nessun ambito istituzionale;
4) le indagini ARPA dal 2000 al 2004 hanno evidenziato: a) la presenza sistematica di sostanze organiche volatili (SOV) e aldeidi in zona Colombaia, legate univocamente ai processi di lavorazione della River e al tipo di materie prime e preparati utilizzati, in concentrazioni tali da contribuire verosimilmente – da sole e/o in combinazione tra loro – al propagarsi dei fenomeni odorosi irritanti e molesti, stante, tra l’altro, la bassa soglia olfattiva di alcune sostanze; b) relativamente alla formaldeide si segnalava un superamento del valore di linea guida di qualità dell’aria indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, nonché occasionali superamenti, registrati con i prelievi puntuali, dei valori soglia di riconoscimento o di percezione olfattiva da parte di alcune sostanze (formaldeide, acetato di etile, acetaldeide, propionaldeide – si veda la nota 28 giugno 2004 del Dipartimento di sanità pubblica);
si registrano i risultati, che si riassumono, dell’ultima indagine ARPA 2005 (atto 27 febbraio 2006 n. 2006/2140), definita di “carattere straordinario” e concordata nel luglio 2005 tra istituzioni e cittadini, nel cui programma fu previsto un piano di monitoraggio specifico per il fenomeno delle emissioni diffuse: Allegato 27: rilevanti ed importanti sono gli accertamenti eseguiti il 30 settembre 2005 nella strada d’accesso alle serre di proprietà Zermani e quindi fuori del muro di cinta dello stabilimento, con valori più che apprezzabili di SOV in particolare di sostanze strettamente legate alle materie prime utilizzate nella fase di verniciatura della River.
Pagine 27 e 29: i dati di cui sopra sono confermati nei risultati delle campagne d’accertamenti eseguite da ARPA nei mesi di novembre e dicembre 2005, dimostrando un’evidente continuità nella presenza e nell’andamento delle concentrazioni delle varie sostanze inquinanti campionate, poiché alla prima finestra aperta sono state trovate concentrazioni di SOV particolarmente significative a testimonianza di rilevanti fenomeni d’emissioni diffuse, e successivamente, all’interno dei capannoni a finestre chiuse, si sono evidenziate concentrazioni altrettanto degne d’attenzione per le stesse sostanze;
l’ARPA, con la nota 9 giugno 2006 Prot. 2006/6592/XIV.3/1, precisa che “I valori di sostanze organiche volatili riscontrati nelle finestre di cui alla tabella 12 a pag. 27 della relazione, sono stati ricontrollati con i tecnici del Dipartimento Tecnico e non presentano errori di calcolo”;
occorre evidenziare alcuni dati dell’elaborato tecnico del dr. Domenico Massi, altro C.T. dei cittadini, riguardante la discussione dei dati ARPA 2005 e la “Ricostruzione iter tecnico-amministrativo relativo alle problematiche delle emissioni diffuse collegate all’attività produttiva River”: “Dato il numero degli eventi riscontrato, statisticamente significativo all’interno del campione esaminato, non è pertanto giustificabile attribuire tali fenomeni solo e soltanto a situazioni imprevedibili e occasionali come quelle del 30/9 ma, come la stessa ARPA ha sottolineato nel suo report, i fenomeni stessi possono classificarsi come intrinsecamente collegati alle attività periodiche ordinarie e/o straordinarie e tipologia delle lavorazioni utilizzate e le materie prime e preparati impiegati. In poche parole – aggiunge il dr. Massi – al modo d’essere sostanziale dell’azienda stessa”, il quale ritiene che in tale contesto “per quanto possano essere apportati i necessari correttivi e miglioramenti alla gestione dell’azienda e ad alcuni dei suoi aspetti impiantistici, per limitare il fenomeno delle emissioni diffuse e contenere di conseguenza i fastidi da questi fenomeni arrecati ai cittadini, non possano esserci garanzie che i fenomeni non continuino a manifestarsi nel tempo ancorché in maniera accidentale e saltuaria come del resto asserì il CNR nel 1997, a conclusione della perizia effettuata per conto del Comune di Podenzano”;
l’indagine ARPA 2005 sopra discussa è stata effettuata su un nuovo assetto impiantistico dopo l’asportazione di una linea A/verniciatura-serigrafia, di due raffreddatori misti e di un by-pass appena prima dell’inizio indagini, confermata da ARPA con nota 3 ottobre 2005 Prot. 12749;
