Premesso che:
-In Italia ogni anno sono presenti nelle stalle per allevamento circa 6 milioni di capi di bestiame (di cui circa 2 milioni solo nel Veneto), dei quali circa 4.700.000 vengono macellati con possibilità di usufruire dei premi alla macellazione;
-l'impianto produttivo nazionale di carne bovina copre circa il 50% del fabbisogno nazionale ed è diverso nella metodologia produttiva dagli altri Stati Europei;
-il metodo di allevamento con l'utilizzo della pianta del mais, anche in modo integrale, ha fatto sì che per l'Italia circa la metà del prodotto nazionale venga prodotto in Veneto, regione che ha assunto la massima valenza produttiva specifica nell'ambito del territorio, utilizzando circa 150.000 ettari di mais, oltre ad altri prodotti di derivazione agricola e movimentando un notevole indotto lavorativo;
-nel 1999 è stata varata la riforma della PAC, nota anche come "Agenda 2000", che comporta per tutta la Comunità europea un'inversione di tendenza rispetto alla logica che aveva governato con la precedente riforma durante gli anni Novanta per le integrazioni al reddito delle aziende agricole;
-la precedente normativa aveva, infatti, progressivamente escluso buona parte della zootecnia intensiva da carne dall'accesso ai premi, favorendo quei Paesi definiti "estensivi" quali Francia e Irlanda, mentre Agenda 2000 ha riequilibrato la situazione attraverso l'introduzione tra l'altro di due nuovi interventi non vincolati al rapporto con il terreno quali: il premio supplementare (envelope) ed il premio alla macellazione;
-l'introduzione di questi nuovi interventi è servita a riequilibrare la situazione a favore di Paesi, quali appunto l'Italia che, pur a fronte di un proprio impegno finanziario pari al 14% del plafond comunitario individuato come aiuto al reddito per la produzione di carne bovina, riceveva nel 2000 una quota di aiuti pari al 4,7% del totale comunitario;
-secondo le stime della unione europea., in considerazione dei plafonds fissati all'Italia, il beneficio nella nuova ripartizione dei premi doveva a regime raddoppiare, arrivando per il nostro Paese al 9,9% del totale comunitario;
-i dati conosciuti dimostrano, invece, che quanto previsto non si è avverato per l'Italia perchè a fronte di un "potenziale premi" pari al 9,9% sul totale UE, solo il 50% è stato utilizzato (4,9% sul tot.), come dimostrato dalle sottoindicate tabelle ricavate da varie fonti;
CAPI BOVINI RICHIESTI A PREMIO PAC
ANNO RICHIESTIAMMESSIPAGATI
2000 | 2.172.135 | 1.654.059 | 1.623.298 |
2001 | 2.367.361 | 2.254.413 | 1.828.321 |
-questo impianto di erogazione dei fondi comunitari, peraltro molto consistenti, sicuramente non rappresenta l'utile delle aziende, ma è comunque indispensabile per coprire i costi di produzione anticipati dagli allevatori durante tutto il periodo di allevamento dei loro bovini;
accertato che:
-gli allevatori ottemperano agli obblighi loro richiesti di natura fiscale e sanitaria, quali annotazioni su registri vidimati di carico e scarico dei bovini in arrivo e in partenza nei tempi indicati dalle normative, e che quindi non dipende da loro inadempienze la mancata erogazione dei fondi comunitari.
