ePub

Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00401


Atto n. 4-00401

Pubblicato il 27 luglio 2006
Seduta n. 27

NARDINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

con sentenza n° 21095 del 4 ottobre 2004, la suprema Corte a sezioni unite ha condannato definitivamente come illegittimo l’anatocismo (come anche la sentenza della Corte costituzionale n. 425/2000 in data 17 ottobre 2000 con la quale è stata dichiarata l’illegittimità dell’art. 25, comma 3, del decreto legislativo 342/1999, nonché la Corte di cassazione, sentenze n. 2374/1999, n. 3096/1999, n. 12507/1999). Conseguentemente la trimestralizzazione degli interessi bancari è illegittima fin dalla sua prima applicazione;

la suprema Corte di cassazione (presidente Rosario De Musis, Consigliere estensore Carlo De Chiara), con una recente sentenza n. 20449/2005 del 21 ottobre 2005, che ha condannato il San Paolo IMI a risarcire la pretesa della banca di 15.702.259 lire alla data del 20 giugno 1990 per semestralità arretrate e spese e a 16.514.711 lire per capitale residuo, ha eliminato la prassi bancaria del calcolo degli interessi anatocistici sugli interessi di mora maturati successivamente alla risoluzione dei mutui fondiari. In buona sostanza, la Corte di cassazione ha ampliato anche ai mutui fondiari il divieto di anatocismo sulle rate dei mutui risoluti: dopo la risoluzione del mutuo, fondiario o non, sono dovuti solo ed esclusivamente gli interessi corrispettivi sul capitale residuo, non più quelli ricapitalizzati. Tale principio, già affermato per i mutui non fondiari, da una sentenza della Cassazione civile del 28 febbraio 2003, mette la parola fine alla prassi bancaria di ricapitalizzare, oltre agli interessi (che vengono pagati all’inizio delle rate penalizzando l'eventuale estinzione anticipata), anche le penalità (more) in caso di ritardato pagamento, vero e proprio nodo scorsoio al collo dei debitori;

l’anatocismo bancario è quel meccanismo perverso in base al quale le banche calcolavano gli interessi sugli interessi maturati nei trimestri precedenti: per esempio, se su una somma mutuata di 1.000, alla fine del 1° trimestre era maturato 10 di interessi, dal 1° aprile conteggiavano gli interessi non più su 1.000 bensì su 1.010; e così via, producendo un effetto “valanga”. Pare che circa 300.000 piccoli imprenditori siano falliti “grazie” a questo "giochino". I correntisti bancari taglieggiati sono, invece, diversi milioni, chi per piccole somme, chi per somme consistenti o importanti. Il tutto in aperto spregio al Codice civile che vieta questa prassi;

considerato inoltre che l’interrogante è a conoscenza di situazioni gravissime derivanti dall’applicazione da parte degli istituti bancari di interessi anatocistici a danno di cittadini che, in seguito alla pretesa di somme esorbitanti, rischiano addirittura di perdere la casa: le banche, infatti, intimano il precetto non già all’importo dei ratei scaduti del capitale residuo e degli interessi moratori, ma sull’intero importo delle rate a scadere, comprensive degli interessi di ammortamento, di molto superiori alla quota di capitale con interessi di mora anatocizzati e ricapitalizzati sulle rate stesse,

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di assicurare il rispetto delle sentenze della Corte costituzionale sulla illegittimità dell’anatocismo, e riconoscere il diritto al risarcimento per i numerosi mutuatari vittime di questo illegittimo meccanismo;

se non si ritenga, altresì, opportuno stabilire una moratoria di almeno sei mesi per sospendere le esecuzioni promosse per crediti non depurati dall’anatocismo, per rinnovare gli atti di precetto sulla base di nuovi conteggi, così che il debitore possa pagare importi legittimamente calcolati e pretesi, e non quelli vessatori ed estorsivi voluti dalle banche.