il dr. Massi ha effettuato la ricostruzione storica degli atti amministrativi riguardante la linea A/verniciatura-serigrafia asportata, una “linea silicone” il cui funzionamento è attestato dalle autocertificazioni River, ed una “linea smaltatura” presente nei prospetti impiantistici River 2000. Tre linee produttive che non si riscontrerebbero nella delibera autorizzativa 22 dicembre 1994 n. 1532/16, ma che parrebbero trovare rispondenza dettagliata nelle schede tecniche allegate alla richiesta datata 11 settembre 1995 dell’industriale medesimo, l’installazione di un nuovo reparto per la “verniciatura di pentolame in alluminio”, che aveva ottenuto il parere favorevole del CTCCIA provinciale di Piacenza nella seduta del 20 febbraio 1996, atto n. 103. Poi, sorti gli inconvenienti denunciati dai cittadini, l’allora Sindaco di Podenzano sospendeva l’iter autorizzativo riservandosi di esprimere il proprio parere di competenza, ma soltanto 5 anni dopo veniva emesso il diniego ufficiale da parte del Comune di Podenzano (atto n. 11529 del 6 dicembre 2001) cui seguiva analogo “NO” da parte della Provincia con la determina n. 694 del 14 febbraio 2002;
la Provincia non ha presentato l’iter autorizzativo richiesto dai cittadini riguardante le tre linee, solvente-serigrafia (dichiarata asportata), silicone (autocertificata dalla River stessa) e smaltatura che è presente nei prospetti impiantistici River e che le concentrazioni di SOV alle linee miste dei raffreddatori teflonatura e verniciatura nella conformazione impiantistica della River sino al momento dell’asportazione della linea A/solvente-serigrafia e/o 4a linea, si rilevarono abbastanza significative tali da assumere valori prossimi ai valori limite fissati nel ’98 dopo l’indagine “incidente probatorio” in quanto prima le autorizzazioni riguardavano solo la portata volumetrica come mc/h: (2.92 mg/Nm3 contro 3 mg/Nm3 autorizzati a E13/E8; 2.88 a E14/E7 nel 2001, 2.5 contro 3 mg/Nm3 a E8-E13 nel 2002, 2.6 contro 3.00 a E7-E14 nel 2004), mentre dalla campagna d’accertamento ARPA 2005, i valori alle espulsioni dell’aria di raffreddamento dei condotti superstiti dopo l’asportazione sono significativamente più bassi dei precedenti (1.3 mg/Nm3 contro 3.00 a E9/11, 2.1 mg/Nm3 contro 3.00 a E7-E14 e 0.2 mg/Nm3 contro 2.00 a E10/E12);
con nota 21 luglio 2006 Prot. n. 2006/8579/VIII.3/1, l’ARPA ha rilevato alcune perplessità nel piano di gestione solventi presentato dalla ditta RIVER S.p.A., classificabile al punto 7 dell’allegato 3 alla parte 5 del decreto legislativo 152/2006, di seguito espresse: “1) i prodotti utilizzati vengono accorpati in 3 classi – diluente, vernici e PTFE, con la stessa percentuale di solventi; 2) non si distingue il consumo di ciascun prodotto, né appare credibile che possano contenere esattamente la stessa quantità di solvente; 3) agli atti risulta che la ditta utilizzi un maggior numero di vernici rispetto a quanto valutato, si ritiene perciò necessario distinguere tutti i prodotti utilizzati o esplicitare il motivo qualora venissero considerati diversamente; 4) occorre specificare l’origine dei valori di emissione utilizzati nel calcolo del flusso di massa; 5) calcolare le emissioni diffuse anche mediante misure analitiche delle concentrazioni in uscita delle possibili vie di fuga. Si ritiene perciò necessario che la ditta integri e/o rettifichi quanto dichiarato per permettere la valutazione corretta della gestione delle emissioni di S.O.V.”;
il dr. Massi C.T. dei cittadini la nota tecnica 30 agosto 2006, confermando le contraddizioni contenute nel Piano di cui al punto sopra discusso presentato dall’industria medesima per il 2006, dichiara che tutto ciò “accresce i dubbi sulla congruità delle conclusioni finali tranquillizzanti prodotti dalla River nel documento 2006, dimostrando come il fenomeno delle diffuse costituisca un vero e proprio “collo di bottiglia” per la valutazione degli impianti River sull’area della Colombaia, soprattutto qualora si tenga conto degli effetti sinergici e cumulativi collegati alla presenza di tali emissioni diffuse in più di 10 anni d’attività dell’azienda”,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno attuare una procedura d’urgenza per la delocalizzazione della River S.p.A. nel sito previsto dalle vigenti leggi, come sancito nel ’98 da una risoluzione votata all’unanimità dal Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, ritenendo che l’autorizzazione rilasciata all’industria di specie ad emettere in centro abitato senza alcuna valutazione d’impatto ambientale nonostante la sua classificazione sia di “insalubre di 1a classe” che utilizza fluoro ed attua la pericolosa depolimerizzazione del teflon, eluda gravemente i crismi dettati dalla Costituzione alla quale ogni legge si deve attenere, e il principio di precauzione;
si intendano predisporre interventi immediati al fine di impedire il formarsi ed il diffondersi da parte della River S.p.A. di fenomeni inquinanti che, peraltro, risultano essere già stati subiti da oltre dieci anni dalla popolazione e che, pertanto, potrebbero rivelarsi deleteri per la salute dei cittadini esposti.