-per i produttori zootecnici italiani tutto questo comporta in termini economici una perdita netta annua di circa 300 milioni di euro (580 miliardi di vecchie lire), rispetto ai circa 600 milioni di euro disponibili (mentre altri Paesi come l'Inghilterra sono riusciti ad utilizzare una quantità di risorse superiori a quanto loro inizialmente assegnato), a causa di domande non presentate e per premi non erogati;
-è evidente che le problematiche per il mancato utilizzo dei premi non possono comunque, essere ricondotte, come poteva essere ipotizzato per il 2000, solo al ritardo nell'applicazione della nuova normativa, ma ad un'eccessiva burocrazia sia nella fase di predisposizione delle domande, sia nel meccanismo di convalida ad incrocio;
-la riprova dell'inefficienza di questo meccanismo sta in quanto accaduto nel 2001 e nella situazione di caos evidenziatasi a causa dei mancati incroci dei dati forniti dalle ASL e dai macelli all'Istituto di Teramo e all'AGEA;
-risulta, infatti, che AGEA preveda per lo stesso capo bovino ben 22 campi di incrocio, ai quali si vanno a sommare i sette campi previsti dalla Banca Dati Nazionale, oltre a quelli previsti per l'identificazione anagrafica dell'azienda e del suo rappresentante, di modo che basta un mancato incrocio di un solo dato per impedire i rimborsi;
-di fatto in un sistema così complicato non esiste un punto critico in particolare, ma tanti punti critici, difficili peraltro da identificare, tanto che le problematiche aziendali ricadono in diverse tipologie di anomalie;
accertato inoltre che:
-la mancata corresponsione dei premi zootecnici costituisce un danno economico a totale carico delle aziende zootecniche italiane in quanto:
-tali sostegni al reddito non rappresentano l'utile delle aziende, ma sono indispensabili per coprire i costi di produzione che gli allevatori anticipano, in quanto molte aziende hanno imperniato la loro attività anche sull'acquisizione degli aiuti comunitari, ristallando capi con i requisiti adatti all'acquisizione dei premi zootecnici e pagandoli, se necessario, a prezzi elevati pur di sfruttare i pascoli disponibili;
che al danno poi si aggiungerà la beffa in quanto la riforma della PAC proposta, prevede l'individuazione di una quota premio aziendale calcolata sulla base storica dei premi incassati negli ultimi tre anni;
ritenendo quindi necessario:
-che il Governo si adoperi direttamente, affinchè le aziende possano incassare quanto loro spetta in base alle domande presentate per gli anni 2000 e 2001, attuando se necessario una misura di sanatoria che permetta di non far perdere agli allevatori i contributi che la Comunità Europea ha assegnato all'Italia;
-dare soluzione alla preoccupazione legata alle liquidazioni delle integrazioni relative all'anno 2002 che, per ulteriori problemi di carattere informatico, rischiano di slittare ancora una volta dopo il 30 giugno senza possibilità in questo caso di ottenere dalla comunità una proroga adeguata per effettuare i pagamenti oltre la data prevista;
ritenendo perciò che:
sia necessario definire una procedura semplificata rispetto all'attuale che permetta di raggiungere gli obiettivi prefissati e, nel contempo, dare la possibilità all'allevatore di seguire direttamente lo "stato di avanzamento" delle domande dallo stesso presentate;
-tutto questo potrebbe essere effettuato in tempi rapidissimi anche coinvolgendo le regioni interessate in quanto, almeno per il Veneto, l'AVEPA già si occupa degli interventi nel settore dei seminativi e dei fondi strutturali e lo stesso Dipartimento per i Servizi Veterinari conta su una banca dati pienamente operativa (CREV), in grado di sostituire ampiamente le funzioni del centro nazionale di Teramo e che può essere immediatamente certificata da un Ente terzo al fine di un suo utilizzo, come prevede la normativa comunitaria, atto ad "agevolare la gestione del premio alla macellazione";
-oltre a questo, sarebbe opportuno che i dati trasmessi dai macelli alle varie associazioni fossero inviati anche agli allevatori, come avviene già per gli attestati cartacei in modo che, in presenza di eventuali errori, l'allevatore possa collaborare ai controlli, evitando così la nascita di un'anomalia e il conseguente non incrocio del dato stesso con gli altri;
-l'attuale procedura prevede che ogni dato, per percorsi diversificati, pervenga alle ASL, alla Regione, all'Istituto Zooprofilattico di Teramo e dai macelli autorizzati all'AGEA, Ente preposto ai pagamenti che prima di procedere ai rimborsi deve confrontare i dati acquisiti con quelli in possesso dell'Istituto di Teramo, dando così vita ad una procedura che pare inventata per complicare la vita agli allevatori;
-dovrebbe essere sufficiente, invece, per erogare il premio, come altri Stati già procedono, la certificazione dell'avvenuta macellazione, in un macello autorizzato, di un animale già in carico all'Anagrafe,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire urgentemente tenendo conto di quanto indicato nelle premesse:
-per eliminare l'attuale farraginosa, incomprensibile procedura allo scopo di permettere l'erogazione dei premi che sono già stati o che saranno assegnati all'Italia relativamente agli anni 2000/2001/2002/2003;
utilizzando, nei modi e nelle forme che riterrà opportuno, le associazioni di categoria, come l'UNICARVE, per collaborare a individuare procedure idonee ad assicurare tempestivi rimborsi agli allevatori che ne hanno diritto.