Premesso che:
domenica 16 novembre 2003 è partita, sulle reti televisive nazionali e sulle reti satellitari, per poi proseguire sui quotidiani, periodici e schermi cinematografici, la nuova campagna istituzionale del Gruppo Ferrovie dello Stato, firmata dal regista Gabriele Muccino;
l’obiettivo della campagna, è quello di ribadire con forza la centralità delle Ferrovie dello Stato nel nostro Paese e la sua missione: assicurare agli italiani un sistema di mobilità moderno ed efficiente;
nel film, girato da Colorado Film e realizzato da Gabriele Muccino per l’agenzia Bates, mentre la direzione della fotografia è affidata ad Armando Cantinari, si intrecciano storie e protagonisti, ognuno dei quali insegue un sogno, un nuovo amore, una nuova vita, un nuovo lavoro, un’opportunità diversa, speranze che, con i protagonisti del film, viaggiano e si incontrano sui binari e sui treni delle ferrovie italiane, in una storia perfettamente circolare;
il giorno 13 novembre 2003, sulla linea ferroviaria Viterbo-Roma, è salita una troupe televisiva del TGR Lazio con il corrispondente da Viterbo, dr. Fausto Pace, per girare una inchiesta giornalistica tra i pendolari utenti della linea ferroviaria in questione;
detta inchiesta era stata programmata a seguito delle ripetute proteste dei pendolari costretti a continui disagi e disservizi, delle quali tutta la stampa locale si era fatta portavoce nelle settimane precedenti;
dopo venti minuti circa di tragitto e diverse interviste nel frattempo effettuate alla presenza di funzionari dell’azienda, alla troupe ed al corrispondente RAI è stato vietato di continuare a svolgere le riprese sul treno e conseguentemente le interviste, facendo notare che la loro presenza non era gradita e che, pertanto, erano invitati a scendere dal treno; il tutto, nonostante Trenitalia fosse stata preventivamente informata;
scopo del viaggio documentario, al pari del film di Muccino per l’agenzia Bates con fotografie di Cantinari, girato da Colorado Film, era quello di monitorare la funzionalità della linea ferroviaria Viterbo-Roma;
agli sfortunati giornalisti e cameramen del TGR Lazio della RAI altro non è restato da fare se non scendere dal treno, proseguire con i mezzi propri fino a Cesano e qui limitarsi ad intervistare e riprendere i viaggiatori dopo che erano scesi dal treno (o prima che vi salissero);
dalle risposte ottenute è venuto fuori un quadro sicuramente meno suggestivo ed invitante di quello mostratoci nel film di Muccino per l’agenzia Bates con fotografie di Cantinari, girato da Colorado Film, che invece possiamo goderci durante gli spot pubblicitari programmati sulla stessa RAI;
sicuramente dalle riprese della troupe RAI del giornalista Fausto Pace, a differenza di quelle curate da Cantinari per il regista Gabriele Muccino, sarebbe venuta fuori la non corrispondenza della centralità delle Ferrovie dello Stato nel nostro Paese (perlomeno non a Viterbo) e la sua missione, vale a dire assicurare agli italiani (e quindi anche ai pendolari della Viterbo-Roma) un sistema di mobilità moderno ed efficiente,
l’interrogante chiede di conoscere:
se l’aver costretto giornalista e cameramen RAI a scendere dal treno, pur essendo questi in possesso di regolare biglietto, non abbia rappresentato un abuso da parte di chi ha determinato il fatto;
se non rappresenti un abuso la limitazione al diritto di esercizio del proprio lavoro per giornalista e cameramen e il fatto che non sia stato permesso loro di completare l’inchiesta giornalistica falsando, di fatto, il risultato finale della stessa;
se il film di Muccino per l’agenzia Bates con fotografie di Cantinari, girato da Colorado Film, non debba essere ritenuto quale pubblicità ingannevole nei confronti dei consumatori se è vero che in condizioni di normalità, senza la finzione scenica, le telecamere non possono inquadrare alcunché né girare qualche metro di pellicola (come accaduto sulla linea ferroviaria Viterbo-Roma alla troupe della RAI);
in che modo il Governo intenda intervenire con urgenza per ripristinare la certezza del diritto (compresa quella del diritto all’immagine ed al racconto sui treni delle Ferrovie dello Stato) se è vero che queste ultime rappresentano un pubblico servizio e che anche quello della RAI è inteso come tale;
se non si ritenga di sollecitare una indagine che accerti eventuali responsabilità di qualsivoglia genere da parte di chicchessia nello spiacevole episodio di cui alle premesse.